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martedì 29 novembre 2011

Il mobbing e la precarizzazione dell’esistenza



Oggi ho scoperto per caso, su un sito Web della CGIL Lombardia, un documento estremamente interessante: "Il mobbing e la precarizzazione dell’esistenza" di Susanna Ripamonti. Ecco alcuni degli argomenti trattati:


  • Come si inscrivono sul corpo i rapporti di potere
  • I segni della malattia
  • Resoconti delle persone coinvolte
  • Il paradigma dell’incorporazione
  • Calibrare lo sguardo in un’ottica antropologica
  • Dal corpo espropriato al corpo ribelle
  • Bourdieu e la domesticazione dei corpi
  • Foucault e la scoperta della bio-politica
  • La dissoluzione dell’unità uomo/cittadino
  • Narrative di fabbrica
  • Il dislocamento
  • Il potere economico
  • Il potere giudiziario
  • Il potere bio-medico
  • Il potere politico
  • La cultura del lavoro
  • Il corpo sconfitto e la dissoluzione del sé
  • Narrazioni di malattia
  • La non adesione al regime terapeutico
  • L’anestesia del farmaco
  • La medicalizzazione del conflitto
  • «La licenzio, lei è una spia»
  • Due mesi a far barchette di carta
  • Il rituale di inversione della lotta di classe
  • La lente del paradigma dell’incorporazione



    Il testo completo del documento è su questo link:






    lunedì 14 novembre 2011

    Google, il blogging e lo squadrismo




    Cosa c'entrano Google e il blogging con lo squadrismo e la libertà di stampa? Forse c'è un nesso. Il discorso è un pò complesso, e parte da lontano.

    Nel 2007 un impiegato di Roma, Nicola L., subisce un'aggressione apparentemente immotivata mentre si reca in auto al lavoro, in zona San Giovanni. Nicola L. si ritrova con una frattura al setto nasale (provocata da un calcio, una mossa di kick-boxing), un orecchio quasi staccato (l'aggressore ha usato probabilmente un tirapugni), danni all'articolazione temporo-mandibolare e 40 giorni di prognosi. Giacchè c'è, l'aggressore gli sfonda pure a calci il parabrezza dell'auto.

    L'aggressore scappa, ma qualche mese dopo si fa ritrovare "casualmente"  diverse volte vicino casa dell'aggredito, sempre in zona San Giovani. Nicola L. riesce a fotografare l'aggressore, che, grazie anche alle foto scattate, viene identificato. In teoria le foto servirebbero a dimostrare che l'aggressore lo sta perseguitando, ma ottengono l'effetto opposto: proprio a causa delle foto, Mario B., l'aggressore, denuncia l'aggredito, Nicola L., per molestie e violazione della privacy.

    Ovviamente le denunce fatte da Mario B. vengono archiviate.

    Nel 2008 Mario B. riesce a patteggiare, prima ancora che abbia inizio il processo, sei mesi di reclusione, una pena insolitamente "soft" per quel  tipo di aggressione. Ma continua a perseguitare Nicola L., l'aggredito, con varie denunce e controdenunce, alcune con tanto di falsi testimoni.

    Nicola L. comincia a "perdere colpi" e ad avere problemi sul lavoro. Si rende conto del fatto che l'aggressore non è una persona "qualunque", magari uno dei tanti automobilisti che "sbottano" mentre guidano sotto l'effetto della cocaina. Mario B. è un vero e proprio "picchiatore di quartiere", esperto di kickboxing, che frequenta ambienti di destra, ed ha "amici" (e testimoni) a destra e a sinistra.

    Prima dell'aggressione del 2007, Nicola L. non aveva mai visto il "picchiatore" in vita sua. Ma forse aveva "dato fastidio" a un "bullo di quartiere", un negoziante che parcheggiava sistematicamente il furgoncino "in doppia fila" proprio sotto casa sua. Il negoziante l'aveva minacciato, e aveva anche tentato di aggredirlo. Due vicini di casa avevano detto a Nicola L. che mettersi contro persone del genere poteva essere molto rischioso. Nicola L. non ci aveva badato: cambiar casa solo per aver litigato col negoziante sotto casa gli sembrava una cosa francamente eccessiva. Forse aveva sbagliato.

    Nicola L. era, anche prima dell'aggressione, una persona molto isolata socialmente. Dopo l'aggressione si è ritrovato ancora più isolato, e soprattutto più squattrinato, a causa delle spese mediche (psicoterapia compresa) sostenute dopo l'aggressione.

    Nicola L. lavora nel settore dell'informatica (per essere precisi, è proprio laureato in informatica) e, sia per lavoro sia a tempo perso, si occupa di blogs e social networks. Come del resto fanno molte altre persone isolate socialmente. Quasi cercassero sulla Rete la socializzazione che gli manca nella vita reale.

    Nel 2010, dopo l'ennesima controdenuncia falsa fatta da Mario B., Nicola L. decide di pubblicare tutta la storia, compreso il nome e le foto dell'aggressore, in un suo blog ("Il Contastorie").

    La storia pubblicata da Nicola L. nel suo blog è una specie di messaggio in una bottiglia, una delle tante storie, più o meno attendibili, perse nei milioni di blogs della Rete. La maggior parte di questi blogs è solo spazzatura. Ma qui arriva Google. I sofisticati algoritmi del motore di ricerca indicizzano, nel giro di pochi mesi, tutta la storia pubblicata sull'anonimo blog di Nicola L. . Secondo Google, la storia pubblicata da Nicola L. non è affatto spazzatura, anzi. Al punto che Mario B., il "picchiatore", si ritrova etichettato e "sbattuto in prima pagina" da Google.

    Mario B. reagisce denunciando il blogger, Nicola L., per stalking (una delle tante denunce false fatte con "amici" e testimoni compiacenti) ma soprattutto per diffamazione a mezzo stampa. A Mario B. non va di essere etichettato da Google come un "picchiatore di destra". Anche se non nega di esserlo. D'altra parte il blogger, Nicola L., ha raccontato la storia dell'aggressione solo sul suo anonimo blog, uno dei milioni di blogs sparsi nel Web. Nicola L. sostiene di aver raccontato la sua storia attenendosi ai limiti della netiquette. Tutto ciò che Nicola L. racconta (comprese le foto scattate a Mario B.) sembra decisamente vero. Anzi, di più: documentato. Con tanto di foto. Non è stato certo Nicola L. a dire a Google che la sua storia era interessante, al punto da portarla ai primi posti del motore di ricerca. Riuscire a "pilotare" le scelte di Google, il più sofisticato e complesso motore di ricerca del Web, è un obiettivo estremamente ambizioso per chiunque. Anche se esperto di informatica.

