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giovedì 11 ottobre 2012

Prostituzione nel Municipio XI: l’amministrazione chiede di rifinanziare il progetto Roxanne

Prostituzione nel Municipio XI: l'amministrazione chiede di rifinanziare il progetto Roxanne

Secondo l'Assessore Beccari (SEL) "Il progetto Roxanne è fondamentale per sottrarre le prostitute dal racket. Non rifinanziarlo, sarebbe un delitto"

di Fabio Grilli - 10 ottobre 2012



Nel territorio del Municipio XI, non sono pochi i luoghi utilizzati dalle prostitute per appartarsi con i propri clienti.

LA PROSTITUZIONE NEL TERRITORIO. Alcuni li abbiamo trattati specificatamente. E' il caso di Largo Veratti, dove le prestazioni a pagamento si consumano a ridosso delle abitazioni; oppure, sempre in zona Marconi, abbiamo descritto la situazione di Largo Gibilmanna, laddove il fenomeno, fino alla recente bonifica, si consumava a ridosso della collinetta e del parcheggio antistante. Ma ci sono anche luoghi del tutto insospettabili, come gli scavi in via Padre Semeria, alla Garbatella. Ed altri particolarmente noti, come le carreggiate laterali della Cristoforo Colombo, o ancora la zona intorno a piazzale dei Navigatori.

LO SFRUTTAMENTO SESSUALE. Ognuna di queste situazioni, crea disagio, imbarazzo e degrado, per i residenti che sono costretti a subirle. Di conseguenza, ogni misura repressiva che, almeno temporaneamente, riesca ad arginare il fenomeno, viene ben vista dagli abitanti. Eppure, oltre alle disquisizioni in merito al ripristinato decoro, ci sono altri aspetti da prendere in considerazione, quando si parla di prostituzione.Tra questi, anche per effetto di importanti azioni di polizia che riescono a riaprire la questione, va sicuramente annoverato il tema dello sfruttamento sessuale.

IL PROGETTO ALEMANNO E ROMA CAPITALE. Uno degli strumenti di cui l'amministrazione capitolina, nel corso degli ultimi anni, si è dotata, è relativa al progetto Roxanne. Un servizio volto all'assistenza, alla prevenzione, ed alla costruzione d'un percorso insieme alle prostitute, che è finalizzato all'uscita di queste ultime da eventuali situazioni estorsive. Un progetto che, anche recentemente, è stato rimesso in discussione.


"Quando si insediò la Giunta Alemanno, una delle prime cose che disse l'Assessora Belviso - ricorda l'Assessore Municipale alla Politiche Sociali Andrea Beccari (SEL) - fu che, secondo lei, il progetto Roxanne era uno spreco di risorse. Come reazione, da parte nostra, che stiamo nei territori e vediamo tangibilmente qual è il destino delle vittime della tratta sessuale nelle nostre strade, fu una dura alzata di scudi, in difesa del progetto".

PROGETTO DEFINANZIATO. "Successivamente, quando la Giunta Alemanno, nel mese marzo, ha proposto il Bilancio comunale, ricorda l'Assessore municipale - ci siamo accorti che i fondi che dovevano essere destinati per finanziare il Roxanne, erano stati cancellati. Ora noi ci aspettiamo che, quando si avvierà la discussione sul bilancio, la Giunta faccia un passo indietro, accogliendo le nostre proposte di emendamento - avanzate per il tramite della Consigliera Gemma Azuni (SEL) - finanziando un progetto che è importantissimo perché ha prodotto negli ultimi anni la possibilità, per qualche centinaio di donne, di uscire dallo sfruttamento e dalle tratte".


LA GENESI DEL PROGETTO. Anche la Consigliera Azuni, recentemente, ha sottolineato la necessità di fare un passo indietro, da parte della Giunta, al fine di riconsiderare il finanziamento su un progetto che affonda le sue radici nella consigliatura precedente. "L'Amministrazione di Roma Capitale, già dal 1999, si impegnò con un programma di interventi che, partendo dall'art. 18 del Dlgs 286/98, fece nascere il Servizio Roxanne in favore di vittime della tratta, ovvero del traffico di esseri umani a scopo di sfruttamento - sessuale o lavorativo" ricorda la Azuni.


LO SPORTELLO E" LE UNITA' DI STRADA. Quindi è fondamentale che venga finanziato - riprende l'Assessore Beccari - poiché è un progetto importante, sia come sportello che agisce come punto di riferimento per le donne, che possono rivolgersi agli operatori per avere degli accompagni presso le strutture sanitarie e per avere delle consulenze legali, sociali e sanitarie; ma anche per le unità di strada che cercano di intercettare queste persone, proponendo anche dei servizi di prevenzione, attraverso la distribuzione di profilattici. Mediante il lavoro delle unità di strade si cerca di creare un contatto - chiarisce Beccari - al fine d'innescare, insieme a loro un, percorso accompagnato di fuoriuscita protetta, dallo sfruttamento. Per tutte queste ragioni - conclude l'intervista l'Assessore alle politiche sociali del Municipio XI. Sarebbe veramente un delitto non rifinanziare il progetto Roxanne".





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martedì 2 ottobre 2012

Le studentesse prostitute per necessità

05/06/2012 - E' allarme a Cagliari. Sempre più ragazze e signore si vendono per effetto della crisi. E la criminalità, stavolta, non c'entra

Le studentesse prostitute per necessità

Ne parla Matteo Vercelli su L’Unione Sarda. A Cagliari è scattato l’allarme prostituzione: sempre più donne e studentesse fuori sede, infatti, si vendono a causa della crisi economica. Dietro di loro non c’è nessuna organizzazione criminale, ma solo la paura di finire per vivere nella povertà. E nella disperazione.

LUCCIOLE IN CENTRO – Le lucciole sono comparse anche nei pressi di un liceo:
«Ho un figlio disoccupato e un marito disabile. Gli assistenti sociali mi hanno chiuso la porta in faccia. Per guadagnare i soldi necessari per sfamare la mia famiglia sono costretta a prostituirmi ». Arrivando così a farlo davanti a uffici regionali e al liceo Siotto, tra l’imbarazzo e il disappunto dei genitori degli studenti. La scelta del marciapiede è fatta per povertà e necessità. Il dramma, raccontato da una donna cagliaritana alle operatrici delle unità di strada, ha per teatro il triangolo tra viale Trento, piazza Sorcinelli e viale Trieste. «Negli ultimi mesi», spiegano le volontarie, «le prostitute sarde sono aumentate. Abbiamo notato dieci, quindici presenze nuove. Quasi tutte storie di povertà». Nessuna organizzazione criminale. Niente protettore o “maman”.
LE PROTESTE – L’attività delle nuove lucciole in aree molto frequentate ha generato il disappunto dei commercianti e dei residenti. Continua Vercelli su L’Unione Sarda:
Dietro i nuovi casi di prostituzione “nostrana” c’è la disperazione. Porta le donne, non più giovani, in strada a due passi dagli studenti. Perché la prostituzione non ha orario. E il marciapiede si popola anche a fine mattina. Capita così che i genitori vadano a prendere la figlia all’uscita del liceo Siotto di viale Trento sentendosi in imbarazzo. Protestano anche residenti, commercianti e dipendenti degli uffici pubblici. Loro, sole e senza reddito, oppure con un figlio a carico, ne farebbero a meno. Alcune sono costrette a convivere con la disoccupazione degli uomini di casa, marito e figli. Oppure hanno il compagno disabile. I sussidi a volte non bastano per arrivare a metà mese. E riuscire a mettere in piedi un pranzo e una cena diventa una tortura. «Chiedono aiuto», spiegano le operatrici di strada, «ai servizi sociali del Comune. Si sentono rispondere che le situazioni come la loro sono troppe. Impossibile dare una mano a tutte».

