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lunedì 24 settembre 2012

La saga del Boldrini, il picchiatore di San Giovanni, continua: vuole 170 mila euro per danni morali.


Nella foto: Mario Boldrini ritratto mentre si diletta a scattare fotografie davanti alla palestra di boxe Fortitudo, dove nel 2007 si allenava regolarmente.


Dopo l'aggressione subita dal Boldrini nell'aprile 2007 (40 giorni di prognosi, frattura del naso, lesioni all'articolazione temporomandibolare ed alla cervicale) , ho avviato una causa penale (per la quale, grazie alla giustizia "buonista" della Roma veltroniana, ed alle note simpatie del suo successore Alemanno per i "picchiatori") il Boldrini ha patteggiato 6 mesi con la condizionale. Ho anche avviato una causa civile, per la quale mi spetterebbe un rimborso complessivo di 70.000 euro. Il problema è che il Boldrini, pur disponendo di una Mercedes 1800 coupè e pur potendo permettersi di allenarsi nella palestra di boxe Fortitudo nella tarda mattinata (mentre io guido una misera Fiesta 1250, e nella tarda mattinata sono al lavoro già da diverse ore), ufficialmente è disoccupato e non ha una lira. Anche se dispone di ottimi avvocati. Temo che non vedrò mai quei 70.000 euro.


Essendo un blogger (sono laureato in informatica con 110/110), ho deciso di raccontare l'aggressione dell'aprile 2007, e gli episodi successivi, in un mio blog. Non ci crederete mai! Il Boldrini mi ha fatto causa per diffamazione, per la modesta cifra di 170.400 euro. Solo il contributo unificato per la avviare la causa è di 660 euro. Mi chiedo come il Boldrini si sia procurato quei soldi.


Nel seguito di questo post, analizzo la citazione del Boldrini. Si tratta di un esercizio interessante per capire sia per capire la psicologia del "picchiatore" medio italiano (che, in questo caso, più che un "picchiatore" si rivelerà uno "scroccone") sia per capire come funziona la giustizia (e, soprattutto, come ragionano gli avvocati) in Italia.



Punto "1". Il Chiarissimo avv. Alessandro Ciancarmela (che il Boldrini ha scelto per questa nuova causa) sostiene che l'aggressione che ho subito il 10 aprile 2007 sarebbe imputabile non al fatto che il Boldrini fosse sotto l'effetto di sostanze stupefacenti, o al fatto che si tratti di una persona particolarmente violenta, ma solo al comportamento "aggressivo e minaccioso" che io avrei tenuto nei confronti del Boldrini. Come noto, quel giorno il Boldrini è saltato sul cofano della mia auto e mi ha sfondato il parabrezza a pugni e calci. Per capire quanto sia giustificabile il comportamento del Boldrini, sarebbe interessante disporre di dati statistici sul numero di parabrezza sfasciati a pugni e a calci da automobilisti durante liti dovute a motivi di traffico.






Punto "2". L'avvocato Ciancamerla sostiene che, dopo quell'episodio io avrei tenuto atteggiamenti calunniosi, aggressivi e intimidatori. Questo non mi risulta. Io mi sono limitato a descrivere, su uno dei miei blog, l'aggressione subita da parte del Boldrini nell'aprile 2007.


Punto "3". Il semaforo nei pressi del quale io avrei tenuto, secondo l'avv. Ciancamerla, la mia "guida aggressiva" basate su sgommate e colpi di clacson, era presidiato da ben due Vigili Urbani, i quali sono intervenuti qualche minuto dopo l'aggressione del Boldrini, a piazza Zama. Non si capisce come mai, nel dettagliatissimo verbale che i due hanno redatto, non risulti alcun cenno di "guida aggressiva" attribuita a me o al Boldrini. Una spiegazione semplice per questa omissione c'é: quella della "guida aggressiva" è una fandonia inventata dal Boldrini per giustificare l'aggressione nei miei confronti.




Punto "4". L'avv. Ciancamerla dichiara che il Boldrini "bonariamente" decideva di non sporgere querela nei mei confronti per la "guida aggressiva" o gli eventuali insulti che avrebbero condotto all'aggressione di piazza Zama. La spiegazione di tale "bonarietà" è molto più prosaica: il Boldrini sapeva di avermi prodotto lesioni per 40 giorni di prognosi, di aver sfondato il parabrezza della mia auto e di avermi colpito sull'orecchio sinistro usando un tirapugni, che è un'arma vietata, prima di darsi alla fuga dopo l'aggressione. Sporgere querela nei miei confronti voleva dire ammettere di essere lui l'aggressore.


Invece dopo la sua aggressione il Boldrini ha fatto di tutto per non essere identificato: ha prestato la sua auto "a cani e porci", in modo da poter sostenere di non ricordare chi era alla guida dell'auto al momento dell'aggressione, e si è tinto i capelli di un incredibile biondo fluorescente per evitare di essere identificato nella foto segnaletica che la Polizia gli ha scattato.


Un'ultima considerazione. Nonostante l'aggressione di Piazza Zama sia stata subito comunicata alla Polizia e ai ai Vigili Urbani, nessuno (nè Polizia, nè Carabinieri, nè Vigili Urbani) ha pensato di trattenere il Boldrini per vericare se fosse sotto l'effetto di sostanza stupefacenti, o in condizioni da ricovero in un ospedale psichiatrico. Il Boldrini è stato quindi libero di aggirarsi, con la sua Mercedes ed il suo "tirapugni", fino al momento in cui gli è stata comunicata la mia denuncia. E anche dopo: infatti non mi risulta che sia stato sottoposto ad alcun provvedimento restrittivo. 





