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sabato 29 settembre 2012

Stuprate 631 ragazze minorenni da nove uomini in Inghilterra

La Gran Bretagna è sotto choc per i 631 stupri commessi da nove uomini di origine asiatica. Le vittime sono ragazzine minorenni prelevate dalle case d’accoglienza inglesi, drogate e poi stuprate. I nove sono sospettati anche della morte di due giovanissime che sarebbero state abusate.
INGHILTERRA - I carnefici - otto britannici di origine pakistana e un richiedente asilo afgano – sono stati condannati martedì scorso dal tribunale di Liverpool, che durante le indagini ha interrogato 56 persone e ne ha arrestate 26. A raccontare della rete di stupratori e della terrificante strategia messa in piedi per poter colpire con una frequenza seriale è il Times. Il quotidiano inglese scrive che su 1800 ragazze, ospitate nelle case d’accoglienza minorili, ci  sono stati 631 casi di violenza sessuale. E solo negli ultimi 10 mesi si contano 187 stupri su ragazzine d’età compresa tra i 12 e i 16 anni. Secondo il Times, inoltre, due minorenni provenienti dai centri di Manchester e Rochdale sarebbero morte per le violenze subite.
La storia ha dell’incredibile e descrive un vero e proprio sistema di abusi.  
Agganciate con la scusa di una cena o una serata fuori, le minorenni - in alcuni casi vere e proprie bambine - venivano prelevate dai centri d’accoglienza, drogate o fatte ubriacare, condotte in varie località del nord dell’Inghilterra e violentate.
A quanto sembra, le ragazzine non venivano abusate solo dai disgustosi carnefici, ma messe a disposizione di altri uomini. Secondo l’accusa, infatti, le giovani venivano costrette a rapporti plurimi. Una 15 enne, vittima delle violenze, ha raccontato di aver fatto sesso con sessanta uomini nella stessa sera, tutti di origine asiatica.  
Quello che non convince è come sia stato possibile che un giro di violenze così ampio non sia stato scoperto prima. In realtà nel 2008 un responsabile dei servizi sociali aveva parlato di «prove evidenti di sfruttamento sessuale organizzato nelle case di accoglienza per ragazze minori», ma la denuncia non aveva fatto scattare nessuna indagine. Addirittura una ragazzina di 15 anni, che aveva raccontato di essere stata stuprata da decine di uomini, non era stata creduta dalla polizia. Per gli errori commessi, che hanno «portato dei bambini a finire nelle mani dei violentatori», la polizia di Manchester e la procura e i servizi sociali di Rochdale hanno presentato le loro scuse. La sensazione, però, è che non tutte le connivenze siano state rese note.

Fone; Net1News

Si uccide in carcere dopo la visita con lo psichiatra

Milano. Sabato mattina Alessandro Gallelli, 21 anni, si è sottoposto all’ultima seduta con il suo psichiatra. È tornato in cella, si è annodato la felpa al collo e si è impiccato. Accusato di 14 reati che vanno dalla violenza sessuale allo stalking nei confronti di alcune ragazze agganciate su Facebook, due delle quali minorenni, da 4 mesi era in carcere in attesa di giudizio e – afferma l’Osservatorio permanente sulle morti in carcere – «aveva più volte denunciato di aver subito violenze».

Ora il suo nome aggiorna le fredde statistiche: sono 10 i detenuti che si sono tolti la vita da gennaio e 24 i decessi in carcere. Alessandro andava ripetendo: «Qui subisco angherie, ho problemi con gli altri carcerati». Il trasferimento nel reparto di psichiatria, dove si trovava in isolamento da fine gennaio, non l’ha salvato da se stesso. Il pm Giovanni Polizzi ha aperto un fascicolo, al momento senza ipotesi di reato né indagati, e ha deciso di acquisire una relazione della casa circondariale e la cartella sanitaria del Policlinico dove il giovane è arrivato in agonia. Per la famiglia Gallelli di San Vittore Olona – papà impiegato, mamma casalinga, un fratello maggiore e una sorellina – troppi sono i buchi neri nella morte di Alessandro. A cominciare dal fatto che sia stato trasferito dal sesto raggio, il cosiddetto ”protetti” dove è recluso chi è accusato di reati sessuali, al reparto psichiatria: 

«Era in isolamento senza che ce ne fossero le condizioni – sostengono i genitori – e soffriva molto perché era in una cella di due metri per due, dove entrava il freddo». Agli atti non figurerebbero al momento denunce del ragazzo sulle presunte violenze subite in cella. «Non ci risulta che possa essere stato vittima di abusi – rilevano i vertici del carcere – e non sembrava un soggetto a particolare rischio».
 
Anche se il suo percorso è abbastanza tormentato. «Un giovane fragile con problemi a relazionarsi con gli altri», lo ricorda il suo avvocato Giuseppe Lauria. A marzo di un anno fa è stato sottoposto a un trattamento sanitario obbligatorio, il referto evidenziava problemi di asocialità e al medico il ragazzo aveva detto di consumare saltuariamente marijuana.
 
FONTE: Il Mattino del 21/02/12

Molestie a bambine, arrestato

LODI. Adescava bambine in strada con la scusa di chiedere informazioni stradali, guadagnava la loro fiducia mostrando i peluches che teneva nella sua auto e proponeva loro prestazioni sessuali, anche in cambio di piccole somme di denaro. E, secondo l’accusa, avrebbe perfino tentato di agganciare le sue giovanissime vittime attraverso Facebook, M. S., l’operaio di 37 anni arrestato l’altro pomeriggio a Lodi dalla squadra mobile della locale questura con l’accusa di tentato sfruttamento della prostituzione minorile, atti osceni in presenza di minori e atti sessuali con minorenni, sempre con l’aggravante di aver agito nei confronti di minori di 14 anni. Secondo l’ordinanza di custodia cautelare, l’uomo avrebbe agito a Milano, Lodi e Pieve Emanuele. La polizia lo ha arrestato nella sua abitazione di Lodi nel quartiere popolare di San Fereolo, dove vive con una ragazza che è apparsa assolutamente ignara dei comportamenti contestati all’uomo, che tra l’altro era già stato denunciato in passato due volte anche dai poliziotti lodigiani per aver cercato di caricare in auto delle minorenni avvicinandole con una scusa.
In un episodio una dodicenne era riuscita a scendere insospettita dai complimenti morbosi che l’uomo le aveva rivolto, in un altro erano stati i genitori, raccolta una confidenza della figlia riguardante uno strano «passaggio», con offerta di denaro, a segnalare l’accaduto alla questura, che aveva quindi identificato l’uomo. Il 37enne, operaio presso diverse aziende locali come socio lavoratore di una cooperativa, in casa non aveva materiale pornografico: si presentava come un insospettabile. Il contatto equivoco con una minorenne su Facebook era stato oggetto di una segnalazione nel 2010 alla questura di Roma, che anche in quel caso era risalita al lodigiano. Non si esclude a questo punto che quell’approccio sui social network non sia stato l’unico. Le indagini nei suoi confronti sono scattate però con la denuncia del padre di una bambina italiana di 11 anni. In seguito, gli inquirenti hanno potuto accertare quattro episodi a Milano. Sembra che l’arrestato scegliesse spesso bambine straniere, che avvicinava in zone frequentate dai ragazzini, come oratori e campi giochi. A bordo della sua Hyundai piena di peluches, le adescava e proponeva prestazioni. Nei prossimi giorni sarà interrogato dal gip. Non si esclude possa avere colpito anche in altre località tra Lodi e Pavia.
 