LE STUDENTESSELe operatrici di strada raccontano che sempre più studentesse fuori sede si vendono, in casa, per rendere meno gravosi i costi elevati della vita universitaria lontano da casa:
Una scelta triste e dolorosa. Arrivano dai loro quartieri, quelli popolari. Si prostituiscono durante il giorno. Mettere da parte qualche soldino non è facile. E comunque la notte sono a casa. Con le famiglie o nella loro solitudine. «Sono esperienze tristi, di forte disagio sociale. Raccogliamo il loro sfogo e se possibile interveniamo. Ma serve ben altro», commentano le operatrici delle unità di strada. Chiedono l’anonimato perché le interlocutrici non gradiscono che le loro storie vengano raccontate sui giornali. «Hanno una grande dignità », ricordano. Accanto alla prostituzione per povertà e necessità, sembra essere in aumento anche quella delle studentesse universitarie fuori sede. «Mantenersi in città non è facile», spiegano le operatrici volontarie. «Così queste giovani scelgono di ricevere i clienti a casa. Prestazioni sessuali a pagamento non molto frequenti ma dettate anche in questo caso dalla necessità». Fenomeno difficilmente quantificabile. «Sono parecchie. Ultimamente le cronache che raccontano di escort e festini in ville fanno apparire queste cose più normali. In molte si fanno trascinare. Per poi pentirsene per tutta la vita».

lunedì 1 ottobre 2012

Eur, ai piedi dei palazzi del potere le strade hard delle prostituzione

IL CASO

Minorenni, scambisti, trans. Vicino a Confindustria e a San Pietro e Paolo decine di lucciole sfidano e vanificano l'ordinanza del sindaco Alemanno

di LAURA SERLONI
Eur a luci rosse. Un quartiere invaso dalle lucciole. Ogni zona, un diverso tipo di prostituzione. In barba all'ordinanza Alemanno, quello che viene definito il mestiere più antico del mondo continua a proliferare nella periferia sud di Roma. Se fino a qualche tempo fa la Salaria deteneva il primato, adesso sembra che lo scettro sia stato ceduto alla zona dell'Eur. E ai piedi dei palazzi del potere si consumano, a qualsiasi ora del giorno e della notte, rapporti fugaci.

I trans gravitano intorno al Fungo, a due passi dal Palalottomatica. È noto in tutta la città che hanno qui il loro quartier generale. C'è un vero e proprio via vai di macchine già dal primo pomeriggio. Si appoggiano alle panchine delle aree verdi che costeggiano le prestigiose ville del quartiere o passeggiano lungo via Iran, via Nepal, via Libano che sono diventate le strade del sesso. Buie. I lampioni sono spenti e a pochi metri ci sono case da milioni di euro.

Ad ascoltare i racconti dei trans ci sono personaggi noti dai politici agli attori fino ai manager che arrivano al Fungo. Si appartano in macchina o nei giardinetti che si affacciano sulla Colombo, consolare dove ogni giorno passano migliaia di macchine.

Basta spostarsi di poche centinaia di metri per trovare le romene in via dell'Oceano Pacifico e viale Egeo: stazionano sull'intera estensione del marciapiede fino a viale del Ciclismo e viale dei Primati Sportivi. Giovani, alcune sembrano persino minorenni. Strizzate in corpetti, inguainate in fuseaux di pelle e avvolte da micro shorts occhieggiano ai passanti e si tuffano in mezzo alla carreggiata appena avvistano dei fari: "Vieni bello, trenta tutto". In sei, giovedì notte, si sono divise il "mercato" lungo viale Europa proprio sotto le finestre della vicesindaco, Sveva Belviso.

Viale della Tecnica è territorio delle italiane ormai attempate. Aspettano i clienti nel grande posteggio, poi si appartano negli angoli più bui ma arrivano anche a rintanarsi nei portoni dei palazzi. A volerle contare, mercoledì notte, erano quasi una quindicina, in attesa dei clienti davanti ai prestigiosi palazzi di viale Tupini e alla basilica di San Pietro e Paolo. Non c'è via o chiesa che si salvi dalle professioniste del sesso a pagamento. A poco o nulla è servito il taglio dei rami degli alberi sulla scalinata che porta alla Basilica, dove le prostitute consumano rapporti con i clienti. Passa più luce, ma lì ci vanno lo stesso.

In pieno giorno ancheggiano in piazza Gandhi, vicino alla sede di Confindustria tra uomini in ventiquattr'ore e manager vestiti di blu. Un altro tipo di mercato a luci rosse in via di Val Fiorita davanti al parco del Turismo e a pochi metri dalla sede dell'Eur spa, controllata dal ministero dell'Economia: a vendere il proprio corpo in questa zona sono i maschi.

Area che vai, prostituzione che trovi. Nel parcheggio tra via dell'Architettura e via della Scultura e dietro l'archivio di Stato, ecco gli scambisti. Dopo la mezzanotte c'è un girotondo di macchine. Si alzano i fari, si lampeggia due volte. Un linguaggio cifrato ma tra il popolo del sesso "alternativo" è tutto molto chiaro. La macchina, allora, lascia il posteggio e segue l'altra coppia. Insomma l'Eur è ormai zona di prostituzione. Di giorno le "lucciole" sono un po' meno luminose, ma comunque sempre presenti. Così il quartiere è diventano terreno fertile per i guardoni che si annidano in ogni angolo.

Molte le proteste. Un anno fa ci fu una fiaccolata per dire basta al degrado. I consiglieri del Municipio XII, Matilde Spadaro e Vincenzo Vecchio, avevano anche depositato una mozione al parlamentino di via Silone per chiedere la zona a traffico limitato contro le lucciole. Insomma divieti di sosta, occhi elettronici per interdire l'accesso alle auto in modo da bloccare il via vai dei clienti. Una stretta per restituire vivibilità alle strade del quartiere che di notte si trasformano nel "boulevard dell'amore" con numerosi disagi per i residenti e problemi di sicurezza. 
 
