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lunedì 17 settembre 2012

Essendo tua schiava

Se William Shakespeare fosse stato una donna, avrebbe scritto così il suo bellissimo sonetto n. 57.

 

Essendo tua schiava, che altro posso fare

se non attendere per ore ai desideri tuoi?

Non ha per me valore il tempo, né incarichi

ho da assolvere, finché tu non mi comandi.

Né oso sgridare gli interminabili istanti

mentre, mio sovrano, guardo l'ora in tua attesa;

né penso all'amarezza del tuo distacco,

quando tu alla tua serva hai detto addio.

E neppure oso chiedere ai miei pensieri gelosi

dove tu sia o cosa tu stai facendo:

ma, come schiava rattristata, non penso ad altro

se non quanto felici fai coloro con cui ti trovi.

L'amore è tale sciocco che, dei tuoi capricci,

qualsiasi cosa tu faccia, egli non pensa male.


W. Shakespeare, Sonetto n. 57

domenica 12 agosto 2012

Sconosciuto Amore

Una luce d’improvviso
illumina il tuo viso.

Sei tu.
Il volto nitido
per un istante solo
poi uno, nessuno e centomila
ti eclissi come la luna
ti nascondi nella nebbia
e diventi i mille volti
della gente che incontro
della folla che mi attraversa.

Amore, che sei nel mio cuore
perché rifuggi dalla mia mente?

Dimentico le tue fattezze
Ti confondi nell’altra gente
Ti allontani dolcemente
come dissolvenza che svanisce…

Vorrei trattenerti, rapirti
ricordarti oltre il sogno
Vorrei vederti
Afferrare la tua immagine
Diradare le nubi
Sapere chi tu sia, anima mia
Non perderti nella confusione
e risvegliarmi con te, amore.


(tratto da "Il cielo sopra le nuvole", di Floriana Guglielmi)


Il cielo sopra le nuvole