venerdì 4 gennaio 2013

Roma, poliziotto massacrato voleva fermare una rissa

Rientrando a casa dopo il cenone ha visto quattro scalmanati che si menavano














di Luca Lippera
ROMA - Gli zigomi rotti, la mascella fratturata in più punti, il naso irriconoscibile, un’orbita oculare sfondata. Un ispettore di polizia che si era fermato per strada per sedare una rissa non scorderà mai il Capodanno del 2013. È accaduto verso le due del mattino di ieri a Marino, quando Antonio De Vincentis, rientrando a casa con la moglie dopo il cenone, ha visto quattro scalmanati che si menavano furiosamente davanti a un ristorante vicino alla «Fontana dei Quattro Mori», uno dei simboli della località dei Castelli. È sceso dalla macchina. Ha detto chi era. Ha cercato di fermarli. Ma è stato investito da una scarica di pugni che lo hanno fatto finire in coma in ospedale.
I quattro, stando ai testimoni (ce ne sono altri due oltre alla moglie del poliziotto) hanno picchiato a mani nude. Quindi è presumibile che qualcuno porti i segni del pestaggio sulle nocche delle dita. È stato fatto anche un prelievo di Dna.
 

L’aggressione al poliziotto è avvenuta all’esterno del ristorante «Il Cappellone». All’interno del locale il cenone stava finendo. Fuori gli scalmanati se le davano come belve. Non è escluso, secondo gli investigatori, che oltre all’alcol ci fosse di mezzo la cocaina. De Vincentis, per anni in servizio a Marino, il paese dove tutt’ora vive, rientrava a casa in macchina dopo aver salutato l’anno nuovo a casa di amici. Ha fatto vedere il distintivo e non è difficile immaginare cosa abbia detto. «Sono un poliziotto: fatela finita». Parole che potevano costargli la vita.
Mercoledì 02 Gennaio 2013 - 08:40
Ultimo aggiornamento: Giovedì 03 Gennaio - 08:50

I colleghi dell'agente massacrato: «Gente vile che merita il peggio»

I colleghi d’ufficio del commissariato: «Ferocia mai vista»
















di Luca Lippera



ROMA - «L’aggressione all’ispettore De Dominicis è stato un atto barbarico, disumano e al di là di ogni limite. Spero che queste persone abbiamo quello che meritano. Lo dico da cittadino prima ancora che da poliziotto» - ha dichiarato  Gaetano Todaro, dirigente del commissariato Viminale, il diretto superiore del funzionario della Ps massacrato a Marino.
  
«Gli uomini del commissariato sono rimasti impressionati da tanta ferocia e da tanta violenza gratuita - continua il dirigente di Viminale - Non si tratta solo di un’aggressione e il punto non è neppure che c’è di mezzo un poliziotto. Il fatto che fa male è la viltà. Gli autori del pestaggio hanno infierito a terra su una persona che dopo essere svenuta non poteva più reagire.
 
I COLLEGHI MOBILITATI
Della squadra di polizia giudiziaria del commissariato fanno parte, oltre a De Dominici, una ventina di persone. Tutti maschi. C’è gente che ha lavorato senza sosta accanto alla Squadra Mobile per quasi settantadue ore. Facce scure ma concentrate, esclamazioni sulle quali è inutile fare giri di parole: «Pezzi di merda: ma tanto li prenderemo!». 


Le persone che hanno preso parte al pestaggio - ci vorrà tempo per attribuire a ciascuno il proprio ruolo - erano state identificate già nelle prime ore del primo dell’anno. Al ristorante «Er Capannone» a Marino, dove era iniziata la lite, li avevano visti in tanti. C’erano nomi, cognomi e indirizzi.

BRACCATI
Giovani Santosuosso - l’«energumeno» che ama le moto e i fuoristrada - Alessandro Anzellotti e Roberto Morelli erano da qualche parte nella periferia sapendo di essere braccati. Morelli, di Campobasso, di origini zingare, avrebbe cercato una via di fuga mettendosi in contatto con uno dei clan dei nomadi romani. Niente da fare. Pare ci sia un’intercettazione: «Siete proprio stronzi! Cazzi vostri!». La malavita, quando la terra scotta, sta alla larga.


