sabato 11 agosto 2012

Hiroshima Mon Amour



E' un bellissimo e struggente film di Alan Resnais sull'orrore della guerra e della violenza, e sulla forza dell'amore. Girato ad Hiroshima nel 1959, non è un film per tutti: contiene sconvolgenti immagini documentaristiche sugli effetti della bomba atomica. All'orrore della guerra fa da contraltare la dolcezza della protagonista, interpretata dall'affascinante Emmanuèle Riva. La sceneggiatura è di Marguerite Duras, l'autrice di "L'amante della Cina del Nord". Il film racconta dell'incontro e della passione che nasce tra una donna francese, che ha perso in guerra l'uomo che amava, ed un uomo giapponese. In realtà il film racconta l'orrore della guerra, visto con gli occhi di una donna, ed il suo tentativo di esorcizzare la violenza con l'amore. I due amanti si separeranno: la donna non riesce a dimenticare il suo passato. Ma, grazie a quell'incontro, sembra trovare la forza di ricominciare a vivere.


mercoledì 8 agosto 2012

Molte scopate e qualche lacrima nella città di R.

 


Qualche domenica fa (era un pomeriggio molto afoso) sono andato verso la periferia della città di R., in una zona industriale, dove l'Ardeatina va verso Pomezia. Quella zona è piena di capannoni industriali, qualche fabbrica, soprattutto di prodotti chimici, molti TIR, guidati da autisti dell'Est. Quella domenica il caldo era afoso, insopportabile, anche all'ombra dei pini che delimitavano la strada. A me i pini hanno sempre messo tristezza. Per scopare, c'erano solo poche ragazze sperdute: il grosso del traffico (e dei clienti) ci sono nei giorni feriali.

Il caldo soffocante, anche all'ombra dei pini, l'asfalto rovente per il sole, le esalazioni degli stabilimenti chimici. Qualche ragazza del'est dallo sguardo smarrito sul bordo della strada. Quel posto sembrava una messa in scena di una bolgia dell'Inferno dantesco. Le dannate erano le ragazze messe in vendita, che forse dovevano scontare colpe commesse in vite precedenti.

Ho concordato 50 euro per una scopata con una ragazza rumena. Era carina, ma aveva la pelle arrossata dal sole. Il caldo di quel pomeriggio era insopportabile, e lei era lì dalla mattina. Bocca e culo per 50 euro. Il posto in mezzo agli alberi dove ci siamo fermati era carino. Ma quel pomeriggio era nervosa, forse aveva problemi con l'affitto di casa. Quando l'avevo vista, pochi minuti prima, stava litigando al telefono in rumeno con qualcuno, forse con il suo protettore. E poi il caldo di quel pomeriggio era davvero insopportabile. Le ho detto che preferivo bocca e fica a culo e fica, ma lei non aveva voglia di scopare. Se una ragazza vuole darti a tutti i costi il culo invece della fica, vuol dire che sta male. Dopo una mezz'ora in macchina, le ho lasciato i 50 euro pattuiti senza niente di fatto. O quasi niente. Mentre mi allontananavo con l'auto, ho visto che piangeva.

Mi sono sentito il tipico italiano senza cuore che sfrutta le ragazze dell'est. In realtà non sono ricco, il mio stipendio basta a malapena a pagare l'affitto di casa e a sopravvivere. Ma queste ragazze sono costrette a pagare cifre altissime per l'affitto di appartamenti degradati, in mezzo alla campagna, difficili da raggiungere con i mezzi pubblici. Ovviamente, gli affitti sono rigorosamente in nero. Quasi tutte queste ragazze sono vere e e proprie schiave. Tra papponi e mance per la polizia, ben poco di ciò che guadagnano va direttamente a loro. E' sempre triste vedere una ragazza piangere e sapere che tu non puoi far niente per lei.

Ho trovato un'altra ragazzza, magrissima, bulgara, che mi avrebbe fatto tutto per venti euro. L'accordo è fallito perchè io volevo scopare in macchina, mentre la bulgara aveva un "suo" posto dove si poteva scopare solo fuori della macchina. Era incredibilmente magra, ma forte, nervosa, sicura di sè. Mi sono chiesto se fosse anoressica. Ci siamo lasciati da buoni amici.

Ho ripiegato su un'estetista rumena, alta, carina, con le unghie dipinte una di giallo e una di blu. Molto originale. Quest'estetista aveva una bella fica morbida e calda, ma non mi ha permesso si usarla per molto: aveva fretta di tornare a a casa e mi ha chiesto un passaggio. Ho impiegato una mezz'ora per portarla in una delle tante villette monofamiliari con giardino costruite nelle zone costiere a sud di roma. Durante il viaggio, lei era al telefono con la mamma e si lamentava dei prezzi alti degli affitti a Roma. Ogni tanto provavo ad accarezzarle le gambe, ma lei mi allontanava la mano.

