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giovedì 11 ottobre 2012

L'armeria del Casilino era dei fascisti romani

L'armeria del Casilino era dei fascisti romani

Scoperta alla fine del 2011, dopo l'omicidio di un cinese e della sua bambina, sarebbe stata custodita da uno dei Giannotta, custodi della sede di Acca Larentia. 









 
E' ufficiale, la guerra di mala, a Roma, è una faida nella destra estrema che svela l'intreccio tra i poteri criminali e le parentopoli di Alemanno, ossia il malgoverno della Capitale. I nuovi sviluppi nelle indagini sull'arsenale trovato nel quartiere Alessandrino a Roma, lo scorso 17 dicembre, hanno portato all'arresto dei pregiudicati romani Fabio Giannotta, 35enne e Mauro Santori, dieci anni più anziano. Sarebbero loro i custodi delle armi scovate dai carabinieri alla periferia Est di Roma, all'interno di un box auto. L'armeria conteneva 5 armi da guerra (un fucile d'assalto cinese, un kalashnikov, due pistole mitragliatrici, un pistola), 16 armi comuni da sparo provento di furti e rapine (15 pistole semiautomatiche e a tamburo e un fucile a pompa), 1 autovettura e 2 motoveicoli provento di furto (uno dei quali con a bordo due pistole con il colpo in canna), nonchè materiale per mascherarsi utilizzato per la commissione di rapine. Allora furono arrestati in flagranza di reato due uomini, N.C. 49enne pregiudicato e P.M. 31enne incensurato, che sono tuttora detenuti nel carcere di Roma Regina Coeli.

Fabio Giannotta, 35 anni, è fratello di Mirco, il capo ufficio al Decoro Urbano della società municipalizzata capitolina Ama, coinvolto nello scandalo parentopoli. Fabio, tra le altre imprese, ha preso parte alla tentata rapina alla gioielleria Bulgari nel centro storico di Roma nel 2007 con un carro attrezzi. Tutt'e due sono figli di Carlo, 58 anni, fermato in relazione al ferimento il 2 gennaio a Tivoli Terme di Francesco Bianco, tre proiettili alle gambe. L'Arma giurò allora che la politica non c'entrava ma lo sparatore presunto è il custode della sede storica di Acca Larentia (che Alemanno frequentava in gioventù) e il gambizzato viene dai Nar. E ora uno dei figli, probabilmente tradito da un compare di rapine arrestato poco prima di Capodanno a ridosso dell'uccisione di un commerciante cinese di Torpignattara e della sua bimba piccolissima.

In un articolo a ridosso dei fatti (http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=6282&typeb=0&16-01-2012--I-perche-della-faida-tra-fascisti) Globalist aveva raccontato delle tensioni tra fascisti a cavallo dell'anniversario dell'eccidio di Acca Larentia dove, il 7 gennaio del '78, furono uccisi due neofascisti del Msi in un agguato terroristico e un terzo lo ammazzò un ufficiale dei carabinieri. I fatti di cronaca nera si sono intrecciati in maniera impressionante con gli strappi tra i cuori neri che sono giunti ad annullare il corteo unitario alla vigilia dell'anniversario. Bianco sarebbe stato ferito con tre colpi di pistola alle gambe e alla mano a causa di un forte contrasto con Giannotta sulla linea politica da seguire. La sede non appartiene in esclusiva ad alcun movimento politico e vi gravitano appartenenti a gruppi diversi, accomunati dalla memoria dei tre ragazzi morti.

Giannotta sarebbe vicino a Forza Nuova, secondo quanto riferito, così come in passato Bianco. Sempre nella stessa operazione dei Ros, ossia in relazione alla gambizzazione di Bianco, è stata perquisita la sede di Casapound di Roma, sede gentilmente "donata" dal Sindaco Alemanno ai fascisti del III millennio appunto di Casapound in cui il figlio del sindaco, Manfredi Alemanno, sta muovendo i primi passi dell'educazione alla politica come star della giovanile di Casapound, il Blocco studentesco.
[che.ant]

giovedì 27 settembre 2012

Aggressione fascista durante un concerto a Ciampino

Cinque feriti con traumi facciali, 4 denunce per rissa aggravata e 2 militanti neofascisti tratti in arresto

di Redazione LiberaRoma
 
Aggressione fascista durante un concerto a Ciampino
Fabio Attura

Ennesima aggressione fascista lo scorso mercoledì 6 giugno: è successo all’Orion di Ciampino, durante un concerto della band americana “Dropkick Murphis”. Il bilancio della serata è di cinque feriti con traumi facciali, quattro denunce a piede libero per rissa aggravata e due esponenti di Casa Pound in stato di arresto.
Secondo le testimonianze di chi era presente durante l’aggressione, un gruppo di neofascisti si sarebbe introdotto nel locale – nonostante gli fosse stato impedito, e non temendo neanche la presenza delle forze dell’ordine chiamate dai gestori del locale – per posizionarsi con una bandiera di Casa Pound in prossimità del palco, inneggiando al duce e intonando cori per “Zippo libero” (Alberto Palladino, militante di Casa Pound arrestato per l’aggressione ai danni di giovani militanti del Pd, ndr.).
Il pubblico, che per assistere al concerto aveva pagato un biglietto di 25 euro, non ha gradito il fuori-programma fascista e ha iniziato a fischiare contro gli intrusi e tentato di fargli riporre la bandiera.
Il concerto, nonostante il clima sia teso e la serata sembri ormai compromessa, inizia regolarmente; ma, dopo pochi brani, la band è costretta a fermarsi per due volte perché nella pista sono in corso dei veri e propri pestaggi: volano cinghiate, schiaffi, pugni e calci. Quando anche i musicisti decidono di intervenire per porre fine alla mattanza, i militanti di Casa Pound iniziano a spruzzare spray al peperoncino a chiunque gli si avvicini.
Un utente di Facebook, F. X., che era presente durante le aggressioni, posta sul social network la sua testimonianza a poche ore dai fatti: “i fasci, con una bandiera di Casa Pound, iniziano a fare i coatti come al solito, a spingere, a imbruttire.

Vengono riempiti di fischi da tutti. Alla terza canzone il gruppo deve fermarsi per incazzarsi con quei pezzi di merda che menano gente a buffo”, si legge nel post di F., che aggiunge: “riprendono a suonare, chiedendo di lasciare la politica e il resto fuori dalla musica, fanno 5-6 pezzi e sembra andare bene. Ma dopo si vede chiaramente un gruppo di 5-6 persone menare un solo ragazzo grevemente – e ovviamente erano quelli lì, li ho visti coi miei occhi – e Ken Casey, che è l’uomo più buono e pacifico del mondo, si incazza a bestia, sbatte il basso per terra, e stava scendendo insieme al cantante a gonfiare quei pezzi merda. Qualche minuto di casino e poi viene lanciata una bombola di spray al pepe da quei coglioni infami che fa sì che tutti noi usciamo, e ovviamente anche i Dropkick incazzati neri lasciano il palco”. 

Secondo F., la polizia sarebbe rimasta fuori per venti minuti buoni, mentre all’interno del locale era in corso il pestaggio, e solo dopo avrebbe fermato i responsabili dell’aggressione; la band, dopo gli arresti, sale nuovamente sul palco, e il concerto ricomincia: “noi stavamo per andarcene quando sentiamo che ritornano sul palco – per fortuna quei fasci infami erano stati portati via – e riprendono a suonare dicendoci come in 16 anni di carriera non hanno mai visto niente del genere, prima di Roma, dove vengono per la prima volta e devono vedere scene così vergognose”, conclude F. nel suo post.
 
