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lunedì 7 gennaio 2013

Poliziotto massacrato, gli aggressori: «Non siamo noi le belve»

«Dottore, io non l’ho nemmeno sfiorato» ha esordito uno degli energumeni con il magistrato










 

 

 



di Luca Lippera


ROMA - Il primo interrogatorio dei quattro uomini fermati con l’accusa di aver massacrato a Marino un ispettore di polizia nella notte di Capodanno ha dato il via alla girandola di strategie che accompagnerà tutto il processo. «Dottore’, io non l’ho nemmeno sfiorato - ha esordito uno degli energumeni con il magistrato - So andato più in là e il poliziotto stava ancora in piedi». «’No schiaffo sì, gliel’ho dato - ha ammesso uno dei fermati - Ma il resto che ne so? Non ho visto, non ho sentito, non ho arzato un dito, io: lo ggiuro!» Le presunte «belve» di Marino hanno giocato, come voleva il copione, la carta dello scaricabarile. Tutti e quattro, senza accusare nessuno, hanno ripetuto per ore di essere «innocenti». Roberto Morelli e Alessandro Anzellotti hanno ammesso di aver avuto un litigio davanti al ristorante «Dar Capellone». Giovanni Santolosuosso ha detto di averli divisi. Andrea Ascenzi, il quarto fermato, era lì, certo, ma anche lui ha insistito: «L’ispettore non l’ho toccato». Il poliziotto - questo era impossibile negarlo - era lì. C’è stato qualche spintone. Anzellotti, del Tuscolano, ha ricordato addirittura «un ceffone datogli attraverso il finestrino». Ma chi l’ha pestato a quel modo? «Boh! - è stata la risposta - noi no».

«HO PORTATO PACE»
Pare che Giovanni Santolosuosso, 47 anni, l’uomo fuggito con un fuoristrada «Hummer» dopo i fatti, conosciuto come ultrà, sia disperato. «Il poliziotto non l’ho sfiorato - ha detto - Sono disperato. Qui non ci resisto. Qui mi ammazzo». Il gigante coperto di tatuaggi, difeso dall’avvocato Annalisa Ticconi, è stato il primo a presentarsi giovedì in Questura e ha ripetuto al magistrato la sua versione. «Morelli e Anzellotti stavano litigando - ha detto - Ho cercato di portare pace e di dividerli. Non so cosa sia successo all’ispettore».
 
Antonio De Vincentis, intervenuto per sedare la rissa, ha riportato fratture alla mandibola, agli zigomi, alle orbite oculari e al naso. Alessandro Anzellotti, 39 anni, del Tuscolano, e Roberto Morelli, 28, molisano, di origini zingare, sono difesi da Fabrizio Gallo e Massimiliano Pierantoni. «È vero - hanno detto - Santolosuosso ci ha divisi. Ci siamo allontanati. L’ispettore, in quel momento, stava ancora in piedi. Ci sono testimoni che lo confermano. Cosa sia successo dopo là fuori non lo sappiamo. C’era anche altra gente». Stessa musica da Andrea Ascenzi, 38, di Spinaceto.


Domenica 06 Gennaio 2013 - 10:14
Ultimo aggiornamento: 16:43


Agente massacrato a Roma «Un atto di ferocia premeditato»

Le accuse del pm ai quattro teppisti della rissa a Marino

Santosuosso, uno degli arrestati (foto Toiati)













di Luca Lippera
ROMA - Accanimento, ferocia, previsione dell’evento, lucidità nell’azione. La posizione dei quattro uomini che hanno massacrato un ispettore di polizia a Marino nella notte di Capodanno continua ad aggravarsi.Negli ordini di arresto emessi dalla Procura di Velletri, oltre all’accusa di «tentato omicidio», ci sono parole, circostanze e considerazioni che in un’ottica processuale potrebbero costare carissime (anni e anni di carcere) agli autori del feroce pestaggio: l’assalto al poliziotto, fa capire il pubblico ministero che coordina l’inchiesta, non è stato l’impeto di un momento, uno scatto d’ira, il semplice prodotto di una sbornia da cenone, ma un atto cercato e voluto anche se tutto si è consumato in pochi minuti.

I quattro, stando alla ricostruzione, avevano iniziato a litigare all’interno del ristorante «Dar Capellone». C’erano anche le mogli e i figli. Il litigio, insulti, sputi, spintoni, si è trasferito all’esterno del locale di Marino. Erano circa le due del mattino. In quel momento è passato in auto l’ispettore Antonio De Vincentis, 51 anni, che rientrava a casa con la moglie. Il poliziotto ha accostato l’auto, ha abbassato il finestrino e ha detto ai quattro di farla finita. Uno degli energumeni gli ha risposto con due sberle e poi ha ripreso la rissa con gli altri allontanandosi di qualche metro.

«VI ARRESTO TUTTI»
De Vincentis, a quel punto, è ripartito con la macchina e ha parcheggiato poco più avanti. La moglie, stando alle testimonianze, è scesa è si è diretta verso la porta del ristorante dicendo che avrebbe chiamato il 113. All’esterno, in pochi secondi, si è consumato il dramma. L’ispettore, che abita proprio a Marino, è tornato sui suoi passi a piedi e si è rivolto agli scalmanati. «Adesso vi fermate: vi faccio arrestare tutti». I quattro, a quel punto, hanno rivelato il loro volto. Si sono detti qualcosa, sono andati incontro a De Vincentis e lo hanno colpito furiosamente. Dopo averlo ridotto a terra hanno infierito con calci e pugni al volto e alla testa.

I TRE ULTRA’
Giovedì i responsabili sono stati arrestati dalla Squadra Mobile dopo tre giorni di indagini insieme agli uomini del commisariato Viminale. Giovanni Santolosuosso, 47 anni, artigiano alla Romanina (ha un’officina), è conosciuto come un ultrà della Lazio. È lui l’uomo fuggito con fuoristrada «Hammer» dopo il pestaggio. Gli altri fermati sono Andrea Anzellotti, 39, del Tuscolano, ritenuto ultrà biancazzurro, Andrea Ascenzi, 38, di Spinaceto, precedenti per droga, frequentatore della curva romanista, e il molisano Roberto Morelli, 28, di famiglia zingara.