 "Punto 5". Non stento a credere che la pena di sei mesi con la "condizionale" sia stata la prima nella vita del Boldrini. Ma non credo che '"increscioso episodio" di piazza Zama sia stato il primo della sua vita. La violenza del Boldrini durante l'aggressione di piazza Zama è stata tale da spaventare i presenti, diversi dei quali, pur avendomi difeso dal Boldrini (e in questo sono stati eroici, perchè il Boldrini era chiaramente pericoloso, e forse sotto l'influsso di sostanze stupefacenti)  non si sono poi offerti di testimoniare. Questo non mi ha comunque creato problemi, perche subito dopo l'aggressione sono intervenuti sei Vigili Urbani, e sono state raccolte quattro testimonianze. Ma molte persone che hanno assistito all'aggressione erano visibilmente sotto choc. Dopo l'aggressione, i miei parenti mi hanno scongiurato di non sporgere denuncia per evitare ritorsioni. Mentre ero ricoverato all'Ospedale San Giovanni in attesa dell'operazione per la ricostruzione del setto nasale, un infermiere mi ha confidato che il medico del Pronto Soccorso che mi ha ricucito l'orecchio lacerato dal "tirapugni"  si è accorto subito che la lesione al lobo dell'orecchio era da arma da taglio, ma la direzione del Pronto Soccorso gli ha consigliato di omettere questo particolare dal referto per evitare problemi.


In altre parole: io non credo di essere stato la prima vittima del Boldrini. Semplicemente, sono stato il primo che ha corso il rischio di denunciarlo. Questo non vuol dire che io non abbia paura. Dopo l'aggressione ho sviluppato una grave forma di bruxismo (digrignamento notturno dei denti)  che è tipico delle persone esposte ad eventi particolarmente traumatizzanti (soldati in zona di guerra, persone coinvolte in gravi incidenti stradali). Il CSM, presso il quale mi sono rivolto per la certificazione dei sintomi dovuti all'agggressione, mi ha certificato una sindrome da stress post traumatico. Dopo l'aggressione, nel giro di quattro anni ho perso tre denti, che si sono rotti a causa del digrignamento notturno. Prima dell'aggressione, avevo perso un solo dente, mangiando una caramella dura quando avevo vent'anni.

   


 


 "Punto 6". Dopo l'aggressione, non ho messo in atto alcuna forma di persecuzione nei confronti del Boldrini, ma mi sono limitato a registrare i fatti accaduti su un blog pubblico. Dover ricostruire, e in qualche modo rivivere, questi fatti è stato per me molto doloroso, ma sono stato costretto a farlo, perchè purtroppo la causa civile per l'aggressione va avanti, ed è stato necessario ricostruire tutta la dinamica degli eventi. Se il Boldrini si sente "perseguitato" dalla ricostruzione dell'aggressione, si tratta di problemi suoi, non miei. 


Inoltre, a mio parere, è molto importante denunciare pubblicamente le persone socialmente pericolose, per evitare che producano altre vittime. Un esempio classico è quello del femminicidio e della violenza contro le donne: la maggior parte degli uomini che si macchiano di tali reati hanno un numero elevato di precedenti dei precedenti per violenza, ma le istituzioni non fanno nulla per fermarli. I risultati si vedono.



"Punto 7". La ricostruzione dell'aggressione del Boldrini, e degli eventi successivi, su dei blog, ha per me un significato molto importante. Si tratta di qualcosa legato al concetto della memoria. Infatti i documenti processuali marciscono negli archivi, mentre i blog sono praticamente "eterni" e facilmente accessibili a tutti. Per me è importante che resti memoria della violenza, sia perchè questo dà giustizia alle vittime, sia perchè i violenti tendono a cancellare le prove delle loro violenze in modo da poter tornare a ripeterle senza correre alcun rischio. In quest'ottica, Internet sta cambiando la storia. I documenti immessi su Internet sono di fatto eterni. Non c'è modo di cancellarli.





 "Punto 8". I motori di ricerca, come Google, indicizzano le informazioni più importanti riguardo a fatti e persone. Nel caso di persone importanti, spesso Google può elencare decine di pagine Web. Nel caso di persone meno importanti, i motori di ricerca danno magari solo una o due voci. Ad esempio, nel mio caso, se si digita su Google "Nicola La Monaca", appare il mio profilo Facebook ed un documento di informatica che ho scritto 5 o 6 anni fa. Queste sono, secondo Google, le informazioni importanti su di me. Se, quando si digita su Google "Mario Boldrini", appare la storia dell'aggressione di Piazza Zama, questo vuol dire che Google ritiene l'aggressione di Piazza Zama un fatto rilevante su Mario Boldrini. E' interessante osservare che Google (come tutti i motori di ricerca) dispone di algoritmi molto sofisticati per non indicizzare le informazioni inutili (dette "spam" o "garbage"). Se Google mette in evidenza, in relazione al Boldrini, la storia dell'aggressione di Piazza Zama, vuol dire che, secondo Google, si tratta di un'informazione  importante. E come dargli torto?





 "Punto 9". L'uso del tirapugni da parte del Boldrini è stato regolarmente denunciato dal mio legale, avv. Testa Piccolomini, ma la denuncia è stata archiviata perchè "fuori tempo massimo". I segni del tirapugni sul finestrino della mia auto sono comunque evidentissimi nella foto in allegato, scattata nell'officina che mi ha sostituito il vetro.