Un’altra testimonianza, di una fonte che ci chiede di restare anonima, racconta a Libera Roma che, ad aver preso parte ai pestaggi, oltre agli esponenti di Casa Pound, vi sarebbe anche un esponente di Blocco Studentesco – noto gruppo politico studentesco di estrema destra, attivo negli atenei e nelle scuole della Capitale – eletto di recente nell’ultima tornata elettorale dell’Università di Tor Vergata.
Questo ragazzo ci è stato descritto come una delle menti del pestaggio, che non ha esitato a picchiare senza tregua chiunque gli capitasse sotto tiro, nonostante si trovasse semplicemente in mezzo a ragazzi e ragazze con l’unica intenzione di assistere a un concerto. Se a far arrabbiare i neo-fascisti sia stato il repertorio dei Dropkick Murphis – gruppo non schierato politicamente, ma che nelle sue canzoni manifesta tutta la propria contrarietà verso la guerra e la violenza e la simpatia verso la classe operaia – non è chiaro, e forse non è da escludere. Se così fosse, questi “fascisti del terzo millennio” avrebbero fatto l’ennesima pessima figura. 
I gestori del locale di Ciampino intanto, in un comunicato, negano di aver “alcuna responsabilità oggettiva per quanto accaduto”, e annunciano che, non ravvisando “i presupposti per il rimborso” dei biglietti, permetteranno a chi era presente durante la serata in cui sono avvenuti i fatti “di partecipare gratuitamente ad un evento a scelta tra quelli in programma, e quelli che a breve verranno annunciati, semplicemente presentando il tagliando all’ingresso del locale”. 

Aggressione fascista a Talenti. “Comincia la campagna elettorale”

di fabio sebastiani 

 
Aggressione fascista a Talenti. “Comincia la campagna elettorale”


Puntualmente alla riapertura delle scuole romane i gruppuscoli neonazi e neofascisti tornano ad aggredire i giovani di sinistra. E’ avvenuto l’altra notte a Talenti, dove già circa un anno fa alcuni giovani del Pd erano stati aggrediti mentre affiggevano manifesti. Per quell’episodio è stato già condannato in primo grado il noto squadrista nero Zippo.
 
L’aggressione è avvenuta nella notte tra il 10 e l’11 settembre nel parco di Aguzzano nel quartiere Talenti. Due ragazzi di 20 e 21 anni mentre camminavano in strada con altri amici intorno alle due e mezza sono stati accerchiati da un gruppo di persone che prima gli hanno inveito contro e poi li hanno aggrediti con caschi e bastoni. Nel Parco di Aguzzano si stava tenendo una festa organizzata da ragazzi e ragazze del IV municipio che in questi anni hanno condiviso all’interno delle scuole del territorio percorsi di movimenti e di aggregazione sociale e culturale
 
“Più la crisi sociale si aggrava, più le squadracce fasciste tornano al loro metodo preferito: le aggressioni e il terrore, anticipando così a loro modo la prossima apertura della campagna elettorale”, afferma in una nota Claudio Ortale, vicepresidente del Consiglio del Municipio Roma XIX e capogruppo del Prc/Fds. Ortale ricorda che proprio in questi giorni un ampio gruppo di compagne e compagni di Walter Rossi, l’associazione “lalottacontinua” e la Federazione della Sinistra di Roma, sta preparando il ricordo di Walter Rossi, assassinato dai fascisti usciti dalla sede del M.S.I. alla Balduina e coperti da un blindato delle forze dell’ordine il 30 settembre 1977.
 
“Le mobilitazioni nel ricordo di Walter (29 settembre) – prosegue Ortale – devono diventare l’occasione per rilanciare il protagonismo antifascista in una città dove il Sindaco Alemanno vuole regalare ai fascisti del terzo millennio di Casapound l’immobile di via Napoleone III con i soldi del Comune, cioè con i soldi nostri: così può fare contento pure il figlio, che ama frequentare gli ambienti chic del Blocco Studentesco e di Casapound.”
 
“Cosa si aspetta a mettere fuori legge Casapound – conclude Ortale – così come è avvenuto nel passato per Avanguardia Nazionale, Ordine nuovo e Movimento Politico Occidentale?”

Anche Giovanni Barbera, membro della direzione romana del Prc-Federazione della Sinistra e presidente del Consiglio del Municipio Roma XVII, in una nota chiede “l’applicazione di quelle normative già esistenti che prevedono lo scioglimento dei gruppi neofascisti, violenti e xenofobi” e quindi la revoca di tutte le assegnazioni concesse a quelle realtà associative “riconducibili, direttamente o indirettamente, a Casapound” e l’azzeramento del progetto di acquisto dell’immobile di Via Napoleone III, attuale sede di Casapound. “Ormai è un bollettino di guerra. Le aggressioni perpetrate dai neofascisti e, in particolare da Casapound, in questi ultimi anni – continua Barbera -sono sempre più numerose e violente. E’ evidente che stiamo registrando una vera e propria escalation. Non è accettabile che gruppi di persone, armati di mazze e caschi, possano ‘scorrazzare’ indisturbati per la città, aggredendo e pestando cittadini inermi come se nulla fosse. E’ necessaria un risposta forte da parte delle nostre istituzioni”.


Roma violenta, le aggressioni fasciste aumentano

Davanti alle scuole, alle manifestazioni e persino alle case provate dei militanti di sinistra. L'escalation con la nascita di Casa Pound e Blocco studentesco. [Cinzia Gubbini]







di Cinzia Gubbini 
  L'ultima aggressione di fronte a una scuola romana a fare scalpore è accaduta proprio alla fine dello scorso anno scolastico: liceo Righi, a marzo tre ragazzi finiscono all'ospedale. "Ci hanno aggredito con i caschi", raccontano. E fanno anche il nome del "movimento" di appartenenza di quelli che sarebbero stati gli aggressori: Controtempo, un'occupazione di destra del quartiere Trieste. Ed è di maggio l'appello lanciato dai collettivi dei licei Righi e Tasso contro le "aggressioni fasciste": "Roma sta subendo ormai un assedio di rigurgiti neofascisti e neonazisti cresciuti a dismisura "in coincidenza" con l'ascesa al Campidoglio di Gianni Alemanno", si leggeva nell'appello che ha lanciato la manifestazione del 4 giugno davanti al Tasso.

Se è vero che sotto l'egida dell'"impero alemannino" a Roma hanno preso piede occupazioni di destra che negli ultimi venti anni avevano avuto ben poco spazio, è altrettanto vero che i cosiddetti "rigurgiti fascisti" sono cominciati diversi anni prima, e anzi sono stati l'humus su cui Alemanno ha costruito la sua fortuna. La ormai famossissima occupazione di piazza Vittorio di Casa Pound l'anno prossimo festeggia dieci anni. E se i principali animatori del movimento hanno filtrato con la politica ufficiale mostrandosi sempre poco convinti di stringere "patti di sangue" con i partiti, le scuole sono state sin dal primo momento campo di conquista.

Blocco Studentesco, l'organo studentesco di Casa Pound, ha cominciato a rendersi attiva e presentarsi alle elezioni delle rappresentanze studentesche ormai da sette-otto anni. Mietendo successi. Dopo le contestazioni del decreto Gelmini - che fece fiorire nelle scuole la cosiddetta "Onda studentesca" - a cui il Blocco partecipò attivamente, nel 2009 hanno guadagnato il 28% dei consensi nella consulta provinciale.