Antonio De Vincentis resta in gravi condizioni al reparto Rianimazione del San Camillo. L’ispettore ieri è stato sottoposto a un primo intervento per la ricostruzione della mandibola. Ma ci sono fratture agli zigomi, al naso, a un’orbita oculare. 
Sabato 05 Gennaio 2013 - 10:12

venerdì 4 gennaio 2013

Roma, poliziotto massacrato voleva fermare una rissa

Rientrando a casa dopo il cenone ha visto quattro scalmanati che si menavano














di Luca Lippera
ROMA - Gli zigomi rotti, la mascella fratturata in più punti, il naso irriconoscibile, un’orbita oculare sfondata. Un ispettore di polizia che si era fermato per strada per sedare una rissa non scorderà mai il Capodanno del 2013. È accaduto verso le due del mattino di ieri a Marino, quando Antonio De Vincentis, rientrando a casa con la moglie dopo il cenone, ha visto quattro scalmanati che si menavano furiosamente davanti a un ristorante vicino alla «Fontana dei Quattro Mori», uno dei simboli della località dei Castelli. È sceso dalla macchina. Ha detto chi era. Ha cercato di fermarli. Ma è stato investito da una scarica di pugni che lo hanno fatto finire in coma in ospedale.
I quattro, stando ai testimoni (ce ne sono altri due oltre alla moglie del poliziotto) hanno picchiato a mani nude. Quindi è presumibile che qualcuno porti i segni del pestaggio sulle nocche delle dita. È stato fatto anche un prelievo di Dna.
 

L’aggressione al poliziotto è avvenuta all’esterno del ristorante «Il Cappellone». All’interno del locale il cenone stava finendo. Fuori gli scalmanati se le davano come belve. Non è escluso, secondo gli investigatori, che oltre all’alcol ci fosse di mezzo la cocaina. De Vincentis, per anni in servizio a Marino, il paese dove tutt’ora vive, rientrava a casa in macchina dopo aver salutato l’anno nuovo a casa di amici. Ha fatto vedere il distintivo e non è difficile immaginare cosa abbia detto. «Sono un poliziotto: fatela finita». Parole che potevano costargli la vita.
Mercoledì 02 Gennaio 2013 - 08:40
Ultimo aggiornamento: Giovedì 03 Gennaio - 08:50

I colleghi dell'agente massacrato: «Gente vile che merita il peggio»

I colleghi d’ufficio del commissariato: «Ferocia mai vista»
















di Luca Lippera



ROMA - «L’aggressione all’ispettore De Dominicis è stato un atto barbarico, disumano e al di là di ogni limite. Spero che queste persone abbiamo quello che meritano. Lo dico da cittadino prima ancora che da poliziotto» - ha dichiarato  Gaetano Todaro, dirigente del commissariato Viminale, il diretto superiore del funzionario della Ps massacrato a Marino.
  
«Gli uomini del commissariato sono rimasti impressionati da tanta ferocia e da tanta violenza gratuita - continua il dirigente di Viminale - Non si tratta solo di un’aggressione e il punto non è neppure che c’è di mezzo un poliziotto. Il fatto che fa male è la viltà. Gli autori del pestaggio hanno infierito a terra su una persona che dopo essere svenuta non poteva più reagire.
 
I COLLEGHI MOBILITATI
Della squadra di polizia giudiziaria del commissariato fanno parte, oltre a De Dominici, una ventina di persone. Tutti maschi. C’è gente che ha lavorato senza sosta accanto alla Squadra Mobile per quasi settantadue ore. Facce scure ma concentrate, esclamazioni sulle quali è inutile fare giri di parole: «Pezzi di merda: ma tanto li prenderemo!». 


Le persone che hanno preso parte al pestaggio - ci vorrà tempo per attribuire a ciascuno il proprio ruolo - erano state identificate già nelle prime ore del primo dell’anno. Al ristorante «Er Capannone» a Marino, dove era iniziata la lite, li avevano visti in tanti. C’erano nomi, cognomi e indirizzi.

BRACCATI
Giovani Santosuosso - l’«energumeno» che ama le moto e i fuoristrada - Alessandro Anzellotti e Roberto Morelli erano da qualche parte nella periferia sapendo di essere braccati. Morelli, di Campobasso, di origini zingare, avrebbe cercato una via di fuga mettendosi in contatto con uno dei clan dei nomadi romani. Niente da fare. Pare ci sia un’intercettazione: «Siete proprio stronzi! Cazzi vostri!». La malavita, quando la terra scotta, sta alla larga.


Venerdì 04 Gennaio 2013 - 09:01
Ultimo aggiornamento: 09:04

venerdì 28 settembre 2012

Attentato Brindisi, la confessione: «Ho fatto tutto da solo, obiettivo tribunale»

La Questura di Lecce, dove è stato interrogato Vantaggiato
LECCE - «Sì, quella bomba l’ho fatta io da solo. L'ho pensata e l’ho costruita». Al termine del lungo interrogatorio, Giovanni Vantaggiato fa le prime ammissioni davanti agli investigatori.Alterna momenti di lucidità a momenti di confusione mentale. Ma, nella sostanza, ammette le sue responsabilità ed esclude complicità di terzi. 68 anni, sposato e padre di due figlie entrambe sposate, Vantaggiato commercia carburanti e gasolio per il riscaldamento delle abitazioni civili e per l’agricoltura. Il suo mestiere è questo, da un vita. Con bombole e combustibili ha sempre avuto dimestichezza. E tre di quelle bombole ha usato per portare a termine il suo folle piano di vendetta.

Un truffa da oltre 300 mila euro: questo, secondo una delle ipotesi che gli investigatori e gli inquirenti stanno cercando di verificare per risalire al movente, avrebbe spinto Giovanni Vantaggiato a compiere l'attentato davanti alla scuola «Morvillo Falcone» di Brindisi anche se il vero obiettivo avrebbe dovuto essere il tribunale, poco distante.


Secondo una prima ricostruzione, qualche settimana prima dell’attentato era arrivato a conclusione al tribunale di Brindisi - che si trova proprio alle spalle della scuola - un processo che vedeva coinvolto come vittima il titolare del deposito di carburanti di Copertino. L'uomo avrebbe subito una truffa di oltre 300 mila euro per una fornitura di carburante e si sarebbe sentito vittima di malagiustizia poiché la giudice non aveva condannato tutti gli imputati. La decisione di prendere di mira la scuola sarebbe stata dunque pensata in seconda istanza, dopo aver pensato al tribunale, per evitare le misure di sicurezza davanti al palazzo di Giustizia che avrebbero probabilmente mandato all’aria il suo piano.


