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lunedì 24 settembre 2012
La saga del Boldrini, il picchiatore di San Giovanni, continua: vuole 170 mila euro per danni morali.
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sabato 22 settembre 2012
Aggressione di Piazza Zama del 2007. La controdenuncia del "picchiatore".
Nell'aprile
2007, verso le dieci del mattino, mentre ero alla guida delle mia auto,
sono stato aggredito, per cause ancora non chiarite, da un vero e
proprio energumeno, che ha "inchiodato" davanti alla mia auto, è sceso e
ha colpito il finestrino della mia auto usando un "tirapugni", poi è
saltato sul cofano e mi ha sfondato il parabrezza a calci e pugni.
Quando sono sceso dall'auto per cercare di rifugiarmi in uno dei bat sul
bordo della piazza, mi ha rotto il naso con un calcio al volo, in stile
kick boxing, rompendo i miei occhaili e facendoli volare sul cofano di
un'auto di passaggio. Poi mi ha colpito all'orecchio sinistro con il
tirapugni, causando il distacco del lobo dell'orecchio e lesioni
all'articolazione temporomandibolare. Poi, per fortuna, due (eroici)
passanti sono riusciti a bloccarlo.
Il
soggetto, che sembrava chiaramente sotto l'influsso di sostanza
stupefacenti, è poi risalito sghignazzando sulla sua auto (una vecchia
Mercedes 1800 coupè) e ha gridato: "Adesso prova a denunciarmi, così
vengo sotto casa tua e ti ammazzo!". Ovviamente io l'ho denunciato.
Queste in allegato sono le foto dei segni del tirapugni sul finestrino della mia auto e la foto del parabrezza sfondato a calci.
Dal
momento che il Boldrini mi ha rotto il naso con un calcio "al volo" in
stile kickboxing, mentre ero in piedi, ho riportato un trauma cervicale,
che ha richiesto mesi di fisioterapia. Dopo l'aggressione, sono stato
trasportato in ambulanza al Pronto Soccorso dell'Ospedale San Giovanni,
dove ho avuto una prognosi iniziale di venti giorni, successivamente
estesa a quaranta. A causa del trauma psicologico subito, sono stato per
tre anni in cura con antidepressivi ed ansiolitici.
Per
questi eventi, l'aggressore, tale Mario Boldrini, che risultava
incensurato (!) ha patteggiato una pena decisamente "buonistica": 6 mesi
con la condizionale. Questo anche grazie a testimoni compiacenti, a
poliziotti non proprio da "squadra omicidi" e ad un PM che non era
esattamente il tenente Colombo. Purtroppo, questa è la sicurezza nella
Roma di Alemanno.
Queste in allegato sono le pagine della controdenuncia dove il Boldrini dà la sua versione dei fatti.
Prima
di analizzare le "interessanti" considerazioni del Boldrini, vorrei
dare una descrizione fisica del "soggetto". Ecco una foto scattata
nell'autunno 2007 davanti alla palestra di boxe "Fortitudo" di San
Giovanni, dove il Boldrini si allenava regolarmente nel periodo
dell'aggressione. Il Boldrini stava conversando amabilmene con una sua
amica, che, guarda caso, risulterà poi tra i suoi testimoni a favore per
l'aggressione di Piazza Zama.
Ecco il testo della denuncia del Boldrini.
Già
queste prime pagine permettono di fare considerazioni interessanti
sulla credibilità del Boldrini. Infatti il Boldrini sostiene che al
semaforo di via Satrico che precede piazza Zama io lo avrei inseguito,
lampeggiando con gli abbaglianti e suonando ripetutamente il clacson,
come se volessi fermarlo per avviare una lite. Peccato che a quell'ora
quel semaforo fosse presidiato da ben due Vigili Urbani, che non hanno
notato niente di particolare. Qualche minuto dopo, a Piazza Zama, il
Boldrini ha "inchiodato" davanti alla mia auto, mi ha aggredito, e poi
si è allontanato sghignazzando, minacciando riotorsioni se l'avessi
denunciato. I due vigili di servizio al semaforo, avvertititi da un
motociclista, si sono recati a piedi sul posto, ed hanno allertato la
"squadra incidenti" dei Vigili Urbani, che hanno raccolto sul luogo
dell'aggressione quattro testimonianze, tutte a mio favore.