08 agosto 2012
 









Un’altra vittima della pedofilia. E dell’adescamento on line

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Un uomo di 37anni, laureato e vicino al matrimonio, è stato arrestato con l’accusa di aver stuprato una minorenne di Brescia che aveva avvicinato attraverso il social network. E’ solo l’ultimo caso di una serie: leggi l’inchiesta di Sky.it

Pedofilia, l'inchiesta di Sky.it:Io 14enne in chat: e spunta “l’amico” pedofilo"I miei occhi vedono ma non guardano: così prendo il pedofilo"Adescamento on line: tante vittime e nessun reato  Trentasette anni, laureato e in procinto di matrimonio. Sono le caratteristiche di un uomo di Novara arrestato nel corso di un'indagine congiunta della Polizia postale di Brescia e della Guardia di Finanza di Pisogne (Brescia) con l'accusa di avere violentato una tredicenne bresciana conosciuta su Facebook. La vicenda è venuta alla luce in seguito a una denuncia dei genitori dell'adolescente, che avevano scoperto la relazione tra la figlia e l'adulto. Le indagini hanno permesso di appurare che l'uomo aveva adescato la ragazzina con apprezzamenti e l'aveva convinta a mandargli foto compromettenti e a fissare un incontro. Incontro che ha poi avuto luogo a bordo dell'auto di lui, in un paese della Valcamonica, e nel corso del quale la tredicenne sarebbe stata costretta a subire violenza sessuale.

Gli inquirenti hanno spiegato che "il profilo sociale dell'uomo è di livello medio alto, laureato, con un buon lavoro in una società di montaggio audio-video della zona di residenza, stimato nell'ambiente sociale in cui vive, fidanzato e con data di matrimonio già fissata". Per gli investigatori "tale vicenda dimostra, ancora una volta, i pericoli conseguenti a un uso superficiale e non controllato degli strumenti di comunicazione telematica da parte degli adolescenti”. Per una minorenne che frequenta le scuole medie, infatti, il rischio di incontrare un pedofilo in chat o sui social network è molto alto, come dimostra l’inchiesta di Sky.it.


Io, finta 14enne in chat: così spunta "l’amico" pedofilo
Basta presentarsi come una ragazzina per capire quanto sia facile finire nella rete di qualche "orco". Colpa di quel gioco a essere grandi che può diventare un incubo e, nei casi più estremi, finire in un abuso. Leggi le intercettazioni esclusive
LE INTERCETTAZIONI ESCLUSIVE : - ADESCAMENTO ON LINE- CONVERSAZIONI TRA PEDOFILI

Come difendersi da un pedofilo on line: INTERVIENI NEL FORUM

di Chiara Ribichini

“Ciao sono Marco. Vorresti un amico che fa tanto per te…cosa vorresti… chiedi”. “Ciao sono Lucia 13 anni Savona. Una bella rikarika:-) E tu in cambio?”. “Tue foto e giochi con me” “Ke foto vuoi?? Non è ke poi ti arrabbi Xké sono troppo pikkola e non ti piaccio?? Dimmelo xké ci rimango male!!!”. “Tranquilla. Va bene in intimo. Cosa hai fatto di sex fino ad ora?”. “Mi hanno tokkato un po’”. Marco ha 47 anni. E’ stato condannato per detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico e per violenza sessuale su minori. Minori come Lucia che adescava on line. La conversazione tra Marco e Lucia riportata è infatti la trascrizione di un’intercettazione telematica effettuata dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni.Anche Antonio, 35 anni, ha trovato Sara con pochi click, come dimostrano le intercettazioni pubblicate in esclusiva su Sky.it. Sara ha 15anni. Antonio si è presentato a Sara come un tardo adolescente. “Quanti anni hai?”. “21, sarò per caso troppo vecchio?”. “Sì”. “Ma dai ho solo 6 anni più di te”. “Vabbé, mi sembri carino ed educato quasi quasi mi hai convinto”.  “Mi piacerebbe conoscerti meglio. Mi mandi una foto?”. “Scusa Antonio vorrei dirti una cosa che mi preme: se le tue intenzioni sono quelle di usarmi con te non vorrei più avere a che fare…” “Sto cercando una tipa con cui avere una storia seria quindi….”. Ma la storia seria finisce così: “Com’è farsi un dito. Dai inviami qualche foto mentre ti tocchi”. “Questa ti piace?”.

Di Sara e Lucia sono pieni i banchi delle scuole medie e poco più. Perché in chat soprattutto per una ragazzina tra i 12 e i 15 anni è facilissimo cadere nella rete di un pedofilo. Ma è davvero così? Per capirlo ho creato un profilo di una 14enne su Facebook e uno di una 12enne sulla chat di Tuttogratis, fingendomi appassionata dei Pokemon. Un disegnino al posto della foto e via alla ricerca di “nuovi amici”. Ed ecco un nuovo amico che su Facebook inizia a chattare con me. “Uff. Hai 14 anni”. “Perché tu?”. “37”. “Ti trucchi?”. “Sì”. “Perché”. “Per sentirmi più grande”. “Ma tu sei già una donna”. E la conversazione va avanti per ore. Ricevo anche in regalo un cuore digitale. “Ti piace parlare con me o ti annoi perché io sono pikkola e tu sei grande?”. “Sono grande ma so essere anche bambino”. “Di dove sei?”. “Di Torino e tu?”. “Di Trieste. Peccato, siamo lontani e io cerco amicizie in carne e ossa, ma magari un giorno ci incontreremo”. Un pedofilo? Forse.

Appena iscritta alla chat di Tuttogratis, invece, mi arrivano in mezz’ora decine di mail da un utente che dice di avere quasi 18 anni. Tutte con lo stesso stile: “Ciao grazie per avermi accettato sei fidanzata? Ti descrivi?”. “Castana, capelli lunghi e occhi a mandorla”. “Complimenti, hai una foto da vedere?”. “No”.“Hai già baciato?”. “No”. “Ma avresti voglia?”. “Sì”. “Io ho una voglia pazza di sentire le tue labbra sulle mie”. E ancora: “Ti posso chiedere una cosa?”. “Sì” “Che misura hai di seno?”. “Ma ti interessa solo il fisico?”. “No tutto. Cerco una ragazza d’amare”. Ma insiste: “Di te cosa guardano? Hai dei bei seni? Un bel fisico?”.Che il pericolo di essere adescati sia alto lo dimostra anche il passaparola che noto sui profili delle mie amiche: “Attenzione all’utente XXX e a XXX: cercano di conoscere e poi adescare ragazze minorenni.” Uno di questi, un 50enne di Milano, scrive sulla bacheca di una “mia amica” di 12 anni: “Sei bellissima, ti vorrei conoscere”.

Le “amiche” che trovo in rete sono ancora più in pericolo di me. Perché accettano amicizie da chiunque, nella convinzione che più contatti hai e più sei importante. Poco importa poi chi ci sia dietro a quel nickname. Poco importa che il nuovo amico abbia accesso a tutte le informazioni private, forse anche per colpa delle impostazioni della privacy poco intuitive e difficili da gestire anche per un adulto.Non solo. Sul mio profilo non c’è nessuna immagine personale che possa attirare l’attenzione di un pedofilo ma solo disegnini. Sul loro, invece, sì. Centinaia di foto in cui si “improvvisano veline” per uno scatto. Tacchi, minigonne, o intimo. Ricercano ognuna la propria femminilità, la propria capacità seduttiva. Vogliono sentirsi grandi e hanno un’insaziabile curiosità per quel mondo degli adulti che si avvicina. E si dimenticano la loro timidezza. Perché lo schermo non arrossisce e tutto diventa lecito.

Ma quel gioco ad essere grandi può trasformarsi presto in un incubo. Perché è proprio su questo terreno che si muovono i pedofili. Si presentano spesso per tardo adolescenti e riempiono di complimenti le ragazzine. Le lusingano e le fanno sentire donne. Entrano prepotentemente nelle loro teste prima che nel loro corpo. E non le attirano né con le caramelle né con le ricariche ma con le “conversazioni senza tabù”. E quando hanno conquistato la loro fiducia ecco che le conversazioni passano dai messaggi in chat agli sms. Dai toni affettuosi alla volgarità più esplicita. Dalle parole alle foto fino al sesso telefonico e alla masturbazione via web cam e, in alcuni casi, all’incontro e alla violenza sessuale. E quell’amore inizialmente promesso può diventare un abuso.