Al ritorno, ho finalmente trovato la donna giusta: Marina, una mia vecchia conoscenza rumena. Siamo andati in un posto tranquillo, in mezzo al verde, accanto a un casale abbandonato. Mi sono messo davanti a lei e l'ho guardata mentre faceva la pipì sull'erba. Mi piace mettere a disagio le ragazze guardandole negli occhi mentre fanno pipì sull'erba. Poi abbiamo fatto una bella, sana scopata. Nè troppo lunga nè troppo breve. Se continua così, Marina diventerà la mia migliore amica. E' una delle donne più dolci, intelligenti e sagge che conosca. Ed è anche carina.

martedì 1 maggio 2012

La morte per elio


Con la primavera, molti adolescenti si sentono attirati dalla voglia di morte. L'aria è calda e satura di profumi, la natura (il verde, i fiori, il sole) sono un inno alla vita. Le ragazze indossano scollature e vestititini corti. Per contrasto, aumenta la voglia di morire, di annullarsi, di sottrarsi a questo trionfo della vita. Le ragazze bevono fino a ubriacarsi, o fumano una sigaretta dopo l'altra. I ragazzi corrono come pazzi con le moto lungo il GRA, infilandosi tra una macchina e l'altra.

Qualche anno fa ho visto un film fantastico su questo tema: "Il giardino delle vergini suicide", di Sofia Coppola. E' la storia di una famiglia normale, borghese, che abita in una villetta con giardino, in un ridente quartiere di periferia . Le cinque figlie, bionde e bellissime, si suicidano una ad una. La prima, la piu' piccola, Therese di 13 anni, ci prova una prima volta senza successo. Quando il medico che la sta curando le dice "non sei abbastanza grande per sapere cos'è a vita", lei gli risponde argutamente: "Evidentemente, dottore, lei non è mai stato una ragazzina di tredici anni".

Qualche giorno fa un mio amico mi ha raccontato di aver provato un forte impulso ad uccidersi. Non voleva più rivedere i colleghi di lavoro stupidi e volgari, non voleva più essere assegnato ad un un nuovo lavoro nel quale probabilmente non avrei dovuto fare assolutamente nulla per tutto il giorno. Ha pensato alla soluzione dei palloncini di elio. Ha comprato un kit con una bombola di elio e 50 palloncini colorati. Ha infilato sulla sua testa un busta di plastica da forno, collegata da un tubo all'uscita della bombola. Tutto molto semplice. Un nastro poteva essere stretto sul collo in modo da evitare dispersioni di elio. L'elio della bombola aveva un odore un po' sgradevole, chimico, ma sopportabile.

L'elio ha cominciato a fare effetto, e lui ha cominciato a sentirsi un po' inebriato, con le gambe pesanti. Questa storia delle gambe pesanti non gli piaceva. Gli venne in mente Socrate mentre beveva la cicuta, e il discepolo che gli chiedeva se sentiva le gambe pesanti. La morte con l'elio, come con la cicuta, non arriva tutta insieme. Arriva a pezzi: prima le gambe e poi il resto. E se fosse rimasto vivo ma paralizzato perché l'elio nella bombola era finito? No, grazie. Si è sfilato la busta di plastica dalla testa ed ha chiuso la bombola.

Qui sono cominciati i problemi: l'elio aveva comunque intaccato il suo sistema nervoso. Si sentiva le gambe pesanti, era molto intontito, respirava a fatica. Ha deciso di mettere in auto la bombola di elio e di gettarla in  una discarica lontana da casa dopo averla svuotata. Ha guidato l'auto in campagna,  per diversi chilometri, con i  finestrini aperti e la bombola dell'elio aperta, per fare in modo che si svuotasse. Per qualche strana ragione, mentre guidava ha cominciato a sentirsi sempre peggio, sempre più intontito. Forse era l'effetto dell'elio che aveva inalato prima, quando era a casa. Alla fine ha lasciato la bombola di elio, semivuota, vicino ai cassonetti della spazzatura di un centro commerciale dell'EUR.