Diversi passanti intervenuti hanno provveduto a chiamare la polizia ed un'ambulanza, che mi ha trasportato all'Ospedale San Giovanni. Ovvviamente, nelle testimonianze raccolte dalla "squadra incidenti" dei Vigili Urbani non c'era nessuna traccia dell'amica del Boldrini, che poi avrebbe testimoniato a suo favore, sostenendo di trovarsi a passare in quel momento per Piazza Zama, ma di non aver avuto il tempo di fermarsi. Nè c'era traccia della testimonianza del meccanico di fiducia del Boldrini, un altro dei suoi testimoni a favore, il quale (ma guarda che combinazione!) si trovava a passare anche lui in quel momento per piazza Zama, ma era troppo impegnato per fermarsi.
Diversi passanti intervenuti hanno provveduto a chiamare la polizia ed un'ambulanza, che mi ha trasportato all'Ospedale San Giovanni. Ovvviamente, nelle testimonianze raccolte dalla "squadra incidenti" dei Vigili Urbani non c'era nessuna traccia dell'amica del Boldrini, che poi avrebbe testimoniato a suo favore, sostenendo di trovarsi a passare in quel momento per Piazza Zama, ma di non aver avuto il tempo di fermarsi. Nè c'era traccia della testimonianza del meccanico di fiducia del Boldrini, un altro dei suoi testimoni a favore, il quale (ma guarda che combinazione!) si trovava a passare anche lui in quel momento per piazza Zama, ma era troppo impegnato per fermarsi.
Nel
seguito della denuncia, il Boldrini racconta un episodio successivo,
verificatosi nel giugno 2007, che è estremamente interessante per capire
la "psicologia" del "picchiatore romano verace". Il Boldrini aveva
minacciato che, se se l'avessi denunciato, sarebbe venuto sotto casa mia
per vendicarsi. Nel giugno 2007 avevo da poco terminato i miei 40
giorni di prognosi (la frattura al naso era stata risolta subito in
ospedale con un'operazione in anestesia generale, ma ero ancora sotto
antidolorifici per i traumi all'articolazione temporomandibolare ed alla
cervicale) quando vedo, parcheggiata a pochi metri da casa, l'auto del
Boldrini! Risalgo subito a casa per prendere una macchina fotografica
digitale, e quando torno giù scopro che il guidatore della Mercedes (che
non era il Boldrini) era sceso dall'auto, e si era infilato in un
portone, coprendosi il volto con il giubbotto per non essere fotografato
(timidezza o precedenti penali?). Sono rimasto all'interno della mia
auto cercando di telefonare alla poliza oppure al mio avvocato
(purtroppo in questi casi le linee telefoniche sono inesorabilmente
occupate), quando da un barbiere della zona è uscito un tizio con i
capelli ancora bagnati di shampoo, che è entrato nella Mercedes e si è
allontanato sgommando, senza troppo preoccuparsi dei miei scatti, che
per la verità non sono molto ben riusciti. Da quello che mi hanno
spiegato dopo, subito dopo l'aggressione il Boldrini sperava di non
essere riconosciuto (in effetti, quando a Piazza Zama con un calcio mi
aveva rotto il naso, mi aveva anche rotto gli occhiali, che erano volati
sul cofano di una macchina di passaggio). Per questo, il Boldrini in
quel periodo prestava la sua Mercedes 1800 "a cani e porci", nella
speranza di poter evitare l'imputazione per l'aggressione di Piazza Zama
dicendo che non ricordava a chi aveva prestato la sua auto quel giorno.
Ovviamente, le minacce che il Boldrini mi attribuisce nella denuncia
sono completamente inventate. Suona particolarmente ridicolo il
"linguaggio da bar romanesco" che il Boldrini mi attribuisce, visto che
sono di Foggia, quindi se proprio dovessi minacciare qualcuno userei il
dialetto foggiano, che è molto diverso.