Contemporaneamente al crescere di Blocco studentesco sono aumentate le risse, gli scontri e le vere e proprie aggressioni di fronte alle scuole o nei cortei, tanto da far dire a diversi osservatori che a Roma è tornato il clima "degli anni '70". Ormai famosi gli scontri al sit-in del 29 novembre 2008 a piazza Navona, quando sotto il flash dei fotografi entrarono in azione le cinghie contro gli studenti medi, per poi scaturire in una mega-rissa tra studenti di destra e di sinistra.

Ma se questi sono gli episodi che hanno fatto notizia, la violenza ai danni di persone di sinistra (anche se non attivi militanti), o di persone gay e lesbiche, sono uno stillicidio se non proprio quotidiano, certamente frequente.

E i testimoni, ma anche le inchieste giudiziarie, mettono sotto accusa esponenti della destra romana. Solo il 6 giugno, un militante del centro sociale di sinistra Acrobax, ha subito ben due aggressioni, una sabato notte e una il giorno seguente, proprio sotto casa sua - particolare, questo, inquietante. A marzo, a Casalbertone, due ragazzi dei Magazzini Popolari - luogo di ritrovo di sinistra - sono stati aggrediti in pieno giorno da dieci ragazzi - riconosciuto come appartenenti al Circolo Futurista, che orbita su Casa Pound - in un'azione che aveva tutta l'aria di essere premeditata, essendosi svolta a freddo.


In quel caso la reazione non si è fatta attendere, e nel quartiere quel pomeriggio si è svolta una affollata manifestazione antifascista. Ma per capire l'aria che tira, è indicativo ricordare il commento di un carabiniere - riportato da uno dei ragazzi di sinistra bersaglio dell'aggressione - che aveva assistito alla aggressione del Circolo Futurista, senza intervenire: "Adesso finitela, non siamo negli anni '70".


Aggressione fascista a Roma: Abbiamo gli occhi ben aperti!

06 giugno 2012


Abbiamo gli occhi ben aperti!

Fra la notte di sabato e domenica sera un militante del laboratorio Acrobax ha dovuto far fronte a due tentativi di aggressione da parte di soliti noti fascisti di zona.
Nel primo episodio, avvenuto intorno alle quattro di notte di sabato, dopo l’iniziativa di Trastinvaders in cui centinaia di persone si sono riappropriate del rione di Trastevere è stato vigliaccamente attaccato alle spalle da un fascista, il quale, casco alla mano, si era nascosto a pochi metri dalla sua abitazione per tendergli l’ agguato. La determinazione del nostro compagno gli ha permesso di allontanarsi senza conseguenze.

Ma questo episodio non rimane isolato. Frustrato infatti per il fallimento dell’ offensiva e per non rischiare di fallire una seconda volta, lo stesso aggressore torna il giorno dopo insieme con altri tre camerati. Sono circa le 20:00 e in quel momento è con un’altra compagna di Acrobax, quando viene raggiunto mentre si trova nella piazza antistante casa sua.

Il gruppo si avvicina ancora caschi alla mano al compagno che questa volta, dopo una colluttazione, riesce a mettere in fuga la squadraccia e fortunatamente, a non riportare lesioni di alcun tipo.

Le ragioni che hanno portato a queste aggressioni vanno ricercate nell’ impegno politico del militante, da anni attivo prima nei collettivi studenteschi e poi nelle esperienze di politica territoriale nei quartieri di Monteverde e di Trastevere.

Gli aggressori infatti non sono sconosciuti ma noti esponenti dell’ organizzazione fascista foro 753, che esercita sul quartiere un alto livello di propaganda e che vanta il sostegno e l’adesione di esponenti del PDL cittadino,del sindaco Alemanno e la sua maggioranza (proprio oggi, 5 giugno,un consigliere della maggioranza ha pubblicamente definito il partigiano Rosario Bentivegna “macchiato del sangue di vittime innocenti”).

Come al solito questi individui scelgono di agire con dinamiche squadriste, agendo in gruppo o nell’ ombra, ed è per questo che vogliamo ribadire la determinazione con cui continueremo a stare al fianco del nostro compagno. continuando a portare avanti i nostri percorsi di lotta, perché non c è fascista che ci possa togliere la voglia di lottare perché non c’ è fascista che ci fa paura!

Noi abbiamo gli occhi ben aperti; perchè chi tocca uno, tocca tutti/e noi.

Nei nostri quartieri e in tutta la metropoli mai un passo indietro!

Nipotini/e di Sasà

In questa giornata un saluto sentito va a Carla Verbano

Con Carla, Valerio e Renato nel cuore.


Loa Acrobax
La popolare Palestra Indipendente
Renoize Project
All Reds Rugby Roma
All Reds Basket
Circolo ANPI Renato Biagetti
Trastinvaders

fonte: acrobax.org

Cortei, scontri tra bande e aggressioni: Roma riscopre la violenza in politica

ANTAGONISMO

Escalation di tensione tra gruppi di destra e sinistra estreme: nell'ultimo mese una decina gli episodi. Il caso Montesacro. Il Comune: sono solo frange minime



Luca Blasi, di Horus Project, racconta l'aggressione
Luca Blasi, di Horus Project, racconta l'aggressione

ROMA - Il sindaco Alemanno dice: «Non vogliamo tornare agli anni di piombo». E pure loro, i protagonisti di aggressioni fatte e subite ripetono: «Non ci interessa alzare il livello dello scontro che resta solo politico». Però la faccenda comincia a creare più di qualche pensiero. Perché, se gli Anni di Piombo sono lontani, da qualche mese a Roma si è alzato il livello di conflitto tra appartenenti di movimenti di destra e sinistra. Scontri verbali, ma pure spintoni, cazzotti, cortei improvvisati e, peggio, singole aggressioni mirate e perfino un gambizzato. Si fa pesante l'aria nella Capitale. Nell'estrema destra come nell'estrema sinistra. 
Guarda sulla mappa  scontri e aggressioni
Guarda sulla mappa scontri e aggressioni

AGGRESSIONI E SCONTRI - Protagonisti di questa escalation sono i Collettivi e centri sociali, da una parte, e CasaPound e i movimenti di estrema destra dall'altra. Che certo non si sono mai amati, ma la convivenza rischia di diventare una guerra tra bande sempre più violenta. Solo nell'ultimo mese sono almeno una decina gli episodi che rivelano un livello di tensione in crescita. Botte e insulti quando va bene. Ma anche pestaggi e perfino una bomba carta. Nel quartiere Montesacro come alla Garbatella. Passando per le aule universitarie di Tor Vergata e RomaTre.
L'ultimo fatto appena pochi giorni fa, quando Luca Blasi, noto esponente del centro sociale Horus Project di Montesacro ha raccontato di essere stato aggredito sotto casa da sei persone e ha accusato gli attivisti di CasaPound. E solo qualche settimana prima, il vicepresidente di CasaPound Andrea Angelini, nonché consigliere del XX Municipio, è stato colpito alle gambe da alcuni spari di pistola mentre era sul motorino. 
Lo stabile di via Val d'Ala occupato da CasaPound (Lapresse)
Lo stabile di via Val d'Ala occupato da CasaPound (Lapresse)