Il suo deposito di carburanti, rivoltato come un calzino fino a notte da poliziotti e carabinieri, era intestato anche alla moglie. La «Vantaggiato Giovanni Total Marchello sas» sorge nell’estrema periferia della città del Santo dei voli, nelle campagne ai confini con Leverano. L’uomo non è certo uno che si faceva vedere molto in giro. Lo descrivono come riservato, forse scontroso, poco socievole. Ma difficilmente qualcuno lo avrebbe mai paragonato a un individuo senza scrupoli, figurarsi a un killer spietato. Nella sua Copertino, lo raccontano così. Mentre le notizie filtravano col contagocce ma diventavano sempre più concrete e dettagliate, in tanti fin dalle prime ore della serata si sono riversati in via Amerigo Vespucci, nei pressi della villetta dove l’uomo abitava con la sua famiglia. Una zona di Copertino che nel giro di poco carabinieri e polizia hanno reso inaccessibile. «Lo conosco di vista, ma non lo vedevo ormai da almeno un paio d’anni, da quando mi fermai per ritirare una fattura all’interno della sua attività», racconta un consigliere comunale.


«L’ultima volta mi diede l’impressione di una persona sulle sue, apparentemente schivo, taciturno più del solito forse per via di qualche suo problema. Anche in città si vedeva poco» aggiunge un vecchio conoscente di Vantaggiato che stenta a credere a quello che ormai da ore corre di bocca in bocca. Mentre artificieri di polizia e carabinieri passano ai raggi X abitazione e deposito, increduli gli abitanti si riversano per strada. Quasi per verificare con i proprio occhi se ciò che ieri sera rimbalzava da un notiziario all’altro fosse vero, se quel Vantaggiato fosse proprio quell’uomo che salutavano ogni mattina incontrandolo fuori casa. «E’ davvero tutto incredibile» scuote la testa un amico di Vantaggiato.
Giovedì 07 Giugno 2012 - 09:03


Attentato Brindisi, l'assicurazione non paga. «Le ustioni? solo danni estetici»


La denuncia dell'avvocato Resta che assiste le famiglie di alcune delle ragazze ferite nell'attentato del 19 maggio



BARI - Sono «danni estetici»: i segni indelebili delle ustioni riportate dalle ragazze dell'istituto Morvillo, cicatrici che forse non spariranno mai, sono considerate alla stregua di inestetismi e,quindi, le ragazze, ancora adolescenti, che il 19 maggio scorso alle 7.42 sono state colpite mentre stavano per varcare i cancelli della loro scuola, non saranno risarcite. A meno che, con le ustioni, non abbiano subito «danni funzionali».

Lo ha fatto sapere la compagnia assicurativa con cui l'istituto Morvillo Falcone di Brindisi ha stipulato la polizza assicurativa per gli eventuali infortuni dei ragazzi. Mauro Resta, l'avvocato di alcune delle studentesse, sembra non crederci quando ne dà notizia: «In questi giorni sono in corso le visite medico legali per stabilire l'entità delle conseguenze fisiche riportate dalle ferite. Ci hanno fatto già sapere, però, che le ustioni non verranno inserite nel computo dei danni da liquidare».


Del resto la polizza assicurativa è stata stipulata in tempi non sospetti, si tratta di una firma di routine, apposta in calce a un contratto quando nessuno poteva immaginare che nella scuola dovesse verificarsi un'esplosione così violenta da uccidere una sedicenne, Melissa Bassi, e ferire almeno altre nove persone, cinque delle quali hanno trascorso un lungo periodo di degenza in ospedale. È così: se per via delle lesioni da ustione riportate viene rilevata una menomazione, allora si tratta di «danni funzionali», per cui è prevista la liquidazione. Diversamente no, sono «danni estetici» e allora non si tratta a tutti gli effetti di un infortunio.


La compagnia assicurativa scelta dalla scuola Morvillo ha sin da subito fornito disponibilità a liquidare in fretta gli importi che andavano stabiliti al termine di una perizia medico-legale, per la quale è stato rapidamente conferito l'incarico al consulente Antonio Carusi. I legali che assistono le famiglie stanno seguendo da vicino l'evolversi della vicenda. «Abbiamo apprezzato - spiega Resta - ma abbiamo dovuto arrenderci poi all'evidenza dei fatti, riportata peraltro nel testo del contratto».


«Sono segni permanenti quelli che queste ragazze portano sulla propria pelle per via delle gravissime ustioni subite - aggiunge il legale - e non è possibile che non le si consideri come una mutilazione». Un aiuto economico è stato garantito agli studenti feriti dalla Regione Puglia che, attraverso l'assessore alla Protezione civile, Fabiano Amati, ha fatto sapere che chiederà alla Procura la lista completa delle parti offese per estendere a tutti gli aventi diritto il contributo erogato per sostenere le famiglie che devono ora pagare cure costosissime. Le pomate che servono alle ragazze, ad esempio, sono considerate cosmetici e quindi non è prevista alcuna esenzione.


Altra vicenda è poi la storia di Anna Canoci, che ha perso quasi del tutto l'udito e deve partire per Pisa, per sottoporsi a visite mediche specialistiche, nella speranza di recuperare almeno un pò ciò che le è stato strappato via con la violenza.


La mattina del 19 maggio scorso dinanzi alla scuola Morvillo Falcone ci furono due boati. Un uomo aveva in mano un telecomando: tre bombole riempite con polvere pirica furono fatte saltare in aria. Le conseguenze sono state devastanti: Melissa non c'è più. Veronica è tornata a casa domenica sera dopo aver trascorso giorni sospesa tra la vita e la morte. Altre loro amiche, tra le quali la sorella di Veronica, sono tornate a casa dopo settimane di ospedale. Le ragazze ferite sono nove in tutto e non dimenticheranno mai più quell'incubo, anche se la chirurgia dovesse riuscire un giorno a cancellare i loro 'danni estetici'.
Lunedì 06 Agosto 2012 - 20:59

Roma, aggressioni fasciste a gay. Ecco come è stato ferito Guido Allegrezza

giovedì, giugno 14th, 2012

“Guido Allegrezza, noto attivista gay romano è stato vittima di un’aggressione da parte di quattro ragazzi di età compresa tra i 25 e i 30 anni la scorsa notte nel quartiere Eur in una zona abitualmente frequentata da gay. Gli sono state scagliate contro pietre che gli hanno procurato ferite alla testa, frattura delle costole e varie contusioni. Ha ricevuto una prognosi di 30 giorni e l’aggressione è stata segnalata all’Oscad, l’osservatorio contro le discriminazioni della Polizia di Stato e dei Carabinieri. Allegrezza è impegnato in questi giorni nell’organizzazione della Settimana della Cultura Arcobaleno che culminerà il 22 con la manifestazione concerto a piazza Farnese. L’aggressione chiaramente omofoba si aggiunge a quelle denunciate in questi giorni e sta suscitando allarme e sconcerto in tutta la comunità gay romana. Chiediamo pene esemplari per gli aggressori dopo gli episodi di questi giorni e ribadiamo la necessità di una legge contro l’omofobia: le istituzioni si facciano portatrici di questo messaggio al Parlamento. Ad Allegrezza va tutta la nostra solidarietà e l’impegno affinché le manifestazioni in corso saranno ancor di più un momento per una reazione di tutti alla violenza omofoba”.