Nell'agosto
2007 il Boldrini aveva rinunciato al trucco di prestare la sua Mercedes
a "cani e porci" per evitare di essere ricnosciuto, e aveva pensatoa un
nuovo trucco: si era tinto i capelli di un biondo fluorescente (un
colore da vero frocione) per evitare di essere riconosciuto nella foto
segaletica che la polizia gli avrebbe scattato per l'identificazione
dell'aggressore di Piazza Zama. Sfortunatamenete me lo sono trovato
davanti vicino casa mia, a Piazza Epiro, con la sua Mercedes in una
serata di agosto in cui Piazza Epiro era letteralmente deserta. Quella
volta ho avuto davvero paura. Il Boldrini è alto più di un metro e 85,
ed ha un fisico decisamenete palestrato, da vero "picchiatore". Per
fortuna mi è andata bene. Ovviamente la storia delle foto è falsa:
quella sera non avevo nessuna macchina fotografica, e visto che le
strade erano deserte ed avevo paura per la mia sicurezza, pensavo a
tutto meno che a scattare foto.
Di
questa brutta storia, una cosa mi ha colpito: anche se ti trovi in
situazioni di serio pericolo, Polizia e Carabinieri non fanno un cazzo.
Quando sono stato aggredito dal Boldrini a piazza Zama, sono stato
salvato da degli (eroici) passanti, che hanno fermato il Boldrini, e poi
chiamato la Polizia, i Carabinieri, e l'ambulanza. La Polizia è
arrivata dopo più di mezz'ora, quando l'ambulanza mi aveva già portato
all'Ospedale San Giovanni.
Trovo veramente scandaloso che, dopo l'aggressione di piazza Zama, il Boldrini non sia stato sottoposto nè ad un test per l'uso di sostanze stupefacenti nè ad una visita psichiatrica. Ho fatto parecchia esperienza nel traffico di Roma (da quando ho la patente, ho percorso più di 400 mila chilometri) e so per esperienza che "soggetti" come il Boldrini possono essere estremamente pericolosi.
Per i due episodi successivi, pur avendo telefonato alla polizia, non ho ricevuto nessun tipo di assistenza, se non il consiglio di "evitare di scattare foto" (come se scattare foto fosse un reato). Nella Roma di Alemanno, il livello di criminalità ha ormai raggiunto livelli di guardia, e Polizia e Carabinieri sono letteralmente "con le pezze al culo" per mancanza di fondi.
Nicola La Monaca, settembre 2012
Trovo veramente scandaloso che, dopo l'aggressione di piazza Zama, il Boldrini non sia stato sottoposto nè ad un test per l'uso di sostanze stupefacenti nè ad una visita psichiatrica. Ho fatto parecchia esperienza nel traffico di Roma (da quando ho la patente, ho percorso più di 400 mila chilometri) e so per esperienza che "soggetti" come il Boldrini possono essere estremamente pericolosi.
Per i due episodi successivi, pur avendo telefonato alla polizia, non ho ricevuto nessun tipo di assistenza, se non il consiglio di "evitare di scattare foto" (come se scattare foto fosse un reato). Nella Roma di Alemanno, il livello di criminalità ha ormai raggiunto livelli di guardia, e Polizia e Carabinieri sono letteralmente "con le pezze al culo" per mancanza di fondi.
Nicola La Monaca, settembre 2012
mercoledì 19 settembre 2012
Picchiatori. 2007, Piazza Zama. La versione del “picchiatore”
L'aggressione condotta da Mario Boldrini nei miei confronti, avvenuta a Roma, a piazza Zama, nell'aprile 2007, sembra avere tutte le caratteristiche di un gesto "squadristico": un'esplosione di violenza gratuita, l'uso del "tirapugni" (una classica arma usata dai "picchiatori" di estrema destra) seguita dalla fuga (forse anche per evitare il linciaggio da parte delle persone intervenute durante l'aggressione).
