domenica 19 giugno 2011

Blocco Poste: quando il mainframe IBM va in tilt ...



Sarmi non fa più causa a IBM

Sembra che Massimo Sarmi, l'AD delle Poste, non voglia più fare causa a IBM per il blocco dei computers delle Poste della prima settimana di giugno. Stando alle ultime dichiarazioni  su L'Espresso, il blocco dei computers non sarebbe una cosa poi tanto grave. Cose che succedono ... E i battaglieri propositi di far causa a Big Blue, che ha fornito il computer mainframe del nuovo sistema informativo delle Poste, sembrano ormai dimenticati.

Nel frattempo, ogni tanto i computers di qualche ufficio postale vanno in tilt, ma non si vedono più le code chilometriche di inizio giugno.  Stando alle dichiarazioni dello stesso Sarmi, nella prima settimana di giugno c'è stata un'ecatombe: si è passati dagli abituali 8 milioni di pratiche giornaliere sbrigate dagli uffici postali di tutta Italia, ad appena 6 milioni. Questo vorrebbe dire, ipotizzando due pratiche (pensioni, bollettini, ecc.) per ogni utente, che nella prima settimana di giugno ogni giorno almeno un milione di utenti è stato "respinto" dalle Poste, quasi sempre dopo aver fatto lunghissime file. Stando ai numeri dettati da Sarmi, per i cinque giorni lavorativi della prima settimana di giugno si possono ipotizzare almeno 5 milioni di utenti insoddisfatti. Alcuni, probabilmente, proprio imbufaliti. Un record nazionale!


Il balletto per lo scarico delle responsabilità

Intanto, il balletto per lo scarico delle responsabilità del blocco delle Poste continua. I protagonisti sono:  l'IBM, che ha vinto, come capo commessa, la mega gara da 33 milioni di euro per il nuovo sistema informatico delle Poste; la HP, che ha fornito i servers per il database; e la Gepin, che ha prodotto il sofware SDP che gira sui 60mila PC delle Poste. IBM, HP e Gepin si sono consorziati per vincere la mega gara delle Poste, e non ci sono stati altri partecipanti. Praticamente, una gara vinta in regime di monopolio. Apparentemente, l'anello debole del nuovo sistema informativo delle Poste è l'architettura centralizzata fornita dall'IBM: al centro del nuovo sistema c'è un solo, costosissimo computer mainframe IBM con ben 200 CPU.




Nella nuova architettura informatica delle Poste, su ognuno dei 60 mila PC degli uffici postali gira il software SDP della Gepin, ma il mainframe IBM del datacenter di Roma controlla tutto: nessun terminale può far nulla se prima non si collega in rete con il mainframe romano. Dopo aver ricevuto la richiesta di effettuare un'operazione da un terminale di un ufficio postale, il mainframe IBM recupera i dati necessari (dati anagrafici, dati del conto, ecc.) dal database DB2 installato sui server HP e poi, se tutto va bene, esegue l'operazione. Sottolineiamo il "se tutto va bene". Gli intoppi possono essere tanti: il PC che va in tilt, la rete che va a singhiozzo, il mainframe IBM che non ce la fa, i server HP che litigano con il mainframe IBM. Ma è chiaro che il vero "collo di bottiglia" è il mainframe: unico, insostituibile. Tutto gira intorno al mainframe. Un pò come tutto girava intorno alla Terra nell'antico sistema cosmologico tolemaico.





E' paradossale pensare che i 60 mila computers delle Poste potrebbero comunicare direttamente tra loro, potrebbero comunicare su Internet con tutto il mondo (durante il blocco alcuni dipendenti delle Poste hanno anche comunicato su Facebook per cercare di capire cosa stava succedendo) ma non possono fare nulla di "postale" (pagamento pensioni, bollettini ecc.) se il computer centrale di Roma è bloccato. Internet (la "rete delle reti") è stata inventata, negli anni '60, proprio per prevenire questo tipo di problemi. E nel 2011, quando ormai tutti gli italiani hanno Internet a casa, si scopre che tutto il sistema informativo delle Poste dipende da un unico computer mainframe IBM!



Ipotesi sulle cause del blocco

Al di là delle considerazioni cosmologiche, secondo un articolo di L'Espresso la colpa del blocco dei computers sarebbe delle Poste, che avrebbero imposto a IBM, HP e Gepin di installare per il primo giugno una nuova versione del software di sportello SDP. Questo nuovo software non era stato collaudato a sufficienza, e così si è bloccato tutto. Per una settimana.

In realtà sembra sia andata in tilt una delle componenti più "antiche", e finora ritenute più affidabili, del software di sistema del mainframe IBM: il VTAM (Virtual Telecommunication Access Method). Il VTAM serve a far dialogare il mainframe IBM con i 60 mila terminali delle Poste e con i server HP Superdome del datacenter di Roma, dove sono memorizzati i dati del database DB2. Per risolvere il blocco, l'IBM ha addirittura coinvolto un centinaio di super esperti VTAM degli USA e del Canada. Al momento, non è ancora chiaro se il rallentamento del VTAM sia dovuto a limitazioni intrinseche o alla scelta, apparentemente infelice, di sovraccaricare il mainframe IBM obbligandolo a uno strettissimo colloquio con i server HP per gestire il database DB2. In teoria, visto che IBM e HP si sono consorziate quando hanno offerto alle Poste il nuovo sistema informativo, i loro computers dovevano andare d'amore e d'accordo. Ma qualcosa non ha funzionato.