Si vedono sul finestrino dell'auto i due segni con traettoria parallela che corrispondono ai due paranocche centrali del tirapugni, che sono rilevati rispetto agli  altri. La ferita sull'orecchio sinistro che il Boldrini mi ha procurato durante l'aggressione aveva margini nettissimi, prodotti da un oggetto metallico con spigoli acuminati. Questa in un certo senso è stata una fortuna, perchè questo tipo di ferite sono molto facili da ricucire, e lasciano poche cicatrici, a differenza delle ferite prodotte da oggetti poco appuntiti. Osservo anche che, quando il Boldrini è saltato sul cofano della mia auto per sfondare il parabrezza a calci e a pugni, ha prima intaccato la parte centrale del parabrezza con l'oggetto che impugnava. Infatti, è praticamente impossibile rompere un parabrezza senza intaccarlo prima con un oggetto acuminato, perchè i parabrezza hanno un vetro a doppio strato con una pellicola di sicurezza intermedia.


Al di là della militanza più o meno ufficiale in organizzazioni di estrema destra, il Boldrini usa chiaramente, anche nelle dichiarazioni rilasciate per le denunce un linguaggio chiaramente "fascista". Inoltre nel periodo dell'aggressione si allenava nella palestra di boxe Fortitudo, nota nel quartiere San Giovanni come "covo" di picchiatori e di fascisti. Del resto, chi volete che si alleni a 40 anni in un palestra di boxe ed arti marziali? Un membro dell'UDC? 


Durante i contatti con i poliziotti del Commissariato San Giovanni per le indagini sull'aggressione del Boldrini, mi è sembrato di notare una certa simpatia ed ammirazione per il gesto decisamente "futurista" (sfondamento del parabrezza della mia auto) compiuto dal Boldrini. Inoltre Il Boldrini ha patteggiato "a sorpresa" ancora prima della prima udienza del processo penale, e prima che facessi in tempo a consegnare le foto dei segni lasciati dal tirapugni sul vetro della mia auto. Questo mi ha fatto pensare che gli sia arrivata una "soffiata" che gli ha consigliato di patteggiare prima che saltasse fuori la storia del "tirapugni". Altrimenti non se la sarebbe cavata solo con sei mesi.


Il tipo di aggressione che ho subito dal Boldrini (mi ha rotto il naso con un calcio, facendomi saltare e rompendomi gli occhiali, mi ha quasi staccato il lobo di un orecchio usando un "tirapugni", è saltato sul cofano della mia auto sfondandolo a calci e pugni) rende evidente a tutti (a parte forse l'Avv. Ciancamerla, che peraltro è l'avvocato di parte del Boldrini) il fatto che il Boldrini fosse una persona pericolosa, che probabilmente durante l'aggressione era sotto l'influsso di droghe, e che sarebbe stato opportuno sottoporlo a dei test per la rilevazione di sostanza stupefacenti e farlo visitare da uno psichiatra.


         

 

"Punto 10". Il fatto che nell'estate 2010 il Boldrini si sia tinto i capelli di biondo per non essere riconosciuto nella foto segnaletica che la Polizia gli ha scattato per l'aggressione di Piazza Zama  è assodato. Infatti, nella scheda  segnaletica associata alla foto, la Polizia descriveva i capelli del Boldrini come di colore "biondastro". Quando ho avuto la sfortuna di incontrare il Boldrini vicino casa mia, nell'estate 2007, i suoi capelli (normalmente grigi) erano di un colore biondo fluorescente decisamente ridicolo, tanto che ho avuto difficoltà a riconoscerlo. Giova ricordare che, se non avessi riconosciuto il Boldrini nella foto segnaletica che la Polizia gli aveva scattato, difficilmente sarebbe stato processato per l'aggressione di Piazza Zama. I miei  commenti "di colore" relativi a questo "coraggioso" "trucco" del Boldrini mi sembrano piuttosto scontati. 


"Punto 11". Le informazioni contenute nel blog dove ho descritto i fatti relativi all'aggressione del  Boldrini non sono diffamatorie perchè sono vere. Giova ricordare all'Avv. Ciancamerla che le affermazioni si definiscono "diffamatorie" solo quando sono false. Inoltre il numero di pagine del blog che, secondo l'Avv. Ciancamerla, sono state finora lette (1.704) non è attendibile. Ad esempio, è posssibile modificare il contatore delle pagine lette di un blog in modo da indicare qualunque numero si desideri. Inoltre, il numero è relativo all'intero blog, non solo ai post sul Boldrini. In generale, 1.704 è un numero di accessi molto basso per un blog. Uno dei miei blog ha avuto oltre 12.000 accessi. Non è difficile trovare blog con oltre 200.000 accessi.


"Punti 12, 13, 14". Le affermazioni contenute in questi punti sono completamente false. Tenendo conto della estrema pericolosità del Boldrini, ampiamente dimostrata dal suo comportamento durante l'aggressione di Piazza Zama dell'aprile 2007, negli anni successivi all'aggressione ho fatto tutto il possibile per evitarlo, e non mi sono mai sognato nè di avvicinarlo nè di minacciarlo. A tale riguardo giova ricordare che, mentre durante la maggior parte della giornata non sono presente a San Giovanni, perchè sono al lavoro, e il mio luogo di lavoro è vicino Frascati, il Boldrini, essendo "ufficialmente" disoccupato, trascorre le sue giornate tra il bar "Milleluci Caffè" di via Mauritania e la palestra Fortitudo di via Lusitania. Si tratta, in sostanza, di un classico "balordo" di quartiere, le cui fonti di reddito (dalle indagini che ho commissionato prima di avviare la causa civile, risulta che disponeva di un Mercedes 1800 coupè e di un appartamento nella zona di Latina) sono tutte da chiarire. 