    Il tipo di aggressione condotta nel 2007 da Mario B. (con tanto di "tirapugni" e parabrezza dell'auto sfondato) ricorda per alcuni aspetti (è stata completamente inaspettata ed estremamente violenta) una delle tante aggressioni fatte a Roma da "picchiatori di quartiere", soprattutto militanti di CasaPound, che picchiano e poi scappano. Ormai a Roma le aggressioni di questo tipo (vere e proprie incursioni) effettuate contro militanti di sinistra si contano a decine. Apparentemente queste aggressioni servono ad affermare una sorta di "supremazia territoriale" sui quartieri romani controllati dall'estrema destra.


    Nicola L., un cinquantenne un pò sovrappeso, non è mai stato un militante di sinistra; al massimo, un simpatizzante. Le motivazioni dell'aggressione vanno cercato altrove. Infatti l'aggressione subita da Nicola L. nel 2007 ricorda per altri aspetti quella subita da un giovane musicista a Roma, nel Rione Monti, nell'estate 2011. Purtroppo questo ragazzo è stato ridotto in fin di vita da quattro "picchiatori", ed è ancora in coma, solo per aver litigato con uno degli abitanti del Rione Monti, che poi aveva chiesto l'"intervento" dei "picchiatori". Speriamo che questo ragazzo riesca a riprendersi. Il blogger, Nicola L., che era stato più volte minacciato da un "bullo" che aveva un negozio sotto casa sua, è stato molto più fortunato: ha speso migliaia di euro in spese mediche, ha paura di uscire di casa, e prende psicofarmaci per dormire. Ma dopotutto è ancora vivo, e per adesso va ancora al lavoro. E ogni tanto riesce anche a scrivere su qualche blog.

    Il processo per "diffamazione a mezzo stampa" intentato nel 2011 dal picchiatore (Mario B.) contro il blogger (Nicola L.) che ha documentato l'aggressione dovrebbe stabilire se, a livello sociale,  prevale il "diritto all'oblio" e alla privacy del "picchiatore", o il diritto dell'aggredito (e del blogger) di documentare l'aggressione subita nel 2007.

    Indipendentemente dal risultato del processo, sembra che Google abbia già deciso: la storia pubblicata su un anonimo blog nel 2010, come un messaggio in una bottiglia nell'immenso mare della rete, non è solo spamming, non è solo "spazzatura della rete". E' una storia che va raccontata. Non è certo una storia da pubblicare in prima pagina, ma è una storia che forse è meglio non dimenticare. 







    Squadrismo: Temi di approfondimento



    1919.




    Lo squadrismo è un fenomeno nato in Italia, con il fascismo, a partire dal 1919. Le squadre di "picchiatori" fascisti, le cosiddette "camicie nere",  operavano soprattutto a livello di quartiere, picchiando comunisti o persone socialmente deboli (vagabondi, persone con problemi psichiatrici) in modo da dimostrare alla popolazione di avere il totale controllo sul territorio. Lo squadrismo era una sorta di "polizia" alternativa, controllata direttamente dal partito fascista. Che si insediò al governo tre anni più tardi, nel 1922.
    Le spedizioni degli squadristi avvenivano con la tacita complicità della polizia, per cui denunciare era inutile. A volte gli squadristi esageravano, e ci scappava il morto. In questi casi, l'ordine era negare tutto, affermare che era stato solo un incidente, dovuto a una banale lite. Con la complicità della stampa, che, se anche riportava le aggressioni, le classificava come sfortunati incidenti. Nel 1922, dopo la presa del potere, il problema fu risolto alla fonte: Mussolini assunse il controllo totale sia della polizia sia dei mezzi d'informazione.


    1921.

    Hitler dichiarò  apertamente di essersi ispirato allo squadrismo fascista per le sue "camicie brune" (Sturmabteilungen), le squadre di "picchiatori" nazisti costituite nel 1921. Le "camicie brune" naziste operavano con la stessa tecnica dei "picchiatori" fascisti (azioni violente contro comunisti o soggetti socialmente deboli, emarginati, persone con problemi psichiatrici) ma avevano come principale obiettivo gli ebrei, che invece in Italia furono risparmiati dal fascismo fino al 1938.

    2003.
     



    Nel 2003, dopo l'insediamento del sindaco Alemanno a Roma, CasaPound, un'organizzazione di estrema destra, occupa uno stabile in Via Napoleone III.


    2011.




    Nel 2011 una organizzazione di estrema destra inglese, Blood & Honour, apre una sede a Roma.





    venerdì 11 novembre 2011

    Wiki Mobbing. Il caso del dott. N. (e-mail inviata all'ing. Daniele B. il 4.2.2011)


    Il caso del dott. N. .


    Mobbing. I nomi possono cambiare, gli episodi possono cambiare, ma sembra che il mobbing sia un processo preciso e inarrestabile. O no? 

    (e-mail inviata dal dott. N.L. all'ing. D.B. il 4 febbraio 2011)
     


    Daniele,

    facendo seguito a quanto mi hai comunicato per le vie brevi in relazione ai permessi a recupero in ingresso dei quali ho finora usufruito (ingressi dopo le ore 10:00), ti preciso che:

    • a partire dal 2005 usufruisco dello spostamento in avanti dell’orario d’ingresso (ingresso fisso alle 10:00); a causa di tale spostamento, che mi è stato praticamente “imposto” dal mio precedente Capo Area DSSA per ragioni non del tutto chiarite, ho perso il diritto alla “flessibilità” in ingresso (ingresso dalle 7:30 alle 9:00); il fatto di poter lasciare il lavoro solo dopo le 18:10 mi ha causato, tra il 2005 e il 2007, significativi problemi a livello di vita personale e di relazione;

    • preciso che il permesso di spostare in avanti l’orario d’ingresso, basato sull’Art. 28, Nota 4, del Regolamento del Personale, non sembra richiedere particolari giustificazioni di tipo medico/sanitario, a patto che sia compatibile con le esigenze di organizzazione del Servizio; ad esempio ne usufruisce, a partire dal 2001, anche l’ing. De Caro, che non mi risulta abbia particolari problemi di salute;

    • lo spostamento in avanti dell’orario d’ingresso (nel mio caso, ingresso alle 10:00) fa perdere il diritto alla flessibilità in ingresso, ma ovviamente lascia il diritto ai permessi a recupero in ingresso (Art. 31, Comma 3 del Regolamento del Personale); inoltre mentre, stando al Regolamento, i permessi a recupero dovrebbero essere accordati (di norma nel limite di due ore settimanali) solo per motivate esigenze personali e familiari; in realtà, molti dipendenti (anche di livello direttivo) del CDM usufruiscono di tali permessi durante l’intervallo di pranzo semplicemente per andare a fare jogging, andare in palestra, o seguire corsi di ballo;