Sui motivi del malfunzionamento del VTAM IBM c'è un'ipotesi "pierinesca" ma credibile: i computers IBM e HP comunicavano con uno standard di rete, il TCP/IP, che limita a 65 mila il numero di "porte" disponibili per il colloquio tra due computers. Se si superano le 65 mila "porte" TCP/IP, uno, o tutti e due, i computers che si stanno scambiano i dati vanno in tilt, o chiudono la comunicazione.
Nel caso delle Poste, sembra che sia stato il VTAM, il software che gestisce le comunicazioni del mainframe IBM, ad andare in tilt. Tenendo conto del gran numero di terminali delle Poste (60 mila) e del fatto che per ogni operazione il mainframe IBM potrebbe aver usato più di una "porta" TCP/IP per comunicare con i server HP, è possibile che il limite delle 65 mila "porte" TCP/IP sia stato superato. In questo caso, sia il mainframe IBM, sia i servers HP, avrebbero potuto andare in tilt, o interrompere le comunicazioni.
Il limite delle 65 mila "porte" TCP/IP può comunque essere aggirato in vari modi. Sempre a pensarci prima. Infatti si ipotizza che il blocco di un'intera settimana delle Poste sia dovuto  soprattutto alle modifiche software necessarie per "aggirare" il limite delle 65 mila porte TCP/IP.


Secondo l'ineffabile Dagospia (una fonte "di basso livello" e quindi intrinsecamente credibile) il problema del mainframe IBM delle Poste sarebbe stato il "running bag". Nei computers, i "running bag" sono, in parole semplici, liste di cose da fare (task list). Ad esempio, sui PC con Windows  la "gestione attività" ("task list") è un esempio di "running bag". Stando alla voce riportata da Dagospia, il mainframe IBM delle Poste si sarebbe "impallato" perchè il "running bag" VTAM si è riempito fino al limite, probabilmente a causa dello stress per i continui colloqui con i server HP che gestiscono il database DB2. Un pò come se un PC si "impallasse" quando uno gli collega l'hard disk esterno.

E' interessante osservare che l'IBM produce dei server simili ai Superdome HP attualmente usati dalle Poste, ma più costosi: gli IBM Power Systems. Ovviamente i servers IBM Power Systems comunicano a meraviglia con i mainframe IBM, visto che sono della stessa marca. Se le Poste avessero acquistato i servers IBM Power System, spendendo e preparandosi a spendere ovviamente di più, probabilmente il VTAM del mainframe IBM non si sarebbe bloccato, e il tilt della prima settimana di giugno non ci sarebbe stato. Il rovescio della medaglia è che le Poste si sarebbero trovate con un datacenter completamente "colonizzato" dall'IBM. Insomma, una sorta di "Banana Republic" dell'informatica (dopotutto, l'IBM è una multinazionale americana).
In ogni caso, sulla carta IBM sostiene a spada tratta che i suoi prodotti hardware e software sono pienamente compatibili con le marche concorrenti, come HP. Tant'è vero che il database DB2 installato sui server HP delle Poste, che pare abbia "stressato" il VTAM del mainframe IBM, è un software prodotto dall'IBM.

Se fossero confermate le voci sul "matrimonio forzato" tra il mainframe IBM e i server HP delle Poste, che a giugno ha provocato il blocco del mainframe, l'Italia si aggiudicherebbe il poco invidiabile primato mondiale di aver collaudato una nuova architettura informatica delicata e impegnativa (60 mila terminali, mainframe IBM, database DB2 su server HP) non nelle asettiche stanze di un laboratorio di sviluppo software, ma direttamente negli uffici postali, a spese dei milioni di italiani che hanno fatto la fila nella prima settimana di giugno. E tutto questo con il beneplacito di IBM e HP, che si sono consorziate nella mega-offerta da 33 milioni di euro per il nuovo sistema informativo postale. Garantendo implicitamente la piena compatibilità tra i loro sistemi.      


Le Poste e la crisi dell'architettura mainframe centrica




Credo che dal blocco delle Poste della prima settimana di giugno si possano trarre due lezioni:

  • l'architettura dei computer mainframe IBM è ormai al tramonto, perchè è poco affidabile (un solo mainframe per gestire migliaia di terminali) e non garantisce più abbastanza potenza di calcolo per i software attuali, sempre più affamati di CPU; per fare un esempio "terra terra", basti pensare che il mainframe IBM delle Poste che si è bloccato aveva 200 CPU per 60 mila terminali (una CPU ogni 300 terminali); il mio PC ha 4 CPU (che lavorano tutte per me); i cellulari più potenti hanno 2 CPU;

  • con il nuovo sistema informativo, le Poste sono andate "al risparmio", perchè l'architettura basata su un solo mainframe è molto più economica di un'architettura basata su diversi server locali (nel vecchio sistema informativo, le Poste avevano addirittura 14 mila server locali, uno per ogni ufficio); i disagi per le scelte, "risparmiose" ma per certi versi discutibili, delle Poste sono stati subiti dai poveri italiani in coda negli uffici postali: stando alle dichiarazioni dello stesso Sarmi, nella prima settimana di giugno le Poste avrebbero "saltato" addirittura due milioni di operazioni al giorno.

Su tutta la vicenda aleggia il quadro desolante dello sfruttamento che la Pubblica Amministrazione ottiene facendo gare di appalto al ribasso senza adeguate verifiche della qualità dei servizi; infatti, al di là delle cifre milionarie pagate per il mega appalto informatico delle Poste, sembra che il software di sportello SDP, realizzato dall'italiana Gepin, ed i servizi informatici di più basso livello nella gestione del sistema informativo siano stati spesso subappaltati a società che sfruttano lavoratori precari pagati poco più di una colf; insomma, quelli che il ministro Brunetta ha recentemente definito come "l'Italia peggiore".