(14 luglio 2012)

Nove milioni di italiani vanno a prostitute

Tommaso Canetta

Sono lo stesso numero degli abitanti della Svezia. I recenti casi violenza e sfruttamento riaprono il dibattito sul mercato del sesso a pagamento. Che viene regolamentato in Germania, Olanda e in parte anche in Spagna. E proibito a Stoccolma. L'Italia sceglie l’ipocrita via di mezzo: chiudere un occhio.





Donne obbligate a prostituirsi, schiave contro la propria volontà, oggetti di proprietà da vendere o mettere in palio. Ragazze minorenni gettate nel mondo del sesso a pagamento e costrette ad abortire quando capita “l’incidente”. Due casi di cronaca riportano l’attenzione sul tema della violenza nel mondo della prostituzione.

A Roma sono stati arrestati dai carabinieri otto rumeni, tre donne e cinque uomini, accusati di aver creato un’associazione criminale per la tratta degli esseri umani e lo sfruttamento della prostituzione. La banda convinceva giovani connazionali a venire in Italia con la promessa di un lavoro, salvo poi privarle dei documenti e obbligarle a prostituirsi. Alcune donne sono state marchiate a fuoco, come il bestiame, con le iniziali del “proprietario”. Venivano anche usate come “posta” nel gioco d’azzardo. A Licata, in provincia di Agrigento, i militari dell’Arma hanno chiuso un night club dove, questa è l’accusa, veniva gestito un giro di prostitute rumene, anche minorenni. Una di loro sarebbe stata costretta ad abortire.

Il mercato del sesso in Italia si trova in un limbo tra legalità e proibizione. La legge non punisce penalmente la prostituzione, ma condanna il favoreggiamento, l’induzione, lo sfruttamento, la prostituzione minorile. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Delle 50-70 mila prostitute presenti in Italia (dati del 2010 forniti dalla commissione affari sociali della Camera), il 65% esercita in strada, una percentuale che oscilla tra il 5 e il 10% è vittima dello sfruttamento e le minorenni sarebbero addirittura tra il 10 e il 20% (dati del Gruppo Abele di don Ciotti). Il numero dei reati subiti dalle prostitute, al netto di sfruttamento e violenze da parte dei “papponi”, è impressionante: furti, rapine, pestaggi, stupri, omicidi. Non esiste un dato aggregato, ma anche solo guardando le notizie di cronaca nera – e molti reati non vengono denunciati e quindi scoperti - emerge una situazione preoccupante. Anche da un punto di vista sanitario la mancanza di controlli crea numerosi problemi: su nove milioni di clienti, un’ampia maggioranza chiede di non usare il preservativo (addirittura l’80% secondo i dati del Gruppo Abele). E tra le prostitute, specie a seguito dell’ingresso nel mercato di moltissime stranieri irregolari, aumentano i casi di Hiv, senza contare le malattie sessualmente trasmissibili meno gravi ma più diffuse.

Per far fronte ai problemi di sfruttamento, criminalità, degrado urbano e allarme sanitario, altri Stati europei hanno adottato un modello “regolamentari sta” della prostituzione. Il caso più noto è quello dell’Olanda. Qui la prostituzione non è mai stata penalmente perseguibile, ma dal 2000 è divenuta un’attività perfettamente legalizzata ed è diventato legale anche aprire “case di tolleranza”. Le prostitute devono aver compiuto i 18 anni di età e devono essere residenti regolarmente in Olanda. L’attività viene controllata dalla polizia, dal fisco e dai servizi sanitari. I comuni decidono quali zone adibire all’esercizio della prostituzione e la polizia le presidia per evitare episodi di microcriminalità. Ad esercitare in strada è una esigua minoranza (meno del 5%). Non tutto funziona perfettamente, l’attività per sua natura è difficile da regolamentare, specie ai fini fiscali. Sacche di sfruttamento permangono, ma potendosi concentrare su queste l’attività di polizia è più efficace.

Anche la Spagna, paese di tradizione cattolica come l’Italia, ha regolamentato il mercato del sesso, anche se con qualche ripensamento. Nel 1995 il governo socialista di Felipe Gonzalez Marquez decise la depenalizzazione delle attività collaterali alla prostituzione, creando di fatto una situazione di tolleranza anche per i bordelli. Nel 2003 il governo popolare di Felipe Aznar cancellò la depenalizzazione, ma molte autonomie locali decisero di proseguire il percorso iniziato nel 1995 provvedendo a regolamentare lo svolgimento dell’attività al chiuso. Oggi in Spagna da un lato si cerca di contrastare la prostituzione su strada (una recente legge catalana in materia ha sollevato un aspro dibattito), dall’altro si vanno diffondendo locali a luci rosse, noti come “casas de alterne” o “club”. A Valencia, notizia recente, una scuola per prostitute (l’Academia del placer) ha lanciato lo slogan “Se sei giovane e non trovi lavoro, diventa prostituta”, facendo nascere una polemica. In ogni caso, nei “club” l’uso del preservativo è obbligatorio e sono garantiti controlli di ordine pubblico e di carattere sanitario. Rimangono però dei problemi di evasione fiscale e sporadici fenomeni di “tratta” di esseri umani.

Il paese con il maggior numero di prostitute in Europa, secondo le stime, è la Germania dove sono circa 400mila. Nel 2002 è stato depenalizzato il favoreggiamento, e la prostituzione è stata equiparata a un qualsiasi altro lavoro. Chi si prostituisce può scegliere un inquadramento da lavoratore autonomo o dipendente, deve pagare le imposte sul reddito e l’Iva, e le case di appuntamenti sono imprese registrate. Sono obbligatori i controlli sanitari e l’uso del preservativo. Visto il numero elevato di soggetti coinvolti nel mondo della prostituzione rimangono problemi di attuazione della legge, e i pagamenti in contanti favoriscono l’evasione. Per questo alcune amministrazioni locali chiedono come tassa una somma forfettaria. I comuni hanno inoltre la facoltà di vietare la prostituzione in specifiche aree.

Oltre a questi, altri Stati in Europa (Ungheria, Austria, Grecia, Lettonia, Svizzera e – in parte – l’Inghilterra) hanno adottato diverse forme di regolamentazione. Diametralmente opposto l’approccio alla prostituzione nei paesi scandinavi, noto anche come modello “neo-proibizionista”. Nato in Svezia nel 1999, e successivamente adottato da Islanda prima e Norvegia poi (2009), si fonda sull’idea che la prostituzione è sempre una violenza dell’uomo sulla donna, anche quando questa afferma di essere consenziente. La conseguenza è la criminalizzazione del cliente e non della prostituta (come invece accade in molti Stati dell’est Europa), anche attraverso un forte stigma sociale: chi viene sorpreso a ricercare sesso a pagamento viene pedinato e fotografato, gli viene spedita una lettera a casa e al processo viene fatto sedere al fianco degli eventuali sfruttatori, per fargli capire da che parte ha deciso di stare. Questa politica repressiva sembra funzionare, anche perché gode dell’appoggio di quasi l’80% dei cittadini (che a proposito si sono espressi in ben 5 referendum): il fenomeno della prostituzione è praticamente scomparso, spostandosi negli Stati vicini.