    • stando al Regolamento del Personale, oltre ai permessi a recupero in ingresso (di norma, ma non necessariamente, fino a due ore settimanali), i dipendenti possono usufruire anche di: permessi sanitari (cod. 28, fino a 37 ore e 30 minuti all’anno), congedo frazionato per festività soppresse (6 giorni, ovvero 45 ore all’anno), Banca delle Ore; facendo qualche calcolo sommario, queste altre tipologie di permessi corrispondono ad almeno un centinaio di ore all’anno, ovvero a due ore di permesso a settimana; per questi permessi, il Regolamento non sembra imporre una distribuzione particolare; ovvero, leggendo il Regolamento sembra che queste quattro ore complessive settimanali, se compatibili con le esigenze di servizio, possano essere tutte dedicate a permessi in ingresso;

    • a partire dal 2007 ho avuto vari (documentati) problemi di tipo medico/sanitario, che mi hanno costretto ad usufruire di tutte le tipologie di permesso prima elencate (permessi sanitari, permessi a recupero, ecc.) arrivando ad accumulare, negli ultimi due mesi del 2010, addirittura qualche ora di negativo; tali problemi sono stati peraltro ampliamente documentati;

    • per quanto al momento (inizio 2011) la mia situazione medico/sanitaria sia in via di miglioramento, temo che avrò bisogno, ancora per diversi mesi, di almeno due ore complessive settimanali di permessi a recupero in ingresso, a partire dall’orario d’ingresso attualmente concordato (le 10:00); ti prego quindi di farmi sapere, sulla base della certificazione sanitaria che ti allegherò, se ritieni che io abbia diritto, o meno, alle due ore settimanali di permessi a recupero previste (di norma) dal Regolamento; ovviamente ti prego di tener conto, nella tua risposta, del fatto che diverse persone del CDM, ed anche della Divisione, usufruiscono di permessi a recupero (durante l’intervallo di pranzo) semplicemente per andare a fare jogging o per seguire corsi di ballo; le motivazioni per i miei permessi a recupero sembrano (almeno a me) decisamente più serie.


    Wiki Mobbing. Il caso del dott. N. . Due pesi e due misure?



    I nomi possono cambiare, gli episodi possono cambiare, ma sembra che il mobbing sia un processo preciso e inarrestabile. O no?


    Ecco alcuni estratti da una e-mail inviata dal dott. N. all'ing. Domenico A. e al dott. Stefano F. il 7 febbraio 2011:












    Domenico, come ti ho anticipato telefonicamente, mi piacerebbe ricevere dei chiarimenti riguardo al mio orario d’ingresso, che, come forse ricorderai, è stato spostato dalle 9:00 alle 10:00. A causa di tale spostamento, che mi è stato praticamente “imposto” dalla ex Divisione SSA, ho perso il diritto alla “flessibilità” in ingresso (ingresso dalle 7:30 alle 9:00).


    Lo spostamento “in avanti” dell’orario d’ingresso mi era stato prospettato più volte, a partire dal 2001, dal mio precedente Capo Area, il dott. Stefano F. . Nel 2001 il dott. Francesco D., della DSvAI, aveva presentato una richiesta analoga, ed aveva ottenuto lo spostamento dell’orario d’ingresso alle 10:30. A partire dal 2001, declinai più volte le”offerte” di spostamento d’orario del dott. Stefano F. , perché il dott. Stefano F. sosteneva che, in conseguenza di tale spostamento, avrei perso il diritto alla flessibilità. In altre parole, se ad esempio avessi spostato l’orario d’ingresso alle 10:00 e poi fossi arrivato alle 9:30, secondo il dott. Stefano F. la mezz’ora di lavoro compresa tra le 9:30 e le 10:00 non sarebbe stata conteggiata ai fini della prestazione lavorativa. Ovviamente, a tali condizioni lo spostamento di orario diventava decisamente svantaggioso: si sarebbe trattato in pratica di un “turno” senza indennità di turno, e senza la durata ridotta dei turni (7 ore invece 7 ore e 30 minuti).












    Diversi anni dopo, a inizio 2011, il dott. N. scopre casualmente che il dott. Francesco D., che aveva usufruito dello spostamento dell'orario in ingresso alle 10:30 tra il 2001 al 2011, non seguiva nessuno orario "rigido", ma entrava quando gli pareva: sia prima delle 10:30 (in questo caso gli veniva riconosciuto un plus orario in ingresso) sia dopo le 10:30 (in questo caso gli veniva riconosciuto un permesso a recupero in ingresso). Due pesi e due misure?




    Nel 2006, due dirigenti della banca (il dott. Domenico A. e il rag. Francesco R.) consigliano "vivamente" al dott. Nicola L. di chiedere, "per il suo bene", uno spostamento dell'orario d'ingresso su un orario fisso, alle 10:00, come aveva fatto a suo tempo il dott. Francesco D. I due dirigenti insistono sul fatto che, facendo tale richiesta, avrebbe comunque perso il diritto alla flessibilità in ingresso tra le 7:30 e le 9:00 prevista dal Regolamento. Il dott. Nicola L. alla fine, messo alle strette, fa la richiesta di spostare l'orario d'ingresso su un turno con ingresso fisso alle 10:00. Anche se il dott. N. ritiene che le vere motivazioni per cui i suoi dirigenti gli avevano "consigliato" di fare la richiesta fossero diverse:



    Le vere motivazioni per cui la ex DSSA mi ha sostanzialmente “obbligato” a fare richiesta dell’orario d’ingresso “fisso” alle 10:00 non sono ancora del tutto chiarite: qualcuno ha parlato di “eccesso di straordinario in uscita”. Se non ricordo male, la ex DSSA riteneva che io, uscendo spesso dopo le 20:00, facessi troppi "straordinari"  in uscita. Dal momento che, nella complessa (o forse comprensibile ma non trasparente) logica della Banca era troppo complicato bloccare lo straordinario in uscita, si è preferito bloccare lo straordinario in ingresso.

    A partire dal 2006, data in cui gli viene "suggerito" di fare la richiesta di cambiamento di orario in ingresso, il dott. N. si trova ad essere un "turnista" (ingresso fisso alle 10:00) senza avere l'indennità di turno. Gradualmente, il dott. N. si rende conto del fatto che in banca ci sono un sacco di persone con privilegi (economici e non) che lui non ha e non avrà mai. E non è questione di meritocrazia. Ecco alcuni estratti di una e-mail inviata dal dott. N. ai suoi dirigenti nel febbraio 2011.