"Punto 15". Dal 2007 al 2008 non mi sono mai fermato davanti alla palestra "Fortitudo" di San Giovanni, perchè questa palestra ha, nel quartiere, la fama di un luogo di "picchiatori" e di "balordi". C'è stata una sola eccezione: nell'autunno 2007, transitando con la mia auto davanti alla palestra, ho notato la Mercedes del Boldrini parcheggiata proprio di fronte alla palestra. Ho parcheggiato l'auto a distanza (almeno 50 metri), chiuso le portiere dall'interno, ed ho scattato delle foto delle persone sedute sui gradini davanti alla palestra. Un successivo ingrandimento di queste foto mi ha permesso di riconoscere con sicurezza il Boldrini (i cui capelli erano tornati dal biondo fluorescente all'abituale colore grigio), e la foto mi ha permesso di individuare con sicurezza l'aggressore di Piazza Zama. La mia foto non è stata messa agli atti del processo penale perchè il Boldrini, avendo capito che le cose si stavano mettendo male, ha  patteggiato sei mesi prima ancora della prima seduta del processo. Alcune delle foto scattate in quell'occasione sono state pubblicate su questo blog. La pubblicazione di foto scattate a persone adulte in luoghi pubblici non costituisce violazione della privacy, e non è perseguibile. 


"Punto 16". Non ho mai saputo, e non voglio neanche sapere, dove abita il Boldrini. Tenendo conto delle caratteristiche del "soggetto", immagino che si tratti di un luogo piuttosto malfamato.


"Punti 17 e 18". Non ho mai saputo che il Boldrini avesse trovato un lavoro presso un ferramenta di Piazza Epiro. Tenendo conto delle caratteristiche del soggetto, della sua pratica nell'uso di "tirapugni", e dei suoi precedenti penali, sconsiglierei un impiego presso un ferramenta. Vedrei meglio un'attività come addetto al recupero crediti per qualche "cravattaro", oppure, vista l'abilità del Boldrini nello sfondare i parabrezza delle auto, un impiego presso uno sfasciacarrozze.

Preciso inoltre che non ho mai frequentato nessun ferramenta di Piazza Epiro, e che, quando ho bisogno di attrezzi da bricolage, mi servo da Leroy Merlin Tor Vergata, oppure da Leroy Merlin Porta di Roma.



   




"Punti 19, 20". Non ho mai frequentato il bar "Milleluci Caffè" di via Mauritania. In due o tre occasioni, transitando in via Mauritania con l'auto, ho notato la presenza del Boldrini nei pressi del bar. La presenza del Boldrini, del quale ho già ampiamente descritto la pericolosità, mi ha motivato a tenermi il più lontano possibile da quel bar.


Purtroppo, nella primavera 2011 si è verificato uno spiacevole episodio. Una sera avevo parcheggiato nei pressi del bar "Milleluci Caffè", e la mattina dopo, nel recarmi al lavoro, ho trovato, parcheggiato in doppia fila dietro alla mia macchina, un ciclomotore sul quale era seduto (indovinate un pò!) proprio il Boldrini. Ho attivato a distanza l'allarme dell'antifurto della mia auto e sono rimasto a notevole distanza (almeno 50 metri) in attesa che il Boldrini capisse la situazione, spostasse il ciclomotore e si allontanasse. Dopo 5 o 10 minuti il Boldrini ha capito che non c'era verso che io mi avvicinassi (stavo già cercando il numero della polizia sul mio cellulare) ed ha finalmente spostato il ciclomotore, entrando poi nel bar "Milleluci Caffè". Quando mi sono avvicinato alla mia auto per partire, ho lasciato l'allarme dell'antifurto inserito, ho bloccato le portiere e mi sono allontanato con la massima velocità possibile. Ho poi saputo che il Boldrini ha dato una versione decisamente diversa di questo spiacevole episodio, arrivando addirittura a denunciarmi. Non ho comunque avuto la sensazione che i poliziotti che mi hanno interrogato su questo episodio nell'autunno 2011 abbiano preso molto sul serio le dichiarazioni del Boldrini. 


"Punto 21". Il mio presunto atteggiamento persecutorio nei confronti del Boldrini si basa sull'errato presupposto che io sia un frequentatore abituale dei negozi del quartiere San Giovanni. Non è così: dal momento che lavoro presso Frascati, trascorro la maggior parte del mio tempo in quella zona (il mio orario di lavoro è di 8 ore e 10 minuti) e faccio la spesa nel centro commerciale "Tor Vergata", oppure nel centro "Porta di Roma". Solo in rarissime occasioni (ad esempio, riposo a casa per malattia) faccio la spesa nel centro commerciale "Le Coccinelle", sito nei pressi di casa mia.


Il Boldrini non sembra avere un lavoro regolare, anche se possiede un coupè Mercedes 1800, e dopo l'aggressione di piazza Zama si è rivelato una persona violenta, tant'è vero che ha patteggiato sei mesi di reclusione per lesioni e danneggiamento. Questo spiega perchè potrebbe non essere una persona molto ben vista tra i suoi conoscenti. E' più che naturale che il Boldrini stia cercando di cambiare palestra ed ambiente. Potrebbe essere opportuno, vista la sua situazione di pregiudicato, che il Boldrini cominci a frequentare questa categoria di persone. Ovviamente io non ho responsabilità alcuna dei problemi "sociali" del Boldrini. 


"Punto 22". E' interessante che il Boldrini denunci inspiegabili danni ai suoi mezzi di locomozione dopo i fantomatici incontri che egli avrebbe avuto con me. Incontri che, come ho già precisato, in realtà non sono mai avvenuti. A tale riguardo, posso affermare di aver notato la presenza di una "fascia di rispetto" di circa 50 metri attorno al bar "Milleluci Caffè", abitualmente frequentato dal Boldrini. In diverse occasioni, dopo aver lasciato l'auto parcheggiata di notte nei pressi del bar, la mattina dopo ho trovato uno specchetto rotto, oppure un pneumatico sgonfiato, oppure una lampadina fulminata (è possibile far fulminare le lampadine di un'auto sferrando pugni o calci ai fari dell'auto). In tre o quattro occasioni ho trovato il manicotto dell'acqua staccato. Purtroppo questo tipo di danno non è rilevabile subito, ma solo dopo alcune centinaia di metri, e mi ha costretto in più occasioni a far ricorso al carro attrezzi, ed a sostenere notevoli spese di officina.