IL CASO MONTESACRO - Ma il clima si è surriscaldato da quando il 5 aprile scorso CasaPound ha occupato l'ex scuola Parini in piazza Capri «per dare un'abitazione a 17 famiglie senza casa»: l'azione è stata vissuta come una vera e propria provocazione dagli attivisti di sinistra da sempre molto attivi nel quartiere di Roma Nord e soprattutto «perché a due passi da quella scuola c'è la casa di Valerio Verbano, ucciso oltre vent'anni fa proprio dai fascisti, e lì abita ancora sua madre e in quella scuola lui fece le elementari». Davvero troppo. Proteste e cortei spingono il presidente del IV Municipio Cristiano Bonelli a convincere gli occupanti a lasciare l'ex scuola e a trovare un accordo con il Comune di Roma: traslocano in via Val D'Ala, in un palazzo ex Acea. 
«PROVOCAZIONE?» - «Bonelli sta facendo di tutto per farci sparire dal IV Municipio» denuncia Andrea Alzetta, consigliere comunale di Sinistra e L'Arcobaleno, ma soprattutto attivista di Action, il movimento per la casa. Racconta che nel quartiere i gruppi della sinistra alternativa «stanno facendo cose importanti, hanno bei progetti, su abitazioni, servizi sociali, urbanistica: e guarda caso sono arrivati i fascisti che strumentalmente usano l'emergenza abitativa per creare una guerra tra bande». Simone Di Stefano, vicepresidente di CasaPound la mette diversamente: «Noi facciamo politica e a qualcuno questo dà fastidio, ci impegniamo con i fatti, siamo pacifici, vogliamo risolvere l'emergenza abitativa e qualcuno invece preferisce farci diventare un problema di ordine pubblico». 

I centri sociali contro CasaPound a Montesacro (foto mediapolitika.com)
I centri sociali contro CasaPound a Montesacro (foto mediapolitika.com)

«NESSUN FENOMENO ANNI '70» - Invita al dialogo invece Giorgio Ciardi, delegato da Alemanno per le Politiche della sicurezza, che però non vede un ritorno agli Anni di Piombo: «Si tratta di frange minime, questi sono episodi che non hanno alcuna dignità politica, né incidenza sulla vita sociale - spiega - e con gli anni '70 non c'entrano nulla». 


Però, si spiega, «questo tipo di scontri va comunque condannato e con il dialogo si può evitare che diventino un fenomeno di massa». 
Ma far dialogare le opposte fazioni non è facile. Ogni volta che in qualche aula universitaria attivisti dell'una o dell'altra parte organizzano conferenze e dibattiti, c'è sempre qualcuno pronto a menare le mani. È successo un anno fa a Tor Vergata, e poi anche a RomaTre dove oltre alle parole sono volati ceffoni, calci, spintoni e mazze di ferro. Durante i cortei poi la tensione sale alle stelle. Lo scorso 14 dicembre durante la manifestazione di «Uniti contro la crisi», molti sono stati i giovani picchiati e aggrediti: alcuni fotogrammi mostrano gli aggressori fare il saluto fascista. 
Uno striscione contro la violenza politica appeso al IV Municipio, quello di Montesacro (Omniroma)
Uno striscione contro la violenza politica appeso al IV Municipio, quello di Montesacro (Omniroma)
ANTAGONISMO E DIALOGO - Si può dialogare così? Di Stefano, CasaPound, sostiene di sì: «Noi ci apriamo agli altri, parliamo con una parte della sinistra, Sansonetti, Concia, invece questi qui sono mossi esclusivamente dall'antifascismo militante per alzare il livello della tensione, ma noi non vogliamo questa guerra civile». Alzetta replica sereno: «Noi vorremmo evitarli e basta, non mi interessa incontrare CasaPound, loro non portano nulla di nuovo: preferisco realizzare i nostri progetti e coinvolgere davvero le persone del quartiere». Il presidente del IV Municipio ci prova: ha incontrato entrambe le parti per «aprire una tavolo di dialogo e confronto alla luce dei recenti fatti di cronaca e della grave ricaduta sociale che possono avere e per cercare una soluzione per una più serena convivenza civile». Su una cosa Di Stefano e Alzetta concordano: «Non dobbiamo entrare nella logica dello scontro tra bande». Potrebbe essere un buon punto di partenza.

Claudia Voltattorni
cvoltattorni@corriere.it
 

14 maggio 2011

 

lunedì 24 settembre 2012

La saga del Boldrini, il picchiatore di San Giovanni, continua: vuole 170 mila euro per danni morali.


Nella foto: Mario Boldrini ritratto mentre si diletta a scattare fotografie davanti alla palestra di boxe Fortitudo, dove nel 2007 si allenava regolarmente.


Dopo l'aggressione subita dal Boldrini nell'aprile 2007 (40 giorni di prognosi, frattura del naso, lesioni all'articolazione temporomandibolare ed alla cervicale) , ho avviato una causa penale (per la quale, grazie alla giustizia "buonista" della Roma veltroniana, ed alle note simpatie del suo successore Alemanno per i "picchiatori") il Boldrini ha patteggiato 6 mesi con la condizionale. Ho anche avviato una causa civile, per la quale mi spetterebbe un rimborso complessivo di 70.000 euro. Il problema è che il Boldrini, pur disponendo di una Mercedes 1800 coupè e pur potendo permettersi di allenarsi nella palestra di boxe Fortitudo nella tarda mattinata (mentre io guido una misera Fiesta 1250, e nella tarda mattinata sono al lavoro già da diverse ore), ufficialmente è disoccupato e non ha una lira. Anche se dispone di ottimi avvocati. Temo che non vedrò mai quei 70.000 euro.


Essendo un blogger (sono laureato in informatica con 110/110), ho deciso di raccontare l'aggressione dell'aprile 2007, e gli episodi successivi, in un mio blog. Non ci crederete mai! Il Boldrini mi ha fatto causa per diffamazione, per la modesta cifra di 170.400 euro. Solo il contributo unificato per la avviare la causa è di 660 euro. Mi chiedo come il Boldrini si sia procurato quei soldi.


Nel seguito di questo post, analizzo la citazione del Boldrini. Si tratta di un esercizio interessante per capire sia per capire la psicologia del "picchiatore" medio italiano (che, in questo caso, più che un "picchiatore" si rivelerà uno "scroccone") sia per capire come funziona la giustizia (e, soprattutto, come ragionano gli avvocati) in Italia.



Punto "1". Il Chiarissimo avv. Alessandro Ciancarmela (che il Boldrini ha scelto per questa nuova causa) sostiene che l'aggressione che ho subito il 10 aprile 2007 sarebbe imputabile non al fatto che il Boldrini fosse sotto l'effetto di sostanze stupefacenti, o al fatto che si tratti di una persona particolarmente violenta, ma solo al comportamento "aggressivo e minaccioso" che io avrei tenuto nei confronti del Boldrini. Come noto, quel giorno il Boldrini è saltato sul cofano della mia auto e mi ha sfondato il parabrezza a pugni e calci. Per capire quanto sia giustificabile il comportamento del Boldrini, sarebbe interessante disporre di dati statistici sul numero di parabrezza sfasciati a pugni e a calci da automobilisti durante liti dovute a motivi di traffico.






Punto "2". L'avvocato Ciancamerla sostiene che, dopo quell'episodio io avrei tenuto atteggiamenti calunniosi, aggressivi e intimidatori. Questo non mi risulta. Io mi sono limitato a descrivere, su uno dei miei blog, l'aggressione subita da parte del Boldrini nell'aprile 2007.