Poi, nel corso delle indagini, l'adduzione di una fantomatica provocazione per l'aggressione ("E' stato lui a provocarmi!").
L'invenzione di fantomatiche motivazioni per le aggressioni é un comportamento classico tra le persone cronicamente violente. E' molto difficile trovare un violento che ammetta candidamente le sue colpe. Soprattutto se, come nel caso del Boldrini, si tratta di un militante di estrema destra, appartenente a un'ideologia che giustifica la violenza.
Se la situazione non fosse stata tragica, si potrebbe pensare alla mitica gag di Alberto Sordi ("Spaghetto, tu me provochi, io me te magno!"). Ma la versione del Boldrini sembra aver trovato notevole credito presso il Commissariato di Polizia che ha svolto l'indagine. Lo stesso Commissariato sembra invece aver completamente ignorato il fatto che il Boldrini avesse usato un "tirapugni" con due "spuntoni" acuminati per l'aggressione, nonostante ci fossero le foto del finestrino danneggiato, un verbale dei Vigili Urbani che certificava il danno, e la mia testimonianza.
Non solo: anche se i reati per i quali il Boldrini era stato imputato (lesioni aggravate e danneggiamento aggravato) non rientravano tra le competenze del Giudice di Pace, all'inizio delle indagini il Commissariato di Polizia insisteva sul fatto che l'aggressione del Boldrini fosse solo un banale diverbio tra automobilisti, da risolvere inviando il fascicolo dell'aggressione al Giudice di Pace. Una soluzione alla "volemose bene", che si sarebbe tradotta in una perdita di tempo: il Giudice di Pace, non essendo competente per quel tipo di reati, avrebbe sicuramente dovuto rinviare il fascicolo alla Magistratura Ordinaria. C'è voluto del bello e del buono solo per convincerli del fatto che il fascicolo del Boldrini andava trasmesso direttamente alla Magistratura Ordinaria.
Suvvia, diciamolo: forse c'erano delle conoscenze, forse anche solo delle simpatie. Insomma, anche se, vista la scarsità delle risorse a disposizione, non siamo ancora riusciti ad avere un "poliziotto di quartiere", in compenso ci hanno dato almeno un "picchiatore di quartiere": Mario Boldrini.
A inizio 2008, il Boldrini é riuscito a patteggiare, per l'aggressione di piazza Zama, una pena da "saldi di fine stagione": sei mesi con la condizionale. La mitezza della pena é dovuta anche al fatto che il Boldrini risultava, nonostante la sua notevole abilità come "picchiatore", incensurato. Il fatto che un estremista di destra che va in giro con un "tirapugni" e si allena regolarmente in una palestra di kick boxing arrivi fino all'età di quasi 40 anni con una fedina penale "immacolata" dà molto da pensare. Sembra quasi che i vecchi fantasmi del fascismo (i "topi di fogna", direbbe Ascanio Celestini) stiano riemergendo. Per fortuna, adesso a Roma c'è un sindaco al di sopra di ogni sospetto.
Dopo il patteggiamento del Boldrini per le responsabilità penali dell'aggressione, é stata avviata una causa civile, per la quale, visti i tempi della giustizia italiana, si é tenuta la prima udienza nella primavera 2010. La prossima udienza é prevista, se tutto va bene, per il 2011.
E' interessante leggere alcuni tratti della difesa redatta dall'avvocato di Mario Boldrini per la causa civile.
2/a (...)
[l'aggredito] lamentava di essere stato aggredito dal sig. Boldrini
conseguentemente a un diverbio scoppiato per motivi di viabilità. (...)
La mia versione é molto diversa. Quella mattina, il Boldrini ha superato velocemente la mia auto, ha "inchiodato", costringendomi a frenare bruscamente, é sceso velocemente dalla sua auto, già armato di "tirapugni", ed ha colpito violentemente il finestrino della mia auto. Questo non sembra proprio un diverbio per motivi di traffico. Questa sembra un'aggressione premeditata. Nella foto qui sotto, si vedono i segni lasciati dalle punte acuminate del "tirapugni" del Boldrini sul finestrino della mia auto, che fortunatamente era chiuso.