E’ quanto si legge in una nota del Coordinamento Arcobaleno, composto da Arcigay Roma, Arcilesbica Roma, Azione Trans, Di’ Gay Project, Gay Center e Gay Lib.





Ponte Lungo: ennesima aggressione a giovane gay. Ricovero e denuncia

Gay aggredito a via Ivrea 29 giugno 2012

Ancora violenze nei confronti della comunità omosessuale romana. In via Ivrea nella mattinata di ieri ragazzo picchiato e aggredito da due uomini dopo essere stato insultato per il proprio orientamento sessuale

di Redazione - 30 giugno 2012
 


Un giugno nero per la comunità gay. Prima l'aggressione ad una coppia alla festa di Sel, poi le botte nei confronti di un 23enne salernitano a Campo dé Fiori. Episodi che si sono succeduti tra l'8 ed il 9 giugno che sono proseguiti il successivo giorno 13 quando un 47enne romano è stato preso a sassate nella zona dell'Eur. A seguire una manifestazione di solidarietà a piazza Farnese sino alla sfilata del Roma Pride 2012 dello scorso sabato, quando 150mila persone hanno 'invaso' il centro città con carri, colori e grida di rivendicazione della scelta sul proprio orientamento sessuale. Street Parade (che si era apertà con i manifesti murari affissi da Militia Christi in via Cavour nel corso della notte che a chiare lettere esprimevano la loro contrarietà alla sfilata omosessuale 2012), che non è stata sufficiente a tutelare la comunità gay romana da episodi di violenza che sono proseguiti nella mattinata di ieri quando un giovane omosessuale romano è stato aggredito da due uomini in via Ivrea, nella zona di Ponte Lungo.

AGGRESSIONE IN VIA IVREA - Un'aggressione 'tipica' annunciata dagli insulti e proseguita con la violenza, con il giovane picchiato con pugni in faccia da uno degli aggressori mentre l'altro complice lo bloccava per le braccia. Aggressione costata alla vittima un ricovero al pronto soccorso con successiva denuncia contro ignoti sporta al commissariato San Giovanni.

DESTRA - Giugno nero per la comunità gay romana che ha riportato in auge l'allarme in città e che ha trovato la solidarietà del vice sindaco di Roma Sveva Belviso: "A nome dell'Amministrazione capitolina desidero rivolgere solidarietà e vicinanza al ragazzo vittima, la scorsa sera, di una vigliacca e grave aggressione omofoba. Roma è una città che ha rinnegato sempre, con forza, ogni forma di violenza e di sopraffazione mostrando, in ogni consesso pubblico o privato, la sua vocazione all'accoglienza e alla tolleranza". "Mi auguro - conclude la nota di Sveva Belviso - che in tempi rapidi le forze dell'ordine riescano ad individuare gli autori di quest'atto criminale e che siano assicurati alla giustizia".

SINISTRA - Dure anche le parole del capogruppo di Sinistra, ecologia e Libertà in Regione Lazio Luigi Nieri:

"Ancora una vile, inaccettabile, odiosa aggressione omofoba a Roma. Ancora una volta un giovane è stato oggetto di violenze inaudite a causa del proprio orientamento sessuale. Siamo di fronte a una vera e propria emergenza. Non bastano più le condanne e la solidarietà. Servono iniziative di contrasto delle violenze, nuove leggi contro l'omofobia e per i diritti delle coppie formate da persone dello stesso sesso. E' solo in questo modo che si può inviare un segnale importante al Paese e alla società. E' arrivato il momento di usare tutti gli strumenti possibili per isolare e respingere questa deriva intollerabile che sta rendendo impossibile la vita di tante persone. A quanti altri pestaggi dobbiamo assistere prima che questo Paese faccia un decisivo salto in avanti sul fronte dei diritti civili?".



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giovedì 27 settembre 2012

Aggressione fascista durante un concerto a Ciampino

Cinque feriti con traumi facciali, 4 denunce per rissa aggravata e 2 militanti neofascisti tratti in arresto

di Redazione LiberaRoma
 
Aggressione fascista durante un concerto a Ciampino
Fabio Attura

Ennesima aggressione fascista lo scorso mercoledì 6 giugno: è successo all’Orion di Ciampino, durante un concerto della band americana “Dropkick Murphis”. Il bilancio della serata è di cinque feriti con traumi facciali, quattro denunce a piede libero per rissa aggravata e due esponenti di Casa Pound in stato di arresto.
Secondo le testimonianze di chi era presente durante l’aggressione, un gruppo di neofascisti si sarebbe introdotto nel locale – nonostante gli fosse stato impedito, e non temendo neanche la presenza delle forze dell’ordine chiamate dai gestori del locale – per posizionarsi con una bandiera di Casa Pound in prossimità del palco, inneggiando al duce e intonando cori per “Zippo libero” (Alberto Palladino, militante di Casa Pound arrestato per l’aggressione ai danni di giovani militanti del Pd, ndr.).
Il pubblico, che per assistere al concerto aveva pagato un biglietto di 25 euro, non ha gradito il fuori-programma fascista e ha iniziato a fischiare contro gli intrusi e tentato di fargli riporre la bandiera.
Il concerto, nonostante il clima sia teso e la serata sembri ormai compromessa, inizia regolarmente; ma, dopo pochi brani, la band è costretta a fermarsi per due volte perché nella pista sono in corso dei veri e propri pestaggi: volano cinghiate, schiaffi, pugni e calci. Quando anche i musicisti decidono di intervenire per porre fine alla mattanza, i militanti di Casa Pound iniziano a spruzzare spray al peperoncino a chiunque gli si avvicini.
Un utente di Facebook, F. X., che era presente durante le aggressioni, posta sul social network la sua testimonianza a poche ore dai fatti: “i fasci, con una bandiera di Casa Pound, iniziano a fare i coatti come al solito, a spingere, a imbruttire.