"Con gli occhi vedo ma non guardo: così prendo il pedofilo"
La storia di Paolo, agente della Polizia postale: "Non bisogna mai entrare in empatia con il minore che subisce un abuso. Si deve sempre e solo volgere lo sguardo all’obiettivo: trovare il colpevole". Prima in chat e poi nella vita
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Come difendersi da un pedofilo on line: INTERVIENI NEL FORUM

di Chiara Ribichini

“La rabbia va tenuta lontana. Sempre. Altrimenti si rischia di sbagliare. E un errore può essere fatale: può mandare in fumo un’indagine e mettere in pericolo un’altra vittima”. Paolo ha 40 anni. E’ un cacciatore di orchi on line. Un agente della Polizia Postale e delle Comunicazioni di Torino. Ogni giorno si intrufola nel “sottobosco” delle chat, dove i pedofili si scambiano storie, fantasie, ma soprattutto foto e video (LEGGI L'INTERCETTAZIONE). Li osserva, li ascolta e si finge uno di loro. Ha imparato il loro linguaggio in codice, le loro esigenze, i loro desideri. Ma ha imparato soprattutto che per sopravvivere a quelle immagini bisogna bucare lo schermo e rivolgere lo sguardo sempre e solo all’obiettivo: prendere il colpevole. “Non bisogna mai entrare in empatia con il minore che subisce l’abuso. Ogni foto, ogni video devono essere analizzati nel modo più oggettivo possibile per cogliere anche il più impercettibile dettaglio che possa essere utile ad identificare il contesto. Noi vediamo ma non guardiamo. E’ questo il nostro segreto”.

Gli occhi azzurri di Paolo“non guardano più” da 11 anni. Da quando, cogliendo al volo un’opportunità professionale, è passato dal classico lavoro di poliziotto di strada ai crimini informatici. Dalle scene di omicidio agli abusi sui minori. “L’impatto è stato forte. Le immagini di violenze sui bambini non sono facili da gestire umanamente. Ma la sfida tra te e il pedofilo che è dietro il monitor è talmente grande che non hai il tempo di ascoltare le emozioni: devi agire”. E agire significa guadagnarsi la fiducia degli “amici giusti” per riuscire ad essere accreditato nelle chat più nascoste, là dove navigano i criminali di maggiore spicco. Ma ci vuole pazienza, possono passare anche mesi. “E’ come quando esci con una nuova comitiva: all’inizio resti in silenzio, ascolti i discorsi degli altri, capti i loro interessi. Ti ambienti e poi inizi ad interagire. Leghi di più con qualcuno e magari ricevi l’invito a un’uscita tra pochi. Così, ad esempio, entri in un forum in cui si parla di camping naturalistici e, riconoscendo qualche parola in codice, ti avvicini a qualcuno che ti invita a parlare in una chat dove si abbandonano le metafore e il linguaggio si fa più esplicito”. Ma agire può significare anche fingersi vittima. “Nella penultima indagine sono stato Carmen, una ragazza di dodici anni, nella chat di uno dei più importanti gestori telefonici. Ho gettato l’amo e preso due esponenti di spicco: un sacerdote delle Langhe e un pedagogo. Adescavano minori in rete e facevano sesso telefonico con loro”.

Paolo è l’agente che non ti aspetti. T-shirt e pantaloni sportivi ha un’aria informale. E informale e familiare è anche l’ambiente in cui lavora. “Siamo cinque amici prima che colleghi”. Avere un amico come compagno di scrivania aiuta a mantenere un contatto con la realtà. E a difendersi l’un l’altro per evitare che il dramma e la sofferenza che scorre sugli schermi dei pc entri in quella stanza dalle grandi finestre posizionate nella parte alta dei muri, al riparo dagli occhi esterni. “Ci sorvegliamo a vicenda, se mi accorgo che Luca (il suo collega più stretto, ndr) ha un momento di difficoltà, lo convinco per qualche giorno a staccare, ad occuparsi di qualche scartoffia”. E a volte, anche una battuta su un nickname scelto da un pedofilo può aiutare a tenere il distacco necessario. “Nessun cinismo, solo autodifesa”.

Insieme con Luca, Paolo ha conosciuto tanti orchi. In rete e in strada. “In alcuni casi l’incontro è l’unico modo per riuscire ad avere delle prove contro un presunto pedofilo. Simulando l’acquisto di materiale pedopornografico in un bar con uno di loro, ad esempio, ho scoperto il nome di un uomo che attirava i bambini con le figurine dei Pokemon in un locale di Reggio Emilia per poi violentarli”. Paolo ha incontrato operai, professori, sacerdoti. Uomini sposati e non. Trentenni e sessantenni. E li ha arrestati. “Di fronte alle manette restano sorpresi. Faticano a credere che la persona con cui hanno chattato per mesi, a cui magari hanno anche confessato i problemi con la moglie o con il proprio figlio, sia un poliziotto”. Stupore, ma mai nessuna minaccia. Al contrario “c’è chi, uscito dal carcere, è venuto a ringraziarmi. Il pedofilo è un criminale diverso dagli altri, ha dentro di sé la consapevolezza di fare qualcosa di sbagliato”.

Il contatto quotidiano con la pedofilia non ha indurito il carattere di Paolo. Ha saputo “schermare” la sua vita privata. “Non parlo mai del mio lavoro neanche con gli amici più cari. Il timore è che qualcuno possa farsi un’idea sbagliata di un uomo che, seppure per una nobile causa, riesce a guardare per ore l’inguardabile”. Storie irraccontabili anche alla propria compagna. “So che non potrebbe capire. Non può avere la sensibilità. Se voglio sfogarmi chiamo Luca, il mio collega”. A casa, di quel mondo di orchi, resta solo la diffidenza. “Quella non ti abbandona mai. Ma impari a conviverci, a impedire che diventi paranoia. E a non vedere dietro ogni carezza rivolta a un bambino un primo approccio”.


Adescamento on line: tante vittime e nessun reato
Il 10% dei minori che frequentano le chat e i social network è stato avvicinato da un pedofilo. Le più a rischio sono le ragazzine delle scuole medie. E manca ancora una legge per fermare “l’orco” prima che sia troppo tardi
LE INTERCETTAZIONI ESCLUSIVE : - ADESCAMENTO ON LINE- CONVERSAZIONI TRA PEDOFILI

Come difendersi da un pedofilo on line: INTERVIENI NEL FORUM

di Chiara Ribichini

Non è ancora un reato ma è la cosa più pericolosa che possa capitare a un figlio. Si chiama adescamento on line (o grooming) ed è il tentativo di un pedofilo di avvicinare un minore in rete. Avvicinarlo per parlare di sesso, ottenere foto e video e arrivare gradualmente all’obiettivo: l’abuso. E per chi frequenta le chat e i social network il rischio di incontrare un “orco” è alto e insidioso. Un dato certo non c’è, ma si può ipotizzare che possa capitare al 10% dei minori in rete. “E’ un numero verosimile ma potrebbe anche essere superiore” sostiene il direttore della II Divisione della Polizia Postale e delle Comunicazioni Diego Buso. “La nostra percezione è che il pericolo c’è ed è tangibile ma non ci sono numeri che possono essere registrati perché non sono per forza legati a un reato”.

L’adescamento on line, infatti, non ha ancora una sanzione normativa. “Lo scorso gennaio la Camera ha dato il via libera alla ratifica della Convenzione di Lanzarote siglata il 25 ottobre del 2007, introducendo il reato di grooming, ma il testo è in attesa di arrivare in Senato. Allo stato attuale, se il minore non viene indotto alla masturbazione, a produrre materiale pedopornografico, se non viene portato fuori dalla rete, nel mondo reale nella realtà e violentato non c’è necessariamente un reato” spiega Buso.

Dai dati della Polizia Postale e delle Comunicazioni emerge come l’adescamento on line sia un fenomeno in forte espansione. Negli ultimi anni sono sempre di più infatti i pedofili, abituati ad usare la rete solo per scambiare materiale pedopornografico, che hanno iniziato ad utilizzare il web anche per avere contatti con i minori. Dal 2000 al 2007 si è passati dal 10 al 21%. Gli “adescatori” sono soprattutto uomini tra i 30 e i 40 anni, esperti del web e delle nuove tecnologie. Ma “più aumenta la diffusione di Internet e più c’è un coinvolgimento trasversale di tutte le fasce d’età” avvertono al Centro nazionale di Contrasto della pedopornografia on line (C.N.C.P.O.).