    Gli ipotetici rimborsi delle Poste





    L'AD di Poste, Massimo Sarmi, ha promesso rimborsi per i clienti danneggiati.
    All'inizio, il CODACONS avrebbe chiesto addirittura 50 euro per ogni attesa superiore alle due ore. Esagerati! 
    Proviamo a fare un esercizio di semplice aritmetica, ipotizzando un rimborso medio di 10 euro per ognuna delle operazioni (due milioni al giorno, quindi dieci milioni in cinque giorni) "saltate" durante il tilt dei computers nella prima settimana di giugno. 10 euro a operazione sono un valore puramente indicativo, una media ipotetica tra i danni al pensionato che è rimasto in fila una giornata intera per avere i suoi 500 euro di pensione che gli servivano per sopravvivere (e credo abbia diritto ad almeno 100 euro) e il ragazzotto "smart" che, quando ha visto l'interminabile fila fuori dall'ufficio postale, è andato subito a pagare il suo bollettino dal tabaccaio (cioè non gli è cambiato niente).

    Applicando questo semplice esercizio aritmetico, con 10 euro di rimborso per ogni operazione saltata si arriverebbe a un totale di 100 milioni di euro di rimborso. Soldi che le Poste, o l'IBM (questo è ancora da capire) dovrebbero in teoria restituire agli italiani rimasti in coda davanti agli sportelli bloccati. Mica male! Se avessero ipotizzato il rischio di dover rimborsare 100 milioni di euro per danni, forse le Poste avrebbero realizzato un sistema informativo più costoso ma decentrato, veloce e (soprattutto) funzionante!
    O forse no? Dopotutto, la mega gara d'appalto delle Poste per la realizzazione del nuovo sistema informativo ha avuto un'unica offerta, quella dell'IBM. A voler essere cattivi, si potrebbe pensare che con 100 milioni di euro in più le Poste avrebbero ottenuto esattamente lo stesso sistema attuale. Ma pagandolo 100  milioni di euro in più.
    Ormai è troppo tardi per verificare queste ipotesi, e gli ipotetici 100 milioni di euro sono comunque andati in fumo. Temo che dovremo sorbirci ancora lunghe, lunghe code alle Poste. E temo che pochi dei poveretti rimasti in coda alle Poste vedranno mai una lira di rimborso. Sono pessimista?

    martedì 14 giugno 2011

    Computers bloccati alle Poste: potrebbe succedere di nuovo?









    Dal 1 al 7 giugno 2011 i computers di centinaia di filiali delle Poste Italiane sono andati in tilt, facendo perdere ore e ore in coda a migliaia di persone (in particolare, anziani in attesa di riscuotere la pensione). E' stata una settimana di passione, soprattutto per le persone anziane più indigenti, che vivono con pensioni basse, e che se non riscuotono la pensione magari non riescono neanche a pagare l'affitto.




    All'inizio le Poste hanno tentato di minimizzare il problema in maniera piuttosto goffa. Ad esempio hanno suggerito ai pensionati di farsi accreditare la pensione in una banca. Forse facendo finta di non sapere che per un anziano che prende 400-500 euro al mese anche l'apertura di un conto in banca può essere una spesa eccessiva. Dopo le proteste di tutte le associazioni dei consumatori, dopo un'interrogazione parlamentare del PD, e dopo che anche la Procura di Roma ha aperto un'inchiesta sui disservizi, le Poste hanno ceduto, e hanno promesso rimborsi ai clienti danneggiati (ma solo, a quanto sembra, in caso di code documentate e inevitabili). La prima settimana di giugno 2011 è stata terrificante non solo per quelli che erano in coda alle Poste, ma anche per i poveri impiegati che erano dietro gli sportelli. In questo forum ci sono alcune delle loro impressioni "a caldo"




    La Posta e l'IBM. Un feeling destinato a finire?





    Fin qui, in fondo niente di nuovo. Molti penseranno: "I postali sono i classici statali. La colpa del blocco dei computers delle poste è tutta loro". Ma non è esattamente così. Infatti il sistema informativo delle Poste è stato assegnato, con un appalto milionario, a un big dell'informatica mondiale: l'IBM. Solo l'anno scorso, le Poste hanno pagato all'IBM, per i servizi informatici, oltre 30 milioni di euro. E dopo il crash dei computers postali, Massimo Sarmi, l'AD delle Poste, annuncia di voler far causa all'IBM.
    In effetti l'IBM ha vinto, nel 2005, la gara europea multimilionaria per il rifacimento dell'intero sistema informativo delle Poste. Secondo Dagospia (una fonte intrinsecamente affidabile, tant'è vero che pare Sarmi voglia fare causa pure a loro) fino al 2010 Poste hanno versato all'IBM 90 milioni di euro per servizi informatici. E ... ciliegina sulla torta ... quest'anno IBM si è aggiudicata un altro mega-appalto da 150 milioni di euro. Peccato che, dopo questo grande feeling, ora Sarmi voglia far causa all'IBM per il crash del mega computer delle Poste.




    Il mainframe IBM delle Poste: un solo cervellone per fare tutto ?







    Veniamo al dunque ... che cosa ha bloccato le filiali delle Poste per la prima settimana di giugno? Sembra proprio che sia stato il mega cervellone del datacenter di Roma delle Poste, un costosissimo mainframe IBM,  che da inizio giugno ha cominciato a fare le bizze, mettendo in crisi i terminali delle Poste di mezza Italia.
    Qualcuno dirà: "Ma è possibile che nel 2011 un pensionato di uno sperduto paese della Sardegna non possa incassare sua la pensione se il computer centrale di Roma è rotto?". La risposta é: "Purtroppo ora è così". Nel vecchio sistema informativo delle Poste, ogni ufficio aveva un suo computer di riferimento (il cosiddetto "server"), e poteva svolgere parecchie operazioni in autonomia anche se il "cervellone" di Roma era guasto.  Nel nuovo sistema informativo delle Poste, per risparmiare sui costi si è deciso di eliminare i "server" che permettevano ai vari uffici di operare in autonomia. Ora tutti i PC delle Poste, anche quelli del più sperduto paesino della Val d'Aosta, non possono fare più nulla (pensioni, incassi, ecc.) se prima non comunicano con il computer centrale, il "cervellone" IBM di Roma. E se non c'è la linea, oppure se il "cervellone" fa le bizze ... non c'è niente da fare, si blocca tutto.
    E' chiaro che la soluzione di centralizzare tutto il database delle Poste in un unico mainframe IBM è molto più economica rispetto a quella di avere un server per ogni sede delle Poste. Ma è una soluzione vecchia, in stile anni '70, che presenta parecchie fragilità. Nel precedente sistema informativo, ogni ufficio delle Poste, con il suo "server", era un'isola a sè stante, e per molti aspetti poteva operare in autonomia.