 

"Punto 23". I fatti descritti nel blog sono relativi all'estate 2007, quando il Boldrini, dopo avermi aggredito a piazza Zama, non era stato identificato, e aveva minacciato di recarsi sotto casa mia per vendicarsi se io l'avessi denunciato. E' quindi più che naturale che nel giugno 2007 io abbia fotografato l'auto del Boldrini parcheggiata nei pressi di casa mia, e che abbia cercato di attirare l'attenzione dei passanti, lampeggiando e suonando il clacson, quando, in una serata di agosto del 2007, il Boldrini ha cercato di bloccare la mia auto con la sua Mercedes nella zona di Piazza Epiro.








"Punto 24, Commi "a", "b", "c". I problemi lamentati dal Boldrini (cambio di palestra, perdita del lavoro, allontanamento dagli amici) non sono attribuibili alla mia fantomatica persecuzione, ma al suo carattere chiaramente violento ed antisociale. Carattere che il Boldrini ha avuto ampiamente modo di evidenziare con l'aggressione di Piazza Zama del 2007.


"Punto 24, Commi "d", "e". Il fatto che il Boldrini si sia trasferito nell'abitazione della sua compagna e sia arrivato, dopo qualche mese, alla rottura del rapporto semplicemente perchè la sua compagna ha letto il mio blog non ha bisogno di ulteriori commenti, e non appare molto credibile. A mio parere le cause della rottura del rapporto vanno ricercate altrove: il Boldrini è una persona violenta, che non è in grado di condurre una normale vita sociale.


"Punto 24, Commi "f" e "g". E' comprensibile che il Boldrini abbia perso degli amici che hanno letto il mio blog. Ma le informazioni del mio blog sono corrette e documentate, e corrispondono a fatti che hanno portato il Boldrini a patteggiare una pena di sei mesi. Per migliorare le sue relazioni sociali, suggerirei al Boldrini di cercarsi amici amanti della violenza, come ad esempio i militanti di CasaPound o di altre organizzazioni di estrema destra. Frequentando organizazioni di estrema destra, il Boldrini potrebbe finalmente superare il suo attuale stato di isolamento sociale, e diventare un vero e proprio eroe, dedicandosi ad attività come la caccia la senegalese, oppure più banalmente alla "cinghiamattanza", simpatica attività praticata dai militanti di CasaPound.



"Punto 25". La denuncia penale del Boldrini in relazione ai fatti contenuti in questo documento ha comportato un mio interrogatorio, che ho sostenuto nel settembre 2011. I poliziotti che mi hanno interrogato non mi sono sembrati particolarmenete colpiti dal contenuto del mio blog, perchè questo riporta fatti veri, e non è possibile perseguire un blog che riporta fatti veri. Non credo che avrò conseguenze penali di quache rilevanza per i fatti denunciati nel blog. L'ipotesi più probabile mi sembra quella dell'archiviazione.






In diritto


Il blog che tratta dell'aggressione di Piazza Zama del 2007, e degli episodi successivi, non è diffamatorio, in quanto descrive episodi realmente accaduti, e documentati con tanto di fotografie. La fantomatica "persecuzione" attribuitami dal Boldrini, e attuata con insulti e minacce, non trova alcun riscontro nella realtà. Infatti, poichè il Boldrini è una persona violenta ed allenata nelle tecniche di arti marziali, non ho mai neanche pensato di avvicinarmi al Boldrini ad una distanza inferiore ai 30 metri. 


E' possibile che, fino all'aggressione di Piazza Zama del 2007, il Boldrini non abbia mai avuto problemi con la legge. Ma il comportamento del Boldrini a Piazza Zama (ha inchiodato bruscamente davanti alla mia auto per poi scendere e colpire violentemente il mio finestrino con un tirapugni, mi ha rotto il naso e gli occhiali con un calcio, è saltato sul cofano della mia auto, sfondando il parabrezza a calci, mi ha quasi staccato il lobo dell'oreccho usando un tirapugni, e poi si è allontanato minacciando ritorsioni se l'avessi denunciato) portano a ritenere che il Boldrini non sia esattamente "una brava persona". Del resto, se non fosse così, non si capirebbe perchè ha patteggiato sei mesi per l'aggressione di Piazza Zama.   


Le affermazioni sul Boldrini contenute sul mio blog non possono quindi essere considerate lesive del suo onore e della sua reputazione, perchè sono vere e documentate. Non ha alcun senso chiedere un risarcimento per la pubblicazione di queste affermazioni su un blog. L'eventuale turbamento provato dal Boldrini nel leggere sul mio blog la descrizione dell'aggressione di Piazzza Zama è comprensibile, ma non rimborsabile. "Chi è causa del suo mal pianga sè stesso ..."


Premesso quindi che nessun risarcimento può essere dovuto per la pubblicazione di un blog che riporta notizie vere, osservo che la cifra richiesta (100 euro ad accesso, per un totale di 170.400 euro) è semplicemente ridicola. Anche perchè il Boldrini potrebbe aver chiesto ad amici e conoscenti di cliccare sul blog, in modo da incrementare il contatore, con la promessa di una lauta percentuale sull'incasso. I tecnici di Google, che sono esperti in questo tipo di trucchi (infatti alcuni blogger cliccano sui loro stessi blog per aumentare gli introiti pubblicitari) davanti ad una simile richiesta direbbero, come un personaggio di un vecchio spot di Carosello: "Ma che c'ho scritto Giocondo?".