Vengono riempiti di fischi da tutti. Alla terza canzone il gruppo deve fermarsi per incazzarsi con quei pezzi di merda che menano gente a buffo”, si legge nel post di F., che aggiunge: “riprendono a suonare, chiedendo di lasciare la politica e il resto fuori dalla musica, fanno 5-6 pezzi e sembra andare bene. Ma dopo si vede chiaramente un gruppo di 5-6 persone menare un solo ragazzo grevemente – e ovviamente erano quelli lì, li ho visti coi miei occhi – e Ken Casey, che è l’uomo più buono e pacifico del mondo, si incazza a bestia, sbatte il basso per terra, e stava scendendo insieme al cantante a gonfiare quei pezzi merda. Qualche minuto di casino e poi viene lanciata una bombola di spray al pepe da quei coglioni infami che fa sì che tutti noi usciamo, e ovviamente anche i Dropkick incazzati neri lasciano il palco”. 

Secondo F., la polizia sarebbe rimasta fuori per venti minuti buoni, mentre all’interno del locale era in corso il pestaggio, e solo dopo avrebbe fermato i responsabili dell’aggressione; la band, dopo gli arresti, sale nuovamente sul palco, e il concerto ricomincia: “noi stavamo per andarcene quando sentiamo che ritornano sul palco – per fortuna quei fasci infami erano stati portati via – e riprendono a suonare dicendoci come in 16 anni di carriera non hanno mai visto niente del genere, prima di Roma, dove vengono per la prima volta e devono vedere scene così vergognose”, conclude F. nel suo post.
 
Un’altra testimonianza, di una fonte che ci chiede di restare anonima, racconta a Libera Roma che, ad aver preso parte ai pestaggi, oltre agli esponenti di Casa Pound, vi sarebbe anche un esponente di Blocco Studentesco – noto gruppo politico studentesco di estrema destra, attivo negli atenei e nelle scuole della Capitale – eletto di recente nell’ultima tornata elettorale dell’Università di Tor Vergata.
Questo ragazzo ci è stato descritto come una delle menti del pestaggio, che non ha esitato a picchiare senza tregua chiunque gli capitasse sotto tiro, nonostante si trovasse semplicemente in mezzo a ragazzi e ragazze con l’unica intenzione di assistere a un concerto. Se a far arrabbiare i neo-fascisti sia stato il repertorio dei Dropkick Murphis – gruppo non schierato politicamente, ma che nelle sue canzoni manifesta tutta la propria contrarietà verso la guerra e la violenza e la simpatia verso la classe operaia – non è chiaro, e forse non è da escludere. Se così fosse, questi “fascisti del terzo millennio” avrebbero fatto l’ennesima pessima figura. 
I gestori del locale di Ciampino intanto, in un comunicato, negano di aver “alcuna responsabilità oggettiva per quanto accaduto”, e annunciano che, non ravvisando “i presupposti per il rimborso” dei biglietti, permetteranno a chi era presente durante la serata in cui sono avvenuti i fatti “di partecipare gratuitamente ad un evento a scelta tra quelli in programma, e quelli che a breve verranno annunciati, semplicemente presentando il tagliando all’ingresso del locale”. 

Aggressione fascista a Talenti. “Comincia la campagna elettorale”

di fabio sebastiani 

 
Aggressione fascista a Talenti. “Comincia la campagna elettorale”


Puntualmente alla riapertura delle scuole romane i gruppuscoli neonazi e neofascisti tornano ad aggredire i giovani di sinistra. E’ avvenuto l’altra notte a Talenti, dove già circa un anno fa alcuni giovani del Pd erano stati aggrediti mentre affiggevano manifesti. Per quell’episodio è stato già condannato in primo grado il noto squadrista nero Zippo.
 
L’aggressione è avvenuta nella notte tra il 10 e l’11 settembre nel parco di Aguzzano nel quartiere Talenti. Due ragazzi di 20 e 21 anni mentre camminavano in strada con altri amici intorno alle due e mezza sono stati accerchiati da un gruppo di persone che prima gli hanno inveito contro e poi li hanno aggrediti con caschi e bastoni. Nel Parco di Aguzzano si stava tenendo una festa organizzata da ragazzi e ragazze del IV municipio che in questi anni hanno condiviso all’interno delle scuole del territorio percorsi di movimenti e di aggregazione sociale e culturale
 
“Più la crisi sociale si aggrava, più le squadracce fasciste tornano al loro metodo preferito: le aggressioni e il terrore, anticipando così a loro modo la prossima apertura della campagna elettorale”, afferma in una nota Claudio Ortale, vicepresidente del Consiglio del Municipio Roma XIX e capogruppo del Prc/Fds. Ortale ricorda che proprio in questi giorni un ampio gruppo di compagne e compagni di Walter Rossi, l’associazione “lalottacontinua” e la Federazione della Sinistra di Roma, sta preparando il ricordo di Walter Rossi, assassinato dai fascisti usciti dalla sede del M.S.I. alla Balduina e coperti da un blindato delle forze dell’ordine il 30 settembre 1977.
 
“Le mobilitazioni nel ricordo di Walter (29 settembre) – prosegue Ortale – devono diventare l’occasione per rilanciare il protagonismo antifascista in una città dove il Sindaco Alemanno vuole regalare ai fascisti del terzo millennio di Casapound l’immobile di via Napoleone III con i soldi del Comune, cioè con i soldi nostri: così può fare contento pure il figlio, che ama frequentare gli ambienti chic del Blocco Studentesco e di Casapound.”
 
“Cosa si aspetta a mettere fuori legge Casapound – conclude Ortale – così come è avvenuto nel passato per Avanguardia Nazionale, Ordine nuovo e Movimento Politico Occidentale?”