Tornare a casa è stata un'impresa disperata: era fortemente intontito dall'elio, non riusciva a connettere. Vagava tra gli svincoli del GRA, in zona EUR, in cerca della strada di casa. Non riusciva più a leggere i cartelli con le indicazioni stradali. A un certo punto si è reso conto del fatto che non era in grado di guidare, e si è fermato in una area di sosta d'emergenza per mezz'ora. Si sentiva le gambe pesanti, il braccio sinistro debole, il cervello annebbiato. E' rimasto fermo per circa mezz'ora nell'area di sosta, con il cofano dell'auto sollevato e le quattro frecce, facendo finta di trafficare nel vano motore. Questo accadeva sull'Ostiense, che è una delle strade più pericolose di Roma, stretta, a doppio senso, senza guard rail, e senza corsia di emergenza.

Non voleva riprendere a guidare. Aveva il terrore di svenire e provocare un incidente. In alcune situazioni  (molto di rare, per fortuna) sembra quasi che controllo della realtà venga preso da forze maligne. Mentre era fermo sull'Ostiense cercando di riprendersi, il mio amico (rigorosamente ateo) cominciò a pensare a quelli che credono nella magia o nel karma, a quelli che fanno riti di esorcismo o purificazione. A volte bisogna essere un pò superstiziosi. Come diceva Croce , "non è vero ma ci credo". Il mio amico aveva  avuto un incidente d'auto più di vent'anni fa, proprio nella zona dell'Ostiense. Era svenuto mentre guidava, e la sua auto era andata a sbattere su quella di due poveretti che avevano riportato conseguenze serie. In quell'occasione avevo preso da poco la patente, e si sentiva male, ma così male da non riuscire neanche a fermare la macchina a lato della strada. Continuava ad andare avanti come un automa.

Questa volta era diverso. Erano trascorsi vent'anni da quel brutto incidente. Il mio amico ha aspettato a lungo per rimettersi in forze prima di riprendere a guidare. Quando si è po ripreso, ha cercato di dirigersi verso il centro di Roma. Ma non riusciva a imbroccare l'uscita giusta. Sembrava preda di un demone maligno che lo costringeva a prendere svincoli sbagliati. Forse era solo il caso. In ogni caso, lui non riusciva più a leggere le scritte sui cartelli. Per fortuna è riuscito a varcare un sottopassaggio dell'Ostiense, che portava verso le villette costruite vicino alla ferrovia. Villette modeste di uno o due piani. Ha fermato l'auto vicino a un bar (il classico baretto di borgata) e ha chiesto un caffè. Sono stati molto gentili, gli hanno dato anche un bicchiere d'acqua e un cioccolatino. Lui camminava barcollando visibilmente. Probabilmente hanno pensato che fosse ubriaco.

Ha ripreso a guidare per le stradine in mezzo a quelle villette, e per fortuna ha cominciato a sentirsi  molto meglio. Su un cancello c'erano dei palloncini di elio colorati. Doveva essere il compleanno di un bambino. Piu' avanti lui si fermò per fare la spesa presso un piccolo supermercato. Si sentiva meglio, anche se gli sembrava che i suoi capelli avessero un odore strano.  Comunque è riuscito a guidare fino al centro di Roma, fino a casa. Nessun morto, nessun ferito.

A casa, è rimasto disteso  con i piedi in alto per migliorare la circolazione cerebrale, ed ha preso qualche medicina: ginseng, gingko biloba in questi casi possono aiutare. Restare per qualche ora così vicino alla morte ti fa pensare. Prima di tutto, la morte per elio non è una morte immediata: senti le gambe fredde, deboli, hai tutto il tempo si sentire che stai morendo. Non è una bella cosa. Molto meglio la morte con il Nembutal, il mitico  anestetico per animali che è in grado di buttare giù un cavallo in pochi secondi. Ovviamente il problema è: dove procurarsi il mitico Nembutal? Per un americano, sarebbe semplice: basterebbe varcare il confine con il Mexico. Là il Nembutal si vende nei negozi di articoli veterinari.

Meglio provare a vivere per un pò. Meglio rintanarsi in casa, leccarsi le ferite, farsi passare il mal di testa dell'elio. Per fortuna, mentre  guidava mezzo intontito dall'elio per trovare un posto dove lasciare la bombola semivuota, non aveva ucciso nessuno ....



Il giardino delle vergini suicide (Sofia Coppola)








Death by Water (T.S. Eliot)


Phlebas the Phoenician, a fortnight dead,
Forgot the cry of gulls, and the deep sea swell
And the profit and loss.
A current under sea
Picked his bones in whispers. As he rose and fell
He passes the stages of his age and youth
Entering the whirlpool.
Gentile or Jew
O you who turn the wheel and look windward,
Consider Phlebas, who was once handsome and tall as you.