Venerdì 04 Gennaio 2013 - 09:01
Ultimo aggiornamento: 09:04

Roma, agente massacrato: arrestati dalla polizia i quattro aggressori

L’accusa per tutti è tentato omicidio tre sono romani


di Luca Lippera




ROMA - Occhialoni da sole e catene d’oro al collo, moto e fuoristrada, risse e droga, spacconate e curve degli stadi. Gli autori del feroce pestaggio all’ispettore di polizia che ha tentato di sedare una rissa a Marino nella notte di Capodanno da ieri sono tutti in carcere tra Regina Coeli e Rebibbia. Ma il film del pestaggio, con un uomo colpito selvaggiamente al volto mentre era già svenuto a terra, resta lì indelebile, spia di una città, di un clima, di un modo di essere.

Tre degli arrestati sono romani. Il quarto è un ventottenne di Campobasso che era andato con gli altri a festeggiare nel ristorante «Dar Capellone» a Marino. La polizia, nella notte tra mercoledì e ieri, aveva già fermato Giovanni Santosuosso, 47 anni, della Romanina, ultrà della Lazio, una rissa alle spalle, colpito da un Daspo per le «imprese» allo stadio. Nel primo pomeriggio, accompagnati dal legale di fiducia, Fabrizio Gallo, altri due protagonisti del Capodanno di ferocia si sono costituiti in Questura: Roberto Morelli, 28 anni, il molisano, e Alessandro Anzellotti, 39, del Tuscolano, titolare di un bar, precedenti per droga. Andrea D’Ascenzi, 38 anni, di Spinaceto, conosciuto come ultrà della Roma, si è presentato in via di San Vitale a fine giornata.

LA RICOSTRUZIONE

Antonio De Dominicis, 51 anni, l’ispettore colpito furiosamente per strada davanti al ristorante, è tuttora in coma al San Camillo. Gli agenti della Mobile e quelli del commissariato Viminale, il posto di polizia in cui presta servizio la vittima hanno ricostruito ormai chiaramente quello che è accaduto. I quattro, in compagnia di mogli e compagne, pieni di alcol e di chissà cosa, hanno iniziato a litigare all’interno del locale. Insulti, spintoni, sputi. «Sembravano impazziti - hanno detto i testimoni - se la sono presa con i camerieri, con una coppia di cantanti, con i gestori del locale».
 
IL PESTAGGIO
La discussione è degenerata. I quattro si sono spostati all’esterno del ristorante. Pugni, calci, ferocia da belve. È a quel punto che l’ispettore De Dominicis li ha visti. Tornava a casa, a Marino, insieme alla moglie. Anche lui, alla guida di un’auto, era stato a un cenone. Ha sentito il dovere di fermarsi, ha cercato di calmare gli animi di far pesare il ruolo di poliziotto. Santosuosso, Morelli, Anzellotti e D’Ascenzi si sono coalizzati e lo hanno colpito furiosamente anche quando il poliziotto era a terra in loro balìa.


I quattro si accusano a vicenda. Ognuno dice di aver avuto un ruolo marginale e accusa gli altri di essere stati «i veri picchiatori». Ma i testimoni sono molti e le responsabilità alla fine verranno ripartire. Giovanni Santosuosso è stato visto mentre scappava a bordo di un fuoristrada «Hammer», un bestione di costruzione americana che fa tanto fico, duro, uomo vero. Lo stesso accanto al quale appare in una foto tenendo il pollice destro alzato. Come a dire: «Tranquilli ragazzi: è proprio una vita alla grande!».
Venerdì 04 Gennaio 2013 - 08:58
Ultimo aggiornamento: 09:09

giovedì 29 novembre 2012

Assalto ai tifosi inglesi, Times: «Roma la città più pericolosa d'Europa»



ROMA - Un'etichetta odiosa affibbiata alla capitale d'Italia, i dubbi sull'operato delle forze dell'ordine, il sospetto di una matrice antisemita: il giorno dopo l'aggressione ai tifosi del Tottenham la stampa inglese non fa sconti alla Roma calcistica, definita «la più pericolosa città d'Europa». È questa la durissima sentenza del Times che ricorda come in passato altri tifosi inglesi (di Manchester United, Arsenal, Chelsea e Middlesbrough) siano stati vittime delle violenze di ultrà italiani.

A poche ore dal ferimento dei nove tifosi degli Spurs era stato il Daily Mail a definire Roma «la città dei coltelli», dove i violenti agiscono in maniera incontrollata e impunita. L'accusa, pur lanciata in maniera indiretta, è del Guardian che si chiede come una simile aggressione, pianificata da tempo, sia potuta avvenire proprio a Campo de' Fiori, uno degli epicentri della vita notturna romana.

Analoghe accuse sono mosse dal Times che, citando testimoni presenti nei paraggi, denuncia il tardivo arrivo delle pattuglie di polizia («i poliziotti sono arrivati dopo 25»').