    L'architettura del nuovo sistema informativo delle Poste.






    Il nuovo sistema informativo delle Poste, realizzato dopo la mega-commessa vinta da IBM, ha un'architettura molto (troppo) semplice. Al centro c'è un potentissimo mainframe dell'IBM, il classico "cervellone"; sui terminali (personal computers) dei vari uffici delle Poste gira una "piattaforma" di programmi applicativi, l'SDP (Service Delivery Platform), realizzato dall'italiana GEPIN.
    I 60 mila PC degli uffici delle Poste comunicano con il computer centrale di Roma via rete, con lo standard MPLS. MPLS è uno standard di rete molto usato, che permette di connettere tra di loro i computers di un'azienda usando una rete pubblica (ad esempio, la rete Telecom).
    Infine, il database centralizzato delle Poste è realizzato con software IBM (il DB2) con una particolarità: i servers su cui "poggia" il database sono prodotti dalla HP. In parole molto povere, i dati del database DB2 delle Poste sono memorizzati su hard disks dell'HP e non dell'IBM.
    Dopo il 1° giugno, quando i PC di molte filiali delle Poste hanno cominciato a bloccarsi, è iniziato subito il balletto per lo scarico delle responsabilità tra i fornitori del nuovo sistema informativo: l'IBM, la HP e la GEPIN.
    All'inizio, quando i computers delle filiali hanno cominciato a bloccarsi, la colpa del crash è stata attribuita a una nuova versione del software SDP, appena realizzata della GEPIN. In effetti forse SDP qualche problemino la aveva:  basta dare un'occhiata ai messaggi scritti su questo forum già nel 2010 dai poveri impiegati postali alle prese con il nuovo programma. In retrospettiva, leggendo i pensieri dei poveri impiegati postali, il blocco del sistema delle Poste sembrava un disastro annunciato già nel 2010. Ma la "goccia che ha fatto traboccare il vaso"  è stata la nuova versione del software SDP, rilasciata il 1° giugno 2011. Forse questa nuova versione di SDP non era stata collaudata a sufficienza prima di essere spedita via rete sui PC dei poveri impiegati delle Poste. Ma questo succede quasi sempre (anzi sempre) nel settore del software, quindi non c'è niente di strano.


    A inizio giugno 2011, dopo i problemi con SDP è cominciato uno strano "effetto domino". La storia è stata raccontata in un interessante articolo di Daniele  Lepido sul Sole 24 Ore; altri interessanti dettagli tecnici sono stati raccontati da Alessandro Longo in un suo post sul Corriere Comunicazioni. A quanto sembra, dopo i problemi con SDP ci sono stati problemi al software di rete del  computer centrale IBM, il VTAM, che è rimasto fermo per circa un'ora, interrompendo le connessioni con i circa 60 mila PC delle Poste. Un blocco della rete per circa un'ora non è poi così grave, può succedere. Ma, dopo il riavvio della rete, si è verificato un sovraccarico sul database DB2 dell'IBM, e sui server HP che memorizzano i dati. Secondo alcune voci di corridoio, il software  DB2 dell'IBM e i server dell'HP, pur essendo in teoria compatibili, in realtà non andavano molto d'accordo. Dopotutto, IBM e HP sono ditte concorrenti. In ogni caso, sembra che i server dell'HP siano sottodimensionati rispetto al carico di lavoro: forse le Poste abbiano risparmiato anche su questo.


    Vabbè, diciamolo: in pratica si è bloccato quasi tutto, per circa una settimana. Costringendo i poveri pensionati ad ore ed ore di fila agli sportelli delle Poste. Per essere precisi, il bilancio attuale sembra essere il seguente: il software SDP della GEPIN ha avuto (e forse ha ancora) dei difetti; il software di rete del mainframe IBM (il VTAM) ha avuto dei rallentamenti (per risolverli, l'IBM ha fatto anche la classica "mossa ad effetto", facendo arrivare in aereo alcuni super-esperti dagli USA); il database DB2 dell'IBM non sembra andare molto d'accordo con i server dell'HP; i server dell'HP sono sottodimensionati per il carico di lavoro.






    I computers delle Poste potrebbero andare ancora in tilt?






    Sì, i computers delle Poste potrebbero andare ancora in tilt. Il fatto che tutti i PC dei più sperduti  uffici postali di tutta Italia debbano comunicare con il "cervellone" IBM di Roma per tutte le operazioni da effettuare agli sportelli potrebbe esporre il sistema informativo delle Poste a nuovi blocchi in caso di problemi al datacenter di Roma.


