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lunedì 7 gennaio 2013

Poliziotto massacrato, gli aggressori: «Non siamo noi le belve»

«Dottore, io non l’ho nemmeno sfiorato» ha esordito uno degli energumeni con il magistrato










 

 

 



di Luca Lippera


ROMA - Il primo interrogatorio dei quattro uomini fermati con l’accusa di aver massacrato a Marino un ispettore di polizia nella notte di Capodanno ha dato il via alla girandola di strategie che accompagnerà tutto il processo. «Dottore’, io non l’ho nemmeno sfiorato - ha esordito uno degli energumeni con il magistrato - So andato più in là e il poliziotto stava ancora in piedi». «’No schiaffo sì, gliel’ho dato - ha ammesso uno dei fermati - Ma il resto che ne so? Non ho visto, non ho sentito, non ho arzato un dito, io: lo ggiuro!» Le presunte «belve» di Marino hanno giocato, come voleva il copione, la carta dello scaricabarile. Tutti e quattro, senza accusare nessuno, hanno ripetuto per ore di essere «innocenti». Roberto Morelli e Alessandro Anzellotti hanno ammesso di aver avuto un litigio davanti al ristorante «Dar Capellone». Giovanni Santolosuosso ha detto di averli divisi. Andrea Ascenzi, il quarto fermato, era lì, certo, ma anche lui ha insistito: «L’ispettore non l’ho toccato». Il poliziotto - questo era impossibile negarlo - era lì. C’è stato qualche spintone. Anzellotti, del Tuscolano, ha ricordato addirittura «un ceffone datogli attraverso il finestrino». Ma chi l’ha pestato a quel modo? «Boh! - è stata la risposta - noi no».

«HO PORTATO PACE»
Pare che Giovanni Santolosuosso, 47 anni, l’uomo fuggito con un fuoristrada «Hummer» dopo i fatti, conosciuto come ultrà, sia disperato. «Il poliziotto non l’ho sfiorato - ha detto - Sono disperato. Qui non ci resisto. Qui mi ammazzo». Il gigante coperto di tatuaggi, difeso dall’avvocato Annalisa Ticconi, è stato il primo a presentarsi giovedì in Questura e ha ripetuto al magistrato la sua versione. «Morelli e Anzellotti stavano litigando - ha detto - Ho cercato di portare pace e di dividerli. Non so cosa sia successo all’ispettore».
 
Antonio De Vincentis, intervenuto per sedare la rissa, ha riportato fratture alla mandibola, agli zigomi, alle orbite oculari e al naso. Alessandro Anzellotti, 39 anni, del Tuscolano, e Roberto Morelli, 28, molisano, di origini zingare, sono difesi da Fabrizio Gallo e Massimiliano Pierantoni. «È vero - hanno detto - Santolosuosso ci ha divisi. Ci siamo allontanati. L’ispettore, in quel momento, stava ancora in piedi. Ci sono testimoni che lo confermano. Cosa sia successo dopo là fuori non lo sappiamo. C’era anche altra gente». Stessa musica da Andrea Ascenzi, 38, di Spinaceto.


Domenica 06 Gennaio 2013 - 10:14
Ultimo aggiornamento: 16:43


Agente massacrato a Roma «Un atto di ferocia premeditato»

Le accuse del pm ai quattro teppisti della rissa a Marino

Santosuosso, uno degli arrestati (foto Toiati)













di Luca Lippera
ROMA - Accanimento, ferocia, previsione dell’evento, lucidità nell’azione. La posizione dei quattro uomini che hanno massacrato un ispettore di polizia a Marino nella notte di Capodanno continua ad aggravarsi.Negli ordini di arresto emessi dalla Procura di Velletri, oltre all’accusa di «tentato omicidio», ci sono parole, circostanze e considerazioni che in un’ottica processuale potrebbero costare carissime (anni e anni di carcere) agli autori del feroce pestaggio: l’assalto al poliziotto, fa capire il pubblico ministero che coordina l’inchiesta, non è stato l’impeto di un momento, uno scatto d’ira, il semplice prodotto di una sbornia da cenone, ma un atto cercato e voluto anche se tutto si è consumato in pochi minuti.

I quattro, stando alla ricostruzione, avevano iniziato a litigare all’interno del ristorante «Dar Capellone». C’erano anche le mogli e i figli. Il litigio, insulti, sputi, spintoni, si è trasferito all’esterno del locale di Marino. Erano circa le due del mattino. In quel momento è passato in auto l’ispettore Antonio De Vincentis, 51 anni, che rientrava a casa con la moglie. Il poliziotto ha accostato l’auto, ha abbassato il finestrino e ha detto ai quattro di farla finita. Uno degli energumeni gli ha risposto con due sberle e poi ha ripreso la rissa con gli altri allontanandosi di qualche metro.

«VI ARRESTO TUTTI»
De Vincentis, a quel punto, è ripartito con la macchina e ha parcheggiato poco più avanti. La moglie, stando alle testimonianze, è scesa è si è diretta verso la porta del ristorante dicendo che avrebbe chiamato il 113. All’esterno, in pochi secondi, si è consumato il dramma. L’ispettore, che abita proprio a Marino, è tornato sui suoi passi a piedi e si è rivolto agli scalmanati. «Adesso vi fermate: vi faccio arrestare tutti». I quattro, a quel punto, hanno rivelato il loro volto. Si sono detti qualcosa, sono andati incontro a De Vincentis e lo hanno colpito furiosamente. Dopo averlo ridotto a terra hanno infierito con calci e pugni al volto e alla testa.

I TRE ULTRA’
Giovedì i responsabili sono stati arrestati dalla Squadra Mobile dopo tre giorni di indagini insieme agli uomini del commisariato Viminale. Giovanni Santolosuosso, 47 anni, artigiano alla Romanina (ha un’officina), è conosciuto come un ultrà della Lazio. È lui l’uomo fuggito con fuoristrada «Hammer» dopo il pestaggio. Gli altri fermati sono Andrea Anzellotti, 39, del Tuscolano, ritenuto ultrà biancazzurro, Andrea Ascenzi, 38, di Spinaceto, precedenti per droga, frequentatore della curva romanista, e il molisano Roberto Morelli, 28, di famiglia zingara.

