Visualizzazione post con etichetta razzismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta razzismo. Mostra tutti i post

giovedì 27 settembre 2012

Aggressione razzista a Roma



Pubblichiamo la nota diffusa dall’Arci Roma in merito all’aggressione di venerdì scorso a San Lorenzo, ai danni di due cittadini sudanesi, avvenuta durante l’inaugurazione del centro Arci Darfur.

DOPO LE AGGRESSIONI A VIA DEI VOLSCI RILANCIAMO LA CULTURA SOLIDALE E ANTIRAZZISTA CON UN SERIO CONFRONTO 

Quello che è successo venerdì scorso a San Lorenzo, in un quartiere storico della sinistra romana e in particolare della sinistra d’alternativa, è un fatto gravissimo a maggior ragione perchè l’aggressione e gli epiteti razzisti provenivano da un importante centro sociale della città. Le giustificazioni e le problematiche che vengono addotte da alcuni responsabili politici di quello spazio sono senza dubbio elementi di cui tener conto ma non possono giustificare quello che è avvenuto. Siamo i primi a dire che le situazioni di emarginazione sociale dei nostri territori non possono essere abbandonate ma proprio per questo c’è bisogno di far crescere quegli elementi di cultura politica e di solidarietà sociale che sono gli unici in grado di fare da anticorpi alla marea qualunquista e fascista che ci sta attanagliando. Non si può abdicare ai valori fondativi della nostra cultura, dai ghetti rom alle baraccopoli dei rifugiati ai quartieri delle nostre periferie, anche a San Lorenzo non rinunceremo a questi stessi valori. Nonostante quello che è successo il circolo Arci Darfur e l’Arci di Roma continueranno a pensare che nel quartiere di San Lorenzo e in quel luogo di via dei Volsci è possibile sviluppare, organizzare e costruire una esperienza importante per la vita dei rifugiati romani e dei profughi sudanesi in particolare.
Il circolo Arci Darfur che é stato colpito dai fatti di venerdì nasce in questa città dall’esperienza dell’insediamento di immigrati e rifugiati della stazione tiburtina, quello che per intenderci il sindaco Veltroni chiamava “Hotel Africa”. I ragazzi del Sudan che fanno riferimento a questo circolo in questi ultimi 10 anni hanno vissuto tutte le contraddizioni del sistema di accoglienza inesistente della città di Roma: assenza di prospettive di lavoro e di abitazione, pochissimi servizi di integrazione e vittime delle politiche razziste dei governi che si sono susseguiti negli anni.
La presenza del circolo Arci Darfur a San Lorenzo è nella prospettiva di sviluppare su quel territorio e verso la città iniziative che parlino dei due grandi aspetti che affronta un rifugiato nella sua vita: la prima, inesistenza di una tutela del diritto di asilo nel nostro Paese (basti pensare alle drammatiche condizioni dell’accoglienza e a tutto quello che è stato costruito sulla vicenda di Lampedusa); la seconda questione è quella relativa al dare visibilità al genocidio del Darfur e alle conseguenze politiche e sociali che da esso ne sono conseguite. Questo attraverso puntuali iniziative di denuncia e controinformazione e alla promozione della cultura del Sudan nel nostro Paese.
Il centro culturale sudanese Arci Darfur può rappresentare una opportunità unica, oltre che per il quartiere, per aprire un dialogo tra tutti quelli che pensano di non aprire una guerra fra poveri nella nostra città. Pensiamo che tutte le componenti sociali e politiche del territorio interessate debbano aprire un confronto sul futuro del quartiere. Noi siamo disponibili e pensiamo che non bastino delle dichiarazioni generiche su quanto accaduto.
Il centro di via dei Volsci 33 è aperto a chiunque voglia promuovere iniziative di solidarietà con la popolazione immigrata nella nostra città. Nei prossimi giorni costruiremo altre iniziative alle quali tutti saranno invitati anche per misurare se effettivamente vi è una disponibilità delle parti sociali e politiche del territorio a stabilire una relazione positiva.
Claudio Graziano, Arci Roma

I fatti in breve:
Venerdì 21 Settembre – inaugurazione centro culturale Arci Darfur