A correre il maggior rischio di un adescamento sono le minorenni che frequentano le scuole medie o il primo anno delle superiori. Tra gli 11 e i 15 anni, con una tendenza all’abbassamento. Colpa della curiosità femminile, dell’ingenuità, ma in parte anche del modo in cui gestiscono la loro “vita virtuale”. “Negli ultimi anni è emerso come sempre più spesso ragazzine in età preadolescenziale utilizzino pagine di social network per proporsi in modo provocante e allusivo di una disponibilità sentimentale ed erotica a coetanei ed adulti. Un fenomeno che costituisce una nuova frontiera di impegno delle azioni di prevenzione e repressione dello sfruttamento sessuale di minori a mezzo internet” spiega la responsabile dell’Area Criminologica del Centro nazionale di Contrasto della pedopornografia on line (C.N.C.P.O.) Cristina Bonucchi. La percentuale del rischio di incontrare un pedofilo on line aumenta, infine, in proporzione al tempo che i minori trascorrono sui social network e nelle chat e all’imprudenza con cui si naviga.



Adescata in chat a 13 anni da un pedofilo: l'intercettazione
L'uomo, 47 anni, è stato condannato per detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico e per violenza sessuale. Leggi le conversazioni intercettate dalla polizia postale
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Come difendersi da un pedofilo on line: INTERVIENI NEL FORUM

I primi contatti e la successiva corrispondenza via sms tra una 13enne e un adulto di 47 anni, che è stato poi arrestato e condannato per violenza sessuale su minore, scambio e diffusione di materiale pedopornografico.  L'uomo si spacciava per uno psicologo e offriva in chat sedute di terapia gratuite a una minorenne per poi arrivare all'abuso. L’indagine è scaturita dalla segnalazione di un genitore in allarme per aver trovato sul telefono e sul pc della figlia tracce di conversazioni a contenuto sessuale. Il servizio di internet utilizzato è la chat via wap di un importante gestore di telefonia mobile italiano.Le indicazioni di nome e di luogo sono state modificate per evidenti necessità di tutela della privacy.


Ora: 21:34:34Pedofilo (P): Ciao sono marco. Vorresti un amico che fa tanto x te.. Cosa vorresti.. Chiedi..

Ora: 21:38:59Bambina (B): Ciao sono Lucia 13 anni Savona!! Vorrei una bella rikarika:-)

Ora: 21:40:01P: Tutto quello che vuoi..

Ora: 21:41:36B: E tu ke vuoi in cambio??


Ora: 21:42:30P: Tue foto e giochi con me.. Potrei iniziare da 30 poi dipende da te..

Ora: 21:45:25P: Allora..

Ora: 21:48:17P: Fammi tv una proposta..

Ora: 21:53:05P: Iniziamo con 50:)

Ora: 21:59:48P: Almeno una risp.. Da quanto la vuoi..

Ora: 22:15:09B: Scusa!! C'erano i miei ke rompevano!!

Ora 22:19:37p: Allora va bene la mia proposta..

Ora 22:21:38B: Ke foto vuoi?? Io sono pikkola

Ora: 22:22:51P: Lo so va bene in intimo..

Ora: 22:24:03B: Ne ho solo 2

Ora: 22:24:55P: Sono tue?

Ora: 22:25:25B: Certo Xkè?

Ora: 22:26:03P: Ok.. Come sei tu fisicamente..

Ora: 22:30:14B: 1.65 castana scura 44 kg e tu?

Ora: 22:31:20P: 1.75 occhi e capelli castani, bel fisico e molto dotato..

Ora: 22:32:13B: Me lo fai vedere:-)

Ora: 22:35:46P: Ti piace il sex..

Ora: 22:36:59B: Ke intendi?? Sono ankora vergine!!

Ora: 22:37:30P: Hai fatto già  qualcosa..

Ora: 22:40:06B: Qualkosina:-)

Ora: 22:40:51P: Tipo.. ? Che misura hai di seno?

Ora: 22:41:57B: Seconda:-(

Ora: 22:42:29P: Voglio vederti..

Ora: 22:45:00B: :-)

Ora: 22:47:14B: Mi fai anke la rikarika:-)

Ora: 22:47:14Mi fai anke la rikarika:-)

Ora: 22:47:54P: Certo..

Ora: 22:49:02B: E se poi non ti piaccio??

Ora: 22:49:56P: Non credo.. Ma la faccio uguale..

Ora: 22:53:53B: Sei sicuro?? Non è ke poi ti arrabbi Xkè sono troppo pikkola e non ti piaccio?? Dimmelo prima xkè ci rimango male!! Ho 13 anni

Ora: 22:55:26P: Sicuro.. Tranquilla

B: Come la mando??Ora: 22:58:54

Ora: 22:59:47P: In che senso..

Ora: 23:00:49B: Li ricevi gli Mms??

Ora: 23:01:13P: Si..

Ora: 23:02:58B: Dammi il cel. Poi mi fai la rikarika??

Ora: 23:03:46P: Ok.. Quante foto sono..

Ora: 23:06:31B: In mutandine e reggiseno 2

Ora 23:07:50P: Si vede anche tuo viso? Ne puoi fare anche una viso e seno?

Ora: 23:09:37B: Col seno forse!! Ma il viso lo copro!! La mia amika me le ha modifikate!!

Ora: 23:11:07P: Chi mi dice che sono tue.. Il corpo può essere di chiunque oppure foto di altre..

Ora: 23:12:14B: Xkè mi conosci??

Ora: 23:13:59P: Infatti.. Le foto possono essere di chiunque.. Ne puoi fareora.:)

Ora: 23:15:44B: No ora no! E col viso non te ne mando...almeno non ankora!!

Ora: 23:16:21P: Mi devo fidare..

Ora: 23:18:03B: Anke io X la rikarika!!

Ora: 23:19:10P: Si.. Altrimenti non stavo a parlare ancora.. Dipende da te l'importo.. Se mi accontenti aumenta..

Ora: 23:22:20B: E come faccio ad akkontentarti?? Fra un pò devo anke andare a dormire??

Ora: 23:23:08P: Sparita.. Vuoi mandare quelle che hai

Ora: 23:23:45P: Una sola fatta ora e le altre due che hai..

Ora: 23:24:56B: Ora non posso farla!!

Ora: 23:25:41P: Ok.. Manda quelle che hai.:) vuoi sempre vedere quanto è grande..

Ora:  23:27:07B: Si voglio:-) Ma dammi il numero!!

Ora:  23:28:24P: 3*********. Aspetto..

Ora: 23:31:41B: Ok il numero X la rikarika è un altro...3********** Ok??

Ora: 23:34:43P: Ok.. Cosa hai fatto di sex fino a ora..

Ora: 23:38:31B: Mi hanno tokkato un pò!! E io l'hoMi hanno tokkato un pò!! E io l'ho preso in mano!!

Ora: 23:39:33P: Ti A  piaciuto.? Era grande il suo..

Ora: 23:42:28B: Si avrei voluto fare di più:-)

Ora: 23:43:21P: Cosa.. :-) manda le foto e io le mie..

Ora: 23:44:33B: E poi mi fai la rikarika a quel numero??

Ora: 23:45:30P: Si..:) avresti voluto prenderlo in bocca..

Ora: 23:48:59B: Non lo sò!! Forse sentirlo dentro!! In bokka penso di no!

Ora: 23:50:29P: L'hai fatto venire mentre toccavi.. Sai che a me A  troppo duro e grande..

Ora: 23:52:47B: Devo andare a dormire!! Ti mando la foto e aspetto la rikarika!