Antonio De Vincentis resta in gravi condizioni al reparto Rianimazione del San Camillo. L’ispettore ieri è stato sottoposto a un primo intervento per la ricostruzione della mandibola. Ma ci sono fratture agli zigomi, al naso, a un’orbita oculare. 
Sabato 05 Gennaio 2013 - 10:12

giovedì 11 ottobre 2012

Prostituzione nel Municipio XI: l’amministrazione chiede di rifinanziare il progetto Roxanne

Prostituzione nel Municipio XI: l'amministrazione chiede di rifinanziare il progetto Roxanne

Secondo l'Assessore Beccari (SEL) "Il progetto Roxanne è fondamentale per sottrarre le prostitute dal racket. Non rifinanziarlo, sarebbe un delitto"

di Fabio Grilli - 10 ottobre 2012



Nel territorio del Municipio XI, non sono pochi i luoghi utilizzati dalle prostitute per appartarsi con i propri clienti.

LA PROSTITUZIONE NEL TERRITORIO. Alcuni li abbiamo trattati specificatamente. E' il caso di Largo Veratti, dove le prestazioni a pagamento si consumano a ridosso delle abitazioni; oppure, sempre in zona Marconi, abbiamo descritto la situazione di Largo Gibilmanna, laddove il fenomeno, fino alla recente bonifica, si consumava a ridosso della collinetta e del parcheggio antistante. Ma ci sono anche luoghi del tutto insospettabili, come gli scavi in via Padre Semeria, alla Garbatella. Ed altri particolarmente noti, come le carreggiate laterali della Cristoforo Colombo, o ancora la zona intorno a piazzale dei Navigatori.

LO SFRUTTAMENTO SESSUALE. Ognuna di queste situazioni, crea disagio, imbarazzo e degrado, per i residenti che sono costretti a subirle. Di conseguenza, ogni misura repressiva che, almeno temporaneamente, riesca ad arginare il fenomeno, viene ben vista dagli abitanti. Eppure, oltre alle disquisizioni in merito al ripristinato decoro, ci sono altri aspetti da prendere in considerazione, quando si parla di prostituzione.Tra questi, anche per effetto di importanti azioni di polizia che riescono a riaprire la questione, va sicuramente annoverato il tema dello sfruttamento sessuale.

IL PROGETTO ALEMANNO E ROMA CAPITALE. Uno degli strumenti di cui l'amministrazione capitolina, nel corso degli ultimi anni, si è dotata, è relativa al progetto Roxanne. Un servizio volto all'assistenza, alla prevenzione, ed alla costruzione d'un percorso insieme alle prostitute, che è finalizzato all'uscita di queste ultime da eventuali situazioni estorsive. Un progetto che, anche recentemente, è stato rimesso in discussione.


"Quando si insediò la Giunta Alemanno, una delle prime cose che disse l'Assessora Belviso - ricorda l'Assessore Municipale alla Politiche Sociali Andrea Beccari (SEL) - fu che, secondo lei, il progetto Roxanne era uno spreco di risorse. Come reazione, da parte nostra, che stiamo nei territori e vediamo tangibilmente qual è il destino delle vittime della tratta sessuale nelle nostre strade, fu una dura alzata di scudi, in difesa del progetto".

PROGETTO DEFINANZIATO. "Successivamente, quando la Giunta Alemanno, nel mese marzo, ha proposto il Bilancio comunale, ricorda l'Assessore municipale - ci siamo accorti che i fondi che dovevano essere destinati per finanziare il Roxanne, erano stati cancellati. Ora noi ci aspettiamo che, quando si avvierà la discussione sul bilancio, la Giunta faccia un passo indietro, accogliendo le nostre proposte di emendamento - avanzate per il tramite della Consigliera Gemma Azuni (SEL) - finanziando un progetto che è importantissimo perché ha prodotto negli ultimi anni la possibilità, per qualche centinaio di donne, di uscire dallo sfruttamento e dalle tratte".


LA GENESI DEL PROGETTO. Anche la Consigliera Azuni, recentemente, ha sottolineato la necessità di fare un passo indietro, da parte della Giunta, al fine di riconsiderare il finanziamento su un progetto che affonda le sue radici nella consigliatura precedente. "L'Amministrazione di Roma Capitale, già dal 1999, si impegnò con un programma di interventi che, partendo dall'art. 18 del Dlgs 286/98, fece nascere il Servizio Roxanne in favore di vittime della tratta, ovvero del traffico di esseri umani a scopo di sfruttamento - sessuale o lavorativo" ricorda la Azuni.


LO SPORTELLO E" LE UNITA' DI STRADA. Quindi è fondamentale che venga finanziato - riprende l'Assessore Beccari - poiché è un progetto importante, sia come sportello che agisce come punto di riferimento per le donne, che possono rivolgersi agli operatori per avere degli accompagni presso le strutture sanitarie e per avere delle consulenze legali, sociali e sanitarie; ma anche per le unità di strada che cercano di intercettare queste persone, proponendo anche dei servizi di prevenzione, attraverso la distribuzione di profilattici. Mediante il lavoro delle unità di strade si cerca di creare un contatto - chiarisce Beccari - al fine d'innescare, insieme a loro un, percorso accompagnato di fuoriuscita protetta, dallo sfruttamento. Per tutte queste ragioni - conclude l'intervista l'Assessore alle politiche sociali del Municipio XI. Sarebbe veramente un delitto non rifinanziare il progetto Roxanne".





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L'armeria del Casilino era dei fascisti romani

L'armeria del Casilino era dei fascisti romani

Scoperta alla fine del 2011, dopo l'omicidio di un cinese e della sua bambina, sarebbe stata custodita da uno dei Giannotta, custodi della sede di Acca Larentia. 









 
E' ufficiale, la guerra di mala, a Roma, è una faida nella destra estrema che svela l'intreccio tra i poteri criminali e le parentopoli di Alemanno, ossia il malgoverno della Capitale. I nuovi sviluppi nelle indagini sull'arsenale trovato nel quartiere Alessandrino a Roma, lo scorso 17 dicembre, hanno portato all'arresto dei pregiudicati romani Fabio Giannotta, 35enne e Mauro Santori, dieci anni più anziano. Sarebbero loro i custodi delle armi scovate dai carabinieri alla periferia Est di Roma, all'interno di un box auto. L'armeria conteneva 5 armi da guerra (un fucile d'assalto cinese, un kalashnikov, due pistole mitragliatrici, un pistola), 16 armi comuni da sparo provento di furti e rapine (15 pistole semiautomatiche e a tamburo e un fucile a pompa), 1 autovettura e 2 motoveicoli provento di furto (uno dei quali con a bordo due pistole con il colpo in canna), nonchè materiale per mascherarsi utilizzato per la commissione di rapine. Allora furono arrestati in flagranza di reato due uomini, N.C. 49enne pregiudicato e P.M. 31enne incensurato, che sono tuttora detenuti nel carcere di Roma Regina Coeli.