    • Il permesso di spostare in avanti l’orario d’ingresso, basato sull’Art. 28, Nota 4, del Regolamento del Personale, non sembra richiedere particolari giustificazioni di tipo medico/sanitario, a patto che sia compatibile con le esigenze di organizzazione del Servizio; ad esempio ne usufruisce, a partire dal 2001, anche il dott. Francesco D., che non mi risulta abbia particolari problemi di salute. Inoltre, lo spostamento in avanti dell’orario d’ingresso (nel mio caso, ingresso alle 10:00) fa perdere il diritto alla flessibilità in ingresso, ma ovviamente lascia il diritto ai permessi a recupero in ingresso (Art. 31, Comma 3 del Regolamento del Personale).

    • Mentre, stando al Regolamento, i permessi a recupero dovrebbero essere accordati (di norma nel limite di due ore settimanali) solo per motivate esigenze personali e familiari, in realtà, molti dipendenti (anche di livello direttivo) del CDM usufruiscono di tali permessi durante l’intervallo di pranzo semplicemente per andare a fare jogging, andare in palestra, o seguire corsi di ballo.


    • Sempre stando al Regolamento del Personale, oltre ai permessi a recupero in ingresso (di norma, ma non necessariamente, fino a due ore settimanali), i dipendenti possono usufruire anche di: permessi sanitari (cod. 28, fino a 37 ore e 30 minuti all’anno), congedo frazionato per festività soppresse (6 giorni, ovvero 45 ore all’anno), Banca delle Ore; facendo qualche calcolo sommario, queste altre tipologie di permessi corrispondono ad almeno un centinaio di ore all’anno, ovvero a due ore di permesso a settimana; per questi permessi, il Regolamento non sembra imporre una distribuzione particolare; ovvero, leggendo il Regolamento sembra che queste quattro ore complessive settimanali, se compatibili con le esigenze di servizio, possano essere tutte dedicate a permessi in ingresso.

    • a partire dal 2007 ho avuto vari (documentati) problemi di tipo medico/sanitario, che mi hanno costretto ad usufruire di tutte le tipologie di permesso prima elencate (permessi sanitari, permessi a recupero, ecc.) arrivando ad accumulare, negli ultimi due mesi del 2010, addirittura qualche ora di negativo; tali problemi sono stati peraltro documentati dalle richieste certificazioni sanitarie;

    • per quanto al momento (inizio 2011) la mia situazione medico/sanitaria sia in via di miglioramento, temo che avrò bisogno, ancora per diversi mesi, di almeno due ore complessive settimanali di permessi a recupero in ingresso, a partire dall’orario d’ingresso attualmente concordato (le 10:00); ti prego quindi di farmi sapere, sulla base della certificazione sanitaria che ti allegherò, se ritieni che io abbia diritto, o meno, alle due ore settimanali di permessi a recupero previste (di norma) dal Regolamento; ovviamente ti prego di tener conto, nella tua risposta, del fatto che diverse persone del CDM, ed anche della Divisione (tanto per non fare nomi: l’ing. Castelluccio, l’ing. La Fratta e l’ing. Minnucci) hanno usufruito e tuttora usufruiscono di permessi a recupero (durante l’intervallo di pranzo) semplicemente per andare a fare jogging o per seguire corsi di ballo.

    • E’ chiaro che, se la Banca concede “a scatola chiusa” a svariati funzionari o dirigenti due o più ore settimanali di permessi a recupero semplicemente per svolgere attività di tipo sportivo amatoriale, o addirittura di tipo edonistico, a maggior ragione dovrebbe concedere, per valide e giustificate motivazioni di salute, permessi a recupero di durata complessiva superiore alle due ore settimanali.

    Tutto ciò premesso, ti prego di chiarire, sulla base della certificazione sanitaria che ti esibirò a vista, se ho diritto allo stesso quantitativo settimanale di permessi a recupero dei dipendenti del CDM che vanno a fare yoga o jogging durante l’intervallo di pranzo, o se avrei diritto ad un quantitativo settimanale maggiore; e, se sì, a quanto ammonta il quantitativo settimanale massimo di permessi a recupero accordatomi.


    Nell'ottobre 2011, il dott. N. viene sottoposto a un procedimento disciplinare. Motivazione: ha mandato "a quel paese" alcuni dirigenti della banca. Incredibile, vero?


    martedì 8 novembre 2011

    Il caso del dott. N. . Mobbing o altro?






    Il dottor N. . Un caso di mobbing bancario, o altro?


    Segue la copia di una e-mail inviata, nel febbraio 2011, dal dottor N. a un rappresentante sindacale.
     