Un pedofilo e una minorenne in chat: l'intercettazione
Né caramelle né ricariche ma lusinghe e dialoghi senza tabù: così gli orchi avvicinano le ragazzine on line. Ma i toni pacati iniziali degenerano presto nella volgarità più esplicita: leggi il testo della conversazione pubblicata in esclusiva su Sky.it
Leggi anche:Io 14enne in chat: e spunta “l’amico” pedofilo"I miei occhi vedono ma non guardano: così prendo il pedofilo"Adescamento on line: tante vittime e nessun reato

Come difendersi da un pedofilo on line: INTERVIENI NEL FORUM

Per una minorenne che frequenta le scuole medie il rischio di incontrare un pedofilo on line è alto. Molto alto, come dimostra l’inchiesta di Sky.it. E’ bastato infatti fingersi una 14enne in chat per trovare tanti “amici” pericolosi in cerca di ragazzine. Sono loro infatti le prede più facili degli orchi. Colpa della voglia di essere grandi e di quell’insaziabile curiosità per il mondo degli adulti che si avvicina. Il pedofilo offre esattamente questo alle minorenni che avvicina in rete: né ricariche né caramelle, ma conversazioni senza tabù. E dalle parole si arriva spesso al sesso telefonico e, nei casi più estremi, anche all’abuso. Ma tutto comincia in chat, con toni pacati ed educati che degenerano rapidamente nella volgarità più esplicita.
Ecco il testo di un’intercettazione telematica realizzata dalla polizia postale, pubblicata in esclusiva su Sky.it. Adescamento on-line: i primi contattiIl pedofilo nel giro di 4 ore chiama ben 13 volte una minorenne che non conosce  e che ha un profilo con la sua età (15 anni) sulla chat telefonica di un famoso gestore di telefonia mobile italiano. La minore incuriosita manda un sms al numero sconosciuto che le fa gli squilli.

Minore (M): k 6?Pedofilo (P): ci sono rimasto male quando ho visto il tuo sms e ho controllato il numero ed ho visto che ho sbagliato io a comporlo, scusami tanto ma tu chi sei? (note: il pedofilo aggancia sempre le ragazzine dicendo di aver inviato per sbaglio, chiamate, sms e squilli al numero sbagliato)M: Sara e tu?P: Antonio ma di dove sei?di che paese sei?Squilli ripetuti alla minoreP: rispondi per favore alla domanda, per piacere…grazie…ma mi vuoi conoscere tramite gli sms?comunue hai un bel nome e non so altro di te.. mi puoi dire qualcosaltro di te per esempio di che paese sei?M: Di A*** e tu?P: R****** (note: sono paesi afferenti alla stessa provincia, le confessioni della minore appaiono quindi ancor più pericolose in virtù della vicinanza fisica tra minore e pedofilo e dell’opportunità, mediata dalla conoscenza del pedofilo, di rintracciare facilmente la minore) ma che scuole frequenti?M: Ipc a R****** quanti anni hai?P: quasi 21 e tu? (Note: il pedofilo dichiara un’età non corrispondente alla realtà, l’uomo ha 35 anni)..ma non sarò per caso troppo vecchio?M: siP: ma dai ho solo 6 anni più di te…anzi 5…M: vabbè mi sembri carino ed educato quasi quasi mi hai convinto
Adescamento on-line: la relazione amorosa

P: che cosa pensi di me come persona?M: be non ti conosco molto bene ma oggi mi hai dato una buona impressioneP: anch’io non ti conosco bene ma mi piacerebbe conoscerti meglio comunque mi sei simpatica e sei davvero molto carina e mi hai fatto una bella impressioneM. grazie..quanti complimenti:-) ti mando un bacio smaaackP: te ne voglio fare tanti altri bellissima…mi mandi altre tue foto??please come vuoi tu, vestita ma meglio se me le mandi nuda…come vuoi…:-) kiss kiss kissM: non ho più soldi nel cell come faccio?P: ti faccio io l’accredito di 3 e dai…ma non ti ci abituare e fammi sognare dai…M: Scusa Antonio ma vorrei dir5ti una cosa che mi preme se le tue intenzioni sono quelle di usarmi con te non vorrei più avere a che fare, mentre se hai intenzione di stabilire una relazione seria allora….P: Io sto cercando una tipa con cui avere una storia seria quindi….puoi stare tranquilla, da me avrai quello che vuoi..M: ora che te l’ho detto mi sento meglio..Adescamento on-line: il sesso esplicito

P: Com'è farsi un dito????mi invii qualche foto sexy????smackM: (note: la minore invia una sua foto) che dici ti piace?P: bellissimo…dai inviami qualche foto di te in mutande mentre ti tocchi la f***…smackM:che stai facendo tu?P: Niente di che sono sdraiato sul letto che me lo sto toccando…tu te la stai toccando??? Rx :-)Dai mi invii qualche foto sexy…mi fai una p****???:) Dai fammi vedere le tue supertette, il tuo c***, la tua f*** pelosa….rx :-)P: uff..perchè non me le mandi più le foto, una volta me le avevi fatte vedere…:-) (Note: la minore scrive più lentamente mentre il pedofilo si fa più impaziente, mette molti puntini di sospensione, usa molti emoticons e “baci” virtuali per rassicurarla ma, preso dall’eccitazione, non riesce a contenere la volgarità e non coglie i segnali di titubanza della minore)M: no le ho dovute cancellare perché ho cambiato il cell e con quello di mia mamma non potevo lasciargli QUELLE foto e soprattutto le tue..dai mandamene tu qualcuna…P: ti mando quella del mio bel c****, è grosso e lungo tutto per te… :-) smack, sei nuda? Te la posso leccare?M: sola e nudaP: ma quante volte hai sc*****?M: sono vergine :-)…mai, mi sa che sono rimasta l’unica!!:)P: adesso ti faccio rimediare io :-) smack e kiss kisss ti metti tutta bella nuda e io te lo metto nel c*** 

http://tg24.sky.it/tg24/cronaca/2010/09/30/pedofilia_pedopornografia_intervista_agente_polizia_postale_chat_social_network_adescamento_on_line_minori.html


Sognavano di fare le modelle, adescate su facebook e violentate

In arresto il finto talent scout Angelo Ianuario di Mondragone

Il mondo dello spettacolo continua ad incantare le giovanissime, ma purtroppo c’è sempre qualcuno in agguato che tenta di approfittarne. L’ultima operazione in ordine di tempo nel casertano ha scoperto minorenni adescate su facebook a Mondragone e alle quali veniva fatta intravedere la possibilità di entrare nel mondo della moda come modelle. Venivano poi costrette a rapporti sessuali. Al termine di un’operazione congiunta di carabinieri e polizia postale hanno arrestato il finto talent scout, accusato di violenza sessuale ed abusi. Eseguita dunque un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Angelo Ianuario, mondragonese del ‘90. Il provvedimento è stato richiesto dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere sulla base della complessa attività d’indagine durata circa un anno. 

ADESCAVA RAGAZZINE A MILANO. IL PM: "NOVE ANNI AL COACH DI VOLLEY"


Martedì 18 Settembre 2012 - 18:48 
MILANO - Il pm di Milano Giovanni Polizzi ha chiesto una condanna a 9 anni e 4 mesi di carcere per un allenatore di volley, Gianluca Mascherpa, che venne arrestato lo scorso marzo nel capoluogo lombardo con l'accusa di aver adescato ragazze minorenni sul web, tramite falsi profili creati su diversi social network, presentandosi come un quindicenne, attraverso un nickname.
Interrogato a marzo dal gip di Milano Donatella Banci Buonamici, dopo l'arresto, Mascherpa, difeso dall'avvocato Andrea Marini, aveva ammesso, in sostanza, di essere «malato» e si era detto «disposto anche a sottopormi a castrazione chimica». Richiesta che ovviamente il giudice non aveva in alcun modo potuto prendere in considerazione.
Oggi, invece, davanti al gup Andrea Salemme, nel corso del processo con rito abbreviato, l'ex allenatore di volley femminile (non iscritto alla federazione) ha ripetuto di avere «un problema», chiedendo stavolta però di potersi sottoporre a «un trattamento farmacologico».
L'uomo davanti al gup avrebbe in sostanza ribadito di essere «disponibile a farsi curare», chiedendo ancora una volta, come già fatto nei mesi scorsi, di essere trasferito nel carcere di Bollate dove lavora un professore e psicologo che lo seguiva in passato.

venerdì 28 settembre 2012

Attentato Brindisi, la confessione: «Ho fatto tutto da solo, obiettivo tribunale»

La Questura di Lecce, dove è stato interrogato Vantaggiato
LECCE - «Sì, quella bomba l’ho fatta io da solo. L'ho pensata e l’ho costruita». Al termine del lungo interrogatorio, Giovanni Vantaggiato fa le prime ammissioni davanti agli investigatori.Alterna momenti di lucidità a momenti di confusione mentale. Ma, nella sostanza, ammette le sue responsabilità ed esclude complicità di terzi. 68 anni, sposato e padre di due figlie entrambe sposate, Vantaggiato commercia carburanti e gasolio per il riscaldamento delle abitazioni civili e per l’agricoltura. Il suo mestiere è questo, da un vita. Con bombole e combustibili ha sempre avuto dimestichezza. E tre di quelle bombole ha usato per portare a termine il suo folle piano di vendetta.