Fabio Giannotta, 35 anni, è fratello di Mirco, il capo ufficio al Decoro Urbano della società municipalizzata capitolina Ama, coinvolto nello scandalo parentopoli. Fabio, tra le altre imprese, ha preso parte alla tentata rapina alla gioielleria Bulgari nel centro storico di Roma nel 2007 con un carro attrezzi. Tutt'e due sono figli di Carlo, 58 anni, fermato in relazione al ferimento il 2 gennaio a Tivoli Terme di Francesco Bianco, tre proiettili alle gambe. L'Arma giurò allora che la politica non c'entrava ma lo sparatore presunto è il custode della sede storica di Acca Larentia (che Alemanno frequentava in gioventù) e il gambizzato viene dai Nar. E ora uno dei figli, probabilmente tradito da un compare di rapine arrestato poco prima di Capodanno a ridosso dell'uccisione di un commerciante cinese di Torpignattara e della sua bimba piccolissima.

In un articolo a ridosso dei fatti (http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=6282&typeb=0&16-01-2012--I-perche-della-faida-tra-fascisti) Globalist aveva raccontato delle tensioni tra fascisti a cavallo dell'anniversario dell'eccidio di Acca Larentia dove, il 7 gennaio del '78, furono uccisi due neofascisti del Msi in un agguato terroristico e un terzo lo ammazzò un ufficiale dei carabinieri. I fatti di cronaca nera si sono intrecciati in maniera impressionante con gli strappi tra i cuori neri che sono giunti ad annullare il corteo unitario alla vigilia dell'anniversario. Bianco sarebbe stato ferito con tre colpi di pistola alle gambe e alla mano a causa di un forte contrasto con Giannotta sulla linea politica da seguire. La sede non appartiene in esclusiva ad alcun movimento politico e vi gravitano appartenenti a gruppi diversi, accomunati dalla memoria dei tre ragazzi morti.

Giannotta sarebbe vicino a Forza Nuova, secondo quanto riferito, così come in passato Bianco. Sempre nella stessa operazione dei Ros, ossia in relazione alla gambizzazione di Bianco, è stata perquisita la sede di Casapound di Roma, sede gentilmente "donata" dal Sindaco Alemanno ai fascisti del III millennio appunto di Casapound in cui il figlio del sindaco, Manfredi Alemanno, sta muovendo i primi passi dell'educazione alla politica come star della giovanile di Casapound, il Blocco studentesco.
[che.ant]

martedì 2 ottobre 2012

Dall'esercito dei Petrucci al genero dell'ad ecco i contratti truccati dell'azienda trasporti

I VERBALI

Tra le assunzioni illecite che vengono contestate dai pm c'è quella della moglie dell'assessore Marco Visconti. Lady Ambiente ai pm: "Ho mandato una lettera e mi hanno presa"

di MARIA ELENA VINCENZI
 

Lettere di assunzione con date falsificate, colloqui con personaggi sconosciuti, curricula inviati via posta di cui, ovviamente, non resta alcuna ricevuta. E poi, soprattutto, figli di, amici di, coniugi di. Le carte depositate dalla procura per l'inchiesta sulla parentopoli all'Atac dipingono un'azienda dove tutto era lecito. Otto gli indagati, 46 le assunzioni sospette, tanti i nomi illustri. Tra cui quello della moglie dell'assessore all'Ambiente, Marco Visconti. Una vicenda che ieri ha mandato su tutte le furie Alemanno che solo dopo un confronto serrato ha detto no alle dimissioni del suo collaboratore.

Lady ambiente e la "mano" del marito
Barbara Pesimena, classe 1973, viene sentita dal pm Francesco Dall'Olio il 5 dicembre scorso. "Sono stata assunta dalla società Met. Ro nel 2008 con mansioni di capo ufficio della parte amministrativa della struttura sanitaria per la sicurezza sul lavoro del personale. La mia retribuzione è di circa 2.600 euro netti al mese". Il magistrato vuole sapere come è stata assunta: "Dopo aver spedito il curriculum per posta, ma non ho ricevuta dell'avvenuta spedizione, sono stata chiamata telefonicamente per un colloquio che si è svolto in via Tiburtina, dinanzi a un dipendente Met. Ro di cui non ricordo il nome, presso la sede di Met. Ro in data che
non ricordo, ma comunque nel periodo di fine estate del 2008".

Ricorda poco, la signora Visconti. Dirigente con un diploma da ragioniera e, secondo l'accusa, si legge nell'avviso di conclusione indagini, "palesemente priva della competenze adeguate a svolgere, in posizione dirigenziale, funzioni gestionali di notevole complessità, come agevolmente desumibile dal titolo di studio e dalla pregresse esperienze lavorative (segretaria in un poliambulatorio medico, responsabile vendita e casse in negozio di abbigliamento, assistente amministrativa in un negozio di telefonia) obiettivamente e palesemente prive di qualsivoglia rilevanza o rispondenza rispetto al suo inquadramento".

Ma l'assunzione di lady Ambiente viene spiegata al telefono dal marito. È il 18 dicembre 2010, Visconti parla con Francesco Maria Orsi: "Se tu fai l'assessore ai Trasporti, tu moglie, cioè, io stavo al patrimonio, la mia compagna è entrata con Bertucci, gli ho dato una mano ai trasporti, non l'ho mandata a Risorse per Roma".

Il genero dell'ad
Una delle 46 assunzioni che vengono contestate è quella di Patrizio Cristofari, responsabile del settore Manutenzione e Opere Civili ed Impianti. Un ragazzo fortunato. Alla fine del 2008 invia il curriculum a varie società, tra cui anche Atac. È lui stesso a spiegare ai carabinieri di via In Selci il suo curriculum: "Ero diplomato perito industriale in elettronica e automazioni. Ho conseguito un diploma presso l'Itis Maxwell di Roma nel 1990, mentre il secondo presso un istituto di Monterotondo di cui non ricordo il nome". Una stranezza non sapere dove ci si è diplomati.

Eppure lui è stato selezionato dall'ufficio del personale Atac per un incarico da 150mila euro l'anno. "Alla fine del 2008 venni contattato dall'ad di Met. Ro, Antonio Marzia, per un colloquio di lavoro. Parlai direttamente con lui". I militari gli chiedono se abbia legami in Met. Ro. "No. Nella Trambus lavorava mio suocero, Adalberto Bertucci in qualità di ad, divenuto successivamente ad della nuova Atac dopo la fusione". Chiosa il pm: "palesemente privo delle competenze adeguate, dichiara di aver svolto attività lavorativa quale funzionario di Astral Spa omettendo di specificare mansioni, ufficio, principali attività".