    N. : sintesi della situazione lavorativa passata ed attuale.


    ·         laureato in Informatica, assunto in Banca nel ’94 con il grado di coadiutore tecnico;
    ·         dal ’94 al 2001 lavora presso il SESI, Divisione Sviluppo Applicazioni, Area CSR (attività di sviluppo e manutenzione su progetti software);
    ·         dal 2001 al 2009 lavora presso la DSSA, nell’Area Metodologie, Metriche e Amministrazione Dati (attività di verifiche su stime in Function Points), ricerca di nuovi metodi di stima dell’effort su progetti software, metodologie di sviluppo software (UML, RUP ecc.);
    ·         nel 2009, con la ristrutturazione della Funzione Informatica, viene assegnato all’area Supporto Tecnico ed Amministrativo (STA) della Divisione Sviluppo Applicazioni Istituzionali (DSvAI) del nuovo Servizio ISI, con funzioni apparentemente simili a quelle già svolte in DSSA (controllo su stime in Function Points, metodologie di sviluppo, controllo qualità, ecc.);
    ·         dopo una fase di inserimento apparentemente positiva, a metà 2010 le funzioni di N. (richieste di attività, ecc.) all’interno dell’area STA della DSvAI vengono progressivamente ridotte, fino ad essere completamente azzerate durante l’autunno 2010;
    ·         per ragioni mediche personali (certificate), N. totalizza negli ultimi due mesi del 2010 diverse ore di negativo, che comportano trattenute di circa 200 euro sugli ultimi due stipendi 2010;
    ·         a dicembre 2010 (dopo mesi di totale e forzata inattività) il Capo Area (Antonio R.), il Capo Divisione DSvAI (ing. Francesco B.) ed il Capo del Servizio ISI (dott. Omero P.) prospettano a N. la possibilità di chiedere “spontaneamente” il trasferimento presso la struttura di Fabbricazione Carte Valori; dopo alcune verifiche, N.  declina l’offerta, adducendo svariate motivazioni sia soggettive (lavoro completamente diverso rispetto a quello attuale) sia oggettive (difficile compatibilità tra i di turni FCV ed i permessi sanitari di cui N. usufruisce);
    ·         a gennaio 2011 la totale e forzata inattività di N. prosegue (nessun tipo di compito, nessun tipo di richiesta), ed il Capo Divisione (ing. F. B.) prospetta a N. la possibilità di fare “spontanea” richiesta di trasferimento presso il Servizio ELI;
    ·         a inizio febbraio 2011 il Capo Divisione ed il Vice Capo Divisione DSvAI convocano N. , per comunicargli “ufficialmente” il blocco di qualsiasi straordinario sia ingresso sia in uscita, a partire dal 15 febbraio; va precisato che N. ha un orario d'ingresso “rigido” a partire dalle 10:00; tuttavia un altro collega DSvAI, dott. Francesco D., ha un orario “rigido” a partire dalle 10:30, ma la DSvAI gli concede abbondanti surplus sia ingresso, sia in uscita, per ragioni di lavoro; inoltre un altro collega più anziano della DSvAI usufruisce da vari anni, per ragioni di lavoro, di un orario flessibile, simile a quello dei dirigenti;
    ·         14 febbraio: dopo il “cazziatone” ed il “blocco degli straordinari” subiti dal Capo Divisione e dal Vice Capo Divisione DSvAI, N. comincia a sentirsi decisamente “sotto pressione”, e contatta i rappresentanti CGIL del CDM per chiedere consigli;
    ·         15 febbraio, ore 19 circa: NLM è al suo PC per preparare il riassunto della sua situazione lavorativa per i rappresentanti CGIL del CDM; il Vice Capo Divisione DSvAI (ing. Francesco C.) lo invita amichevolemnte ad abbandonare la postazione, in quanto ha già sforato l’orario d’uscita standard (18:10) e gli dice (informalmente) che la sua posizione lavorativa è decisamente difficile, ed è già al vaglio dei competenti uffici della Banca (PINE? PGR? Ispettorato?);
    ·         16 febbraio, ore 13:30 circa : NLM, sempre più preoccupato, invia questa email ai rappresentanti CGIL del CDM.



    Nell'ottobre 2011, contro il dott. N. è stato avviato un procedimento disciplinare.







    venerdì 21 ottobre 2011

    Wiki Mobbing. Le motivazioni del dott N.



    Il caso del dott. N. .

    I nomi possono cambiare, gli episodi possono cambiare, ma sembra che il mobbing sia un processo preciso e inarrestabile. O no?




    Ufficio HR - Note del dott. Nicola L. su procedimento disciplinare per eventi del...







    1.  La discussione con il dott. Stefano F. del ....


    La discussione sorta con il dott.Stefano F. ,nel pomeriggio del 1.9.2011, è stata causata dal suo atteggiamentoarrogante e sarcastico nei miei confronti. Quel pomeriggio, il dott. Stefano F. èarrivato addirittura al punto di sbattermi in faccia la porta del suo ufficio.Nei giorni precedenti avevo più volte chiesto al dott. S.tefano F. indicazionisulla motivazione dell’abbassamento di un punto del mio "bollettino", avvenutanel 2001, quando prestavo servizio presso la sua Area, nel settore controllo qualità del software. Prima della discussione del 1.9.2011, avevo provato in diverse occasionia a chiedere al dott. Stefano F. dei chiarimenti sull’abbassamento del bollettino.Ero addirittura arrivato al punto di chiedergli dei chiarimenti ufficialmente,sul Forum 2011 del dott. Sandro A. . Non avevo ricevuto alcuna risposta, se nonun sarcastico: “Prova a dare un’occhiata al tuo fascicolo all'Ufficio HR. Cosa cheavevo già fatto mesi precedenti. Dal fascicolo HR non risultava nulla. Interessante notare che il dott. Stefano F. strava usando in quel momento il cellulare di servizio, ma dal tono sembrava che stesse facendo una telefonata molto personale.

    Durante la discussione, al dott.Stefano F. hanno successivamente dato man forte la dott.ssa Ginevra V., cheguarda caso, all’epoca del mio abbassamento di bollettino era una mia collegad’Area, e mi aveva “scavalcato” passando a “funzionario di seconda” propriol’anno dopo l’abbassamento il bollettino, e il dott. Giampiero L.,  un altrocomponente del “fortunato” ufficio di “teorici” e appassionati di jogging inorario d’ufficio nel quale attualmente milita il dott. Stefano F.



    2.   Motivazionipregresse della discussione con il dott. Stefano .F.

     

     

    Nel 2001, quando il mio Capo Divisione era il rag. Renato O., e il mio Capo Area era il dott. Stefano F., il mio “bollettino” è stato abbassatoda 10 a 9; è poi risalito a 10, restando “inchiodato” a quel valore. Questononostante io avessi dato, almeno dal 2001 fino al 2005, un notevole contributosulle attività dell'area coordinata all’epoca propriodal dott. Stefano F. . Nel 2001, l’unica possibile motivazione per l’abbassamento delmio bollettino poteva essere il fatto che arrivavo abbastanza spesso dopo le9:00. D’altra parte in quel periodo c’erano, all’interno del settore Sistemi Informativi, diverse persone che arrivavano dopo le 9:00: in particolare, lo stesso dott.Stefano F., che tuttora mantiene questa  comoda abitudine, e il dott. Francesco D., che in quelperiodo aveva addirittura chiesto uno spostamento dell’orario d’ingresso alle10:30 per sopperire ai costanti ritardi, ed ha fatto anche lui, come il dott. Stefano F., un'ottima carriera. Questione di raccomandazioni? Mi vengono in mente anche altri nomi di colleghi operanti nelle aree di Tesoreria e di Sportello chearrivavano regolarmente dopo le 9:00: ad esempio, la dott'.ssa Matilde L., oppure la dott.ssa Maria Teresa V. .   L’abbassamento del bollettino avvenutonel 2001 è stato quindi per me del tutto inaspettato, soprattutto perché il mioCapo Area, il dott. Stefano F. , all’epoca arrivava quasi sempre dopo di me. Ricordoaddirittura che, qualche settimana prima dell’abbassamento del bollettino, erostato coinvolto da alcuni colleghi in una nuova attività di sviluppo software su un prototipo Access per l'Ufficio Ricerche Storiche,per cui uscivo spesso dopo le 9 di sera. Sinceramente in quel periodo miaspettavo un innalzamento invece che un abbassamento del bollettino.