Un truffa da oltre 300 mila euro: questo, secondo una delle ipotesi che gli investigatori e gli inquirenti stanno cercando di verificare per risalire al movente, avrebbe spinto Giovanni Vantaggiato a compiere l'attentato davanti alla scuola «Morvillo Falcone» di Brindisi anche se il vero obiettivo avrebbe dovuto essere il tribunale, poco distante.


Secondo una prima ricostruzione, qualche settimana prima dell’attentato era arrivato a conclusione al tribunale di Brindisi - che si trova proprio alle spalle della scuola - un processo che vedeva coinvolto come vittima il titolare del deposito di carburanti di Copertino. L'uomo avrebbe subito una truffa di oltre 300 mila euro per una fornitura di carburante e si sarebbe sentito vittima di malagiustizia poiché la giudice non aveva condannato tutti gli imputati. La decisione di prendere di mira la scuola sarebbe stata dunque pensata in seconda istanza, dopo aver pensato al tribunale, per evitare le misure di sicurezza davanti al palazzo di Giustizia che avrebbero probabilmente mandato all’aria il suo piano.


Il suo deposito di carburanti, rivoltato come un calzino fino a notte da poliziotti e carabinieri, era intestato anche alla moglie. La «Vantaggiato Giovanni Total Marchello sas» sorge nell’estrema periferia della città del Santo dei voli, nelle campagne ai confini con Leverano. L’uomo non è certo uno che si faceva vedere molto in giro. Lo descrivono come riservato, forse scontroso, poco socievole. Ma difficilmente qualcuno lo avrebbe mai paragonato a un individuo senza scrupoli, figurarsi a un killer spietato. Nella sua Copertino, lo raccontano così. Mentre le notizie filtravano col contagocce ma diventavano sempre più concrete e dettagliate, in tanti fin dalle prime ore della serata si sono riversati in via Amerigo Vespucci, nei pressi della villetta dove l’uomo abitava con la sua famiglia. Una zona di Copertino che nel giro di poco carabinieri e polizia hanno reso inaccessibile. «Lo conosco di vista, ma non lo vedevo ormai da almeno un paio d’anni, da quando mi fermai per ritirare una fattura all’interno della sua attività», racconta un consigliere comunale.


«L’ultima volta mi diede l’impressione di una persona sulle sue, apparentemente schivo, taciturno più del solito forse per via di qualche suo problema. Anche in città si vedeva poco» aggiunge un vecchio conoscente di Vantaggiato che stenta a credere a quello che ormai da ore corre di bocca in bocca. Mentre artificieri di polizia e carabinieri passano ai raggi X abitazione e deposito, increduli gli abitanti si riversano per strada. Quasi per verificare con i proprio occhi se ciò che ieri sera rimbalzava da un notiziario all’altro fosse vero, se quel Vantaggiato fosse proprio quell’uomo che salutavano ogni mattina incontrandolo fuori casa. «E’ davvero tutto incredibile» scuote la testa un amico di Vantaggiato.
Giovedì 07 Giugno 2012 - 09:03


Roma: volete combattere la tratta? Regolarizzate la prostituzione e chiudete i Cie!



 

Da pochi minuti ho letto la notizia di una donna picchiata e bruciata viva a Roma. I giornali la identificano come la “prostituta rumena”, un’espressione che ci ricorda che nella società in cui viviamo noi siamo il nostro lavoro, il nostro titolo, la nostra qualifica ancor prima di esser persone.

Per me Michela, questo è il nome con cui è conosciuta, è prima di tutto una donna che sta rischiando la vita perché qualcuno ha deciso di darle fuoco. Io non conosco la sua storia, non so se era costretta a prostituirsi, se lo faceva per motivi economici o altro, so solo che ciò che le è successo non può essere semplificato come un regolamento di conti tra bande rivali che gestiscono la prostituzione o un’intimidazione. L’atroce violenza che ha subito questa donna ci dice molto altro.

Il segretario del Pd Roma, Marco Miccoli, dichiara che “il grave fatto di sangue avvenuto questa notte alla Borghesiana è l’ennesima dimostrazione di come la prostituzione a Roma sia sempre più un fenomeno dilagante e in crescita” e ci ricorda che un mese fa c’è stata una manifestazione dei cittadini dell’Eur contro “la prostituzione imperante nelle strade del quartiere”.

Quindi, in poche parole, ci si dice che Michela è stata bruciata perché faceva la prostituta: se te ne vai a zonzo per la città di notte, nelle strade buie, poco trafficate, a offrire servizi sessuali a chiunque come puoi non pensare di essere il bersaglio di qualche squilibrato? Se se ne stava a casa a fare la maglia questo mica le succedeva? O no?

E’ come dire che lo stupro accade per l’uso imperante della minigonna, dei jeans stretti, delle maglie scollate e dei tacchi alti. E’ come dire che una donna viene ammazzata da suo marito perché lo voleva lasciare, lo voleva denunciare. Se stai insieme a lui, sopporti le botte, le umiliazioni e le segregazioni nulla ti può accadere di male. O no? E’ come dire che l’essere prostituta giustifica di per sé ogni violenza che subirai.

E se a questo aggiungiamo che Michela è rumena, abbiamo chiuso il cerchio delle discriminazioni (donna-prostitura-rumena). Dato che per Miccoli la colpa è della prostituzione invita a dare un “impulso alla lotta” affinchè ce ne si liberi. Il segretario però non ricorda che questa lotta già c’è, che le ordinanze per il decoro nelle strade esistono, che le campagne di demonizzazione delle prostitute ci invadono, che le campagne per la moralità, quella sì imperante, sono fatte da chiunque, destra-sinistra-centro-lato, e che proprio questi elementi hanno portato le prostitute a spostarsi sempre di più nelle zone periferiche, marginalizzandole e rendendole sempre più esposte a ogni tipo di violenza.

La prostituzione non è mai stata accettata né come lavoro né come scelta. E’ sempre stata vista solo come un ricatto, un sopruso. Non nego che la tratta esista e che sia un cancro da debellare, non nego che Michela potrebbe esserne vittima, ma non capisco come queste ordinanze possano in qualche modo aiutare queste donne ad uscirne, possibilmente vive. Obbligare una prostituta a vestirsi in modo meno provocante, marginalizzarla nei sobborghi più degradati la aiuterebbe a liberarsi dai suoi ricattatori? Davvero lo credete possibile? E se Michela fosse una prostituta autodeterminata e dunque avesse scelto questo mestiere, pensate davvero che meriti queste violenze? Che meriti l’essere privata di qualunque diritto, dato che la prostituzione non è riconosciuta come lavoro?

Sono anni che le/i sex workers chiedono a questo paese di riconoscergli lo stato di lavoratori, di garantirgli quei diritti che li tutelerebbero molto di più delle ordinanze di decoro e cavolate varie. Ma probabilmente, e questo è il mio pensiero, qui non si vuole combattere la tratta, ma salvaguardare la finta moralità di un paese che è cattolico. Quello che i sindaci fanno è spostare le prostitute, come si spostò la munnezza a Napoli, dalle zone centrali a quelle periferiche, da quelle periferiche a quelle maggiormente degradate e così via, senza mai risolvere il problema dello sfruttamento delle vittime della tratta da un lato e della regolamentazione delle prostitute autodeterminate dall’altro.