La cubista, la segretaria e l'esercito dei Petrucci
Tra le carte compare il verbale di Giulia Pellegrino, la cubista segretaria: "Ho presentato un mio curriculum, ho superato le selezioni e non intendo aggiungere altro per non arrecare pregiudizio alla mia posizione processale". Il 12 dicembre viene sentita Loredana Adiutori, dirigente Trambus con figlia che lavora nella stessa azienda e incarico da 100 mila euro l'anno. Un diploma da ragioniera e molti anni nella segreteria di vari politici. Assunzione illecita per il pm.

L'occhio degli inquirenti si sofferma anche su alcuni contratti degli autisti. C'è una una lunghissima sfilza con un solo cognome: Petrucci. Se ne contano ne sono 32. Alcuni altri ammettono di aver qualche zio, un fratello, un cugino. Altri nessun contatto, solo lo stesso cognome. Sarà un caso?
 
 (30 settembre 2012)
 

Parentopoli Atac, carriere lampo. Se la cassiera fa il dirigente

IL CASO

Nei verbali dell’inchiesta il caso della moglie dell’assessore Visconti, dirigente da 73mila euro annui, diplomata in ragioneria, e dell’ex terrorista Nar Francesco Bianco

 di MARIA ELENA VINCENZI 
 

L'Atac come un paese del Bengodi dove le precedenti esperienze lavorative, le referenze, non contano nulla. E dove non contano nemmeno il titolo di studio e, tantomeno il voto con cui quel titolo è stato conseguito. Il caso di Barbara Pesimena, moglie dell'assessore capitolino all'Ambiente Marco Visconti è solo uno dei 46 casi presi in considerazione dal pubblico ministero Francesco Dall'Olio che presto chiederà il rinvio a giudizio per gli otto indagati (tra cui, appunto Visconti). Lady Ambiente non è stata l'unica a essere assunta con ruolo da dirigente e stipendio da 73mila euro l'anno in barba al titolo di studio (diploma di ragioneria) e alla pregresse esperienze professionali (segretaria in un poliambulatorio medico, responsabile cassa di un negozio di abbigliamento e assistente amministrativa di un negozio di telefonia). Casi ce ne sono parecchi. Si scopre cosi dall'avviso di conclusione indagini che Francesco Bianco, l'ex Nar assunto in Atac a 32mila euro l'anno, aveva gestito un edicola prima di venire reimpiegato come "operatore d'ufficio autoferrotranvieri". E, soprattutto, che all'azienda non importava nulla del suo titolo di studio. Scrive il pm che Bianco ha affermato "di aver conseguito la licenza media presumibilmente negli anni tra il 1974 e il 1975 a Roma in scuole medie statali di cui non ricorda il nome e la via". Evidentemente l'azienda lo voleva a tutti i costi. Ecco perché chiude un occhio sul fatto che l'ex estremista non presenti il certificato penale ("dal quale si evince invece che lo stesso risultava gravato da numerosi precedenti", spiega il magistrato) ma si limiti ad allegare i carichi pendenti e un'autocertificazione in cui, invece di indicare i suoi precedenti, dichiara "di aver estinto completamente il suo debito con la legge".

La moglie dell'assessore e l'ex Nar sono in buona compagnia. Accanto a quelli come Barbara Pesimena e Loredana Adiutori (ex segretaria dell'assessore Marchi, 100mila euro l'anno, ruolo da dirigente e un diploma magistrale) alle quali il colloquio non viene nemmeno fatto, ce ne sono altri che, scrivono i carabinieri del nucleo investigativo nell'informativa del 5 maggio, dicono di aver fatto una selezione, della quale non resta alcuna prova. Non c'è da stupirsi, dunque, se Fabio Giangreco, descritto dall'agenzia interinale Praxi come "persona giovane e inesperta da utilizzare in compiti di taglio elementare, non amante dello studio, senza esperienza strutturata e con profilo di personalità in fase di maturazione", viene assunto come "collaboratore d'ufficio" a 32mila euro l'anno, nonostante la sua unica esperienza professionale fosse durata 4 mesi nell'azienda metalmeccanica di una parente e il suo diploma di ragioneria fosse stato conseguito con il minimo dei voti. Nessuna meraviglia nemmeno se Claudia Manetta in Atac specialista tecnico amministrativo vanti un diploma da stilista di moda e, un curriculum in cui figura l'incarico da direttore di sala in un music pub, la responsabile di un negozio di maglieria e, ovviamente, la segretaria politica. O se Marco Bernardini, sindaco di Montelibretti, viene ritenuto il 10 luglio 2008 "non idoneo" e poi, appena due mesi dopo, firma il contratto.
 
 (01 ottobre 2012)
 

Cubiste e mogli, allegre assunzioni della parentopoli romana I

IL CASO PARENTOPOLI

Il nuovo caso di lady Visconti e uno scandalo senza fine. Giulia Pellegrino è una ex cubista. È stata assunta in Atac come segretaria del direttore industriale

 
Mogli, figli, generi, cognati, nipoti, portaborse, segretarie, persino una cubista (Giulia Pellegrino), un ex piduista (Giuseppe Remo Croce) e un militante dei Nar pluripregiudicato poi finito gambizzato (Francesco Bianco): è un inno al familismo amorale la gestione dell'Atac nell'era Alemanno. Più di ottocento assunzioni effettuate nel giro di pochi mesi, per chiamata diretta, tutte riconducibili al clan politico o sindacale del sindaco di Roma. Gente dal curriculum incerto, spesso improvvisato, quasi sempre piazzata in posti di comando senza neppure lo sforzo di una selezione, figuriamoci un concorso. Un album da brividi.

IL CLUB DELLE MOGLI 
Si entra solo se hai lo sponsor giusto, in genere un politico del Pdl tendenza An, con qualche sporadica variazione forzaitaliota. La più nota è senz'altro Barbara Pesimena, consorte dell'assessore all'Ambiente Marco Visconti, al tempo dell'assunzione  -  tengono a precisare i due  "solo convivente": per lei un incarico da oltre 70mila euro l'anno come responsabile dell'area sanitaria. Segue poi Stefania Fois, ex pittrice e compagna del già capogruppo di An in Campidoglio ora deputato Marco Marsilio: capo della Direzione Comunicazione. Mentre alla direzione Area Normativa è stata indirizzata Claudia Cavazzuti, dolce metà del senatore azzurro Stefano De Lillo. E se l'ex assessore ai Trasporti, Sergio Marchi, fece trasferire dal Cotral la fidanzata Flavia Marino. A Gioacchino Camponeschi, segretario regionale della FaisaCisal (ribattezzato "il sindacato del sindaco") è riuscito il colpo gobbo: oltre alla moglie, in Atac ha piazzato pure la figlia. Come il capo del circolo ferrotramvieri del Pdl, Fabio Moro, che ha portato con sé la compagna e la sorella. O Fabio Milloch, segretario nazionale Ugl, che lì ha moglie e un cognato.