In effetti però i primi accertamenti, ancora in corso, non solo hanno individuato la presenza di supporters della Roma nel gruppo degli aggressori, ma stanno portando alla luce anche la presenza nella capitale di tifosi di West Ham e Leeds, rivali del Tottenham, proprio alla vigilia della partita. Lo scrive il tabloid Sun che senza più indugi però ribadisce la matrice antisemita dell'attacco, definito un «assalto neonazista».

Una definizione corredata da tanto di foto del pub sfasciato, della tifoseria laziale e di Di Canio col braccio teso sotto la Curva Nord. Una lettura quasi scontata sia per le simpatie destrorse della curva laziale sia per gli stretti legami tra il Tottenham e la comunità ebraica di Londra.
Venerdì 23 Novembre 2012 - 13:34
Ultimo aggiornamento: 19:03

lunedì 26 novembre 2012

Bug - La paranoia è contagiosa

E' un film del 2006, diretto da  William Friedkin. I protagonisti sono  Ashley Judd (Agnes White), Michael Shannon (Peter Evans). Poi ci sono Harry Connick Jr. (Jerry Goss), Lynn Collins (R.C.) e Brian F. O'Byrne (Dr. Sweet).




Il film è basato sull'omonima piece teatatrale scritta da Tracy Letts (autore anche della sceneggiatura).


In un motel sperduto in una zona desertica, vive Agnes, donna dal passato drammatico, che dopo aver perso il figlio ed essersi separata dal marito allevia la sua solitudine instaurando una relazione saffica con una cameriera. Ben presto nella vita di Agnes arriva Peter, un ex marine timido ed introverso, che la donna spera possa essere l'uomo giusto per rifarsi una vita. Agnes e Peter uniscono le loro solitudini instaurando una relazione che li porterà a tragici eventi, quando Peter rivela alla donna la presenza di insetti nella stanza del motel.Questi insetti, secondo l'uomo, sono stati introdotti nel suo corpo dalla CIA durante la guerra del Golfo. Agnes, non vedendo alcun insetto, dubita dei racconti di Peter ma ben presto entrerà in un tunnel di paranoia, convincendosi di essere al centro di cospirazioni internazionali. Nel loro percorso allucinogeno, Peter e Agnes arrivarenno a compiere atti di scarnificazione e amputazione, fino al tragico epilogo della loro follia.




Il film, ambientato in uno sperduto mondo in mezzo al deserto, è un horror costruito come un sofisticato meccanismo a orologeria, che lascia lo spettatore incollato alla alla sedia fino al tragico finale. Tutto, riecheggia in quella stanza sperduta nel deserto: una donna a cui qualche anno prima hanno rapito il bambino (Agnes White)  ed è vittima di un marito violento (R.C.), un reduce della Guerra del Golfo (Peter Evans) che non sembra del tutto sano di mente, e sostiene di essere stato sottoposto ad orribili esperimenti da parte del Dr. Sweet, un ambiguo militare che dice di essere lì per aiutarlo.

Ogni tanto, sullo sfondo, il rumore di un elicottero. Nella squallida stanza del model dove abita Agnes non sembra succedere nulla di spciale. Eppure succede tutto Alla fine Agnes e Peter si suicidano, bruciandosi vivi convinti che, durante esperimenti sulla guerra del Golfo, sono stati inoculati con insetti mutanti, resistenti ad ogni insetticida. Questi insetti sarebbero vere e proprie armi di controllo della mente. Realtà o paranoia? Evans è solo un folle, o una vittima? Agnes gli crede perchè ha bisogno di lui (è l'unico uomo che ama, suo figlio è sparito, il suo ex la picchia) o perchè ha davvero ragione?

Questo film è un capolavoro basato sulle ambiguità e sui sensi di colpa. Il dottor Sweet è estremamente ambiguo quando asserisce che Peter Evans è semplicemente un reduce della guerra del golfo con qualche rotella in meno, che non è stato sottoposto a nessun trattamento sperimentale. Alla fine, Agnes e Peter trasformano la baracca in mezzo al deserto in un inferno di fiamma. Per Agnes, meglio morire, piuttosto che essere controllati da insetti mutanti, aver perso per sempre un figlio, essere perseguitati da un ex manesco e violento. E poi, Agnes crede in Peter. E Peter è fin troppo convinto di essere vittima di un complotto militare che non gli lascia via di scampo.

Bug non è un semplice horror. Bug è un film sulla condizione della donna nella società americana. Agnes, come Thelma e Louise del film di Ridley Scott, capisce di essere solo una vittima all'interno di quella società. Per loro non c'è che una via di scampo: la morte.