Quale che sia il modello che si decide di scegliere, regolamentarista o neo-proibizionista, di sicuro va accantonato quello attualmente in vigore in Italia (chiamato “abolizionista”). Il prezzo che viene pagato alla criminalità, alla violenza, al degrado e alla diffusione delle malattie è molto più alto che non dove si è deciso di operare una scelta netta. Certo, da un lato il modello regolamentarista trova un ostacolo quasi insormontabile nell’opposizione della Chiesa e nella “morale pubblica” italiana. Dall’altro il modello neo-proibizionista si scontra col fatto che i paesi scandinavi hanno una cultura e un tessuto sociale non comparabili all’Italia. Senza contare che il numero di italiani che hanno rapporti sessuali regolari con prostitute (per passare alla “morale privata”) è uguale al numero degli svedesi. Di tutti gli svedesi: 9 milioni.

Aurelia, il regno delle prostitute. "Sulla strada comprata dai clan"

IL RACCONTO

Ogni giorno blitz e arresti: quest'anno liberate già 12 ragazze. Dalla Salaria alla Colombo, sino all'Esquilino: una guerra senza fine in tutta la città

di MASSIMO LUGLI

"Io lavoro da sola. Niente protettore. Mai avuto uno. Una volta sola hanno provato a rapinarmi, a Milano, ma ho preso il numero di targa e li ho denunciati. Qui non ho mai avuto guai quanto alle mie amiche... Beh, non lo so, ognuna si fa gli affari suoi".

Giorgiana strizza gli occhi per difendersi dal sole e fa una smorfia da monella. Magra, lunghe gambe abbronzate, un viso da ragazzina, aspetta i clienti nel tratto di Aurelia che va da Mondo Convenienza fino a Ponte Massimino, proprio la fetta di strada venduta per 10mila euro a una banda di sfruttatori rom sgominata, due giorni fa, dai carabinieri del colonnello Rosario Castello, comandante del gruppo di Frascati. Un episodio unico su cui gli investigatori stanno cercando di vedere più chiaro, anche per capire se altri tratti delle consolari siano state al centro di una compravendita simile. Il solo precedente fu scoperto, alla fine di dicembre, proprio dai carabinieri di Frascati ai Pratoni del Vivaro: nove persone in carcere tra cui il proprietario di un'area di pic nic dove i transessuali, per "lavorare", sborsavano una tangente "una tantum" che andava dai mille ai 3mila euro oltre a un "pizzo" che oscillava dai 30 ai 50 euro giornalieri.


"Non pensiamo che il mercato sia gestito, in monopolio, da grosse organizzazioni che si dividono il territorio, si tratta, piuttosto, di piccole gang indipendenti, spesso a gestione familiare, che si accordano o entrano in conflitto tra loro  -  spiega il colonnello Castello  -  i romeni di etnia rom sono particolarmente brutali, nei metodi di sfruttamento delle ragazze che trattano come merce, spendono pochissimo per vitto e vestiti e trattengono quasi tutto il guadagno. È una malavita molto aggressiva, che si dedica anche a furti e rapine in villa". L'arma delle espulsioni (che teoricamente vale anche per i cittadini comunitari, quando si riesce a provare che vivono di reati o prostituzione) funziona pochissimo: i romeni tornano al loro paese e dopo pochi mesi rientrano in Italia. Le ordinanze dei comuni contro la prostituzione hanno perso gran parte della loro efficacia: le ragazze, inizialmente, sono sparite, poi sono tornate con un abbigliamento più castigato e, ultimamente, hanno ripristinato corsetti inesistenti e minigonne inguinali. Come Gioiana.

"Non ho mai sentito dire che questo tratto di Aurelia fosse stato venduto  -  si stupisce (e se recita è da Oscar)  -  a me nessuno ha chiesto niente". La storia di questa ragazzina ventiduenne approdata dalla Romania in cerca di un po' di stabilità economica è simile a tante altre, ammesso che si riesca a districare qualche brandello di verità dal solito impasto di bugie: due figli di 4 e 2 anni, un divorzio, una mamma che riceve il denaro e ignora (o finge di ignorare) da dove provenga, una media di 30 euro a cliente e di 200 a sera, se va bene, proposte continue di "fare" senza profilattico per 70 o 100 euro: "Ma io non ci sto, ho dei figli a cui pensare, non posso ammalarmi". Il piagnisteo standard di tante schiave del sesso che spesso nemmeno sanno di esserlo.

Auto avanti e indietro sull'Aurelia, pericolosi rallentamenti nel tratto "venduto" qualche ragazza che fa capolino e si rintana alla vista dell'auto dei carabinieri. Un tipo untuoso, alla guida di una vecchia Punto grigia, accosta, viene fermato ma se la cava con un rimbrotto e va via, grato: "Se dovessimo contestargli la violazione dell'ordinanza sulla prostituzione da strada rischieremmo di perderci mezza giornata" taglia corto il capitano Emanuela Rocca, comandante della compagnia di Tivoli, che ci accompagna nel tour nelle nuove frontiere del piacere a tassametro. Un business secondo solo a quello della cocaina e che produce una lunga serie di reati: dallo sfruttamento alle violenze, dalla riduzione in schiavitù fino alle rapine per ritorsione quando qualcuno sconfina o tenta di invadere il territorio altrui.

Le zone più gettonate, oltre all'Aurelia, la Salaria o la Colombo, sono l'Esquilino, Prati Fiscali, Pratoni del Vivaro, la Polense. Per i carabinieri è una guerra senza fine e i dati parlano chiaro: 45 arresti per sfruttamento nel 2011 e già 27 nel 2012, 30 ragazze liberate l'anno passato e quindici da gennaio a maggio, 107 prostitute denunciate per atti osceni o inosservanza del foglio di via nel 2011 e 27 nel 2012. Le multe che colpiscono le ragazze (378 nel 2011, già 212 quest'anno), ovviamente, non verranno mai pagate. Quelle dei clienti (173 l'anno scorso e 74 quest'anno) hanno smesso di essere uno spauracchio. Le ragazze sono al 70 per cento romene, con un 10 per cento di nigeriane, un 10 per cento di italiane, un 5 per cento di "viados" e un altro 5 per cento costituito da una macedonia di nazionalità ed etnie. "Per abolire la prostituzione, bisognerebbe abolire gli uomini" sentenziava Maria Teresa d'Asburgo. Un paradosso blasè.... forse.
(18 maggio 2012)

Roma va a puttane

Non è un'affermazione metaforica: è proprio letterale. Ecco la mappa, realizzata dal Alemanno, con la distribuzione delle prostitute sulle strade di Roma, la tipologia (donne o trans), il numero dei controlli antiprostituzione, ecc.