I FIGLI SO' PIEZZI E CORE 
È stata un'assunzione "a sua insaputa", almeno a sentire Alemanno quando si scoprì che Giorgio Marinelli, il figlio del suo caposcorta, era stato da poco preso in Atac: "Non mi occupo di queste cose", tagliò corto. Una balla che si rivelò ancora più clamorosa allorché venne fuori che pure l'altra figlia del caposcorta, Ilaria, era stata reclutata in un'azienda comunale: stavolta l'Ama. Ma sono tanti i dipendenti di Via Prenestina ad avere un padre eccellente: c'è il figlio del generale Antonino Torre, eletto nella lista civica per Alemanno e la figlia di Loredana Auditori, segretaria dell'ex assessore Marchi. C'è il figlio dell'ex leader Cisl Alberto Chiricozzi e quello di Alfredo Tirrò, augelliano di ferro e vicepresidente di Risorse per Roma.

LE AFFINITÁ ELETTIVE: GENERI, NUORE E NIPOTI 
Chi ha fatto il pieno è l'ex ad Adalberto Bertucci: in azienda, oltre al marito della figlia  -  Patrizio Cristofari, additato dal pm come uno degli incompetenti reclutato come dirigente a 150mila euro l'anno  -  ha sistemato pure la cognata del figlio (Martina Domenici), il suo autista personale (Roberto Di Giacomo) e una serie di amministratori di Guidonia e dintorni, sua città natale: dal vicesindaco Lombardo a due consiglieri pdl, Di Lauro e Tirrò, fino al vicesindaco di Montelibretti Bernardini. Ma quella per i generi deve essere una passione irresistibile se pure il deputato ex An Francesco Aracri ha sistemato il suo, come capoffucio. Mentre la dirigente Francesca Romana Zadotti s'è tirata dentro la nuora, Carla Marchi.

LA CARICA DI SEGRETARIE E PORTABORSE 
Tante le segretarie e i portaborse a conquistare un posto sicuro in Atac. Nella lista compaiono Emanuela Gentili, ex assistente del vicepresidente Ue Antonio Tajani; Gabriele Del Paolis, collaboratore del deputato pdl Vincenzo Piso, e Catia Acquesta, sua addetta stampa. Ancora: Michela Martucci, ex segretaria del deputato berlusconiano Giorgio Simeoni e Loredana Auditori, già segretaria dell'ex assessore ai Trasporti.
 
 (02 ottobre 2012)
 

lunedì 1 ottobre 2012

Aurelia, il regno delle prostitute. "Sulla strada comprata dai clan"

IL RACCONTO

Ogni giorno blitz e arresti: quest'anno liberate già 12 ragazze. Dalla Salaria alla Colombo, sino all'Esquilino: una guerra senza fine in tutta la città

di MASSIMO LUGLI

"Io lavoro da sola. Niente protettore. Mai avuto uno. Una volta sola hanno provato a rapinarmi, a Milano, ma ho preso il numero di targa e li ho denunciati. Qui non ho mai avuto guai quanto alle mie amiche... Beh, non lo so, ognuna si fa gli affari suoi".

Giorgiana strizza gli occhi per difendersi dal sole e fa una smorfia da monella. Magra, lunghe gambe abbronzate, un viso da ragazzina, aspetta i clienti nel tratto di Aurelia che va da Mondo Convenienza fino a Ponte Massimino, proprio la fetta di strada venduta per 10mila euro a una banda di sfruttatori rom sgominata, due giorni fa, dai carabinieri del colonnello Rosario Castello, comandante del gruppo di Frascati. Un episodio unico su cui gli investigatori stanno cercando di vedere più chiaro, anche per capire se altri tratti delle consolari siano state al centro di una compravendita simile. Il solo precedente fu scoperto, alla fine di dicembre, proprio dai carabinieri di Frascati ai Pratoni del Vivaro: nove persone in carcere tra cui il proprietario di un'area di pic nic dove i transessuali, per "lavorare", sborsavano una tangente "una tantum" che andava dai mille ai 3mila euro oltre a un "pizzo" che oscillava dai 30 ai 50 euro giornalieri.


"Non pensiamo che il mercato sia gestito, in monopolio, da grosse organizzazioni che si dividono il territorio, si tratta, piuttosto, di piccole gang indipendenti, spesso a gestione familiare, che si accordano o entrano in conflitto tra loro  -  spiega il colonnello Castello  -  i romeni di etnia rom sono particolarmente brutali, nei metodi di sfruttamento delle ragazze che trattano come merce, spendono pochissimo per vitto e vestiti e trattengono quasi tutto il guadagno. È una malavita molto aggressiva, che si dedica anche a furti e rapine in villa". L'arma delle espulsioni (che teoricamente vale anche per i cittadini comunitari, quando si riesce a provare che vivono di reati o prostituzione) funziona pochissimo: i romeni tornano al loro paese e dopo pochi mesi rientrano in Italia. Le ordinanze dei comuni contro la prostituzione hanno perso gran parte della loro efficacia: le ragazze, inizialmente, sono sparite, poi sono tornate con un abbigliamento più castigato e, ultimamente, hanno ripristinato corsetti inesistenti e minigonne inguinali. Come Gioiana.

"Non ho mai sentito dire che questo tratto di Aurelia fosse stato venduto  -  si stupisce (e se recita è da Oscar)  -  a me nessuno ha chiesto niente". La storia di questa ragazzina ventiduenne approdata dalla Romania in cerca di un po' di stabilità economica è simile a tante altre, ammesso che si riesca a districare qualche brandello di verità dal solito impasto di bugie: due figli di 4 e 2 anni, un divorzio, una mamma che riceve il denaro e ignora (o finge di ignorare) da dove provenga, una media di 30 euro a cliente e di 200 a sera, se va bene, proposte continue di "fare" senza profilattico per 70 o 100 euro: "Ma io non ci sto, ho dei figli a cui pensare, non posso ammalarmi". Il piagnisteo standard di tante schiave del sesso che spesso nemmeno sanno di esserlo.