    L’abbassamento del mio bollettino del2001 costituisce, a mio parere, una delle tante prove delle caratteristicheschizofreniche, o addirittura sadiche, di alcuni dirigenti della Banca.Pur proclamandosi estraneo all’abbassamento del mio bollettino, il dott.Stefano F. mi ha poi gradualmente escluso, senza fornire motivazioni, da tutte leattività qualificate della mia Area (qualità del software e metriche funzionali).Il meccanismo di emarginazione messo in piedi dal dott. Stefano F. nei mieiconfronti è, in retrospettiva, abbastanza simile a quello lamentato dal dott.Antonio R., che per anni ha militato nell’area del dott. Stefano F. . Con la differenza che ildott. Antonio R. è riuscito comunque a passare il concorso a “funzionario di seconda”,e a diventare “funzionario di prima”. E’ importante ricordare che, nel 2001,per un Coadiutore Tecnico con laurea in Informatica quale ero io, arrivare a un“bollettino” sufficiente per il concorso a “funzionario di seconda” (con unvalore di 11 o superiore) era quasi scontato. Diversi colleghi mi hanno dettoche l’abbassamento di bollettino subito nel 2001 era una cosa decisamenteanomala per l’epoca. Ed appare ancora più anomala oggi, in assenza di alcunamotivazione da parte del dott. Stefano F. .

    Nel 2001 non sapevo che unabbassamento di un punto del bollettino fosse una cosa così grave, al punto chenon avevo neanche fatto ricorso: credevo che la cosa potesse rientrare nelleregole del gioco. Purtroppo, come mi hanno spiegato dopo, non era così:accettando l’abbassamento del bollettino ho accettato implicitamente, senzasaperlo, l’esclusione dalle attività più qualificate dell’Area nella qualeoperavo.

    Nel biennio 2005-2006 ho avuto unperiodo di relativa tranquillità, dovuto, in retrospettiva, a un nuovo CapoDivisione, il rag. Francesco R., che non aveva prevenzioni nei miei confronti. Nel2007 il dott. Stefano F. , diventato Capo Divisione, ha tentato il “tutto pertutto” per mandarmi via, cercando di convincermi a “chiedere spontaneamente” iltrasferimento al CED, dopo avermi accompagnato personalmente dal dott. Tommado G. ,che all’epoca si occupava della ricollocazione delle risorse all’interno dei SI dell'azienda. Il discorso fattomi dal dott. Tommaso G. in presenza del dott. Stefano F. èstato così inaspettato e terrificante (compresa una minaccia di licenziamento)da indurmi a chiedere l’intervento del Sindacato per i colloqui successivi. Dopola richiesta d’intervento del Sindacato il dott. Tommaso G. si è notevolmenteammorbidito, e l’”offerta” di trasferimento al CED è rientrata. I colloqui conil dott. Tommaso G. sono stati estremamente frustranti, anche perché ho dovutostampargli addirittura un grafico con Excel per fornirgli i dati sulla miaproduttività per l’attività di verifica delle stime in Function Points. Allafine dei colloqui, mi è risultato chiaro che il dott. Tommaso G. non aveva nullain particolare contro di me, ed era stato “imboccato” dal dott. Stefano F. , chevoleva liberarsi di me a tutti i costi.

    Nell’aprile 2007 c’è stata unaparentesi dovuta a fattori esterni: mentre mi recavo al lavoro sono statoaggredito da un energumeno che successivamente ha “patteggiato” sei mesi direclusione. Dopo l’aggressione sono diventato mio malgrado un eroe o comunqueuna vittima (anche il dott. Alberto C. voleva venirmi a trovare in ospedale) equesto mi ha dato un po’ di respiro a livello lavorativo. Ma l’aggressione miaveva causato diversi problemi sia fisici sia psicologici (mi è statadiagnosticata una sindrome da stress post traumatico) dai quali non mi sonocompletamente ripreso. Purtroppo dopo un po’ di riposo la macchina del mobbingsi è rimessa in moto: il dott. Stefano F. era attivamente coinvolto nel progettodi ristrutturazione dell settore informatico, che prevedeva per le attività più“teoriche” sull’informatica ufficio presiedutodall’ing. Dario R. e riservato a pochi “eletti”. Ovviamente in quell’ufficionon c’era posto per me. A quel punto il dott. Stefano F. mi ha preannunciato che,dopo la scissione della sua Divisione in “buoni” (i teorici) e “cattivi”(tutti gli altri), io sarei stato tra i “cattivi”, e sarei andato, assieme aloro, al CED. Questo ha suscitato le vibrate proteste mie (perché avrei dovutocambiare completamente lavoro) e anche del capo dei “cattivi” dell CED, l’ing.Andrea A. , che immaginava che non sarei stato felice di lavorare con lui. Alla fineè passata una soluzione diversa, apparentemente vantaggiosa: lavorare nella Divisione Sviluppo presieduta dall'ing. Daniele B., nell’area del dott. Antonio R. , e continuarea occuparmi di controllo qualità del software.



    3.   Ladiscussione con l’ing. Daniele B. del 1.9.2011.


    Nel 2009 ho cominciato a lavorarenella Divisione Sviluppo dell'ing. Daneiel B. . Il primo colloquio con l’ing.D.B. , capo della Divisione, è stato più meno di questo tipo: “Lei è stato assegnato a questa Divisione, ma io non sono contento. Vorrei che Lei chiedesse di andare da qualche altra parte”. Io ho risposto: “Ok, ma da qualchealtra parte dove?”. L’ing. Daniele B. mi ha risposto: “Che ne so? Ha provato nella sede centrale?”.

    Dopo l’accoglienza iniziale, nonesattamente entusiastica, il rapporto con l’ing. Daniele B. è andatoprogressivamente peggiorando fino ad arrivare alla discussione oggetto dellanota disciplinare del 1.9.2001. In effetti la Divisione non aveva nessun bisogno diun esperto "interno" di controllo qualità del software: l’attività operativa di controllo sulle stimeera stata demandata a esperti esterni, in outsourcing, mentre l’attività più“teorica” era stata demandata al sig. Emilio S., un dirigente anziano dellaDivisione. Le idee dell’ing. Emilio S. erano quanto menostravaganti, e inizialmente ho provato a farglielo notare, ma poi ha prevalsoil grado. Il mio Capo Area, il dott. Antonio R., si occupava invece dei controlliformali, cartolari, sui documenti di stima e sugli stati di avanzamento, senzaentrare nel dettaglio dei conteggi. Qualche mese dopo la mia assegnazionealla Divisione, l’ing. Danile B. mi ha tolto tutte  le attività, sperando che io chiedessi di abbandonare laDivisione. Per un po’ ho cercato di sopravvivere lavorando in autonomia,scrivendo qualche documento teorico, poi ho ceduto e hochiesto aiuto al sindacato. A questo punto, molto controvoglia, mi hannoofferto un lavoro completamente diverso, un’attività di collaudo software inambiente mainframe IBM. Il capo dell’Area  per la quale avrei dovutolavorare, il dott. Marco N., mi ha espresso chiaramente, fin da subito, la suasfiducia. A quel punto ho chiesto di lasciar perdere, e sono stato subito accontentato.