    Con il nuovo sistema informativo le Poste hanno voluto risparmiare, eliminando i server intermedi che avrebbero dato più stabilità e più flessibilità al sistema. E' stata una scelta praticamente obbligata: un sistema informativo con server intermedi é molto più  complesso, più costoso da realizzare a da gestire, rispetto a un sistema con un solo computer mainframe al centro. In questi tempi di "vacche magre", nessuno si sarebbe preso la responsabilità di approvare altre scelte, molto più costose e anche più difficili da realizzare rispetto alla soluzione del mainframe IBM centralizzato. Il risvolto della medaglia è che il mainframe IBM, che ha un'architettura ormai "datata", potrebbe di nuovo stentare a sopportare il carico di lavoro dei 60 mila terminali delle Poste, e "fare i capricci", bloccando gli uffici postali di mezza Italia.

    mercoledì 30 marzo 2011

    Vegetarian* Cercasi

    Pamela Anderson in uno spot per la PETA
    
    Come recita un accattivante spot di Pamela Anderson, l'ex "bagnina" del mitico serial televisivo Baywatch, tutti gli animali hanno le stesse parti ... e quelli che hanno un cuore diventano vegetariani. La causa vegetariana (rinunciare, per ragioni etiche, a mangiare carne e pesce) e la causa vegana (rinunciare anche a latte, uova e derivati) hanno sempre avuto, ed hanno, ottimi testimonial: attori (Brigitte Bardot, Richard Gere), scienziati (l'oncologo Umberto Veronesi, l'astrofisica Margherita Hack), intellettuali e scrittori (George Bernard Shaw, Simon Weil, Tiziano Terzani). Per non parlare dei politici, dal Mahatma Gandhi, il padre dell'India moderna, al Dhalai Lama, che ha ricevuto nel 1989 il Premio Nobel per la Pace.

    
    
    Umberto Veronesi
    
    La cucina vegetariana ha una tradizione millenaria, diffusa in tutto il mondo, e vanta piatti ottimi sia per il gusto sia per l'apporto proteico, uguale o superiore a quello della carne. Dal punto di vista salutistico, i piatti "animal friendly" migliori sono quelli  vegani, perchè non contengono nè latte nè uova, o loro derivati, e quindi sono privi dei grassi animali così pericolosi per le arterie. Le migliori "basi" per i piatti vegani sono il couscous (di tradizione nordafricana, derivato dalla semola di grano), il tofu (di tradizione cinese, derivato dalla soia) ed il seitan (di tradizione asiatica, derivato dal grano). Queste tre pietanze hanno un contenuto proteico paragonabile a quello della carne, e permettono, combinate con le verdure, di ottenere ottimi secondi, o anche piatti unici, vegani.  Al di là dell'etica e del rispetto dei diritti degli animali, un altro punto a favore della cucina vegana sta nel fatto che le materie prime vegetali (couscous, tofu, seitan) sono meno costose della carne o del pesce: la cucina vegana è sempre stata, per tradizione, una cucina "povera".

    
    Tofu con verdure
    
    Già da diversi anni la Banca d'Italia ha "riconosciuto" la "causa vegetariana", ed ha introdotto l'opzione dei menù vegetariani nelle mense dell'area romana, che servono diverse sedi (le più importanti sono Palazzo Koch, a Via Nazionale, ed il Centro Donato Menichella, a Vermicino) con un bacino di diverse migliaia di utenti, tra dipendenti e personale esterno.


    L'ultimo contratto stilato da Bankitalia con la Società Compass,  che ha in appalto i servizi di mensa, prevede  "portate aggiuntive di tipo vegetariano differenziate per la stagione invernale e quella estiva". I secondi piatti vegetariani previsti dal contratto sembrano più che accattivanti, anche per i non vegetariani: fettine di seitan panate (il seitan è un derivato del grano con un aspetto, un sapore e un contenuto proteico molto simili a quelli della carne), seitan alla griglia, spezzatino di soia con piselli (se ben cucinato, lo spezzatino di soia è un piatto da gourmet), crocchette di ceci felafel (un saporito classico della tradizione mediorientale).

    Ovviamente non tutto è perfetto, ma tutto è perfettibile. Nei menù vegetariani offerti dalle mense Bankitalia c'è anche qualche ingenuità, come ad esempio alcuni "secondi" che in realtà sono dei contorni: Teste di funghi al forno, Radicchio brasato all'aceto balsamico, Carciofi alla romana, Ratatouille di verdure, Pomodori ripieni con pane e olive, Finocchi gratinati al forno. Questi piatti, pur essendo ottimi contorni, non forniscono l'apporto proteico necessario per un pasto: 10-15% di proteine rispetto all'apporto complessivo del pasto, stando alle "Linee Guida INRAN  per una sana alimentazione" pubblicate nel sito Intranet dei  dipendenti Bankitalia.

    Infatti, uno dei requisiti fondamentali di qualunque dieta, vegetariana o meno, è quello di fornire il corretto apporto proteico giornaliero. Le proteine sono i "mattoni" dell'organismo, e dalle carenze di proteine possono derivare problemi di salute anche gravi. La tabella seguente riporta il contenuto proteico per alcuni degli alimenti più comuni.


    Tabella con gli alimenti più proteici (valori espressi in grammi di proteine per 100 grammi).
    N.B. Il valore proteico per 100 g. degli alimenti secchi (soia, fagioli) dimuinisce di circa il 50% dopo l'aggiunta dell'acqua di cottura.

    L'apporto di proteine giornaliero necessario per un adulto dipende da molti fattori; in generale, si consigliano 0,8 grammi di proteine giornaliere per kg di peso. Ad esempio, una donna del peso di 50 kg dovrebbe assumere 40 g. di proteine al giorno, mentre  un uomo del peso di 70 kg dovrebbe assumerne 56 g. al giorno.

    Normalmente, l'assunzione di proteine avviene  con i tre pasti principali della giornata: colazione, pranzo, cena. Ad esempio, una colazione con una bella ciotola (250 g) di latte con cereali fornisce circa 8 grammi di proteine (il latte contiene circa 3 grammi di proteine per 100g). Nella tradizione italiana, la colazione è leggera, e la principale fonte di proteine è il pranzo, che dovrebbe fornire da un terzo alla metà delle proteine giornaliere.  