Punto "3". Il semaforo nei pressi del quale io avrei tenuto, secondo l'avv. Ciancamerla, la mia "guida aggressiva" basate su sgommate e colpi di clacson, era presidiato da ben due Vigili Urbani, i quali sono intervenuti qualche minuto dopo l'aggressione del Boldrini, a piazza Zama. Non si capisce come mai, nel dettagliatissimo verbale che i due hanno redatto, non risulti alcun cenno di "guida aggressiva" attribuita a me o al Boldrini. Una spiegazione semplice per questa omissione c'é: quella della "guida aggressiva" è una fandonia inventata dal Boldrini per giustificare l'aggressione nei miei confronti.




Punto "4". L'avv. Ciancamerla dichiara che il Boldrini "bonariamente" decideva di non sporgere querela nei mei confronti per la "guida aggressiva" o gli eventuali insulti che avrebbero condotto all'aggressione di piazza Zama. La spiegazione di tale "bonarietà" è molto più prosaica: il Boldrini sapeva di avermi prodotto lesioni per 40 giorni di prognosi, di aver sfondato il parabrezza della mia auto e di avermi colpito sull'orecchio sinistro usando un tirapugni, che è un'arma vietata, prima di darsi alla fuga dopo l'aggressione. Sporgere querela nei miei confronti voleva dire ammettere di essere lui l'aggressore.


Invece dopo la sua aggressione il Boldrini ha fatto di tutto per non essere identificato: ha prestato la sua auto "a cani e porci", in modo da poter sostenere di non ricordare chi era alla guida dell'auto al momento dell'aggressione, e si è tinto i capelli di un incredibile biondo fluorescente per evitare di essere identificato nella foto segnaletica che la Polizia gli ha scattato.


Un'ultima considerazione. Nonostante l'aggressione di Piazza Zama sia stata subito comunicata alla Polizia e ai ai Vigili Urbani, nessuno (nè Polizia, nè Carabinieri, nè Vigili Urbani) ha pensato di trattenere il Boldrini per vericare se fosse sotto l'effetto di sostanza stupefacenti, o in condizioni da ricovero in un ospedale psichiatrico. Il Boldrini è stato quindi libero di aggirarsi, con la sua Mercedes ed il suo "tirapugni", fino al momento in cui gli è stata comunicata la mia denuncia. E anche dopo: infatti non mi risulta che sia stato sottoposto ad alcun provvedimento restrittivo. 





 "Punto 5". Non stento a credere che la pena di sei mesi con la "condizionale" sia stata la prima nella vita del Boldrini. Ma non credo che '"increscioso episodio" di piazza Zama sia stato il primo della sua vita. La violenza del Boldrini durante l'aggressione di piazza Zama è stata tale da spaventare i presenti, diversi dei quali, pur avendomi difeso dal Boldrini (e in questo sono stati eroici, perchè il Boldrini era chiaramente pericoloso, e forse sotto l'influsso di sostanze stupefacenti)  non si sono poi offerti di testimoniare. Questo non mi ha comunque creato problemi, perche subito dopo l'aggressione sono intervenuti sei Vigili Urbani, e sono state raccolte quattro testimonianze. Ma molte persone che hanno assistito all'aggressione erano visibilmente sotto choc. Dopo l'aggressione, i miei parenti mi hanno scongiurato di non sporgere denuncia per evitare ritorsioni. Mentre ero ricoverato all'Ospedale San Giovanni in attesa dell'operazione per la ricostruzione del setto nasale, un infermiere mi ha confidato che il medico del Pronto Soccorso che mi ha ricucito l'orecchio lacerato dal "tirapugni"  si è accorto subito che la lesione al lobo dell'orecchio era da arma da taglio, ma la direzione del Pronto Soccorso gli ha consigliato di omettere questo particolare dal referto per evitare problemi.


In altre parole: io non credo di essere stato la prima vittima del Boldrini. Semplicemente, sono stato il primo che ha corso il rischio di denunciarlo. Questo non vuol dire che io non abbia paura. Dopo l'aggressione ho sviluppato una grave forma di bruxismo (digrignamento notturno dei denti)  che è tipico delle persone esposte ad eventi particolarmente traumatizzanti (soldati in zona di guerra, persone coinvolte in gravi incidenti stradali). Il CSM, presso il quale mi sono rivolto per la certificazione dei sintomi dovuti all'agggressione, mi ha certificato una sindrome da stress post traumatico. Dopo l'aggressione, nel giro di quattro anni ho perso tre denti, che si sono rotti a causa del digrignamento notturno. Prima dell'aggressione, avevo perso un solo dente, mangiando una caramella dura quando avevo vent'anni.

   


 


 "Punto 6". Dopo l'aggressione, non ho messo in atto alcuna forma di persecuzione nei confronti del Boldrini, ma mi sono limitato a registrare i fatti accaduti su un blog pubblico. Dover ricostruire, e in qualche modo rivivere, questi fatti è stato per me molto doloroso, ma sono stato costretto a farlo, perchè purtroppo la causa civile per l'aggressione va avanti, ed è stato necessario ricostruire tutta la dinamica degli eventi. Se il Boldrini si sente "perseguitato" dalla ricostruzione dell'aggressione, si tratta di problemi suoi, non miei. 


Inoltre, a mio parere, è molto importante denunciare pubblicamente le persone socialmente pericolose, per evitare che producano altre vittime. Un esempio classico è quello del femminicidio e della violenza contro le donne: la maggior parte degli uomini che si macchiano di tali reati hanno un numero elevato di precedenti dei precedenti per violenza, ma le istituzioni non fanno nulla per fermarli. I risultati si vedono.



"Punto 7". La ricostruzione dell'aggressione del Boldrini, e degli eventi successivi, su dei blog, ha per me un significato molto importante. Si tratta di qualcosa legato al concetto della memoria. Infatti i documenti processuali marciscono negli archivi, mentre i blog sono praticamente "eterni" e facilmente accessibili a tutti. Per me è importante che resti memoria della violenza, sia perchè questo dà giustizia alle vittime, sia perchè i violenti tendono a cancellare le prove delle loro violenze in modo da poter tornare a ripeterle senza correre alcun rischio. In quest'ottica, Internet sta cambiando la storia. I documenti immessi su Internet sono di fatto eterni. Non c'è modo di cancellarli.





 "Punto 8". I motori di ricerca, come Google, indicizzano le informazioni più importanti riguardo a fatti e persone. Nel caso di persone importanti, spesso Google può elencare decine di pagine Web. Nel caso di persone meno importanti, i motori di ricerca danno magari solo una o due voci. Ad esempio, nel mio caso, se si digita su Google "Nicola La Monaca", appare il mio profilo Facebook ed un documento di informatica che ho scritto 5 o 6 anni fa. Queste sono, secondo Google, le informazioni importanti su di me. Se, quando si digita su Google "Mario Boldrini", appare la storia dell'aggressione di Piazza Zama, questo vuol dire che Google ritiene l'aggressione di Piazza Zama un fatto rilevante su Mario Boldrini. E' interessante osservare che Google (come tutti i motori di ricerca) dispone di algoritmi molto sofisticati per non indicizzare le informazioni inutili (dette "spam" o "garbage"). Se Google mette in evidenza, in relazione al Boldrini, la storia dell'aggressione di Piazza Zama, vuol dire che, secondo Google, si tratta di un'informazione  importante. E come dargli torto?





 "Punto 9". L'uso del tirapugni da parte del Boldrini è stato regolarmente denunciato dal mio legale, avv. Testa Piccolomini, ma la denuncia è stata archiviata perchè "fuori tempo massimo". I segni del tirapugni sul finestrino della mia auto sono comunque evidentissimi nella foto in allegato, scattata nell'officina che mi ha sostituito il vetro.