Auto avanti e indietro sull'Aurelia, pericolosi rallentamenti nel tratto "venduto" qualche ragazza che fa capolino e si rintana alla vista dell'auto dei carabinieri. Un tipo untuoso, alla guida di una vecchia Punto grigia, accosta, viene fermato ma se la cava con un rimbrotto e va via, grato: "Se dovessimo contestargli la violazione dell'ordinanza sulla prostituzione da strada rischieremmo di perderci mezza giornata" taglia corto il capitano Emanuela Rocca, comandante della compagnia di Tivoli, che ci accompagna nel tour nelle nuove frontiere del piacere a tassametro. Un business secondo solo a quello della cocaina e che produce una lunga serie di reati: dallo sfruttamento alle violenze, dalla riduzione in schiavitù fino alle rapine per ritorsione quando qualcuno sconfina o tenta di invadere il territorio altrui.

Le zone più gettonate, oltre all'Aurelia, la Salaria o la Colombo, sono l'Esquilino, Prati Fiscali, Pratoni del Vivaro, la Polense. Per i carabinieri è una guerra senza fine e i dati parlano chiaro: 45 arresti per sfruttamento nel 2011 e già 27 nel 2012, 30 ragazze liberate l'anno passato e quindici da gennaio a maggio, 107 prostitute denunciate per atti osceni o inosservanza del foglio di via nel 2011 e 27 nel 2012. Le multe che colpiscono le ragazze (378 nel 2011, già 212 quest'anno), ovviamente, non verranno mai pagate. Quelle dei clienti (173 l'anno scorso e 74 quest'anno) hanno smesso di essere uno spauracchio. Le ragazze sono al 70 per cento romene, con un 10 per cento di nigeriane, un 10 per cento di italiane, un 5 per cento di "viados" e un altro 5 per cento costituito da una macedonia di nazionalità ed etnie. "Per abolire la prostituzione, bisognerebbe abolire gli uomini" sentenziava Maria Teresa d'Asburgo. Un paradosso blasè.... forse.
(18 maggio 2012)

Roma va a puttane

Non è un'affermazione metaforica: è proprio letterale. Ecco la mappa, realizzata dal Alemanno, con la distribuzione delle prostitute sulle strade di Roma, la tipologia (donne o trans), il numero dei controlli antiprostituzione, ecc.



Perchè Alemanno ce l'ha tanto con le puttane? Non ci sarebbero obiettivi più importanti? Ad esempio, Roma è piena di cravattari e criminali di ogni specie, ogni tanto lungo le strade della capitale ci scappa un morto ammazzato. La risposta è semplice: cravattari e criminali sono pericolosi, quelli te menano o te sparano. Le puttane invece no. Al massimo danno una borsettata in testa al vigile di turno, e rimediano una denuncia per resistenza a pubblico ufficiale. In più i clienti sorpresi con le prostitute sono multabili, e con queste multe il Comune rimedia un sacco di soldi.

Così, Alemanno ha deciso di mettere a disposizione dei romani questa mappa con la dislocazione precisa delle puttane lungo le strade di Roma. Molto meglio di una mappa delle corse dell'ATAC, no? Grazie , Alemanno. Ancora una volta hai reso un servizio pubblico ai cittadini romani.

venerdì 28 settembre 2012

Roma: volete combattere la tratta? Regolarizzate la prostituzione e chiudete i Cie!



 

Da pochi minuti ho letto la notizia di una donna picchiata e bruciata viva a Roma. I giornali la identificano come la “prostituta rumena”, un’espressione che ci ricorda che nella società in cui viviamo noi siamo il nostro lavoro, il nostro titolo, la nostra qualifica ancor prima di esser persone.

Per me Michela, questo è il nome con cui è conosciuta, è prima di tutto una donna che sta rischiando la vita perché qualcuno ha deciso di darle fuoco. Io non conosco la sua storia, non so se era costretta a prostituirsi, se lo faceva per motivi economici o altro, so solo che ciò che le è successo non può essere semplificato come un regolamento di conti tra bande rivali che gestiscono la prostituzione o un’intimidazione. L’atroce violenza che ha subito questa donna ci dice molto altro.

Il segretario del Pd Roma, Marco Miccoli, dichiara che “il grave fatto di sangue avvenuto questa notte alla Borghesiana è l’ennesima dimostrazione di come la prostituzione a Roma sia sempre più un fenomeno dilagante e in crescita” e ci ricorda che un mese fa c’è stata una manifestazione dei cittadini dell’Eur contro “la prostituzione imperante nelle strade del quartiere”.

Quindi, in poche parole, ci si dice che Michela è stata bruciata perché faceva la prostituta: se te ne vai a zonzo per la città di notte, nelle strade buie, poco trafficate, a offrire servizi sessuali a chiunque come puoi non pensare di essere il bersaglio di qualche squilibrato? Se se ne stava a casa a fare la maglia questo mica le succedeva? O no?

E’ come dire che lo stupro accade per l’uso imperante della minigonna, dei jeans stretti, delle maglie scollate e dei tacchi alti. E’ come dire che una donna viene ammazzata da suo marito perché lo voleva lasciare, lo voleva denunciare. Se stai insieme a lui, sopporti le botte, le umiliazioni e le segregazioni nulla ti può accadere di male. O no? E’ come dire che l’essere prostituta giustifica di per sé ogni violenza che subirai.

E se a questo aggiungiamo che Michela è rumena, abbiamo chiuso il cerchio delle discriminazioni (donna-prostitura-rumena). Dato che per Miccoli la colpa è della prostituzione invita a dare un “impulso alla lotta” affinchè ce ne si liberi. Il segretario però non ricorda che questa lotta già c’è, che le ordinanze per il decoro nelle strade esistono, che le campagne di demonizzazione delle prostitute ci invadono, che le campagne per la moralità, quella sì imperante, sono fatte da chiunque, destra-sinistra-centro-lato, e che proprio questi elementi hanno portato le prostitute a spostarsi sempre di più nelle zone periferiche, marginalizzandole e rendendole sempre più esposte a ogni tipo di violenza.

La prostituzione non è mai stata accettata né come lavoro né come scelta. E’ sempre stata vista solo come un ricatto, un sopruso. Non nego che la tratta esista e che sia un cancro da debellare, non nego che Michela potrebbe esserne vittima, ma non capisco come queste ordinanze possano in qualche modo aiutare queste donne ad uscirne, possibilmente vive. Obbligare una prostituta a vestirsi in modo meno provocante, marginalizzarla nei sobborghi più degradati la aiuterebbe a liberarsi dai suoi ricattatori? Davvero lo credete possibile? E se Michela fosse una prostituta autodeterminata e dunque avesse scelto questo mestiere, pensate davvero che meriti queste violenze? Che meriti l’essere privata di qualunque diritto, dato che la prostituzione non è riconosciuta come lavoro?