Per le 18 di venerdì scorso era prevista l’inaugurazione del centro culturale Arci Darfur in via dei Volsci, 33 a San Lorenzo. Durante l’inaugurazione i rifugiati sudanesi, in presenza di una bimba di 4 anni figlia di un rifugiato, sono stati aggrediti da alcuni individui prima con un grosso coltello a serramanico poi con un masso ed insultati con epiteti razzisti come “negro di merda torna a vendere banane nel tuo paese”, “scimmia”, “negro ti uccido”. Solo il sangue freddo dei rifugiati e l’arrivo della polizia ha impedito che l’episodio assumesse dimensioni drammatiche. Durante gli scorsi 15 giorni, mentre i rifugiati allestivano il locale per l’evento di venerdì, erano già stati vittime di altre e costanti aggressioni razziste anche con due attentati incendiari verso il locale a mezzo di due bombe carta.


domenica 29 gennaio 2012

Un'eterna Treblinka. Il massacro degli animali e l'Olocausto



Il libro "Un'eterna Treblinka" del vegan americano Charles Patterson paragona le teorie pseudoscientifiche naziste, che hanno portato alla morte milioni di ebrei nei campi di concentramento,  e le modalità scientifiche con cui milioni di animali d'allevamento (mucche, maiali, polli) sono sfruttati ogni giorno negli allevamenti. Per fornire all'uomo carne, latte, uova. Il paragone è scomodo ma inevitabile. Anche se sono necessari dei "distinguo".

Secondo la delirante ideologia nazista, le razze "inferiori" (ebrei, rom) ma anche i "diversi" (soggetti con basso livello d'intelligenza, malati mentali, gay) potevano e dovevano essere sterminati per dare vantaggio alla presunta razza "superiore" (ariani). Alla luce delle conoscenze genetiche attuali, le teorie sulle differenze tra razze umane sostenute dai nazisti sono risibili. Del resto Hitler non era un intellettuale ma un ex imbianchino, e la maggior parte dei nazisti erano di origine piccolo-borghese.

Oggi sappiamo che non ha senso, da un punto di vista scientifico, parlare di superiorità/inferiorità tra razze umane. Ma se esistessero razze non umane, geneticamente inferiori agli uomini (ad esempio con un quoziente intellettivo estremamente limitato), sarebbe giusto sfruttarle fino alla morte in strutture simili a campi di concentramento? Molti benpensanti direbbero, scandalizzati, che questo non sarebbe giusto. Eppure queste razze inferiori, non umane, esistono, e gli uomini le sfruttano da secoli. Sono gli animali d'allevamento. E gli allevamenti moderni sono simili, in modo impressionante, a lager nazisti. Questa è la tesi "scomoda" sostenuta da Charles Patterson in "Un'eterna Treblinka" .

E' giusto mangiare la carne di un animale che è sempre vissuto in una gabbia, che non ha mai visto la luce del sole? E' giusto ignorare la sofferenza di un animale solo perchè è molto meno intelligente di un uomo? "Un'eterna Treblinka" è un libro scomodo, che molti "carnivori" non vorrebbero leggere. Per molti vegetariani e vegani, al contrario, questo libro è un'icona.

C'è differenza tra la sofferenza di un uomo e quella di un animale, seppure meno intelligente? Tutti, istintivamente, sappiamo di no. Molti preferiscono far finta di nulla e mangiare carne, latte, uova. Anche se le alternative vegane (diete a base di proteine vegetali, come seitan e tofu, e vegetali integrali altamente proteici, come il kamut) sono sempre più diffuse.

Il libro di Charles Patterson, ormai quasi introvabile in italiano, può essere acquistato, in lingua inglese e in formato e-book, su questo sito.