Normalmente, un automobilista che inchioda con l'auto, salta giù e colpisce il finestrino di un altro automobilista con un "tirapugni" a punte acuminate, gli sfonda il parabrezza a calci, e poi lo fa finire in ospedale, dovrebbe essere immediatamente fermato, sottoposto a test per l'uso di droghe, e controllato da uno psichiatra per valutare l'opportunità di un TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio). Ma siamo in Italia. Nei giorni successivi all'aggressione, il Boldrini é stato visto più volte aggirarsi con la sua Mercedes (rigorosamente nera, viste le sue simpatie politiche) nei pressi della mia abitazione. Questa qui sotto é una foto della Mercedes del Boldrini, parcheggiata nei pressi della palestra "Fortitudo" di San Giovanni, qualche settimana dopo l'aggressione. Forse l'aggressore l'aveva parcheggiata lì per allenarsi in palestra. Magari in vista della prossima aggressione.
Durante l'indagine, il Boldrini ha raccontato, per giustificare l'aggressione, una storia piuttosto fantomatica: io lo avrei inseguito a folle velocità, nel traffico romano dell'ora di punta, con la mia macchina (una Ford Fiesta 1200), lampeggiando e suonando ripetutamente il clacson. Una scena da film americano. Tutto questo sarebbe avvenuto verso le dieci del mattino, in una via affollata del quartiere San Giovanni, dove a quell'ora il traffico scorreva a passo d'uomo. A pochi passi dal semaforo di via Satrico, presidiato regolarmente dai Vigili Urbani. I quali, intervenuti pochi minuti dopo l'aggressione, non hanno scritto, nel loro verbale, di aver visto alcunchè di anormale all'altezza del semaforo.
Torniamo alla versione del sedicente inseguito, il Boldrini. A piazza Zama, qualche decina di metri dopo il semaforo presidiato dai Vigili Urbani, sembra che la Mercedes 1800 CLK del Boldrini non riesca più a reggere l'inseguimento della mia auto, la Fiesta 1200. Forse un cedimento del motore? Ovviamente, a questo punto il Boldrini si vede costretto a difendersi. Avrebbe potuto fermarsi qualche metro prima, e segnalare l'inseguimento ai Vigili Urbani che presidiavano il semaforo. Oppure, avrebbe potuto chiamare la Polizia, con la quale, visto l'andamento della successiva indagine per l'aggressione, doveva essere in ottimi rapporti. Ma, forse per timidezza, il Boldrini decide di non disturbare nessuno, e scende dalla sua auto, opportunamente armato di "tirapugni" con punte acuminate, per risolvere la faccenda da solo. Un comportamento davvero encomiabile.
Peccato che io non avessi mai visto in vita mia né il Boldrini né la sua auto. Tant'é vero che sono riuscito a descrivere solo sommariamente ai Vigili Urbani, poi intervenuti per verbalizzare l'accaduto, l'auto e l'aggressore. C'è da dire che il Boldrini aveva pensato bene di complicarmi le cose, rompendomi gli occhiali con un calcio al viso, in stile kick boxing. Gli occhiali, spezzati, sono finiti sul cofano di un automobilista di passaggio, il quale li ha poi gentilmente consegnati ai Vigili Urbani.
Il Boldrini é stato individuato solo grazie ad alcuni testimoni, che sono intervenuti per fermarlo (e direi che c'è voluto molto coraggio), e hanno preso la targa della sua auto, prima che fuggisse.
Forse, anche l'automobilista che ha riportato gli occhiali rotti dell'aggredito avrebbe potuto vedere, trovandosi a passare in qual momento, qualcosa del fantomatico "inseguimento tra auto" denunciato dal Boldrini per giustificare l'aggressione. Almeno in lontananza: dopotutto era alla guida di un SUV, che ha maggior visibilità rispetto alle altre auto. Ma il testimone ha dichiarato di non aver visto niente del genere. Povero Boldrini. Non gli crede nessuno. A parte, forse, la Polizia.
(...) (continua)
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