Sono anni che le/i sex workers chiedono a questo paese di riconoscergli lo stato di lavoratori, di garantirgli quei diritti che li tutelerebbero molto di più delle ordinanze di decoro e cavolate varie. Ma probabilmente, e questo è il mio pensiero, qui non si vuole combattere la tratta, ma salvaguardare la finta moralità di un paese che è cattolico. Quello che i sindaci fanno è spostare le prostitute, come si spostò la munnezza a Napoli, dalle zone centrali a quelle periferiche, da quelle periferiche a quelle maggiormente degradate e così via, senza mai risolvere il problema dello sfruttamento delle vittime della tratta da un lato e della regolamentazione delle prostitute autodeterminate dall’altro.

Inoltre, forse Miccoli non lo sa, ma ci sono anche tante donne che per scappare dai loro paesi lacerati dalla guerra e dalla fame, pagano delle madame per raggiungere il paese più vicino in cui pensano di avere possibilità di riscatto. Ma 50milioni, questo è costo del viaggio, è difficile da racimolare e quindi che succede? Che la madame anticipa e poi, una volta arrivata in un paese come il nostro, senza documenti, né un posto di lavoro, cosa crede che queste donne possano fare per ripagarla? La prostituzione è l’unica possibilità. Aveva mai pensato, signor segretario, che il razzismo, la chiusura delle frontiere, i Cie, le deportazioni se da una parte non impediscono a persone disperate di raggiungere le nostre sponde, pensando di essere in un paese civile che poi si dimostrerà altro, incentivano dall’altro canto l’immigrazione clandestina e lo sfruttamento sessuale?

Lei cosa farebbe, signor segretario, se volesse scappare dalla miseria ma non avesse nè soldi nè conoscenze? A mio avviso la tratta si combatte in tanti modi, permettendo alle immigrate di accedere al permesso di soggiorno, di veder riconosciuti i loro titoli di studio, combattendo il razzismo che porta gli/le immigrat@ a svolgere i lavori che gli/le italian@ non vogliono più fare, con tanta educazione sessuale che insegnerebbe il rispetto dell’altro, con la regolamentazione della prostituzione e il riconoscimento di diritti indispensabili per la tutela dell’individuo, ed ect. Non con securitarismi, ordinanze e cacce alle streghe,che puzzano di fascismo e paternalismo.

P.S. L’ultimo mio pensiero lo lascio a Michela nella speranza che le sue condizioni migliorino e presto possa uscire da quell’ospedale.

Roma, aggressioni fasciste a gay. Ecco come è stato ferito Guido Allegrezza

giovedì, giugno 14th, 2012

“Guido Allegrezza, noto attivista gay romano è stato vittima di un’aggressione da parte di quattro ragazzi di età compresa tra i 25 e i 30 anni la scorsa notte nel quartiere Eur in una zona abitualmente frequentata da gay. Gli sono state scagliate contro pietre che gli hanno procurato ferite alla testa, frattura delle costole e varie contusioni. Ha ricevuto una prognosi di 30 giorni e l’aggressione è stata segnalata all’Oscad, l’osservatorio contro le discriminazioni della Polizia di Stato e dei Carabinieri. Allegrezza è impegnato in questi giorni nell’organizzazione della Settimana della Cultura Arcobaleno che culminerà il 22 con la manifestazione concerto a piazza Farnese. L’aggressione chiaramente omofoba si aggiunge a quelle denunciate in questi giorni e sta suscitando allarme e sconcerto in tutta la comunità gay romana. Chiediamo pene esemplari per gli aggressori dopo gli episodi di questi giorni e ribadiamo la necessità di una legge contro l’omofobia: le istituzioni si facciano portatrici di questo messaggio al Parlamento. Ad Allegrezza va tutta la nostra solidarietà e l’impegno affinché le manifestazioni in corso saranno ancor di più un momento per una reazione di tutti alla violenza omofoba”.

E’ quanto si legge in una nota del Coordinamento Arcobaleno, composto da Arcigay Roma, Arcilesbica Roma, Azione Trans, Di’ Gay Project, Gay Center e Gay Lib.





Ponte Lungo: ennesima aggressione a giovane gay. Ricovero e denuncia

Gay aggredito a via Ivrea 29 giugno 2012

Ancora violenze nei confronti della comunità omosessuale romana. In via Ivrea nella mattinata di ieri ragazzo picchiato e aggredito da due uomini dopo essere stato insultato per il proprio orientamento sessuale

di Redazione - 30 giugno 2012
 


Un giugno nero per la comunità gay. Prima l'aggressione ad una coppia alla festa di Sel, poi le botte nei confronti di un 23enne salernitano a Campo dé Fiori. Episodi che si sono succeduti tra l'8 ed il 9 giugno che sono proseguiti il successivo giorno 13 quando un 47enne romano è stato preso a sassate nella zona dell'Eur. A seguire una manifestazione di solidarietà a piazza Farnese sino alla sfilata del Roma Pride 2012 dello scorso sabato, quando 150mila persone hanno 'invaso' il centro città con carri, colori e grida di rivendicazione della scelta sul proprio orientamento sessuale. Street Parade (che si era apertà con i manifesti murari affissi da Militia Christi in via Cavour nel corso della notte che a chiare lettere esprimevano la loro contrarietà alla sfilata omosessuale 2012), che non è stata sufficiente a tutelare la comunità gay romana da episodi di violenza che sono proseguiti nella mattinata di ieri quando un giovane omosessuale romano è stato aggredito da due uomini in via Ivrea, nella zona di Ponte Lungo.

AGGRESSIONE IN VIA IVREA - Un'aggressione 'tipica' annunciata dagli insulti e proseguita con la violenza, con il giovane picchiato con pugni in faccia da uno degli aggressori mentre l'altro complice lo bloccava per le braccia. Aggressione costata alla vittima un ricovero al pronto soccorso con successiva denuncia contro ignoti sporta al commissariato San Giovanni.

DESTRA - Giugno nero per la comunità gay romana che ha riportato in auge l'allarme in città e che ha trovato la solidarietà del vice sindaco di Roma Sveva Belviso: "A nome dell'Amministrazione capitolina desidero rivolgere solidarietà e vicinanza al ragazzo vittima, la scorsa sera, di una vigliacca e grave aggressione omofoba. Roma è una città che ha rinnegato sempre, con forza, ogni forma di violenza e di sopraffazione mostrando, in ogni consesso pubblico o privato, la sua vocazione all'accoglienza e alla tolleranza". "Mi auguro - conclude la nota di Sveva Belviso - che in tempi rapidi le forze dell'ordine riescano ad individuare gli autori di quest'atto criminale e che siano assicurati alla giustizia".