Perchè Alemanno ce l'ha tanto con le puttane? Non ci sarebbero obiettivi più importanti? Ad esempio, Roma è piena di cravattari e criminali di ogni specie, ogni tanto lungo le strade della capitale ci scappa un morto ammazzato. La risposta è semplice: cravattari e criminali sono pericolosi, quelli te menano o te sparano. Le puttane invece no. Al massimo danno una borsettata in testa al vigile di turno, e rimediano una denuncia per resistenza a pubblico ufficiale. In più i clienti sorpresi con le prostitute sono multabili, e con queste multe il Comune rimedia un sacco di soldi.

Così, Alemanno ha deciso di mettere a disposizione dei romani questa mappa con la dislocazione precisa delle puttane lungo le strade di Roma. Molto meglio di una mappa delle corse dell'ATAC, no? Grazie , Alemanno. Ancora una volta hai reso un servizio pubblico ai cittadini romani.

venerdì 28 settembre 2012

Roma: volete combattere la tratta? Regolarizzate la prostituzione e chiudete i Cie!



 

Da pochi minuti ho letto la notizia di una donna picchiata e bruciata viva a Roma. I giornali la identificano come la “prostituta rumena”, un’espressione che ci ricorda che nella società in cui viviamo noi siamo il nostro lavoro, il nostro titolo, la nostra qualifica ancor prima di esser persone.

Per me Michela, questo è il nome con cui è conosciuta, è prima di tutto una donna che sta rischiando la vita perché qualcuno ha deciso di darle fuoco. Io non conosco la sua storia, non so se era costretta a prostituirsi, se lo faceva per motivi economici o altro, so solo che ciò che le è successo non può essere semplificato come un regolamento di conti tra bande rivali che gestiscono la prostituzione o un’intimidazione. L’atroce violenza che ha subito questa donna ci dice molto altro.

Il segretario del Pd Roma, Marco Miccoli, dichiara che “il grave fatto di sangue avvenuto questa notte alla Borghesiana è l’ennesima dimostrazione di come la prostituzione a Roma sia sempre più un fenomeno dilagante e in crescita” e ci ricorda che un mese fa c’è stata una manifestazione dei cittadini dell’Eur contro “la prostituzione imperante nelle strade del quartiere”.

Quindi, in poche parole, ci si dice che Michela è stata bruciata perché faceva la prostituta: se te ne vai a zonzo per la città di notte, nelle strade buie, poco trafficate, a offrire servizi sessuali a chiunque come puoi non pensare di essere il bersaglio di qualche squilibrato? Se se ne stava a casa a fare la maglia questo mica le succedeva? O no?

E’ come dire che lo stupro accade per l’uso imperante della minigonna, dei jeans stretti, delle maglie scollate e dei tacchi alti. E’ come dire che una donna viene ammazzata da suo marito perché lo voleva lasciare, lo voleva denunciare. Se stai insieme a lui, sopporti le botte, le umiliazioni e le segregazioni nulla ti può accadere di male. O no? E’ come dire che l’essere prostituta giustifica di per sé ogni violenza che subirai.

E se a questo aggiungiamo che Michela è rumena, abbiamo chiuso il cerchio delle discriminazioni (donna-prostitura-rumena). Dato che per Miccoli la colpa è della prostituzione invita a dare un “impulso alla lotta” affinchè ce ne si liberi. Il segretario però non ricorda che questa lotta già c’è, che le ordinanze per il decoro nelle strade esistono, che le campagne di demonizzazione delle prostitute ci invadono, che le campagne per la moralità, quella sì imperante, sono fatte da chiunque, destra-sinistra-centro-lato, e che proprio questi elementi hanno portato le prostitute a spostarsi sempre di più nelle zone periferiche, marginalizzandole e rendendole sempre più esposte a ogni tipo di violenza.

La prostituzione non è mai stata accettata né come lavoro né come scelta. E’ sempre stata vista solo come un ricatto, un sopruso. Non nego che la tratta esista e che sia un cancro da debellare, non nego che Michela potrebbe esserne vittima, ma non capisco come queste ordinanze possano in qualche modo aiutare queste donne ad uscirne, possibilmente vive. Obbligare una prostituta a vestirsi in modo meno provocante, marginalizzarla nei sobborghi più degradati la aiuterebbe a liberarsi dai suoi ricattatori? Davvero lo credete possibile? E se Michela fosse una prostituta autodeterminata e dunque avesse scelto questo mestiere, pensate davvero che meriti queste violenze? Che meriti l’essere privata di qualunque diritto, dato che la prostituzione non è riconosciuta come lavoro?

Sono anni che le/i sex workers chiedono a questo paese di riconoscergli lo stato di lavoratori, di garantirgli quei diritti che li tutelerebbero molto di più delle ordinanze di decoro e cavolate varie. Ma probabilmente, e questo è il mio pensiero, qui non si vuole combattere la tratta, ma salvaguardare la finta moralità di un paese che è cattolico. Quello che i sindaci fanno è spostare le prostitute, come si spostò la munnezza a Napoli, dalle zone centrali a quelle periferiche, da quelle periferiche a quelle maggiormente degradate e così via, senza mai risolvere il problema dello sfruttamento delle vittime della tratta da un lato e della regolamentazione delle prostitute autodeterminate dall’altro.

Inoltre, forse Miccoli non lo sa, ma ci sono anche tante donne che per scappare dai loro paesi lacerati dalla guerra e dalla fame, pagano delle madame per raggiungere il paese più vicino in cui pensano di avere possibilità di riscatto. Ma 50milioni, questo è costo del viaggio, è difficile da racimolare e quindi che succede? Che la madame anticipa e poi, una volta arrivata in un paese come il nostro, senza documenti, né un posto di lavoro, cosa crede che queste donne possano fare per ripagarla? La prostituzione è l’unica possibilità. Aveva mai pensato, signor segretario, che il razzismo, la chiusura delle frontiere, i Cie, le deportazioni se da una parte non impediscono a persone disperate di raggiungere le nostre sponde, pensando di essere in un paese civile che poi si dimostrerà altro, incentivano dall’altro canto l’immigrazione clandestina e lo sfruttamento sessuale?

Lei cosa farebbe, signor segretario, se volesse scappare dalla miseria ma non avesse nè soldi nè conoscenze? A mio avviso la tratta si combatte in tanti modi, permettendo alle immigrate di accedere al permesso di soggiorno, di veder riconosciuti i loro titoli di studio, combattendo il razzismo che porta gli/le immigrat@ a svolgere i lavori che gli/le italian@ non vogliono più fare, con tanta educazione sessuale che insegnerebbe il rispetto dell’altro, con la regolamentazione della prostituzione e il riconoscimento di diritti indispensabili per la tutela dell’individuo, ed ect. Non con securitarismi, ordinanze e cacce alle streghe,che puzzano di fascismo e paternalismo.