Si vedono sul finestrino dell'auto i due segni con traettoria parallela che corrispondono ai due paranocche centrali del tirapugni, che sono rilevati rispetto agli  altri. La ferita sull'orecchio sinistro che il Boldrini mi ha procurato durante l'aggressione aveva margini nettissimi, prodotti da un oggetto metallico con spigoli acuminati. Questa in un certo senso è stata una fortuna, perchè questo tipo di ferite sono molto facili da ricucire, e lasciano poche cicatrici, a differenza delle ferite prodotte da oggetti poco appuntiti. Osservo anche che, quando il Boldrini è saltato sul cofano della mia auto per sfondare il parabrezza a calci e a pugni, ha prima intaccato la parte centrale del parabrezza con l'oggetto che impugnava. Infatti, è praticamente impossibile rompere un parabrezza senza intaccarlo prima con un oggetto acuminato, perchè i parabrezza hanno un vetro a doppio strato con una pellicola di sicurezza intermedia.


Al di là della militanza più o meno ufficiale in organizzazioni di estrema destra, il Boldrini usa chiaramente, anche nelle dichiarazioni rilasciate per le denunce un linguaggio chiaramente "fascista". Inoltre nel periodo dell'aggressione si allenava nella palestra di boxe Fortitudo, nota nel quartiere San Giovanni come "covo" di picchiatori e di fascisti. Del resto, chi volete che si alleni a 40 anni in un palestra di boxe ed arti marziali? Un membro dell'UDC? 


Durante i contatti con i poliziotti del Commissariato San Giovanni per le indagini sull'aggressione del Boldrini, mi è sembrato di notare una certa simpatia ed ammirazione per il gesto decisamente "futurista" (sfondamento del parabrezza della mia auto) compiuto dal Boldrini. Inoltre Il Boldrini ha patteggiato "a sorpresa" ancora prima della prima udienza del processo penale, e prima che facessi in tempo a consegnare le foto dei segni lasciati dal tirapugni sul vetro della mia auto. Questo mi ha fatto pensare che gli sia arrivata una "soffiata" che gli ha consigliato di patteggiare prima che saltasse fuori la storia del "tirapugni". Altrimenti non se la sarebbe cavata solo con sei mesi.


Il tipo di aggressione che ho subito dal Boldrini (mi ha rotto il naso con un calcio, facendomi saltare e rompendomi gli occhiali, mi ha quasi staccato il lobo di un orecchio usando un "tirapugni", è saltato sul cofano della mia auto sfondandolo a calci e pugni) rende evidente a tutti (a parte forse l'Avv. Ciancamerla, che peraltro è l'avvocato di parte del Boldrini) il fatto che il Boldrini fosse una persona pericolosa, che probabilmente durante l'aggressione era sotto l'influsso di droghe, e che sarebbe stato opportuno sottoporlo a dei test per la rilevazione di sostanza stupefacenti e farlo visitare da uno psichiatra.


         

 

"Punto 10". Il fatto che nell'estate 2010 il Boldrini si sia tinto i capelli di biondo per non essere riconosciuto nella foto segnaletica che la Polizia gli ha scattato per l'aggressione di Piazza Zama  è assodato. Infatti, nella scheda  segnaletica associata alla foto, la Polizia descriveva i capelli del Boldrini come di colore "biondastro". Quando ho avuto la sfortuna di incontrare il Boldrini vicino casa mia, nell'estate 2007, i suoi capelli (normalmente grigi) erano di un colore biondo fluorescente decisamente ridicolo, tanto che ho avuto difficoltà a riconoscerlo. Giova ricordare che, se non avessi riconosciuto il Boldrini nella foto segnaletica che la Polizia gli aveva scattato, difficilmente sarebbe stato processato per l'aggressione di Piazza Zama. I miei  commenti "di colore" relativi a questo "coraggioso" "trucco" del Boldrini mi sembrano piuttosto scontati. 


"Punto 11". Le informazioni contenute nel blog dove ho descritto i fatti relativi all'aggressione del  Boldrini non sono diffamatorie perchè sono vere. Giova ricordare all'Avv. Ciancamerla che le affermazioni si definiscono "diffamatorie" solo quando sono false. Inoltre il numero di pagine del blog che, secondo l'Avv. Ciancamerla, sono state finora lette (1.704) non è attendibile. Ad esempio, è posssibile modificare il contatore delle pagine lette di un blog in modo da indicare qualunque numero si desideri. Inoltre, il numero è relativo all'intero blog, non solo ai post sul Boldrini. In generale, 1.704 è un numero di accessi molto basso per un blog. Uno dei miei blog ha avuto oltre 12.000 accessi. Non è difficile trovare blog con oltre 200.000 accessi.


"Punti 12, 13, 14". Le affermazioni contenute in questi punti sono completamente false. Tenendo conto della estrema pericolosità del Boldrini, ampiamente dimostrata dal suo comportamento durante l'aggressione di Piazza Zama dell'aprile 2007, negli anni successivi all'aggressione ho fatto tutto il possibile per evitarlo, e non mi sono mai sognato nè di avvicinarlo nè di minacciarlo. A tale riguardo giova ricordare che, mentre durante la maggior parte della giornata non sono presente a San Giovanni, perchè sono al lavoro, e il mio luogo di lavoro è vicino Frascati, il Boldrini, essendo "ufficialmente" disoccupato, trascorre le sue giornate tra il bar "Milleluci Caffè" di via Mauritania e la palestra Fortitudo di via Lusitania. Si tratta, in sostanza, di un classico "balordo" di quartiere, le cui fonti di reddito (dalle indagini che ho commissionato prima di avviare la causa civile, risulta che disponeva di un Mercedes 1800 coupè e di un appartamento nella zona di Latina) sono tutte da chiarire. 




"Punto 15". Dal 2007 al 2008 non mi sono mai fermato davanti alla palestra "Fortitudo" di San Giovanni, perchè questa palestra ha, nel quartiere, la fama di un luogo di "picchiatori" e di "balordi". C'è stata una sola eccezione: nell'autunno 2007, transitando con la mia auto davanti alla palestra, ho notato la Mercedes del Boldrini parcheggiata proprio di fronte alla palestra. Ho parcheggiato l'auto a distanza (almeno 50 metri), chiuso le portiere dall'interno, ed ho scattato delle foto delle persone sedute sui gradini davanti alla palestra. Un successivo ingrandimento di queste foto mi ha permesso di riconoscere con sicurezza il Boldrini (i cui capelli erano tornati dal biondo fluorescente all'abituale colore grigio), e la foto mi ha permesso di individuare con sicurezza l'aggressore di Piazza Zama. La mia foto non è stata messa agli atti del processo penale perchè il Boldrini, avendo capito che le cose si stavano mettendo male, ha  patteggiato sei mesi prima ancora della prima seduta del processo. Alcune delle foto scattate in quell'occasione sono state pubblicate su questo blog. La pubblicazione di foto scattate a persone adulte in luoghi pubblici non costituisce violazione della privacy, e non è perseguibile. 


"Punto 16". Non ho mai saputo, e non voglio neanche sapere, dove abita il Boldrini. Tenendo conto delle caratteristiche del "soggetto", immagino che si tratti di un luogo piuttosto malfamato.