mercoledì 28 dicembre 2011

Firenze. Miti e idologia del fascista xenofobo

Appunti da: Contropiano


di  Tommaso De Berlanga

Miti e ideologia nazi del letterato in armi


Corsa a cancellare le pagine web che ne recensivano con entusiamo «le opere». Dracula e gli Hobbit, con Evola e Nietzsche
Tommaso De Berlanga
Tra i fascisti doveva sembrare un vero «intellettuale». Gianluca Casseri scriveva molto. Solo un anno fa aveva pubblicato un libro insieme a Enrico Rulli, costituendo una coppia definita «assolutamente mitica nel panorama del fandom e del mainstream italiano, da decenni attivi nella creazione di racconti nella wave della fantascienza italiana, da sempre presenti alle Italcon e ai congressi del settore» (anche i suoi fan vanno capiti...). Un fan di Lovecraft e della letteratura fantascientifica molto trash, o del fantasy con vaghi riferimenti al Signore degli anelli (es. «Frodo Baggins, l'eroe che non ha fallito»). Insomma: quei modi dove le forze del bene e le «forze oscure» sono sempre in lotta in attesa dell'Armageddon finale.
Ora tutti fanno finta di non conoscerlo tanto bene, alcune pagine web sono scomparse (per esempio dal sito del Centro studi La Runa, ovvero la lettera «o» dell'alfabeto futhark, da sempre usata come simbolo dai neonazi italiani). Eppure il circolo Sur le Murs di Pistoia (sua città natale) ne ospitava spesso le serate letterarie, tra un omaggio a Marinetti e un altro a Mishima. Quelli della locale Casa Pound ammettono che fosse «un simpatizzante, come tante altre persone, alle quali non siamo soliti chiedere la patente di sanità mentale». Altri asseriscono fosse «un iscritto», ma il tentativo è scoperto: «è solo un matto, noi non c'entriamo nulla». Eppure i suoi articoli erano compresi - almeno fino a ieri - nell'«Ideodromo» dell'organizzazione. A scorrere la sua «produzione letteraria», in effetti, il dubbio potrebbe anche venire. Alcuni titoli per farsi un'idea: «Dracula, il guerriero di Wotan», oppure «I protocolli del savio di Alessandria» (tentativo di ironia sull'Umberto Eco de Il cimitero di Praga), da cui esce chiaramente una difesa dei «protocolli di Sion» e dei miti della «razza ariana». Ma anche «Il falco degli spazi» e decine di altri articoli pubblicati su La Soglia, rivistina di cui era anche direttore editoriale.
Un povero invasato con la testa piena di miti celtici? Non proprio, e comunque non solo. Si era cimentato in testi anche più direttamente cultural-politici, come «Adriano Romualdi alle radici dell'Europa», altro letterato fascista morto giovane, nel '73. Nel gloriarne gli scritti, dimostra di aver digerito autori come Julius Evola, Ernst Junger e naturalmente Nietzsche.
Anche il sito Comedonchisciotte - altro contenitore di destra in maschera, che mescola a roba d'area anche molti articoli ripresi da siti di sinistra - gli ha immeditamente trovato una «casella» tale da renderlo «non contagioso» per l'estrema destra nazionale: «il Breivik italiano». Con tanto di pennellate sminuenti «una persona introversa, un solitario». Sarà... Ma il ciarpame che gli affollava la testa è identico a quello di qualche migliaio di zucche che leggevano le sue cose. La differenza sta nella decisione di prendere una 357 magnum, a un certo punto della vita.
  Costruisci con noi l'informazione resistente: fai girare!

Appunti da: Contropiano

Il killer dei senegalesi? Era a tutte le udienze del processo di Pistoia



Appunti da: InfoAut


alt














Statene certi, ciò che è successo quest'oggi a Firenze sarà presto ricondotto da media, politici e questure all'atto di un folle. Così come era stato derubricato a atto di follia quello del naziattentatore norvegese Breivik. Lo ha già scritto Casa Pound in un suo comunicato e lo hanno già traghettato le varie trasmissioni di intrattenimento politico.
Ma quello che è successo oggi a Firenze, così come sabato scorso a Torino con l'incendio del campo rom, rappresenta un'Italia che cova i germi del fascismo e razzismo dentro di sè e mostra la pericolosità di soggetti e ideologie cresciute fino ad oggi col sostegno fattivo del partito che ha governato fino a poche settimane fa (il PdL che li ha foraggiati e fatti montare sul carro elettorale), con la tolleranza partecipativa del Pd e con gli intrighi con varie questure d'Italia. Senza considerare l'onda razzista e di paura che certi media e la Lega Nord hanno cavalcato negli ultimi 10 anni. Un'Italia dunque alla ricerca di un capro espiatorio di fronte alla crisi, all'impoverimento e all'incapacità di reagire e che spesso lo trova nel fantasma dello straniero che gli ruba il lavoro, gli stupra le donne e lo fa vivere nella paura. Basta leggere qualche forum filofascista sul web per rendersi conto delle erbacce che crescono in certi giardini. Ma i forum lasciano il tempo che trovano, i fatti che leggiamo ogni giorno, prontamente sminuiti dai media, sono realtà.
E noi ci sentiamo di dire questo perchè abbiamo sempre seguito le vicende di Casa Pound e conosciamo da vicino il contesto di Casa Pound Pistoia che Gianluca Casseri, l'omicida fascista, frequentava. Non solo frequentava, ma all'interno del sito di Casa Pound c'è anche una pagina a lui riservata che è stata prontamente cancellata oggi pomeriggio.
E Casa Pound Pistoia (Circolo Agogè) non ha potuto fare a meno di riconoscere la frequentazione dei propri spazi da parte di Casseri, anche perchè era andato più volte proprio in quegli spazi a presentare il suo libro "Le chiavi del chaos".
Ma non finisce qui. Non appena uscite le foto del fascista killer in questione, a Livorno molti compagni lo hanno subito riconosciuto in quanto ha partecipato da uditore a quasi tutte le udienze del famoso processo di Pistoia ai danni di 7 compagni accusati ingiustamente di aver devastato il circolo di Casa Pound. A quelle udienze di fascisti non se ne vedevano, eccetto che quando erano chiamati per testimoniare, mentre il Casseri era sempre lì, quasi fosse il delegato a seguire il processo da parte del circolo pistoiese.
Alla luce dei fatti di oggi, è con ancora più rabbia che analizziamo ciò che successe dopo quei fatti dell'11 ottobre 2009 a Pistoia: la superficialità colpevole con cui molte forze politiche, soprattutto di sinistra, espressero la loro solidarietà a Casa Pound ma sopratuttto i fitti legami che ci sono stati fra questura di Pistoia e fascisti sia prima che durante il processo.
I fatti di oggi a Firenze non sono quindi riconducibili alla sola follia, ma sono parte integrante di un sistema che tollera i fascisti, li foraggia, gli concede spazi e anche poltrone nelle istituzioni. Casa Pound è fra quelle organizzazioni che ha cercato di ripulirsi nella forma e nel linguaggio per essere accettabile e presentabile, ma appena si va più in profondità rispetto all'immagine che si vogliono creare (i fascisti del terzo millennio oltre la destra e oltre la sinistra...) rimangono i soliti fascisti di sempre.
 