Inoltre, forse Miccoli non lo sa, ma ci sono anche tante donne che per scappare dai loro paesi lacerati dalla guerra e dalla fame, pagano delle madame per raggiungere il paese più vicino in cui pensano di avere possibilità di riscatto. Ma 50milioni, questo è costo del viaggio, è difficile da racimolare e quindi che succede? Che la madame anticipa e poi, una volta arrivata in un paese come il nostro, senza documenti, né un posto di lavoro, cosa crede che queste donne possano fare per ripagarla? La prostituzione è l’unica possibilità. Aveva mai pensato, signor segretario, che il razzismo, la chiusura delle frontiere, i Cie, le deportazioni se da una parte non impediscono a persone disperate di raggiungere le nostre sponde, pensando di essere in un paese civile che poi si dimostrerà altro, incentivano dall’altro canto l’immigrazione clandestina e lo sfruttamento sessuale?

Lei cosa farebbe, signor segretario, se volesse scappare dalla miseria ma non avesse nè soldi nè conoscenze? A mio avviso la tratta si combatte in tanti modi, permettendo alle immigrate di accedere al permesso di soggiorno, di veder riconosciuti i loro titoli di studio, combattendo il razzismo che porta gli/le immigrat@ a svolgere i lavori che gli/le italian@ non vogliono più fare, con tanta educazione sessuale che insegnerebbe il rispetto dell’altro, con la regolamentazione della prostituzione e il riconoscimento di diritti indispensabili per la tutela dell’individuo, ed ect. Non con securitarismi, ordinanze e cacce alle streghe,che puzzano di fascismo e paternalismo.

P.S. L’ultimo mio pensiero lo lascio a Michela nella speranza che le sue condizioni migliorino e presto possa uscire da quell’ospedale.

Roma. Prostituta data alle fiamme: ‘Aguzzini? Non li conosco’


Fiamme e terrore sono ancora nei suoi occhi e ricorda tutto quello che è successo ma, impaurita, ha detto di non conoscere i suoi aggressori.
 


- Redazione14 settembre 2012È ancora sotto choc la prostituta romena di 22 anni che l'altro ieri notte è stata picchiata a sangue e bruciata in strada nel quartiere della Borghesiana, a Roma.

Le sue condizioni migliorano lentamente, mentre continuano le indagini dei carabinieri negli ambienti della prostituzione.
Michela, così come è conosciuta la ragazza qui in Italia, ha ricevuto ieri in ospedale anche la visita del ministro per l'Integrazione e la Cooperazione Andrea Riccardi.

La giovane ha avuto un primo breve colloquio con gli investigatori, che quando starà meglio la riascolteranno per avere così un quadro più chiaro e verificare con maggiore attendibilità le sue dichiarazioni.

Michela resta in gravi condizioni e con ustioni su oltre il 50% del corpo, ma è vigile e si dice molto preoccupata che la madre in Romania scopra il lavoro che faceva in Italia. Per i carabinieri a pestare e dare fuoco alla ragazza sono stati «criminali di spessore e pronti a tutto», anche per «l'efferatezza» del gesto.

A temere ritorsioni sono le altre prostitute, che pure ora sono al sicuro, le quali hanno assistito all'aggressione e prestato i primi soccorsi, diventate testimoni-chiave della vicenda.
I militari hanno inoltre acquisito le immagini delle telecamere della zona: le più vicine non si troverebbero comunque sulla strada dove è avvenuta l'aggressione.

La vicenda ha scosso Roma e non solo.

Oggi il ministro per l'Integrazione e la Cooperazione Andrea Riccardi ha fatto visita alla giovane, ricoverata all'ospedale Sant'Eugenio.

«Sono venuto qui per testimoniare la presenza del governo e la mia personale condanna per questo gravissimo attentato alla vita e al corpo di una giovanissima ragazza straniera – ha spiegato Riccardi -. Dobbiamo dire basta a episodi come questo, che avvengono a Roma come in altre parti del Paese».

«Uomini senza scrupoli hanno giocato con il suo corpo e poi l'hanno bruciato come fosse non una persona ma una cosa.
È poco più di una bambina – ha detto il ministro uscendo dall'ospedale -, ha gli occhi grandi e gli atteggiamenti di una bimba».

Riccardi si è fermato a parlare con i medici a lungo, in particolare con il primario del Centro grandi ustionati dove è ricoverata la giovane.

Stupri, è giusto chiudere di notte la Stazione Termini? Sandra Rondini avatar


Dopo l'ultimo episodio di stupro torna la polemica se sia il caso o no di serrare la notte le stazioni, creando zone di nessuno dove la criminalità impera e dove chi ci capita deve solo sperare di vedere l'alba incolume...
stupri criminalità stazione termini.jpg

Dopo l'episodio dello stupro di gruppo a Roma ad opera di 4 romeni su una signora bulgara di 40 anni, colpevole solo di aggirarsi alle 2 di notte in zona Termini alla ricerca di un treno che la riportasse al Nord per poi da lì prendere un aereo per la sua terra, torna la polemica se sia il caso o no di chiudere le stazioni la notte. 

La donna non si sarebbe mai trovata vicina alle porte scorrevoli di Piazza dei Cinquecento, una delle entrate della stazione di Roma Termini, dove un agente della Polfer le aveva consigliato di restare buona ad aspettare che la stazione riaprisse. Sempre meglio che aggirarsi nel quartiere, le aveva detto. Ma questo non è bastato alla giovane donna per evitare di essere prelevata a forza, sequestrata per una notte intera e sottoposta a ogni genere di tortura fisica e psicologica, filmata dai suoi aguzzini con i telefonini. 

La donna, giunta in Italia in cerca di fortuna solo qualche mese fa, aveva provato a fare la badante, ma delusa da questo lavoro, voleva tornare a casa dal marito. Ma sotto Ferragosto aveva trovato pieno ogni volo aereo e così i treni e giunta la notte non aveva trovato di meglio che aspettare alla stazione per vedere di trovare il giorno dopo qualche altra soluzione. 

Una decisione che le è costata cara, eppure la donna, dal grande sangue freddo, ha aspettato che i suoi aguzzini si addormentassero per rubare loro un telefonino come prova schiacciante della loro colpevolezza e scappare poi in ambasciata dove, grazie alla Polizia, si è risalito preso ai quattro delinquenti di Riano, zona vicina alla Capitale, dove il branco aveva portato la donna.

Sebbene i barboni dormano tutti attorno al perimetro della stazione, rischiando la pelle ogni notte per le azioni maledette e sconsiderate di qualche teppista e drogato, una donna sola a Termini o è una prostituta o è una potenziale vittima di criminalità.

Eppure la stazione è il punto di approdo di tantissimi turisti che alloggiano negli alberghetti che costellano ogni via del circondario.

Ma di notte, benchè sia in pieno centro, anche lei diventa terra di nessuno. Roma sta diventando una città di una violenza incredibile. I reati rispetto all'anno scorso sarebbero aumentati del 60% e queste sono cifre da Bronx, sicuramente vergognose per chi ha costruito un'intera campagna elettorale proprio sulla questione sicurezza. 

Non è certo colpa del Sindaco se quattro balordi in città decidono di prendere di mira una donna inerme, ma possibile che un agente Polfer per una donna sola potesse solo dare il consiglio di mettersi vicina alle porte scorrevoli e sperare di passare indenne la notte?

Tutta qui la sicurezza che si può garantire? 

A Termini, come negli anni Settanta, dopo una certa ora incontri solo balordi, tossici, tassisti col turno di notte (poveretti...), prostitute, trans, barboni, spacciatori e varia 'umanità' lì rigettata dalla città come una puzzolente risacca per qualche ora della notte, ore di tutti e di nessuno.