"Punti 17 e 18". Non ho mai saputo che il Boldrini avesse trovato un lavoro presso un ferramenta di Piazza Epiro. Tenendo conto delle caratteristiche del soggetto, della sua pratica nell'uso di "tirapugni", e dei suoi precedenti penali, sconsiglierei un impiego presso un ferramenta. Vedrei meglio un'attività come addetto al recupero crediti per qualche "cravattaro", oppure, vista l'abilità del Boldrini nello sfondare i parabrezza delle auto, un impiego presso uno sfasciacarrozze.

Preciso inoltre che non ho mai frequentato nessun ferramenta di Piazza Epiro, e che, quando ho bisogno di attrezzi da bricolage, mi servo da Leroy Merlin Tor Vergata, oppure da Leroy Merlin Porta di Roma.



   




"Punti 19, 20". Non ho mai frequentato il bar "Milleluci Caffè" di via Mauritania. In due o tre occasioni, transitando in via Mauritania con l'auto, ho notato la presenza del Boldrini nei pressi del bar. La presenza del Boldrini, del quale ho già ampiamente descritto la pericolosità, mi ha motivato a tenermi il più lontano possibile da quel bar.


Purtroppo, nella primavera 2011 si è verificato uno spiacevole episodio. Una sera avevo parcheggiato nei pressi del bar "Milleluci Caffè", e la mattina dopo, nel recarmi al lavoro, ho trovato, parcheggiato in doppia fila dietro alla mia macchina, un ciclomotore sul quale era seduto (indovinate un pò!) proprio il Boldrini. Ho attivato a distanza l'allarme dell'antifurto della mia auto e sono rimasto a notevole distanza (almeno 50 metri) in attesa che il Boldrini capisse la situazione, spostasse il ciclomotore e si allontanasse. Dopo 5 o 10 minuti il Boldrini ha capito che non c'era verso che io mi avvicinassi (stavo già cercando il numero della polizia sul mio cellulare) ed ha finalmente spostato il ciclomotore, entrando poi nel bar "Milleluci Caffè". Quando mi sono avvicinato alla mia auto per partire, ho lasciato l'allarme dell'antifurto inserito, ho bloccato le portiere e mi sono allontanato con la massima velocità possibile. Ho poi saputo che il Boldrini ha dato una versione decisamente diversa di questo spiacevole episodio, arrivando addirittura a denunciarmi. Non ho comunque avuto la sensazione che i poliziotti che mi hanno interrogato su questo episodio nell'autunno 2011 abbiano preso molto sul serio le dichiarazioni del Boldrini. 


"Punto 21". Il mio presunto atteggiamento persecutorio nei confronti del Boldrini si basa sull'errato presupposto che io sia un frequentatore abituale dei negozi del quartiere San Giovanni. Non è così: dal momento che lavoro presso Frascati, trascorro la maggior parte del mio tempo in quella zona (il mio orario di lavoro è di 8 ore e 10 minuti) e faccio la spesa nel centro commerciale "Tor Vergata", oppure nel centro "Porta di Roma". Solo in rarissime occasioni (ad esempio, riposo a casa per malattia) faccio la spesa nel centro commerciale "Le Coccinelle", sito nei pressi di casa mia.


Il Boldrini non sembra avere un lavoro regolare, anche se possiede un coupè Mercedes 1800, e dopo l'aggressione di piazza Zama si è rivelato una persona violenta, tant'è vero che ha patteggiato sei mesi di reclusione per lesioni e danneggiamento. Questo spiega perchè potrebbe non essere una persona molto ben vista tra i suoi conoscenti. E' più che naturale che il Boldrini stia cercando di cambiare palestra ed ambiente. Potrebbe essere opportuno, vista la sua situazione di pregiudicato, che il Boldrini cominci a frequentare questa categoria di persone. Ovviamente io non ho responsabilità alcuna dei problemi "sociali" del Boldrini. 


"Punto 22". E' interessante che il Boldrini denunci inspiegabili danni ai suoi mezzi di locomozione dopo i fantomatici incontri che egli avrebbe avuto con me. Incontri che, come ho già precisato, in realtà non sono mai avvenuti. A tale riguardo, posso affermare di aver notato la presenza di una "fascia di rispetto" di circa 50 metri attorno al bar "Milleluci Caffè", abitualmente frequentato dal Boldrini. In diverse occasioni, dopo aver lasciato l'auto parcheggiata di notte nei pressi del bar, la mattina dopo ho trovato uno specchetto rotto, oppure un pneumatico sgonfiato, oppure una lampadina fulminata (è possibile far fulminare le lampadine di un'auto sferrando pugni o calci ai fari dell'auto). In tre o quattro occasioni ho trovato il manicotto dell'acqua staccato. Purtroppo questo tipo di danno non è rilevabile subito, ma solo dopo alcune centinaia di metri, e mi ha costretto in più occasioni a far ricorso al carro attrezzi, ed a sostenere notevoli spese di officina.



 

"Punto 23". I fatti descritti nel blog sono relativi all'estate 2007, quando il Boldrini, dopo avermi aggredito a piazza Zama, non era stato identificato, e aveva minacciato di recarsi sotto casa mia per vendicarsi se io l'avessi denunciato. E' quindi più che naturale che nel giugno 2007 io abbia fotografato l'auto del Boldrini parcheggiata nei pressi di casa mia, e che abbia cercato di attirare l'attenzione dei passanti, lampeggiando e suonando il clacson, quando, in una serata di agosto del 2007, il Boldrini ha cercato di bloccare la mia auto con la sua Mercedes nella zona di Piazza Epiro.








"Punto 24, Commi "a", "b", "c". I problemi lamentati dal Boldrini (cambio di palestra, perdita del lavoro, allontanamento dagli amici) non sono attribuibili alla mia fantomatica persecuzione, ma al suo carattere chiaramente violento ed antisociale. Carattere che il Boldrini ha avuto ampiamente modo di evidenziare con l'aggressione di Piazza Zama del 2007.


"Punto 24, Commi "d", "e". Il fatto che il Boldrini si sia trasferito nell'abitazione della sua compagna e sia arrivato, dopo qualche mese, alla rottura del rapporto semplicemente perchè la sua compagna ha letto il mio blog non ha bisogno di ulteriori commenti, e non appare molto credibile. A mio parere le cause della rottura del rapporto vanno ricercate altrove: il Boldrini è una persona violenta, che non è in grado di condurre una normale vita sociale.


"Punto 24, Commi "f" e "g". E' comprensibile che il Boldrini abbia perso degli amici che hanno letto il mio blog. Ma le informazioni del mio blog sono corrette e documentate, e corrispondono a fatti che hanno portato il Boldrini a patteggiare una pena di sei mesi. Per migliorare le sue relazioni sociali, suggerirei al Boldrini di cercarsi amici amanti della violenza, come ad esempio i militanti di CasaPound o di altre organizzazioni di estrema destra. Frequentando organizazioni di estrema destra, il Boldrini potrebbe finalmente superare il suo attuale stato di isolamento sociale, e diventare un vero e proprio eroe, dedicandosi ad attività come la caccia la senegalese, oppure più banalmente alla "cinghiamattanza", simpatica attività praticata dai militanti di CasaPound.



"Punto 25". La denuncia penale del Boldrini in relazione ai fatti contenuti in questo documento ha comportato un mio interrogatorio, che ho sostenuto nel settembre 2011. I poliziotti che mi hanno interrogato non mi sono sembrati particolarmenete colpiti dal contenuto del mio blog, perchè questo riporta fatti veri, e non è possibile perseguire un blog che riporta fatti veri. Non credo che avrò conseguenze penali di quache rilevanza per i fatti denunciati nel blog. L'ipotesi più probabile mi sembra quella dell'archiviazione.