Anche Giovanni Barbera, membro della direzione romana del Prc-Federazione della Sinistra e presidente del Consiglio del Municipio Roma XVII, in una nota chiede “l’applicazione di quelle normative già esistenti che prevedono lo scioglimento dei gruppi neofascisti, violenti e xenofobi” e quindi la revoca di tutte le assegnazioni concesse a quelle realtà associative “riconducibili, direttamente o indirettamente, a Casapound” e l’azzeramento del progetto di acquisto dell’immobile di Via Napoleone III, attuale sede di Casapound. “Ormai è un bollettino di guerra. Le aggressioni perpetrate dai neofascisti e, in particolare da Casapound, in questi ultimi anni – continua Barbera -sono sempre più numerose e violente. E’ evidente che stiamo registrando una vera e propria escalation. Non è accettabile che gruppi di persone, armati di mazze e caschi, possano ‘scorrazzare’ indisturbati per la città, aggredendo e pestando cittadini inermi come se nulla fosse. E’ necessaria un risposta forte da parte delle nostre istituzioni”.


Roma violenta, le aggressioni fasciste aumentano

Davanti alle scuole, alle manifestazioni e persino alle case provate dei militanti di sinistra. L'escalation con la nascita di Casa Pound e Blocco studentesco. [Cinzia Gubbini]







di Cinzia Gubbini 
  L'ultima aggressione di fronte a una scuola romana a fare scalpore è accaduta proprio alla fine dello scorso anno scolastico: liceo Righi, a marzo tre ragazzi finiscono all'ospedale. "Ci hanno aggredito con i caschi", raccontano. E fanno anche il nome del "movimento" di appartenenza di quelli che sarebbero stati gli aggressori: Controtempo, un'occupazione di destra del quartiere Trieste. Ed è di maggio l'appello lanciato dai collettivi dei licei Righi e Tasso contro le "aggressioni fasciste": "Roma sta subendo ormai un assedio di rigurgiti neofascisti e neonazisti cresciuti a dismisura "in coincidenza" con l'ascesa al Campidoglio di Gianni Alemanno", si leggeva nell'appello che ha lanciato la manifestazione del 4 giugno davanti al Tasso.

Se è vero che sotto l'egida dell'"impero alemannino" a Roma hanno preso piede occupazioni di destra che negli ultimi venti anni avevano avuto ben poco spazio, è altrettanto vero che i cosiddetti "rigurgiti fascisti" sono cominciati diversi anni prima, e anzi sono stati l'humus su cui Alemanno ha costruito la sua fortuna. La ormai famossissima occupazione di piazza Vittorio di Casa Pound l'anno prossimo festeggia dieci anni. E se i principali animatori del movimento hanno filtrato con la politica ufficiale mostrandosi sempre poco convinti di stringere "patti di sangue" con i partiti, le scuole sono state sin dal primo momento campo di conquista.

Blocco Studentesco, l'organo studentesco di Casa Pound, ha cominciato a rendersi attiva e presentarsi alle elezioni delle rappresentanze studentesche ormai da sette-otto anni. Mietendo successi. Dopo le contestazioni del decreto Gelmini - che fece fiorire nelle scuole la cosiddetta "Onda studentesca" - a cui il Blocco partecipò attivamente, nel 2009 hanno guadagnato il 28% dei consensi nella consulta provinciale.

Contemporaneamente al crescere di Blocco studentesco sono aumentate le risse, gli scontri e le vere e proprie aggressioni di fronte alle scuole o nei cortei, tanto da far dire a diversi osservatori che a Roma è tornato il clima "degli anni '70". Ormai famosi gli scontri al sit-in del 29 novembre 2008 a piazza Navona, quando sotto il flash dei fotografi entrarono in azione le cinghie contro gli studenti medi, per poi scaturire in una mega-rissa tra studenti di destra e di sinistra.

Ma se questi sono gli episodi che hanno fatto notizia, la violenza ai danni di persone di sinistra (anche se non attivi militanti), o di persone gay e lesbiche, sono uno stillicidio se non proprio quotidiano, certamente frequente.

E i testimoni, ma anche le inchieste giudiziarie, mettono sotto accusa esponenti della destra romana. Solo il 6 giugno, un militante del centro sociale di sinistra Acrobax, ha subito ben due aggressioni, una sabato notte e una il giorno seguente, proprio sotto casa sua - particolare, questo, inquietante. A marzo, a Casalbertone, due ragazzi dei Magazzini Popolari - luogo di ritrovo di sinistra - sono stati aggrediti in pieno giorno da dieci ragazzi - riconosciuto come appartenenti al Circolo Futurista, che orbita su Casa Pound - in un'azione che aveva tutta l'aria di essere premeditata, essendosi svolta a freddo.


In quel caso la reazione non si è fatta attendere, e nel quartiere quel pomeriggio si è svolta una affollata manifestazione antifascista. Ma per capire l'aria che tira, è indicativo ricordare il commento di un carabiniere - riportato da uno dei ragazzi di sinistra bersaglio dell'aggressione - che aveva assistito alla aggressione del Circolo Futurista, senza intervenire: "Adesso finitela, non siamo negli anni '70".


Aggressione razzista a Roma



Pubblichiamo la nota diffusa dall’Arci Roma in merito all’aggressione di venerdì scorso a San Lorenzo, ai danni di due cittadini sudanesi, avvenuta durante l’inaugurazione del centro Arci Darfur.