 




 Conclusioni

Commi "a)", "b)". I blog che descrivono l'aggressione attuata dal Boldrini nei miei confronti, contengono notizie vere e documentate, con tanto di fotografie, quindi non c'è nessun motivo per cancellarli. Mica siamo in Cina ...


Il fatto che i blog contengano affermazioni vere, ma lesive della reputazione del Boldrini, è un problema del Boldrini, non mio. Nascondere il passato, fare in modo che gli altri non vengano a conoscenza dei reati commessi, è un problema comune a tutti pregiudicati. E il Boldrini è un pregiudicato. Sinceramente, non vedo soluzioni.   


Commi "c", "d". In base a quanto già scritto in precedenza (e in particolare nei commi "a" e "b")  la richiesta di 170.400 euro per presunti "danni morali" in relazione al contenuto dei blogs è semplicemente ridicola.



Prove testimoniali



Commi "2", "3", "4", "5", "6". Come già detto, non ho la minima idea degli orari con i quali il Boldrini frequenta la palestra "Fortitudo" di via Lusitania. Inoltre, non ho alcun interesse ad avvicinarmi al Boldrini, che ritengo essere una persona estremamente pericolosa, che, dopo l'aggressione del 2007, ho fatto tutto il possibile per evitare. Inoltre, dal momento che lavoro a Frascati, ho dei grossi dubbi sul fatto che i miei orari di lavoro siano sovrapponibili con gli orari nei quali il Boldrini ha frequentato la palestra "Fortitudo".




Commi "7", "8", "9", "10". Non ho la minima idea di dove abiti il Boldrini.  Inoltre, non ho mai avuto occasione di incontrarlo nella zona di Largo Pannonia, dove il "soggetto" sostiene di abitare.


Comma "12". Non ho mai frequentato, per nessuna ragione, il negozio di ferramenta di piazza Epiro, perchè per le mie esigenze di bricolage mi servo dei magazzini Leroy Merlin di Tor Vergata o Porta di Roma.





Commi "14", "15", "16", "17", "18". Non ho mai frequentato il bar "Milleluci Caffè" di via Mauritania. In due o tre occasioni, transitando in via Mauritania con l'auto, ho notato la presenza del Boldrini nei pressi del bar. La presenza del Boldrini, del quale ho già ampiamente descritto la pericolosità, mi ha motivato a tenermi il più lontano possibile da quel bar.


Purtroppo, nella primavera 2011 si è verificato uno spiacevole episodio. Una sera avevo parcheggiato nei pressi del bar "Milleluci Caffè", e la mattina dopo, nel recarmi al lavoro, ho trovato, parcheggiato in doppia fila dietro alla mia macchina, un ciclomotore sul quale era seduto (indovinate un pò!) proprio il Boldrini. Ho attivato a distanza l'allarme dell'antifurto della mia auto e sono rimasto a notevole distanza (almeno 50 metri) in attesa che il Boldrini capisse la situazione, spostasse il ciclomotore e si allontanasse. Dopo 5 o 10 minuti il Boldrini ha capito che non c'era verso che io mi avvicinassi (stavo già cercando il numero della polizia sul mio cellulare) ed ha finalmente spostato il ciclomotore, entrando poi nel bar "Milleluci Caffè". Quando mi sono avvicinato alla mia auto per partire, ho lasciato l'allarme dell'antifurto inserito, ho bloccato le portiere e mi sono allontanato con la massima velocità possibile. Ho poi saputo che il Boldrini ha dato una versione decisamente diversa di questo spiacevole episodio, arrivando addirittura a denunciarmi. Non ho comunque avuto la sensazione che i poliziotti che mi hanno interrogato su questo episodio, nell'autunno 2011, abbiano preso troppo sul serio le dichiarazioni del Boldrini. 


"Commi 18, 19". Tenendo conto delle "tare" caratteriali del Boldrini, non mi meraviglia che questi abbia iniziato una relazione che è poi naufragata nel giro di pochi mesi. Ovviamente tutto questo non ha nulla a che fare nè con me nè con i miei blogs. Colgo l'occasione per osservare che, se la lettura dei mei blogs è stata sufficiente a far naufragare la relazione tra il sig. Boldrini e la sig.ra Di Salvo, questo relazione non doveva essere molto solida.




"Commi 20, 21". Il fatto che la  lettura dei blogs che raccontano le "imprese" compiute dal Boldrini a Piazza Zama abbia indotto nello stesso uno stato di depressione è comprensibile. Come diceva una vecchia canzone di Iva Zanicchi, "la verità ti fa male, lo so". Le soluzioni a questo problema personale del Boldrini esulano dall'ambito di questa causa. Magari il Boldrini potrebbe provare a rivolgersi ad uno psichiatra.




Nicola La Monaca, 24 settembre 2012


 




mercoledì 30 novembre 2011

I periodici online non sono “stampa periodica”.





martedì 29 novembre 2011

Commenti on line dei lettori - La testata web non è responsabile

 

Assolta in Cassazione l'allora direttore dell'edizione elettronica dell'Espresso Daniela Hamaui. La motivazione: "Impossibile impedire preventivamente la pubblicazione di commenti diffamatori" per i 'post' inviati al giornale digitale a commento di articoli. La Suprema corte individua anche le differenze tra pubblicazione cartacea e pubblicazione Internet.

Ai direttori delle testate on-line - per i quali la Cassazione ha già stabilito che non si possono applicare le norme sulla stampa - non si può nemmeno addebitare la responsabilità di non aver rimosso dal sito un commento inviato da un lettore e ritenuto diffamatorio.