In diritto


Il blog che tratta dell'aggressione di Piazza Zama del 2007, e degli episodi successivi, non è diffamatorio, in quanto descrive episodi realmente accaduti, e documentati con tanto di fotografie. La fantomatica "persecuzione" attribuitami dal Boldrini, e attuata con insulti e minacce, non trova alcun riscontro nella realtà. Infatti, poichè il Boldrini è una persona violenta ed allenata nelle tecniche di arti marziali, non ho mai neanche pensato di avvicinarmi al Boldrini ad una distanza inferiore ai 30 metri. 


E' possibile che, fino all'aggressione di Piazza Zama del 2007, il Boldrini non abbia mai avuto problemi con la legge. Ma il comportamento del Boldrini a Piazza Zama (ha inchiodato bruscamente davanti alla mia auto per poi scendere e colpire violentemente il mio finestrino con un tirapugni, mi ha rotto il naso e gli occhiali con un calcio, è saltato sul cofano della mia auto, sfondando il parabrezza a calci, mi ha quasi staccato il lobo dell'oreccho usando un tirapugni, e poi si è allontanato minacciando ritorsioni se l'avessi denunciato) portano a ritenere che il Boldrini non sia esattamente "una brava persona". Del resto, se non fosse così, non si capirebbe perchè ha patteggiato sei mesi per l'aggressione di Piazza Zama.   


Le affermazioni sul Boldrini contenute sul mio blog non possono quindi essere considerate lesive del suo onore e della sua reputazione, perchè sono vere e documentate. Non ha alcun senso chiedere un risarcimento per la pubblicazione di queste affermazioni su un blog. L'eventuale turbamento provato dal Boldrini nel leggere sul mio blog la descrizione dell'aggressione di Piazzza Zama è comprensibile, ma non rimborsabile. "Chi è causa del suo mal pianga sè stesso ..."


Premesso quindi che nessun risarcimento può essere dovuto per la pubblicazione di un blog che riporta notizie vere, osservo che la cifra richiesta (100 euro ad accesso, per un totale di 170.400 euro) è semplicemente ridicola. Anche perchè il Boldrini potrebbe aver chiesto ad amici e conoscenti di cliccare sul blog, in modo da incrementare il contatore, con la promessa di una lauta percentuale sull'incasso. I tecnici di Google, che sono esperti in questo tipo di trucchi (infatti alcuni blogger cliccano sui loro stessi blog per aumentare gli introiti pubblicitari) davanti ad una simile richiesta direbbero, come un personaggio di un vecchio spot di Carosello: "Ma che c'ho scritto Giocondo?".

 




 Conclusioni

Commi "a)", "b)". I blog che descrivono l'aggressione attuata dal Boldrini nei miei confronti, contengono notizie vere e documentate, con tanto di fotografie, quindi non c'è nessun motivo per cancellarli. Mica siamo in Cina ...


Il fatto che i blog contengano affermazioni vere, ma lesive della reputazione del Boldrini, è un problema del Boldrini, non mio. Nascondere il passato, fare in modo che gli altri non vengano a conoscenza dei reati commessi, è un problema comune a tutti pregiudicati. E il Boldrini è un pregiudicato. Sinceramente, non vedo soluzioni.   


Commi "c", "d". In base a quanto già scritto in precedenza (e in particolare nei commi "a" e "b")  la richiesta di 170.400 euro per presunti "danni morali" in relazione al contenuto dei blogs è semplicemente ridicola.



Prove testimoniali



Commi "2", "3", "4", "5", "6". Come già detto, non ho la minima idea degli orari con i quali il Boldrini frequenta la palestra "Fortitudo" di via Lusitania. Inoltre, non ho alcun interesse ad avvicinarmi al Boldrini, che ritengo essere una persona estremamente pericolosa, che, dopo l'aggressione del 2007, ho fatto tutto il possibile per evitare. Inoltre, dal momento che lavoro a Frascati, ho dei grossi dubbi sul fatto che i miei orari di lavoro siano sovrapponibili con gli orari nei quali il Boldrini ha frequentato la palestra "Fortitudo".




Commi "7", "8", "9", "10". Non ho la minima idea di dove abiti il Boldrini.  Inoltre, non ho mai avuto occasione di incontrarlo nella zona di Largo Pannonia, dove il "soggetto" sostiene di abitare.


Comma "12". Non ho mai frequentato, per nessuna ragione, il negozio di ferramenta di piazza Epiro, perchè per le mie esigenze di bricolage mi servo dei magazzini Leroy Merlin di Tor Vergata o Porta di Roma.





Commi "14", "15", "16", "17", "18". Non ho mai frequentato il bar "Milleluci Caffè" di via Mauritania. In due o tre occasioni, transitando in via Mauritania con l'auto, ho notato la presenza del Boldrini nei pressi del bar. La presenza del Boldrini, del quale ho già ampiamente descritto la pericolosità, mi ha motivato a tenermi il più lontano possibile da quel bar.


Purtroppo, nella primavera 2011 si è verificato uno spiacevole episodio. Una sera avevo parcheggiato nei pressi del bar "Milleluci Caffè", e la mattina dopo, nel recarmi al lavoro, ho trovato, parcheggiato in doppia fila dietro alla mia macchina, un ciclomotore sul quale era seduto (indovinate un pò!) proprio il Boldrini. Ho attivato a distanza l'allarme dell'antifurto della mia auto e sono rimasto a notevole distanza (almeno 50 metri) in attesa che il Boldrini capisse la situazione, spostasse il ciclomotore e si allontanasse. Dopo 5 o 10 minuti il Boldrini ha capito che non c'era verso che io mi avvicinassi (stavo già cercando il numero della polizia sul mio cellulare) ed ha finalmente spostato il ciclomotore, entrando poi nel bar "Milleluci Caffè". Quando mi sono avvicinato alla mia auto per partire, ho lasciato l'allarme dell'antifurto inserito, ho bloccato le portiere e mi sono allontanato con la massima velocità possibile. Ho poi saputo che il Boldrini ha dato una versione decisamente diversa di questo spiacevole episodio, arrivando addirittura a denunciarmi. Non ho comunque avuto la sensazione che i poliziotti che mi hanno interrogato su questo episodio, nell'autunno 2011, abbiano preso troppo sul serio le dichiarazioni del Boldrini. 


"Commi 18, 19". Tenendo conto delle "tare" caratteriali del Boldrini, non mi meraviglia che questi abbia iniziato una relazione che è poi naufragata nel giro di pochi mesi. Ovviamente tutto questo non ha nulla a che fare nè con me nè con i miei blogs. Colgo l'occasione per osservare che, se la lettura dei mei blogs è stata sufficiente a far naufragare la relazione tra il sig. Boldrini e la sig.ra Di Salvo, questo relazione non doveva essere molto solida.




"Commi 20, 21". Il fatto che la  lettura dei blogs che raccontano le "imprese" compiute dal Boldrini a Piazza Zama abbia indotto nello stesso uno stato di depressione è comprensibile. Come diceva una vecchia canzone di Iva Zanicchi, "la verità ti fa male, lo so". Le soluzioni a questo problema personale del Boldrini esulano dall'ambito di questa causa. Magari il Boldrini potrebbe provare a rivolgersi ad uno psichiatra.




Nicola La Monaca, 24 settembre 2012