    A pranzo, una donna del peso di 50 kg dovrebbe assumere da 13 a 20 grammi di proteine, mentre un uomo del peso di 70 kg dovrebbe assumere da 19 a 28 grammi di proteine. Per i "carnivori", questo quantitativo di proteine può essere facilmente fornito da una porzione di carne (che contiene circa 20 grammi di proteine per 100 grammi) o di pesce (17 g. di proteine per 100 g.). Per i vegetariani, in teoria non ci sono problemi: basta una porzione di tofu, il "formaggio di soia" (15 grammi di proteine per 100 grammi), oppure di seitan, un  piatto asiatico derivato dal glutine di grano  (18 g. di proteine per 100 g.) oppure di couscous, un tradizionale piatto mediterraneo a base di semola di grano (15 g. di proteine per 100 g.).

    La "piramide" degli alimenti "vegani"
    
     
    Dicevamo che non tutto è perfetto. Ma tutto è perfettibile. In alcuni giorni i menù vegetariani delle mense Bankitalia forniscono un apporto di proteine inferiore a quello giornaliero consigliato. Ecco alcuni suggerimenti per piatti vegetariani che forniscano un corretto apporto proteico:
    
    Couscous con verdure
    
    • couscous con verdure: si tratta di un ottimo (ed economico) piatto della della tradizione mediterranea; il couscous è derivato dal grano (semola)  ed ha un apporto proteico paragonabile a quello della carne (non è consigliabile aggiungere mozzarella o formaggio al couscous con verdure, perchè questi ingredienti non fanno parte della ricetta tradizionale di questo piatto, anzi ne rovinerebbero il gusto);

    
    Tofu con verdure

    • tofu con verdure: il tofu, un derivato della soia "inventato" in Cina diverse centinaia di anni fa, è un alimento con un valore proteico altissimo, spesso superiore a quello della carne; anche se relativamente costoso, il tofu è molto, molto meno costoso della carne; si tratta quindi di un'ottima soluzione per i menù vegetariani  (non è consigliabile aggiungere mozzarella o formaggio ai piatti con tofu, perchè questi ingredienti non rientrano in nessuna ricetta tradizionale  con il tofu, e ne rovinerebbero il gusto).


    Vegetarian* Cercasi. Ovvero, Vegetariane/i Cercasi. Il vero obiettivo di questo articolo non è quello di illustrare i vantaggi della dieta vegetariana (vantaggi che tutti i vegetariani già conoscono), ma quello di aggregare i vegetariani che usufruiscono delle mense dell'area romana di Bankitalia, raccogliere le loro esigenze e le loro preferenze, e farle arrivare ai responsabili della gestione delle mense. In questo modo,  formando un "fronte comune" dei vegetariani Bankitalia, aggregando domanda ed offerta, si possono concordare dei menù vegetariani che rappresentino le effettive esigenze, ed anche le preferenze, dei dipendenti vegetariani.


    Tutti i Vegetarian* che usufruiscono delle mense dell'area romana di Bankitalia, e che ritengono che ci siano margini di miglioramento per gli attuali menù vegetariani, si sentano liberi di contattarmi. nlm.


    lunedì 28 marzo 2011

    La finta terremotata aquilana a Forum

    Si chiama Marina e proviene da Popoli, un comune in provincia di Pescara, a 50 km dell’Aquila. Ha partecipato il 25 marzo a una puntata di Forum assieme al suo fantomatico marito, che, in realtà, proviene da un paese vicino Chieti ed è noto in zona per la sua passione per lo spettacolo. Il tinello mattutino di Rita Dalla Chiesa è stato la location per una tragica e squallida farsa propagandistica della grandeur berlusconiana-bertolasiana, al punto da scatenare l’ira degli aquilani e dell’assessore all’Assistenza alla Popolazione del Comune dell’Aquila, Stefania Pezzopane.

    Secondo molti commentatori in rete questa donna è una venditrice di fiori. Quel che è certo è che la storiella mal recitata di due coniugi reduci dal terremoto e miracolati da Berlusconi è completamente farlocca. Dalla iperbolica testimonianza della donna affiora un’immagine paradisiaca e sbrilluccicante dell’Aquila: dopo la devastazione totale (“la casa si rigirava, cadevano tutti…eeehm…i lampadari, si sono staccati persino i termosifoni dal muro!”), una città completamente ricostruita nei centri storici, una specie di Eldorado dove “tutti hanno le case”, non c’è più paura e “solo 300 aquilani sono rimasti fuori e mangiano e bevono a spese dello Stato”. E via all’apologia del divo Silvio:Dobbiamo ringraziare solo il presidente Berlusconi. Non ci ha fatto mancare niente, ha dato a tutti case con giardini, garage e tutti lavorano. Voglio quei soldi perché tutte le attività hanno riaperto, tranne la mia. L’Aquila è in piena ricostruzione, sta tornando come prima (…) Sono rimasti fuori solo 300/400 persone, stanno in hotel perché gli fa pure comodo, mangiano, bevono e non pagano nulla, pure io ci vorrei andare”. E non solo: nel centro storico della città “tutte le attività commerciali sono ricominciate, come e meglio di prima”.

    Rincara la dose la padrona di casa Dalla Chiesa, pur illuminata dalla consapevolezza di “attirarsi le ire di tanti”: Dovete ringraziare tanto anche Bertolaso, ha fatto un grandissimo lavoro“. Spellamenti di mani e standing ovation corale. E la carampana berlusconiana aggiunge: “Un applausoooo! Quello volevo pure dire”.

    Ma le prime timide reazioni contrariate si registrano dalle mail che pervengono alla redazione e, a fronte di un pubblico parteggiante per la berlusconiana ottimista, dalla testimonianza di una volontaria della Protezione Civile, presente in studio. L’unica che sbugiarda i panegirici tonitruanti della ridondante signora. Tutto però è sepolto dai soliti gridolini isterici e dalla risatine innescate dalle penose gag dei due falsi coniugi.