Lo sottolinea la Cassazione che ha annullato senza rinvio la condanna per omesso controllo nei confronti dell'ex direttore dell'edizione on-line dell'Espresso Daniela Hamaui. Ai supremi giudici, il legale di Hamaui ha fatto presente che l'articolo incriminato "non era un commento giornalistico, ma un 'post' inviato alla rivista e cioè un commento di un lettore che viene automaticamente pubblicato, senza alcun filtro preventivo".

Consapevoli delle peculiarità delle edizioni on-line, i giudici di merito della Corte di Appello di Bologna avevano addebitato al direttore non l'omesso controllo ma l'omessa rimozione del commento. In questo modo, però, ha obiettato il legale, si "stravolge la norma incriminatrice che punisce il mancato impedimento della pubblicazione e non invece l'omissione di controllo successivo".
Accogliendo le obiezioni difensive, la Suprema Corte - con la sentenza 44126 - rileva che tra l'editoria cartacea e quella elettronica non c'è solo una "diversità strutturale" ma "altresì la impossibilità per il direttore della testata on-line di impedire la pubblicazione di commenti diffamatori, il che rende evidente che la norma penale che punisce l'omesso controllo non è stata pensata per queste situazioni, perchè costringerebbe il direttore ad una attività impossibile, ovvero lo punirebbe automaticamente ed oggettivamente, senza dargli la possibilità di tenere una condotta lecita".   

Per quanto riguarda le differenze tra on-line e stampa cartacea, la Cassazione ricorda che "perchè si possa parlare di stampa in senso giuridico, occorrono due condizioni: che vi sia una riproduzione tipografica e che il prodotto di tale attività (quella tipografica) sia destinato alla pubblicazione attraverso una effettiva distribuzione tra il pubblico". Le testate elettroniche difettano di entrambe i requisiti perchè "non consistono in molteplici riproduzioni su più supporti fisici di uno stesso testo originale", e perchè vengono diffuse "non mediante la distribuzione". 

(29 novembre 2011)






lunedì 14 novembre 2011

Google, il blogging e lo squadrismo




Cosa c'entrano Google e il blogging con lo squadrismo e la libertà di stampa? Forse c'è un nesso. Il discorso è un pò complesso, e parte da lontano.

Nel 2007 un impiegato di Roma, Nicola L., subisce un'aggressione apparentemente immotivata mentre si reca in auto al lavoro, in zona San Giovanni. Nicola L. si ritrova con una frattura al setto nasale (provocata da un calcio, una mossa di kick-boxing), un orecchio quasi staccato (l'aggressore ha usato probabilmente un tirapugni), danni all'articolazione temporo-mandibolare e 40 giorni di prognosi. Giacchè c'è, l'aggressore gli sfonda pure a calci il parabrezza dell'auto.

L'aggressore scappa, ma qualche mese dopo si fa ritrovare "casualmente"  diverse volte vicino casa dell'aggredito, sempre in zona San Giovani. Nicola L. riesce a fotografare l'aggressore, che, grazie anche alle foto scattate, viene identificato. In teoria le foto servirebbero a dimostrare che l'aggressore lo sta perseguitando, ma ottengono l'effetto opposto: proprio a causa delle foto, Mario B., l'aggressore, denuncia l'aggredito, Nicola L., per molestie e violazione della privacy.

Ovviamente le denunce fatte da Mario B. vengono archiviate.

Nel 2008 Mario B. riesce a patteggiare, prima ancora che abbia inizio il processo, sei mesi di reclusione, una pena insolitamente "soft" per quel  tipo di aggressione. Ma continua a perseguitare Nicola L., l'aggredito, con varie denunce e controdenunce, alcune con tanto di falsi testimoni.

Nicola L. comincia a "perdere colpi" e ad avere problemi sul lavoro. Si rende conto del fatto che l'aggressore non è una persona "qualunque", magari uno dei tanti automobilisti che "sbottano" mentre guidano sotto l'effetto della cocaina. Mario B. è un vero e proprio "picchiatore di quartiere", esperto di kickboxing, che frequenta ambienti di destra, ed ha "amici" (e testimoni) a destra e a sinistra.

Prima dell'aggressione del 2007, Nicola L. non aveva mai visto il "picchiatore" in vita sua. Ma forse aveva "dato fastidio" a un "bullo di quartiere", un negoziante che parcheggiava sistematicamente il furgoncino "in doppia fila" proprio sotto casa sua. Il negoziante l'aveva minacciato, e aveva anche tentato di aggredirlo. Due vicini di casa avevano detto a Nicola L. che mettersi contro persone del genere poteva essere molto rischioso. Nicola L. non ci aveva badato: cambiar casa solo per aver litigato col negoziante sotto casa gli sembrava una cosa francamente eccessiva. Forse aveva sbagliato.

Nicola L. era, anche prima dell'aggressione, una persona molto isolata socialmente. Dopo l'aggressione si è ritrovato ancora più isolato, e soprattutto più squattrinato, a causa delle spese mediche (psicoterapia compresa) sostenute dopo l'aggressione.

Nicola L. lavora nel settore dell'informatica (per essere precisi, è proprio laureato in informatica) e, sia per lavoro sia a tempo perso, si occupa di blogs e social networks. Come del resto fanno molte altre persone isolate socialmente. Quasi cercassero sulla Rete la socializzazione che gli manca nella vita reale.

Nel 2010, dopo l'ennesima controdenuncia falsa fatta da Mario B., Nicola L. decide di pubblicare tutta la storia, compreso il nome e le foto dell'aggressore, in un suo blog ("Il Contastorie").

La storia pubblicata da Nicola L. nel suo blog è una specie di messaggio in una bottiglia, una delle tante storie, più o meno attendibili, perse nei milioni di blogs della Rete. La maggior parte di questi blogs è solo spazzatura. Ma qui arriva Google. I sofisticati algoritmi del motore di ricerca indicizzano, nel giro di pochi mesi, tutta la storia pubblicata sull'anonimo blog di Nicola L. . Secondo Google, la storia pubblicata da Nicola L. non è affatto spazzatura, anzi. Al punto che Mario B., il "picchiatore", si ritrova etichettato e "sbattuto in prima pagina" da Google.