P.S. L’ultimo mio pensiero lo lascio a Michela nella speranza che le sue condizioni migliorino e presto possa uscire da quell’ospedale.

Roma. Prostituta data alle fiamme: ‘Aguzzini? Non li conosco’


Fiamme e terrore sono ancora nei suoi occhi e ricorda tutto quello che è successo ma, impaurita, ha detto di non conoscere i suoi aggressori.
 


- Redazione14 settembre 2012È ancora sotto choc la prostituta romena di 22 anni che l'altro ieri notte è stata picchiata a sangue e bruciata in strada nel quartiere della Borghesiana, a Roma.

Le sue condizioni migliorano lentamente, mentre continuano le indagini dei carabinieri negli ambienti della prostituzione.
Michela, così come è conosciuta la ragazza qui in Italia, ha ricevuto ieri in ospedale anche la visita del ministro per l'Integrazione e la Cooperazione Andrea Riccardi.

La giovane ha avuto un primo breve colloquio con gli investigatori, che quando starà meglio la riascolteranno per avere così un quadro più chiaro e verificare con maggiore attendibilità le sue dichiarazioni.

Michela resta in gravi condizioni e con ustioni su oltre il 50% del corpo, ma è vigile e si dice molto preoccupata che la madre in Romania scopra il lavoro che faceva in Italia. Per i carabinieri a pestare e dare fuoco alla ragazza sono stati «criminali di spessore e pronti a tutto», anche per «l'efferatezza» del gesto.

A temere ritorsioni sono le altre prostitute, che pure ora sono al sicuro, le quali hanno assistito all'aggressione e prestato i primi soccorsi, diventate testimoni-chiave della vicenda.
I militari hanno inoltre acquisito le immagini delle telecamere della zona: le più vicine non si troverebbero comunque sulla strada dove è avvenuta l'aggressione.

La vicenda ha scosso Roma e non solo.

Oggi il ministro per l'Integrazione e la Cooperazione Andrea Riccardi ha fatto visita alla giovane, ricoverata all'ospedale Sant'Eugenio.

«Sono venuto qui per testimoniare la presenza del governo e la mia personale condanna per questo gravissimo attentato alla vita e al corpo di una giovanissima ragazza straniera – ha spiegato Riccardi -. Dobbiamo dire basta a episodi come questo, che avvengono a Roma come in altre parti del Paese».

«Uomini senza scrupoli hanno giocato con il suo corpo e poi l'hanno bruciato come fosse non una persona ma una cosa.
È poco più di una bambina – ha detto il ministro uscendo dall'ospedale -, ha gli occhi grandi e gli atteggiamenti di una bimba».

Riccardi si è fermato a parlare con i medici a lungo, in particolare con il primario del Centro grandi ustionati dove è ricoverata la giovane.

Roma, sfruttamento della prostituzione: in manette 11 cittadini romeni


Pubblicato il 15 mag 2012 da Daniele Particelli
carabinieri_automobile



Undici cittadini romeni, otto uomini e tre donne, sono stati arrestati dai carabinieri di Tivoli con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, riduzione in schiavitù e tratta di giovani donne romene reclutate nei territori d’origine e avviate alla prostituzione sulle strade della Capitale.

La modalità di adescamento, confermano le autorità, era sempre la stessa: la banda attirava in Italia giovani connazionali con la promessa di un lavoro stabile e non appena la giovani arrivavano nel nostro Paese venivano loro confiscati i documenti. Era l’inizio dell’incubo.

Le giovani venivano private della loro libertà personale, ridotte in schiavitù e sottoposte a qualunque tipo di violenze, costrette a prostituirsi e a consegnare i guadagni ai loro aguzzini. Non solo: venivano scambiate e “rivendute” tra le varie organizzazioni, addirittura messe in palio come premi nei giochi d’azzardo. E, in almeno un caso, le violenze sono sfociate in una marchiatura a fuoco: una di loro, circa tre anni fa, è stata marchiata con le iniziali del suo aguzzino.

Foto | ©TMNews


Stanca di versare soldi e subire minacce denuncia il "protettore" e lo fa arrestare

PROSTITUZIONE

In manette un 33enne che approfittava del suo lavoro da conducente di bus diretti in Romania per conoscere giovani donne e avviarle alla prostituzione


Approfittava della sua attività di conducente di autobus diretti in Romania per conoscere giovani donne romene da avviare alla prostituzione. È stata una 22enne a trovare il coraggio di denunciare il fatto agli agenti del commissariato San Basilio, diretto da Adriano Lauro. Dalle dichiarazioni della giovane è emerso che la vicenda ha avuto origine nell'agosto scorso, quando la vittima, che esercita da qualche tempo la prostituzione in Italia, perso un volo che da Ciampino doveva riportarla in patria per una visita ai genitori, si è rivolta a un amica per trovare una soluzione alternativa. L'amica, a sua volta, l'ha invitata a contattare un suo conoscente addetto al servizio di trasporto per la Romania tramite minibus. E' proprio con la conoscenza dell'uomo, in seguito identificato per N.S., romeno di 33 anni, che sono iniziati i suoi problemi. N.S., infatti, avuto il numero del suo cellulare, le ha chiesto di ospitare per qualche tempo una giovane connazionale nella sua abitazione, dove la stessa avrebbe dovuto prostituirsi. La cosa è andata avanti per qualche tempo, con la ragazza costretta a cedere tutto il ricavato, sotto la minaccia di gravi ripercussioni ed anche di percosse, ad N.S., fino a quando l'uomo l'ha ceduta ad un'altra organizzazione.

Venuta meno questa 'fonte di reddito', l'uomo ha iniziato a minacciare la giovane conosciuta in occasione del viaggio, imponendole di consegnargli tutti i soldi della sua attività, con la minaccia di gravi ripercussioni verso la famiglia in Romania. A questo punto alla ragazza non è rimasto altro che denunciare la vicenda alla polizia. Gli investigatori del commissariato San Basilio, a questo punto, hanno iniziato le indagini che hanno permesso dapprima di identificare compiutamente l'uomo, già conosciuto dalle forze di polizia e di acquisire e significativi elementi che hanno confermato le dichiarazioni della giovane. E' scattato quindi il blitz. 

Venuti a conoscenza dell'ennesimo appuntamento per la consegna del denaro, i poliziotti hanno effettuato un servizio di appostamento e pedinamento, nel corso del quale, a breve distanza dai due, hanno constatato la consegna delle banconote da parte della giovane ad N.S. Subito intervenuti, sono riusciti a bloccare l'uomo ancora in possesso del denaro, in precedenza contrassegnato. Condotto presso gli uffici del commissariato, il 33enne romeno è stato arrestato per sfruttamento della prostituzione. 
 