DOPO LE AGGRESSIONI A VIA DEI VOLSCI RILANCIAMO LA CULTURA SOLIDALE E ANTIRAZZISTA CON UN SERIO CONFRONTO 

Quello che è successo venerdì scorso a San Lorenzo, in un quartiere storico della sinistra romana e in particolare della sinistra d’alternativa, è un fatto gravissimo a maggior ragione perchè l’aggressione e gli epiteti razzisti provenivano da un importante centro sociale della città. Le giustificazioni e le problematiche che vengono addotte da alcuni responsabili politici di quello spazio sono senza dubbio elementi di cui tener conto ma non possono giustificare quello che è avvenuto. Siamo i primi a dire che le situazioni di emarginazione sociale dei nostri territori non possono essere abbandonate ma proprio per questo c’è bisogno di far crescere quegli elementi di cultura politica e di solidarietà sociale che sono gli unici in grado di fare da anticorpi alla marea qualunquista e fascista che ci sta attanagliando. Non si può abdicare ai valori fondativi della nostra cultura, dai ghetti rom alle baraccopoli dei rifugiati ai quartieri delle nostre periferie, anche a San Lorenzo non rinunceremo a questi stessi valori. Nonostante quello che è successo il circolo Arci Darfur e l’Arci di Roma continueranno a pensare che nel quartiere di San Lorenzo e in quel luogo di via dei Volsci è possibile sviluppare, organizzare e costruire una esperienza importante per la vita dei rifugiati romani e dei profughi sudanesi in particolare.
Il circolo Arci Darfur che é stato colpito dai fatti di venerdì nasce in questa città dall’esperienza dell’insediamento di immigrati e rifugiati della stazione tiburtina, quello che per intenderci il sindaco Veltroni chiamava “Hotel Africa”. I ragazzi del Sudan che fanno riferimento a questo circolo in questi ultimi 10 anni hanno vissuto tutte le contraddizioni del sistema di accoglienza inesistente della città di Roma: assenza di prospettive di lavoro e di abitazione, pochissimi servizi di integrazione e vittime delle politiche razziste dei governi che si sono susseguiti negli anni.
La presenza del circolo Arci Darfur a San Lorenzo è nella prospettiva di sviluppare su quel territorio e verso la città iniziative che parlino dei due grandi aspetti che affronta un rifugiato nella sua vita: la prima, inesistenza di una tutela del diritto di asilo nel nostro Paese (basti pensare alle drammatiche condizioni dell’accoglienza e a tutto quello che è stato costruito sulla vicenda di Lampedusa); la seconda questione è quella relativa al dare visibilità al genocidio del Darfur e alle conseguenze politiche e sociali che da esso ne sono conseguite. Questo attraverso puntuali iniziative di denuncia e controinformazione e alla promozione della cultura del Sudan nel nostro Paese.
Il centro culturale sudanese Arci Darfur può rappresentare una opportunità unica, oltre che per il quartiere, per aprire un dialogo tra tutti quelli che pensano di non aprire una guerra fra poveri nella nostra città. Pensiamo che tutte le componenti sociali e politiche del territorio interessate debbano aprire un confronto sul futuro del quartiere. Noi siamo disponibili e pensiamo che non bastino delle dichiarazioni generiche su quanto accaduto.
Il centro di via dei Volsci 33 è aperto a chiunque voglia promuovere iniziative di solidarietà con la popolazione immigrata nella nostra città. Nei prossimi giorni costruiremo altre iniziative alle quali tutti saranno invitati anche per misurare se effettivamente vi è una disponibilità delle parti sociali e politiche del territorio a stabilire una relazione positiva.
Claudio Graziano, Arci Roma

I fatti in breve:
Venerdì 21 Settembre – inaugurazione centro culturale Arci Darfur

Per le 18 di venerdì scorso era prevista l’inaugurazione del centro culturale Arci Darfur in via dei Volsci, 33 a San Lorenzo. Durante l’inaugurazione i rifugiati sudanesi, in presenza di una bimba di 4 anni figlia di un rifugiato, sono stati aggrediti da alcuni individui prima con un grosso coltello a serramanico poi con un masso ed insultati con epiteti razzisti come “negro di merda torna a vendere banane nel tuo paese”, “scimmia”, “negro ti uccido”. Solo il sangue freddo dei rifugiati e l’arrivo della polizia ha impedito che l’episodio assumesse dimensioni drammatiche. Durante gli scorsi 15 giorni, mentre i rifugiati allestivano il locale per l’evento di venerdì, erano già stati vittime di altre e costanti aggressioni razziste anche con due attentati incendiari verso il locale a mezzo di due bombe carta.


Aggressione fascista a Roma: Abbiamo gli occhi ben aperti!

06 giugno 2012


Abbiamo gli occhi ben aperti!

Fra la notte di sabato e domenica sera un militante del laboratorio Acrobax ha dovuto far fronte a due tentativi di aggressione da parte di soliti noti fascisti di zona.
Nel primo episodio, avvenuto intorno alle quattro di notte di sabato, dopo l’iniziativa di Trastinvaders in cui centinaia di persone si sono riappropriate del rione di Trastevere è stato vigliaccamente attaccato alle spalle da un fascista, il quale, casco alla mano, si era nascosto a pochi metri dalla sua abitazione per tendergli l’ agguato. La determinazione del nostro compagno gli ha permesso di allontanarsi senza conseguenze.

Ma questo episodio non rimane isolato. Frustrato infatti per il fallimento dell’ offensiva e per non rischiare di fallire una seconda volta, lo stesso aggressore torna il giorno dopo insieme con altri tre camerati. Sono circa le 20:00 e in quel momento è con un’altra compagna di Acrobax, quando viene raggiunto mentre si trova nella piazza antistante casa sua.

Il gruppo si avvicina ancora caschi alla mano al compagno che questa volta, dopo una colluttazione, riesce a mettere in fuga la squadraccia e fortunatamente, a non riportare lesioni di alcun tipo.

Le ragioni che hanno portato a queste aggressioni vanno ricercate nell’ impegno politico del militante, da anni attivo prima nei collettivi studenteschi e poi nelle esperienze di politica territoriale nei quartieri di Monteverde e di Trastevere.

Gli aggressori infatti non sono sconosciuti ma noti esponenti dell’ organizzazione fascista foro 753, che esercita sul quartiere un alto livello di propaganda e che vanta il sostegno e l’adesione di esponenti del PDL cittadino,del sindaco Alemanno e la sua maggioranza (proprio oggi, 5 giugno,un consigliere della maggioranza ha pubblicamente definito il partigiano Rosario Bentivegna “macchiato del sangue di vittime innocenti”).

Come al solito questi individui scelgono di agire con dinamiche squadriste, agendo in gruppo o nell’ ombra, ed è per questo che vogliamo ribadire la determinazione con cui continueremo a stare al fianco del nostro compagno. continuando a portare avanti i nostri percorsi di lotta, perché non c è fascista che ci possa togliere la voglia di lottare perché non c’ è fascista che ci fa paura!

Noi abbiamo gli occhi ben aperti; perchè chi tocca uno, tocca tutti/e noi.

Nei nostri quartieri e in tutta la metropoli mai un passo indietro!

Nipotini/e di Sasà

In questa giornata un saluto sentito va a Carla Verbano

Con Carla, Valerio e Renato nel cuore.