    Qualcun’altra sopravvissuta al terremoto, come la signora Assunta Zaratti, rivela al canale aquilano TV Uno di aver espresso tutto il suo sdegno con una telefonata alla redazione di Forum, che ha replicato alla donna affermando che la sua protesta voleva essere solo “politica”. “E’ vergognoso” – afferma la signora Assunta, tuttora costretta a vivere in albergo perchè la sua casa è ancora inagibile – “perchè ancora vivo in un hotel senza alternativa alcuna. E’ stato un teatrino indecoroso e commediante.” E chiede, a nome di tutti gli Aquilani, le pubbliche scuse da parte della trasmissione.

    Indignata anche l’assessore Pezzopane che ha scritto una lettera alla Dalla Chiesa: “Durante la trasmissione – si legge nella missiva – persone che, mi risulta, nulla hanno a che vedere con L’Aquila, hanno parlato della situazione attuale, facendone un quadro distorto e assolutamente non veritiero. Noi tutti che, a due anni dal sisma, di cui a giorni andremo a commemorare l’anniversario, viviamo quotidianamente il dramma e la desolazione di vedere la nostra città distrutta e abbandonata, ci sentiamo offesi e presi in giro. La nostra, oggi, è un’esistenza precaria, in case provvisorie e scuole promissorie, senza i nostri luoghi, i nostri spazi, la nostra stessa identità di comunità che fatica a ritrovarsi. Gli anziani giocano a carte sotto le pensiline degli autobus e i bambini hanno, come spazio di gioco, solo i centri commerciali. L’economia è al tracollo, l’occupazione in affanno e temiamo che i nostri giovani abbandonino la città se non partirà la ricostruzione, non solo quella strutturale, ma anche quella sociale ed economica.”.

    E continua: “La città che vive quotidianamente tutto questo, con famiglie che hanno perso il lavoro e devono pagare i mutui sulle case crollate, si è sentita ferita e vilipesa. Per questo la invito a venire all’Aquila per vedere con i suoi occhi come si vive qui e che cos’è stato il nostro terremoto”.

    Stefania Pezzopane non si è limitata a scrivere tale epistola, ma ha commentato la farsa inscenata a Forum, una fiction con finti aquilani che si spacciano per tali”. In realtà, negli alberghi alloggiano40.000 sfollati e fra questi c’è una grossa percentuale che muore, che non rientra ancora nella propria casa. Se avessero voluto raccontare storie vere, qui ne abbiamo tante. Il fatto che si sia voluto rappresentare un dramma con una storia finta la dice lunga sulle intenzioni di certi mezzi di informazione che hanno oscurato L’Aquila per mesi e ora, alla vigilia del secondo anno, quando sono attesi mezzi di informazione da tutta Europa in città, cercano di “ridimensionare” un presente che non è quello raccontato”.

    Tutto il resto della truce e vergognosa propaganda di foggia nordcoreana è in questo triste filmato.






    giovedì 3 marzo 2011

    I menù vegetariani delle mense Bankitalia: dalla teoria alla pratica

    Una vegetariana d'eccezione: l"'inossidabile" Margherita Hack

    In un articolo precedente abbiamo parlato dei valori etici (rispetto per la vista degli altri esseri viventi) che  motivano le diete "vegetariane" (non mangiare carne e pesce) o "vegane" (evitare anche a latte, uova e derivati). Abbiamo visto che la causa vegetariana e vegana hanno, ed hanno sempre avuto, ottimi "testimonial": scienziati (l'oncologo Umberto Veronesi, l'astrofisica Margherita Hack), attori (Richard Gere, Pamela Anderson), cantanti (l'ex Beatle Paul McCartney), intellettuali e scrittori (Lev Tolstoj, Tiziano Terzani), politici (come Gandhi, il padre dell'India moderna, ed il Dhalai Lama, che ha ricevuto nel 1989 il Premio Nobel per la Pace).

    
    L'attrice Pamela Anderson in una recente campagna pubblicitaria vegetariana

    Stando alle foto, non sembra che la dieta vegetariana faccia male, anzi ... Ma veniamo ai fatti. Uno dei requisiti fondamentali di qualunque dieta, vegetariana o meno, è quello di fornire il corretto apporto proteico giornaliero. Le proteine sono i "mattoni" dell'organismo, e dalle carenze di proteine possono derivare problemi di salute anche gravi. La tabella seguente riporta il contenuto proteico per alcuni degli alimenti più comuni.


    Gli alimenti più proteici: grammi di proteine per 100 grammi.
    N.B. Il valore proteico per 100 g. degli alimenti secchi (soia, fagioli) dimuinisce di circa il 50% dopo l'aggiunta dell'acqua di cottura.

    L'apporto di proteine giornaliero necessario per un adulto dipende da molti fattori; in generale, si consigliano 0,8 grammi di proteine giornaliere per kg di peso. Ad esempio, una donna del peso di 50 kg dovrebbe assumere 40 g. di proteine al giorno, mentre  un uomo del peso di 70 kg dovrebbe assumerne 56 g. al giorno.


    Normalmente, l'assunzione di proteine avviene  con i tre pasti principali della giornata: colazione, pranzo, cena. Ad esempio, una colazione con una bella ciotola (250 g) di latte con cereali fornisce circa 8 grammi di proteine (il latte contiene circa 3 grammi di proteine per 100g). Nella tradizione italiana, la colazione è leggera, e la principale fonte di proteine è il pranzo, che dovrebbe fornire da un terzo alla metà delle proteine giornaliere.  

    A pranzo, una donna del peso di 50 kg dovrebbe assumere da 13 a 20 grammi di proteine, mentre un uomo del peso di 70 kg dovrebbe assumere da 19 a 28 grammi di proteine. Per i "carnivori", questo quantitativo di proteine può essere facilmente fornito da una porzione di carne (che contiene circa 20 grammi di proteine per 100 grammi) o di pesce (17 g. di proteine per 100 g.). Per i vegetariani, in teoria non ci sono problemi: basta una porzione di tofu, il "formaggio di soia" (15 grammi di proteine per 100 grammi), oppure di seitan, un  piatto asiatico derivato dal glutine di grano  (18 g. di proteine per 100 g.) oppure di couscous, un tradizionale piatto mediterraneo a base di semola di grano (15 g. di proteine per 100 g.).