Link: Miti e ideologia nazi del letterato in armi
Da Senza Soste


Fonte: InfoAut

domenica 25 dicembre 2011

(Anch') io sto con femminismo a Sud



Io arrivo sempre in ritardo, e poi il mio blog è introvabile su Google, quindi il mio contributo è praticamente nullo.  Ma, dopo le recenti polemiche scatenatesi contro Femminismo a Sud per aver scritto un post contro chi ha sdoganato CasaPound, qualcosa a difesa di Femminismo a Sud volevo scriverlo anch'io.

Difendere Femminismo a Sud non mi sembra difficile. Mi sembra un pò come correre in soccorso del vincitore. Almeno due fatti recenti (il pogrom di Torino contro gli zingari, il massacro dei senegalesi a Firenze) sono crimini razzisti giustificabili dalle ideologie fasciste sostenute da CasaPound. Addirittura la figlia di Ezra Pound ha citato in giudizio CasaPound perchè non vuole che usino il nome di suo padre. Eppure dopo la Liberazione gli americani hanno tenuto Ezra Pound in manicomio per diversi anni, per aver difeso fino all'ultimo Mussolini e la Repubblica di Salò. Io non mi fido degli americani, e immagino che Ezra Pound sia stato un grande poeta. Ma quanto valeva la sua ideologia?

L'odio delle femministe contro CasaPound mi sembra un odio atavico, inevitabile. Si potrebbe parlare di un odio su base genetica: dopotutto le donne sono geneticamente diverse dagli uomini. E i fascisti, si sa, sono contro le diversità genetiche. E poi c'è l'ideologia. A mio parere, l'ultimo film di Pasolini (il pesantissimo "Salò o le 120 giornate di Sodoma") rappresenta benissimo il modo in cui, in ultima analisi, i fascisti vedono le donne.





A mio parere non solo una femminista, ma qualunque donna con un pò di cervello ha tutto il diritto di attaccare le ideologie fasciste di CasaPound. A meno di non desiderare di essere portata (magari non fisicamente, ma ideologicamente) al guinzaglio.

Se a qualcuno l'immagine delle donne al guinzaglio del film di Pasolini sembra un pò datata, ecco un'immagine recente, scattata durante l'ultima manifestazione di CasaPound a Napoli, e pubblicata proprio da Femminismo a Sud.





Che altro dire? Secondo me un'immagine vale più di mille parole. L'odio delle femministe contro CasaPound mi sembra più che giustificato. Anzi, secondo me ogni donna con un pò di sale in zucca dovrebbe odiare CasaPound. A meno che non sia proprio masochista.  Comunque, in fondo queste sono "cose di donne". Per quanto mi riguarda, io (maschio 50 enne etero, sfigato, puttaniere, di razza più o meno ariana) un'idea su CasaPound me l'ero già fatta.