(25 settembre 2012)

giovedì 27 settembre 2012

Prostituta bruciata in strada a Roma «Punita perché voleva ribellarsi»


di Luca Lippera
ROMA - La scena, in via di Rocca Cencia, un lembo di quasi campagna tra la Prenestina e la Casilina, l’hanno vista in tanti:il corpo di una prostituta romena che fumava a terra come un tizzone, la ragazza che urlava e si contorceva per il dolore, le colleghe che le strappavano furiosamente i vestiti e tentavano di soffocare le fiamme con le mani premendole sulle gambe, sulle braccia e sul basso ventre della vittima.

Pochi istanti prima, Mihaela Roznov, 22 anni, originaria di Botosani Romania settentrionale, redditi da miseria, venti e gelo che scendono senza sosta dalle steppe dell’Ucraina era stata aggredita da due uomini che sono spuntati dal buio con i cappucci di altrettante felpe sulla testa. «L’hanno presa a pugni e a calci hanno detto più tardi le amiche dell’immigrata Quando l’hanno vista a terra, le hanno buttato addosso qualcosa (benzina, ndr), le hanno dato fuoco e sono scappati a piedi per i campi». Gli sconosciuti, per ora, non sono stati né trovati né identificati.

La giovane, soccorsa dai passanti e da una pattuglia dei carabinieri di Tor Bella Monaca, è ricoverata all’ospedale Sant’Eugenio in pericolo di vita: ustioni di terzo grado sul cinquanta per cento del corpo, la minaccia di una setticemia che potrebbe stroncarla, la prospettiva di chissà quante operazioni nel tentativo di ricostruire la pelle. «Ho paura che possano farmi ancora del male ha detto l’immigrata con un filo di voce ad Aldo Forte, assessore regionale alle Politiche sociali, che le ha fatto visita offrendole assistenza Ero venuta in Italia per fare un altro lavoro. Ma sono finita così».

Via di Rocca Cencia, al di là del Raccordo e della Borghesiana, non è lontana da Castelli. Non a caso le indagini sono in mano ai carabinieri del gruppo di Frascati guidato dal colonnello Rosario Castello. L’aggressione, e su questo non c’è dubbio, è legata all’inferno della prostituzione. Ma alla base di tanta barbarie, per gli investigatori, possono esserci più di una ragione. Mihaela Roznov, orfana di padre, è in Italia da circa quattro anni. «Può darsi che una delle bande che controllano il mercato del sesso dicono i carabinieri abbia voluto mandare un messaggio animalesco a un gruppo rivale. Ma non si può escludere la possibilità che la giovane si fosse messa in testa di lavorare da sé e che qualcuno abbia deciso di punire una schiava che non voleva più essere tale».

L’anno scorso la romena fu rapinata sempre a Rocca Cencia e non restò con le mani in mano. Telefonò al 113 e gli agenti del commissariato Casilino fermarono due marocchini. Ma i carabinieri per ora escludono una vendetta a scoppio ritardato, perché, osservano, «i due sanno che sarebbe stato quasi automatico pensare a loro». Piuttosto il punto, per gli investigatori, è il clima che regna nel dedalo urbanistico e sociale che dalla periferia est si estende fino alla Valle dell’Aniene, alcuni chilometri più a nord.


Pochi mesi fa, vicino Tivoli, gli uomini dell’Arma scoprirono una prostituta romena marchiata a fuoco dagli sfruttatori e l’anno scorso diciannove connazionali, tutti della Borghesiana, furono arrestati per una serie di rapine in villa che avevano un unico denominatore: la ferocia. La stessa che occorre per dare fuoco a una prostituta dal viso d’angelo e sfregiarla finché avrà respiro.
Giovedì 13 Settembre 2012 - 12:23

mercoledì 19 settembre 2012

Schiave sessuali nella terra della libertà

INCHIESTA Più di 100 mila ragazzine rapite ogni anno nell'Europa dell'Est e in Messico vivono segregate in quartieri insospettabili di Los Angeles, Atlanta, Chicago. Così l'America scopre che il traffico di esseri umani ha messo radici nelle sue metropolidi Peter Landesman.