    Un altro fattore che probabilmente avevainciso negativamente sulle mie possibilità di inserimento all’interno dellanuova Divisione Sviluppo era il fatto che per anni io avessi  svolto un'attività di controllo qualità proprio con il personale  di quella  Divisione. Quest’attività di controllo aveva creatonei miei confronti un clima di odio e di sfiducia che io neanche percepivo (ese lo avessi percepito ovviamente mi sarei dato da fare per evitare quella Divisione). Anch’iosono convinto del fatto che il tipo di controlli effettuati (conteggi in Function Point) sia una misura dei costi softwareestremamente inattendibile, e che molto del tempo passato a controllare stimein Function Point sia tempo sprecato, sia per i “controllori” sia per i“controllati”. Ma questo bisognerebbe dirlo a chi ha introdotto in Banca icontratti a Function Point, non certo a me. Sulla validità dei Function Pointin sé, e sul modo in cui il dott. Stefano .F. li ha interpretati nei contrattidella Banca, ci sarebbe molto da discutere. Ma, come ormai è chiaro, il dott.Stefano F. non ammette contraddizioni, a pena di abbassamenti di bollettino eazioni disciplinari.

    Nel periodo vissuto presso la Divisione Sviluppo,nell’Area del dott. Antonio R. , i miei problemi psicologici legati all’aggressione subitanel 2007 (disturbo da stress post traumatico) si sono cronicizzati e sonopeggiorati. L’ambiente lavorativo della nuova divisione è un ambiente “difficile” ancheper un informatico, perché richiede competenze specifiche su vecchie proceduremainframe IBM, e notevoli capacità di lavorare in gruppo. In altre divisioni di sviluppo, soprattutto in quelle che lavorano con l’informatica individuale econ il SAP, c’è un clima più rilassato.

    In teoria nell’ambiente DSvAI cisarebbero state “nicchie” di sopravvivenza per non specialisti di mainframe IBM,e una di queste era appunto l’area del dott. Antonio R. . Ma il dott. Antonio R. , puressendo laureato in psicologia, ha problemi “esistenziali” di gran lungasuperiori ai miei, e sarebbe stata l’ultima persona in grado di darmi unsupporto corretto per l’inserimento nella Divisione. Anzi, da ex esperto di controlloqualità, il dott. Antonio R. si era inizialmente fissato sul fatto che i miei tempidi permanenza in bagno fossero troppo lunghi (da tempo soffro di sindromedell’intestino irritabile, un problema spesso legato allo stress lavorativo).Ho dovuto anche scrivere una email al Capo Divisione, invocando il diritto allaprivacy, per liberarmi dagli stringenti controlli del dott. Antonio R. . Percompletezza, devo dire che forse il dott. Antonio R. era stato influenzato dal dott.Stefano F. . Infatti ricordo che nella vecchia Divisione il dott. Stefano F. aveva sollevato ilproblema dei tempi di permanenza in bagno addirittura durante una riunionequadrimestrale.

    Una volta capito che non sarei mairiuscito ad inserirmi nella nuova Divisione, l’ing. Daniele B. ha cercato diindurmi a chiedere “spontaneamente” un cambio di attività, togliendomi tutte leattività e attuando un “feroce”blocco degli straordinari e della “Banca Ore”. Gli effetti del “blocco” della“Banca Ore” sono stati così efficaci che a fine 2010, avendo esaurito tutti icodici di permesso per partecipare ai gruppi di psicoterapia serali per laterapia del disturbo post traumatico da stress di cui soffrivo, i miei cedolinistipendio riportavano dei negativi di oltre duecento euro. Anche quest’anno l’ing.Daniele B. non mi ha riconosciuto alcune ore di straordinario per la Banca Ore,per cui anche alla fine di quest’anno corro il rischio di esaurire tutti icodici di permesso e andare in negativo. Il fatto che in Bancaesistano dirigenti, con stipendi che vanno ben oltre i 100 mila euro l’anno,che manifestano una tale pidocchieria nel conteggio degli straordinari deidipendenti, mi fa pensare che i black bloc non abbiano tutti i torti. Agliindignados, come sappiamo, ha dato ragione anche Draghi. Per essere precisi, lo stipendio medio del dipendente Bankitalia è di 100 mila euro l'anno. Il grosso della "torta" va ovviamente ai dirigenti, mentre ai dipendenti di livello più basso tocca stringere la cinghia.  



    4.   Conclusioni.



    In conclusione, la mia discussione del1.9.2011 con il dott. Stefano F. è nata dalla necessità di cercare motivazioni perl’ingiustificato abbassamento di bollettino che ho subito dieci anni fa, nel2001, e la successiva, graduale emarginazione dalle attività più qualificatesvolte dalla sua Area, nella quale ho prestato servizio fino al 2009. Dopo ladiscussione con il dott. Stefano F. del 1.9.2011, il dott. Daniele B. ,  che nonvedeva l’ora di mandarmi via dalla  sua Divisione, invece di cercare di blandirmi mi haminacciato e insultato pesantementente. Effettivamente anche a me piacerebbesapere chi ha avuto, dopo la ristrutturazione dell settore informatico, la felice idea di mandarmi alla Divisione gestita dall'ing. Daniele B., una delle divisioni del settore informatico meno indicateper le mie competenze professionali.

    A mio parere, da questa storia escono diversi sconfitti. Uno di questi è la politica di gestione del personale della Banca. L’immagine negativa che la Banca ha dato di sé inpassato con il caso Fazio, e il recente movimento degli indignados con la sua frangia più violenta, quella dei black bloc, non sono certo dovuti alla presenza nella Banca di persone “scomode”, come me. Il problema è che diversi alti dirigenti forniscono, non solo all’interno della Banca maanche all’esterno, un’immagine di autorefenzialità, arroganza e protervia che sta diventando sempre più insopportabile.









    martedì 21 giugno 2011

    Mobbing (mi piace lavorare)



    (immagine tratta dal film: "Mi piace lavorare",
    di Francesca Comencini, con Nicoletta Braschi)


    Il fenomeno del mobbing

    La violenza psicologica sul lavoro o, come si preferisce dire oggi con un termine di forte appeal massmediatico, mobbing, rappresenta un fenomeno antico quanto le organizzazioni.
    Da sempre legato alla sfera delle relazioni interpersonali, in genere non investiva formalmente l'intero management dell'impresa, si consumava piuttosto nel rapporto capo/collaboratore, progressivamente estromesso dal ciclo produttivo e depauperato della sua immagine professionale e personale.
    Il cambiamento organizzativo che ha attraversato l'Italia nel decennioscorso con il suo carico di “esuberi”, costosi da ricollocare e di “risorse umane” che sono diventate un peso, ha fatto crescere geometricamente i numeri del mobbing che d'improvviso si è configurato come un'emergenza sociale.