Mario B. reagisce denunciando il blogger, Nicola L., per stalking (una delle tante denunce false fatte con "amici" e testimoni compiacenti) ma soprattutto per diffamazione a mezzo stampa. A Mario B. non va di essere etichettato da Google come un "picchiatore di destra". Anche se non nega di esserlo. D'altra parte il blogger, Nicola L., ha raccontato la storia dell'aggressione solo sul suo anonimo blog, uno dei milioni di blogs sparsi nel Web. Nicola L. sostiene di aver raccontato la sua storia attenendosi ai limiti della netiquette. Tutto ciò che Nicola L. racconta (comprese le foto scattate a Mario B.) sembra decisamente vero. Anzi, di più: documentato. Con tanto di foto. Non è stato certo Nicola L. a dire a Google che la sua storia era interessante, al punto da portarla ai primi posti del motore di ricerca. Riuscire a "pilotare" le scelte di Google, il più sofisticato e complesso motore di ricerca del Web, è un obiettivo estremamente ambizioso per chiunque. Anche se esperto di informatica.

Il tipo di aggressione condotta nel 2007 da Mario B. (con tanto di "tirapugni" e parabrezza dell'auto sfondato) ricorda per alcuni aspetti (è stata completamente inaspettata ed estremamente violenta) una delle tante aggressioni fatte a Roma da "picchiatori di quartiere", soprattutto militanti di CasaPound, che picchiano e poi scappano. Ormai a Roma le aggressioni di questo tipo (vere e proprie incursioni) effettuate contro militanti di sinistra si contano a decine. Apparentemente queste aggressioni servono ad affermare una sorta di "supremazia territoriale" sui quartieri romani controllati dall'estrema destra.


Nicola L., un cinquantenne un pò sovrappeso, non è mai stato un militante di sinistra; al massimo, un simpatizzante. Le motivazioni dell'aggressione vanno cercato altrove. Infatti l'aggressione subita da Nicola L. nel 2007 ricorda per altri aspetti quella subita da un giovane musicista a Roma, nel Rione Monti, nell'estate 2011. Purtroppo questo ragazzo è stato ridotto in fin di vita da quattro "picchiatori", ed è ancora in coma, solo per aver litigato con uno degli abitanti del Rione Monti, che poi aveva chiesto l'"intervento" dei "picchiatori". Speriamo che questo ragazzo riesca a riprendersi. Il blogger, Nicola L., che era stato più volte minacciato da un "bullo" che aveva un negozio sotto casa sua, è stato molto più fortunato: ha speso migliaia di euro in spese mediche, ha paura di uscire di casa, e prende psicofarmaci per dormire. Ma dopotutto è ancora vivo, e per adesso va ancora al lavoro. E ogni tanto riesce anche a scrivere su qualche blog.

Il processo per "diffamazione a mezzo stampa" intentato nel 2011 dal picchiatore (Mario B.) contro il blogger (Nicola L.) che ha documentato l'aggressione dovrebbe stabilire se, a livello sociale,  prevale il "diritto all'oblio" e alla privacy del "picchiatore", o il diritto dell'aggredito (e del blogger) di documentare l'aggressione subita nel 2007.

Indipendentemente dal risultato del processo, sembra che Google abbia già deciso: la storia pubblicata su un anonimo blog nel 2010, come un messaggio in una bottiglia nell'immenso mare della rete, non è solo spamming, non è solo "spazzatura della rete". E' una storia che va raccontata. Non è certo una storia da pubblicare in prima pagina, ma è una storia che forse è meglio non dimenticare. 







Squadrismo: Temi di approfondimento



1919.




Lo squadrismo è un fenomeno nato in Italia, con il fascismo, a partire dal 1919. Le squadre di "picchiatori" fascisti, le cosiddette "camicie nere",  operavano soprattutto a livello di quartiere, picchiando comunisti o persone socialmente deboli (vagabondi, persone con problemi psichiatrici) in modo da dimostrare alla popolazione di avere il totale controllo sul territorio. Lo squadrismo era una sorta di "polizia" alternativa, controllata direttamente dal partito fascista. Che si insediò al governo tre anni più tardi, nel 1922.
Le spedizioni degli squadristi avvenivano con la tacita complicità della polizia, per cui denunciare era inutile. A volte gli squadristi esageravano, e ci scappava il morto. In questi casi, l'ordine era negare tutto, affermare che era stato solo un incidente, dovuto a una banale lite. Con la complicità della stampa, che, se anche riportava le aggressioni, le classificava come sfortunati incidenti. Nel 1922, dopo la presa del potere, il problema fu risolto alla fonte: Mussolini assunse il controllo totale sia della polizia sia dei mezzi d'informazione.


1921.

Hitler dichiarò  apertamente di essersi ispirato allo squadrismo fascista per le sue "camicie brune" (Sturmabteilungen), le squadre di "picchiatori" nazisti costituite nel 1921. Le "camicie brune" naziste operavano con la stessa tecnica dei "picchiatori" fascisti (azioni violente contro comunisti o soggetti socialmente deboli, emarginati, persone con problemi psichiatrici) ma avevano come principale obiettivo gli ebrei, che invece in Italia furono risparmiati dal fascismo fino al 1938.

2003.
 



Nel 2003, dopo l'insediamento del sindaco Alemanno a Roma, CasaPound, un'organizzazione di estrema destra, occupa uno stabile in Via Napoleone III.


2011.




Nel 2011 una organizzazione di estrema destra inglese, Blood & Honour, apre una sede a Roma.