La casa al 1212 di West Front street, a Plainfield, New Jersey, è un classico degli anni Cinquanta, con il tetto in ardesia, le finiture bianche e lo stile vagamente vittoriano. Il quartiere pieno di alberi è simile a mille altri quartieri abitati dalla middle-class. Le bandiere a stelle e strisce del Columbus Day sventolano dalle finestre e fuori dai portici. L'edificio si trova fra due negozi di alimentari e una cartoleria. Sulla porta del Superior Foods è appeso un cartello della polizia di Plainfield: "I quartieri sicuri salvano vite". Il padrone del negozio, che vuole rimanere anonimo, racconta di non aver mai notato nulla di strano in quella casa. E di non aver mai sentito nulla. Dave Mirandi, il ragazzo che sta al bancone del West Side Convenience, sostiene invece di aver visto le ragazze, più o meno una volta alla settimana. Compravano bibite e caramelle e poi tornavano subito a casa. Erano sempre diverse, e molto giovani. Non hanno mai chiesto aiuto. C'erano macchine che si fermavano davanti alla casa, di giorno e di notte. Decine di uomini andavano e venivano. "Ma nessuno sapeva cosa stava succedendo là dentro", si giustifica Mirandi. E nessuno ha mai chiesto niente. Nel febbraio 2002, dopo una soffiata, gli agenti federali hanno fatto irruzione nella casa, aspettandosi di trovare immigrate clandestine ingaggiate come prostitute. Hanno trovato quattro ragazzine fra i 14 e i 17 anni. Tutte messicane e senza documenti. Ma non erano prostitute. Erano schiave del sesso. "Dopo essere stato nei Marines pensavo di aver visto di tutto", dice Mark J. Kelly, agente speciale dell'Immigration and Customs Enforcement (il braccio investigativo del Dipartimento di Sicurezza), "ma questa è stata un'esperienza allucinante". Kelly e gli altri agenti hanno paragonato quella squallida casa all'equivalente delle navi negriere del XIX secolo, con bagni lerci e senza porte, materassi putridi e bottiglie di plastica pieni di TK liquido: un pesticida che, ingerito, provoca un aborto spontaneo. Le ragazze erano pallidissime, esauste e malnutrite. Una di loro ha raccontato che gli agenti si erano appena persi "la notte giovane", con ragazzine dai 10 ai 13 anni. L'edificio al 1212 di West Front street è una delle decine di case e appartamenti nell'area metropolitana di New York (e Los Angeles, Atlanta e Chicago) dove minorenni e ragazze provenienti da decine di Paesi diversi, vengono vendute e tenute in cattività. La maggior parte di loro - partite dall'Europa dell'Est o dall'America Latina - vengono portate negli Stati Uniti passando dal Messico: i suoi confini spesso anarchici e "porosi" e le reti di trafficanti criminali, lo hanno trasformato infatti nel principale polo di smistamento di schiave sessuali destinate agli Stati Uniti. Le ragazze vengono "affittate" per fare sesso veloce, anche solo 15 minuti, dozzine di volte al giorno. A volte vengono vendute direttamente ad altri trafficanti o organizzazioni criminali. Non guadagnano un soldo, non c'è nulla di lontanamente volontario in quello che fanno, e se cercano di scappare, spesso finiscono per essere uccise. Non era esattamente quello che aveva in mente il presidente Bush quando, davanti all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il 23 settembre, ha accennato al traffico sessuale definendolo un "male terrificante, una vergogna di brutalità e paura che vale milioni di dollari", un flagello globale alla pari dell'Aids. Influenzata da una coalizione di organizzazioni religiose, dal nucleo evangelico dei suoi elettori e dalla convinzione dei suoi stessi membri, l'amministrazione Bush ha affermato che ogni governo dovrebbe partecipare alla lotta contro il commercio globale di schiavi sessuali. Ma se il Dipartimento di Stato dichiara che ogni anno sono 800.000 le persone costrette a oltrepassare i confini internazionali contro la propria volontà, gli esperti e i funzionari del governo sono convinti che sono molte di più. "Ci sono più persone ridotte in schiavitù oggi di quante non ne siano state portate via dall'Africa nei 350 anni di commercio degli schiavi", sostiene Kevin Bales, presidente di "Free the Slaves", la più grande organizzazione americana contro la schiavitù. E le vittime oggi sono per lo più donne e bambini, precisa, destinati al mercato del sesso. Seguono i percorsi più vari: le ragazze del sud-est asiatico alimentano i sex club giapponesi; le ucraine finiscono in Israele; le donne del blocco orientale foraggiano i locali ungheresi, francesi e inglesi. Negli Stati Uniti in base al Protect Act divenuto legge quest'anno, commette reato chiunque entri negli Stati Uniti, o chiunque si rechi all'estero, allo scopo di fare del turismo sessuale che coinvolga dei bambini. Le pene sono decisamente severe: fino a 30 anni per ciascun reato. Peccato che questa legge riguardi soprattutto quello che accade fuori dai confini Usa, mentre quasi in sordina gli Stati Uniti sono diventati uno dei principali Paesi importatori di schiavi sessuali. Nel 2001, la Cia ha calcolato un traffico annuale fra 50.000 e 100.000 donne, bambine e ragazzini introdotti illegalmente nel Paese e costretti a prostituirsi. Nel 2002, il Dipartimento di Stato ha ridotto il numero a 20.000. Ma secondo gli esperti la realtà è di gran lunga peggiore. "Dovevamo abbassare la cifra per non fare la figura dei cattivi", spiega Laura Lederer, consulente sui traffici sessuali del Dipartimento di Stato. Secondo lei e i suoi colleghi il dato reale è per lo meno di 100.000 persone all'anno, ma potrebbe arrivare anche a 200.000: cioè il quadruplo del traffico sessuale in Cambogia e paragonabile al flusso della Thailandia, i due Paesi più frequentemente associati allo sfruttamento sessuale. 
 
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giovedì 16 agosto 2012

Prostituta sì, ma solo al chiuso





Meglio se nei palazzi di potere. Questa sembra la filosofia che sta alla base del passaggio sulle prostitute del nuovo pacchetto sicurezza. Eppure fanno tutte lo stesso mestiere. Eppure è straniera la puttana in strada come lo è quella che frequenta le ville del premier.


Per quella in strada c’è il foglio di via. Per quelle che invece vanno in giro come escort c’è una promozione sul campo.

Quindi dove sta il problema? Perchè se davvero il governo volesse combattere la tratta delle donne straniere si interesserebbe al circuito di fanciulle dell’est che abbiamo visto ieri sera ad annozero.

Si tratta di una preselezione tra sexworkers buone e cattive? Quelle che vanno a palazzo staranno bene e quelle che stanno in strada, quindi stanno peggio, le puniamo?

Ma lo sa Maroni che costringere una prostituta a nascondersi in luoghi privi di illuminazione e presenza di altre persone significa condannarle a morte?

Lo sa che significa ricacciarle nel territorio dei protettori dove tutto può succedere? Lo sa che quelle donne saranno carne da macello per clienti e sfruttatori?

Perchè è escluso che la prostituzione cessi e dunque renderla sempre più clandestina significa soltanto creare ulteriori condizioni di pericolo per le donne.

Come dire: facciano quello che vogliono, si facciano ammazzare, purchè non sia visibile nelle città la deprimente visione di quella lunga fila di clienti, italiani, che va a fare i puttan-tour.

Si condannano alla clandestinità le prostitute per proteggere i clienti?

Perchè non rispondere invece alle richieste di regolarizzazione che il sindacato delle sex workers da sempre fa? Perchè le donne non debbano pagare in termini di sicurezza un vezzo che è tutto maschile. Perchè possano esigere eguali diritti e servizi assolvendo ad eguali doveri. Perchè possano sentirsi cittadine di serie A come tutte le altre lavoratrici precarie di questo mondo.

Solo in un tempo storico preciso avveniva quello che avviene ora. Quando le puttane di strada venivano trattate come corpi senza pelle e senza vita mentre le concubine vivevano a palazzo. C’erano le monarchie, poi c’erano gli harem, quelli in cui la regina occupava lo scranno accanto al re mentre le “favorite” stavano a farsi bagni e a farsi belle per la notte.

A Palermo – così almeno si vocifera – la concubina, di origini orientali, ha avuto perfino una casa e un intero parco, oltre che una stanza a palazzo dei normanni, dedicati.

Puttane solo per i ricchi. I poveri potevano solo infrattarsi in buie caverne dove stupravano donne senza rispettare nessuna norma igienica.

Tanti secoli sono passati e siamo ancora punto e accapo.

E quello che è più grave è che la cosa non ci sorprende per niente.

Fonte: Femminismo a Sud


Bocca di Rosa e la "petit mort"



Sesso nell'auto con la prostituta, anziano muore d'infarto

All'Eur in via della Musica. Il 78enne colpito da un arresto cardiaco durante un rapporto sessuale con una 26enne che ha tentato di rianimarlo.

È morto d'infarto stamattina mentre aveva un rapporto con una prostituta in auto. L'uomo, di 78 anni, verso le 10 era con una ragazza di 26 anni in via della Musica, nel quartier Eur, quando al culmine di un rapporto è stato colpito da infarto. La ragazza ha tentato di fargli un massaggio cardiaco e nel frattempo ha chiamato il 118. Quando sono arrivati i soccorsi e i carabinieri l'uomo era già morto.

I francesi chiamano l'orgasmo "la petite mort", "la piccola morte". Povera "Bocca di Rosa", che ha tentato anche di rianimarlo ... in realtà gli ha donato una morte bellissima ...


(nella foto, la bellissima Victoria Larchenko,
protagonista del film "La bella gente" di Ivano De Matteo)