Se la stazione fosse aperta, con il suo centro commerciale, con le sue luci e tutto il resto, o con qualsiasi altra attività o attrazione turistica,  tutto sarebbe diverso anche se non ci sono treni a viaggiare con il conseguente via vai impazzito di gente che va e che viene. Invece a una certa ora si spengono le luci, si calano le saracinesche e chi è fuori è esposto a qualsiasi pericolo. 

Dal buio spuntano come 'zombie' le creature della notte. Non stiamo esagerando. Ci sono creature partorite dalla notte e che alla notte sola appartengono. 

Personalmente non bazzicheremmo la sera in zona Termini nemmeno se ci pagassero, eppure, lo ripetiamo, stiamo parlando di una zona che è proprio accanto a piazza della Repubblica, con i suoi alberghi di lusso e la sua via Nazionale che arriva fino a piazza Venezia. Roma di notte fa paura. Ammettiamolo. Sono riusciti ad ottenere un coprifuoco generale senza neanche doverlo imporre...

Quello che vogliamo dire al Sindaco è che la notte non è fatta per le 'creature della notte', che, anzi, la sua giunta dovrebbe provvedere a recuperare, reinserendole nel mondo normale per quello che è possibile o almeno mettendole in condizione di non nuocere a chi, gente normale, non cessa di avere bisogni e necessità solo perchè è scattata l'ora X. 
 
Se una donna è in zona Termini dove si rifugia? I bar sono chiusi, la stazione è chiusa, per terra bisogna fare lo slalom tra i barboni, in giro c'è solo gente strana e nessun posto sicuro in cui riparare. 

Ma è Roma o è Resident Evil? 

E' la Capitale o un set di un videogioco splatter in cui  calate le ombre della sera d'improvviso devi difenderti da ogni genere di pericolo?

Non è che nasciamo tutti Rambo o abbiamo frequentato bootcamp o corsi di sopravvivenza. Sembra di capire, dato che tutto intorno è chiuso e sbarrato, che il messaggio alle persone normali sia quello di restare a casa, lontani da lì, perchè, finchè non tornerà l'alba, quella sarà zona di caccia per 'zombie' di città. 

Complimenti per la versatilità di una Roma double face, a misura della supposta legalità di giorno e della manifesta criminalità di notte.

Roma Termini: torna ad essere stupro per la Questura

E’ di nuovo stupro per la questura il rapporto fra un barista turisino e una turista australiana di 22 anni nei pressi della stazione di Roma Termini. Ennesimo avvicendamento nelle indagini che adesso puntano sulla violenza. Intanto impazza la querelle politica sulla sicurezza a Roma.

Nella notte fra martedì 10 e mercoledì 11 luglio una ragazza australiana ventiduenne è stata vittima di uno stupro da parte di un barista tunisino nei pressi della stazione Termini di Roma. Apparentemente è una notizia di cronaca nera, anzi nerissima visto che lo stupro dovrebbe essere un reato inconcepibile, eppure non è del tutto così perchè questa, in definitiva, non è che l’ultima versione di una notizia che non sta facendo altro che rimbalzare da un quotidiano all’altro, da un giorno all’altro, cambiando però, ogni volta, radicalmente il suo contenuto. Basta, infatti, risalire a ieri per accorgersi come lo stupro non sussisteva più, non solo per stessa ammissione della ragazza che aveva ammesso di essere consenziente al rapporto sessuale ma addirittura dal parere medico che sembrava piuttosto incerto e non necessariamente orientato alla violenza.

Quel che è certo è questo; una ragazza 22enne australiana è stata vista barcollare nei pressi della stazione Termini di Roma, in evidente stato confusionale, dovuto all’abuso di alcolici,con le gambe palesemente macchiate di sangue, in preda ad una emorragia interna. Trasporta d’urgenza al policlinico Umberto I è stata operata e ben presto il suo bollettino medico è diventato stabile e privo di pericoli, tanto che la ragazza, già il giorno dopo, è stata lasciata libera di andare.  


Ciò che stupisce della vicenda è la poca chiarezza che non si riesce ad ottenere, più le indagini si infittiscono più gli elementi che emergono confondo e rendono il giudizio per la questura sempre più arduo. E dire che esiste, addirittura, una prova filmata dell’accaduto in quanto le telecamere di servizio  site nei pressi della stazione hanno praticamente registrato tutto fuorché l’atto.

I due sono stati ripresi mentre si allontanavano insieme e le immagini attestano come il barista tunisino abbia cercato di aiutare la ragazza mentre aveva l’emorragia, ciò che non quadra però è il perché si sia liberato della propria maglia sporca di sangue così come delle scarpe della ragazza altrettanto macchiate. Queste immagini inizialmente hanno avvalorato le prime dichiarazioni della turista australiana che aveva parlato di consensualità ma è evidente che vanno interpretate nuovamente perché sono di oggi le dichiarazioni della psicologa che l’ha seguita dopo questo episodio.

Pamela Bruni, psicologa del Policlinico Umberto I, ha detto “ha subito uno stupro ma ha deciso di non denunciarlo per un sentimento di vergogna. Immagino che l’abbia fatto per liberarsi del peso mediatico che l’ha circondata immediatamente e per evitare la trafila giudiziaria che l’avrebbe attesa. Una risposta emotiva diffusa fra le donne che subiscono aggressioni di questo tipo”.


Tutti dunque hanno una loro verità, ma nessuna pare convincere visto che giovedì sera il procuratore aggiunto Maria Monteleone, titolare del pool per i reati sessuali ha aperto un fascicolo con l’accusa di stupro nei confronti del tunisino che nella notte tra martedì e mercoledì era in compagnia della 22enne australiana.

L’alternanza spasmodica fra stupro e rapporto consensuale ha, però, qualcosa di poco lecito in sé, la sensazione è che questa notizia continui a rimbalzare sui giornali per un motivo diverso, perché parallelamente a questa vicenda si è sviluppata una zuffa mediatica che ha riguardato il sindaco di Roma Gianni Alemanno e i suoi detrattori, che hanno approfittato della cosa per dare vita ad un vero e proprio attacco politico.

Marco Miccoli,il segretario del Pd Roma, ha commentato con una nota l’accaduto ”Non è un caso che la stazione Termini sia stata questa mattina il teatro di una terribile aggressione ai danni di una giovane turista. Ormai Termini si è trasformata, a causa dell’incuria e dell’indifferenza dell’Amministrazione Alemanno, in una terra di nessuno”. A questa dichiarazione ne è sguita un’altra più colorita: ”L’area limitrofa è pericolosa come il Bronx, come pericoloso è diventato il solo transitarci soprattutto nelle ore notturne.

Alemanno aveva promesso in campagna elettorale di rendere la nostra città più sicura: omicidi, violenze, rapine e stupri sono invece all’ordine del giorno. Questa è la Roma che ci lascerà Giovanni Alemanno, il peggior sindaco che la Capitale abbia mai avuto”.

Il sindaco Alemanno, dal canto suo, si è limitato, in data 11 luglio, ad un commento molto meno accalorato “Sono molto contento che alla stazione Termini non sia avvenuta nessuna violenza alla giovane turista australiana” – scrive sul suo blog il sindaco – “L’accertamento dei fatti è stato possibile grazie alla registrazione delle telecamere, a dimostrazione che nella città si moltiplicano gli apparati di sicurezza e controllo“. Una parola però l’ha spesa anche contro chi lo ha attaccato “Sono invece dispiaciuto per lo sciacallaggio che ancora una volta è stato messo in atto dalla sinistra. Con squallida puntualità e con l’amplificazione mediatica, i soliti personaggi hanno provato a sfruttare quella che per una giovane donna poteva essere una terribile disgrazia”.

Uno stupro non è colpa della destra o della sinistra, di questi teatrini siamo stanchi, bisognerebbe avere più rispetto per vicende umane così delicate, il punto è che queste dichiarazioni hanno perso la loro attualità visto che la realtà dei fatti è lungi dall’essere provata e quella che dovrebbe essere una vicenda chiara, rischia di assumere sfumature grottesche per come sta venendo gestita.

Pubblicato da
il 13 luglio 2012 alle 16:07