    Questi sono i primi paragrafi del del documento "Stress e Mobbing - Guida per il medico" dell'ISPESL (Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro). Un documento un pò datatato (risale a qualche anno fa) ma purtroppo sempre attuale. L'intero documento, in versione pdf, può essere letto o scaricato cliccando qui.

    Il mobbing è un fenomeno estremamente complesso, ancora in fase d'analisi. Le dimensioni da analizzare sono: quella personale (spesso le persone soggette a mobbing sono individui psicologicamente fragili); quella familiare (le  persone mobbizzate sono spesso sole, oppure isolate dal loro stesso gruppo familiare); quella sociale (a volte i soggetti mobbizzati appartengono a gruppi di persone discriminate a livello sociale, come ad esempio i "meridionali" nel nord Italia degli anni '60).


    Capire il mobbing (appunti di "non addetto ai lavori").

    In questo periodo sto riflettendo sul fenomeno del mobbing. Non sono un "addetto ai lavori": sono un tecnico informatico del settore pubblico. Non è facile distinguere un lavoratore mobbizzato da un lavoratore che l'ormai tristemente noto ministro Brunetta definirebbe un "fannullone". Credo che un importante parametro discriminante sia quello della ricchezza e del successo sociale.  Un fannullone può essere ricco, e magari anche riconosciuto socialmente. Un mobbizzato non può essere nè ricco nè riconosciuto a livello sociale.

    Sto cercando di ricordare quali, tra le persone che ho conosciuto, hanno subito mobbing a livello lavorativo. Ovviamente, indicherò queste persone solo con dei nomi di fantasia. E cercherò di non scrivere nulla di autobiografico. Anche se in questo periodo anch'io mi sento piuttosto mobbizzato.


    Angela. Giovane, corporatura minuta. L'avevo intravista qualche  volta a  mensa. Sempre sola. Una mattina la noto davanti all'ingresso del mio ufficio, mentre i carabinieri la trattengono per impedirle di timbrare il cartellino ed entrare in ufficio. Sogno o son desto? All'epoca il mio problema principale era esattamente l'opposto: arrivare in ufficio in orario.
    Chiedo un pò in giro, e scopro che Angela (che pare avesse seri problemi psichiatrici) era stata sottoposta a TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) dai suoi dirigenti perchè aveva manifestato aggressività contro i colleghi. L'aggressività era molto peggiorata dopo che Angela era stata trasferita (ovviamente contro la sua volontà) da una sede di lavoro centrale ad una sede più periferica e disagiata (cioè la mia) con la scusa di trasferirla "in una sede di lavoro più vicina al suo domicilio".
    Dopo il trasferimento, pare che i problemi psichiatrici della donna fossero notevolmente  peggiorati. Chissà perchè? A me il trasferimento sembrava chiaramente punitivo. Dopo il TSO e la "sceneggiata" dei carabinieri che impedivano alla donna di entrare in ufficio, pare che i problemi psichiatrici della donna siano notevolmente peggiorati. Chi l'avrebbe mai detto?
    Angela è stata successivamente trasferita in una sede di lavoro diversa, con la scusa di "avvicinarla alla famiglia". Pare sia stata poi licenziata per "gravi problemi di salute".


    Patologia psichiatrica, mobbing, isolamento sociale ... esiste una relazione causa-effetto tra questi due fenomeni? Immagino che siano fenomeni che si rinforzano tra loro.


    Mi viene in mente un altro dettaglio. Un mio collega (che io chiamo amichevolmente "il coglione") mi ha detto che, dopo il trasferimento nella mia sede di lavoro (piuttosto periferica e disagiata) Angela si sentiva così perseguitata che, quando la sera tornava a casa, spostava degli armadi contro la porta d'ingresso e contro le finestre per paura che qualcuno potesse entrare in casa. Strano che Carla pensasse che qualcuno la perseguitava. Strano. Non capisco.


    Carla.  Donna gradevole, laureata, colta, intelligente. Ottima posizione lavorativa. La conobbi per caso quando cominciai un nuovo lavoro. Gentile, molto riservata. Mi colpì perchè mi disse qualcosa del tipo: "Stia molto attento a quello che dice quando parla male dei suoi capi: qui anche i muri hanno orecchie". In effetti, io sono sempre stato un pò "cazzarone". Comunque Carla aveva ragione: mi trasferirono in un'altra sede dopo una settimana. Per certi versi fu un trasferimento punitivo.
    Dopo il trasferimento, qualche volta rividi sporadicamente Carla per ragioni di lavoro. Sempre gentile, timida, riservata. Molto gentile, ma di poche parole. Peccato, sembrava una persona interessante.
    Un pomeriggio Carla mi chiamò per ragioni di lavoro. Mi chiese delle informazioni tecniche. Mi sembrò poco lucida. Mi sembrò che mi avesse chiamato per un problema banale. Io non ero la persona giusta. Le indicai il nome del collega che poteva aiutarla (si trattava di un collega bravo ma notoriamente scostante).
    Rimasi un pò stupito dalla telefonata di Carla. L'avevo sempre vista come un persona gentile ma distante. Dopo circa un mese, scoprii che Carla si era suicidata. Pare che in quel periodo fosse molto sola. Quella telefonata era stata una richiesta d'aiuto.    

    Luigi. Tecnico informatico in carriera. Mi hanno parlato di lui, ma forse non l'ho mai incontrato. Mi hanno raccontato che è sparito da un giorno all'altro. Pare sia stato costretto ad auto-licenziarsi per aver fatto sul lavoro qualcosa di tecnicamente  scorretto, perseguibile anche a livello penale. Ancora adesso non è molto chiaro che cosa abbia fatto.

    Sto cercando dei punti in comune tra le storie di Angela, Carla e Luigi. Angela e Carla erano  donne psicologicamente fragili, isolate socialmente. Luigi era descritto come una persona aggressiva e tracotante. Apparenti punti in comune erano tra Angela, Carla e Luigi erano: dirigenti apparentemente melliflui ma probabilmente sadici, emarginazione sul lavoro. Angela e Luigi erano persone aggressive. Carla sembrava una donna dolce, molto riflessiva.