Loa Acrobax
La popolare Palestra Indipendente
Renoize Project
All Reds Rugby Roma
All Reds Basket
Circolo ANPI Renato Biagetti
Trastinvaders

fonte: acrobax.org

Cortei, scontri tra bande e aggressioni: Roma riscopre la violenza in politica

ANTAGONISMO

Escalation di tensione tra gruppi di destra e sinistra estreme: nell'ultimo mese una decina gli episodi. Il caso Montesacro. Il Comune: sono solo frange minime



Luca Blasi, di Horus Project, racconta l'aggressione
Luca Blasi, di Horus Project, racconta l'aggressione

ROMA - Il sindaco Alemanno dice: «Non vogliamo tornare agli anni di piombo». E pure loro, i protagonisti di aggressioni fatte e subite ripetono: «Non ci interessa alzare il livello dello scontro che resta solo politico». Però la faccenda comincia a creare più di qualche pensiero. Perché, se gli Anni di Piombo sono lontani, da qualche mese a Roma si è alzato il livello di conflitto tra appartenenti di movimenti di destra e sinistra. Scontri verbali, ma pure spintoni, cazzotti, cortei improvvisati e, peggio, singole aggressioni mirate e perfino un gambizzato. Si fa pesante l'aria nella Capitale. Nell'estrema destra come nell'estrema sinistra. 
Guarda sulla mappa  scontri e aggressioni
Guarda sulla mappa scontri e aggressioni

AGGRESSIONI E SCONTRI - Protagonisti di questa escalation sono i Collettivi e centri sociali, da una parte, e CasaPound e i movimenti di estrema destra dall'altra. Che certo non si sono mai amati, ma la convivenza rischia di diventare una guerra tra bande sempre più violenta. Solo nell'ultimo mese sono almeno una decina gli episodi che rivelano un livello di tensione in crescita. Botte e insulti quando va bene. Ma anche pestaggi e perfino una bomba carta. Nel quartiere Montesacro come alla Garbatella. Passando per le aule universitarie di Tor Vergata e RomaTre.
L'ultimo fatto appena pochi giorni fa, quando Luca Blasi, noto esponente del centro sociale Horus Project di Montesacro ha raccontato di essere stato aggredito sotto casa da sei persone e ha accusato gli attivisti di CasaPound. E solo qualche settimana prima, il vicepresidente di CasaPound Andrea Angelini, nonché consigliere del XX Municipio, è stato colpito alle gambe da alcuni spari di pistola mentre era sul motorino. 
Lo stabile di via Val d'Ala occupato da CasaPound (Lapresse)
Lo stabile di via Val d'Ala occupato da CasaPound (Lapresse)

IL CASO MONTESACRO - Ma il clima si è surriscaldato da quando il 5 aprile scorso CasaPound ha occupato l'ex scuola Parini in piazza Capri «per dare un'abitazione a 17 famiglie senza casa»: l'azione è stata vissuta come una vera e propria provocazione dagli attivisti di sinistra da sempre molto attivi nel quartiere di Roma Nord e soprattutto «perché a due passi da quella scuola c'è la casa di Valerio Verbano, ucciso oltre vent'anni fa proprio dai fascisti, e lì abita ancora sua madre e in quella scuola lui fece le elementari». Davvero troppo. Proteste e cortei spingono il presidente del IV Municipio Cristiano Bonelli a convincere gli occupanti a lasciare l'ex scuola e a trovare un accordo con il Comune di Roma: traslocano in via Val D'Ala, in un palazzo ex Acea. 
«PROVOCAZIONE?» - «Bonelli sta facendo di tutto per farci sparire dal IV Municipio» denuncia Andrea Alzetta, consigliere comunale di Sinistra e L'Arcobaleno, ma soprattutto attivista di Action, il movimento per la casa. Racconta che nel quartiere i gruppi della sinistra alternativa «stanno facendo cose importanti, hanno bei progetti, su abitazioni, servizi sociali, urbanistica: e guarda caso sono arrivati i fascisti che strumentalmente usano l'emergenza abitativa per creare una guerra tra bande». Simone Di Stefano, vicepresidente di CasaPound la mette diversamente: «Noi facciamo politica e a qualcuno questo dà fastidio, ci impegniamo con i fatti, siamo pacifici, vogliamo risolvere l'emergenza abitativa e qualcuno invece preferisce farci diventare un problema di ordine pubblico». 

I centri sociali contro CasaPound a Montesacro (foto mediapolitika.com)
I centri sociali contro CasaPound a Montesacro (foto mediapolitika.com)

«NESSUN FENOMENO ANNI '70» - Invita al dialogo invece Giorgio Ciardi, delegato da Alemanno per le Politiche della sicurezza, che però non vede un ritorno agli Anni di Piombo: «Si tratta di frange minime, questi sono episodi che non hanno alcuna dignità politica, né incidenza sulla vita sociale - spiega - e con gli anni '70 non c'entrano nulla». 


Però, si spiega, «questo tipo di scontri va comunque condannato e con il dialogo si può evitare che diventino un fenomeno di massa». 
Ma far dialogare le opposte fazioni non è facile. Ogni volta che in qualche aula universitaria attivisti dell'una o dell'altra parte organizzano conferenze e dibattiti, c'è sempre qualcuno pronto a menare le mani. È successo un anno fa a Tor Vergata, e poi anche a RomaTre dove oltre alle parole sono volati ceffoni, calci, spintoni e mazze di ferro. Durante i cortei poi la tensione sale alle stelle. Lo scorso 14 dicembre durante la manifestazione di «Uniti contro la crisi», molti sono stati i giovani picchiati e aggrediti: alcuni fotogrammi mostrano gli aggressori fare il saluto fascista. 
Uno striscione contro la violenza politica appeso al IV Municipio, quello di Montesacro (Omniroma)
Uno striscione contro la violenza politica appeso al IV Municipio, quello di Montesacro (Omniroma)
ANTAGONISMO E DIALOGO - Si può dialogare così? Di Stefano, CasaPound, sostiene di sì: «Noi ci apriamo agli altri, parliamo con una parte della sinistra, Sansonetti, Concia, invece questi qui sono mossi esclusivamente dall'antifascismo militante per alzare il livello della tensione, ma noi non vogliamo questa guerra civile». Alzetta replica sereno: «Noi vorremmo evitarli e basta, non mi interessa incontrare CasaPound, loro non portano nulla di nuovo: preferisco realizzare i nostri progetti e coinvolgere davvero le persone del quartiere». Il presidente del IV Municipio ci prova: ha incontrato entrambe le parti per «aprire una tavolo di dialogo e confronto alla luce dei recenti fatti di cronaca e della grave ricaduta sociale che possono avere e per cercare una soluzione per una più serena convivenza civile». Su una cosa Di Stefano e Alzetta concordano: «Non dobbiamo entrare nella logica dello scontro tra bande». Potrebbe essere un buon punto di partenza.

Claudia Voltattorni
cvoltattorni@corriere.it
 

14 maggio 2011