SINISTRA - Dure anche le parole del capogruppo di Sinistra, ecologia e Libertà in Regione Lazio Luigi Nieri:

"Ancora una vile, inaccettabile, odiosa aggressione omofoba a Roma. Ancora una volta un giovane è stato oggetto di violenze inaudite a causa del proprio orientamento sessuale. Siamo di fronte a una vera e propria emergenza. Non bastano più le condanne e la solidarietà. Servono iniziative di contrasto delle violenze, nuove leggi contro l'omofobia e per i diritti delle coppie formate da persone dello stesso sesso. E' solo in questo modo che si può inviare un segnale importante al Paese e alla società. E' arrivato il momento di usare tutti gli strumenti possibili per isolare e respingere questa deriva intollerabile che sta rendendo impossibile la vita di tante persone. A quanti altri pestaggi dobbiamo assistere prima che questo Paese faccia un decisivo salto in avanti sul fronte dei diritti civili?".



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Stupri, è giusto chiudere di notte la Stazione Termini? Sandra Rondini avatar


Dopo l'ultimo episodio di stupro torna la polemica se sia il caso o no di serrare la notte le stazioni, creando zone di nessuno dove la criminalità impera e dove chi ci capita deve solo sperare di vedere l'alba incolume...
stupri criminalità stazione termini.jpg

Dopo l'episodio dello stupro di gruppo a Roma ad opera di 4 romeni su una signora bulgara di 40 anni, colpevole solo di aggirarsi alle 2 di notte in zona Termini alla ricerca di un treno che la riportasse al Nord per poi da lì prendere un aereo per la sua terra, torna la polemica se sia il caso o no di chiudere le stazioni la notte. 

La donna non si sarebbe mai trovata vicina alle porte scorrevoli di Piazza dei Cinquecento, una delle entrate della stazione di Roma Termini, dove un agente della Polfer le aveva consigliato di restare buona ad aspettare che la stazione riaprisse. Sempre meglio che aggirarsi nel quartiere, le aveva detto. Ma questo non è bastato alla giovane donna per evitare di essere prelevata a forza, sequestrata per una notte intera e sottoposta a ogni genere di tortura fisica e psicologica, filmata dai suoi aguzzini con i telefonini. 

La donna, giunta in Italia in cerca di fortuna solo qualche mese fa, aveva provato a fare la badante, ma delusa da questo lavoro, voleva tornare a casa dal marito. Ma sotto Ferragosto aveva trovato pieno ogni volo aereo e così i treni e giunta la notte non aveva trovato di meglio che aspettare alla stazione per vedere di trovare il giorno dopo qualche altra soluzione. 

Una decisione che le è costata cara, eppure la donna, dal grande sangue freddo, ha aspettato che i suoi aguzzini si addormentassero per rubare loro un telefonino come prova schiacciante della loro colpevolezza e scappare poi in ambasciata dove, grazie alla Polizia, si è risalito preso ai quattro delinquenti di Riano, zona vicina alla Capitale, dove il branco aveva portato la donna.

Sebbene i barboni dormano tutti attorno al perimetro della stazione, rischiando la pelle ogni notte per le azioni maledette e sconsiderate di qualche teppista e drogato, una donna sola a Termini o è una prostituta o è una potenziale vittima di criminalità.

Eppure la stazione è il punto di approdo di tantissimi turisti che alloggiano negli alberghetti che costellano ogni via del circondario.

Ma di notte, benchè sia in pieno centro, anche lei diventa terra di nessuno. Roma sta diventando una città di una violenza incredibile. I reati rispetto all'anno scorso sarebbero aumentati del 60% e queste sono cifre da Bronx, sicuramente vergognose per chi ha costruito un'intera campagna elettorale proprio sulla questione sicurezza. 

Non è certo colpa del Sindaco se quattro balordi in città decidono di prendere di mira una donna inerme, ma possibile che un agente Polfer per una donna sola potesse solo dare il consiglio di mettersi vicina alle porte scorrevoli e sperare di passare indenne la notte?

Tutta qui la sicurezza che si può garantire? 

A Termini, come negli anni Settanta, dopo una certa ora incontri solo balordi, tossici, tassisti col turno di notte (poveretti...), prostitute, trans, barboni, spacciatori e varia 'umanità' lì rigettata dalla città come una puzzolente risacca per qualche ora della notte, ore di tutti e di nessuno.

Se la stazione fosse aperta, con il suo centro commerciale, con le sue luci e tutto il resto, o con qualsiasi altra attività o attrazione turistica,  tutto sarebbe diverso anche se non ci sono treni a viaggiare con il conseguente via vai impazzito di gente che va e che viene. Invece a una certa ora si spengono le luci, si calano le saracinesche e chi è fuori è esposto a qualsiasi pericolo. 

Dal buio spuntano come 'zombie' le creature della notte. Non stiamo esagerando. Ci sono creature partorite dalla notte e che alla notte sola appartengono. 

Personalmente non bazzicheremmo la sera in zona Termini nemmeno se ci pagassero, eppure, lo ripetiamo, stiamo parlando di una zona che è proprio accanto a piazza della Repubblica, con i suoi alberghi di lusso e la sua via Nazionale che arriva fino a piazza Venezia. Roma di notte fa paura. Ammettiamolo. Sono riusciti ad ottenere un coprifuoco generale senza neanche doverlo imporre...

Quello che vogliamo dire al Sindaco è che la notte non è fatta per le 'creature della notte', che, anzi, la sua giunta dovrebbe provvedere a recuperare, reinserendole nel mondo normale per quello che è possibile o almeno mettendole in condizione di non nuocere a chi, gente normale, non cessa di avere bisogni e necessità solo perchè è scattata l'ora X. 
 
Se una donna è in zona Termini dove si rifugia? I bar sono chiusi, la stazione è chiusa, per terra bisogna fare lo slalom tra i barboni, in giro c'è solo gente strana e nessun posto sicuro in cui riparare. 

Ma è Roma o è Resident Evil? 

E' la Capitale o un set di un videogioco splatter in cui  calate le ombre della sera d'improvviso devi difenderti da ogni genere di pericolo?

Non è che nasciamo tutti Rambo o abbiamo frequentato bootcamp o corsi di sopravvivenza. Sembra di capire, dato che tutto intorno è chiuso e sbarrato, che il messaggio alle persone normali sia quello di restare a casa, lontani da lì, perchè, finchè non tornerà l'alba, quella sarà zona di caccia per 'zombie' di città. 

Complimenti per la versatilità di una Roma double face, a misura della supposta legalità di giorno e della manifesta criminalità di notte.