    La "piramide" degli alimenti "vegani"

     
    Purtroppo, nel passaggio dalla teoria alla pratica ci sono sempre dei problemi. Vediamo un caso pratico: il menù vegetariano delle mense dell'area romana della Banca d'Italia. Già da diversi anni la Banca d'Italia ha introdotto l'opzione della dieta vegetariana nelle sue mense dell'area romana, che servono diverse sedi (le più importanti sono Palazzo Koch, a Via Nazionale, ed il Centro Donato Menichella, a Vermicino) con un bacino di diverse migliaia di utenti, tra dipendenti e personale esterno.


    Banca d'Italia, Palazzo Koch





    L'ultimo contratto stilato da Bankitalia con la Società che ha in appalto i servizi di mensa prevede  "portate aggiuntive di tipo vegetariano differenziate per la stagione invernale e quella estiva". 

    Secondi vegetariani delle mense Bankitalia - Stagione invernale





    Secondi vegetariani delle mense Bankitalia - Stagione estiva



    I secondi piatti vegetariani previsti dal contratto sembrano più che accattivanti, anche per i non vegetariani: fettine di seitan panate (il seitan è un derivato del grano con un aspetto, un sapore e un contenuto proteico molto simili a quelli della carne), seitan alla griglia, spezzatino di soia con piselli (se ben cucinato, lo spezzatino di soia è un piatto da gourmet), crocchette di ceci felafel (un saporito classico della tradizione mediorientale).

    
    
    Spezzatino di soia con verdure

     

    Radicchio brasato


      Teglia di patate e carciofi


      Spezzatino di soia

      Tofu con verdure

      Sulla carta, il menù vegetariano Bankitalia sembra ottimo, ma ... veniamo alla realtà. Pubblichiamo qui il testo di una e-mail, contenente svariati suggerimenti di miglioramento, inviata da un dipendente vegetariano alla direzione della mensa del Centro Donato Menichella (CDM) della Banca d'Italia. La mensa del CDM fornisce svariate migliaia di pasti al giorno, sia a dipendenti della Banca d'Italia sia a personale esterno.  



      Gentili colleghi,

      personalmente apprezzo molto la possibilità di usufruire di piatti “vegetariani” presso la mensa del CDM; credo che l’introduzione di un menù vegetariano presso la mensa CDM sia stata una scelta lodevole, sia per ragioni etiche sia per ragioni “salutistiche”. Vorrei tuttavia segnalare alcune carenze, ed alcuni possibili miglioramenti, per i menù “vegetariani” della mensa CDM:
      • diversi secondi piatti "vegetariani" inclusi nel menù (Teste di funghi al forno, Radicchio brasato all'aceto balsamico, Carciofi alla romana, Ratatouille di verdure, Pomodori ripieni con pane e olive, Finocchi gratinati al forno) sono dei contorni più che dei secondi, e non forniscono l'apporto proteico necessario per un pasto (10-15% di proteine rispetto all'apporto complessivo del pasto, stando alle "Linee Guida INRAN  per una sana alimentazione" pubblicate per i dipendenti Bankitalia);
      • altri secondi piatti "vegetariani" (Fagotto di pasta con asparagi, Polpette patate e funghi, Teglia di patate e carciofi, Frittelle di pasta lievitata alla salvia, Pizza al forno, Tortino di cavolfiori, Involtino di verza, patate e olive, Involtino di melanzane con patate, verdure e olive, Tavoletta di polenta gratinata al forno) sembrano fornire una quantità di proteine insufficiente, e carboidrati e grassi in quantità eccessiva, rispetto alle dosi consigliate per un secondo piatto, soprattutto in relazione all'attività sedentaria svolta dal "bancario medio";
      • alcuni secondi piatti a base di tofu (Zucchine ripiene con tofu, Peperoni ripieni con tofu) contengono solo minuscoli pezzettini di tofu; si tratta di dosi "omeopatiche", insufficienti a fornire l'apporto proteico tipico di un secondo piatto: il tofu è composto solo per il 15-20% di proteine, quindi la quantità di tofu da fornire in un secondo piatto vegetariano dovrebbe essere simile alla quantità di carne in un piatto di carne (circa 100-150 grammi);
      • alcuni secondi piatti che, sulla carta, sembrano più che "appetibili" (Spezzatino di soia, Spezzatino di soia con piselli, Spezzatino di soia con vino e salvia, Crocchette di ceci felafel, Involtino di soia con patate e lenticchie, Seitan alla griglia, Zucchine trifolate con bocconcini di soia) non sono mai stati visti, a memoria di dipendente vegetariano, alla mensa del CDM; altri piatti (fettina di seitan panata) sono stati visti solo in rarissime occasioni;

      • un secondo piatto vegetariano che molti non trovano particolarmente appetibile (l' Hamburger di soia) è stato proposto e riproposto dalla mensa del CDM in molte, troppe occasioni, forse più spesso di quanto previsto dal menù.

        Come noto, le fonti di proteine vegetariane (seitan, tofu, couscous) costano molto meno della carne. Credo quindi che per i menù vegetariani del CDM ci siano ottime possibilità di miglioramento, che permettono fornire piatti vegetariani più sani e più completi rispettando comunque i budget previsti. Ecco alcuni suggerimenti:
        • aumentare la quantità di tofu già presente in alcuni secondi piatti (Zucchine ripiene con tofu, Peperoni ripieni con tofu) fino a raggiungere i 100-150 grammi necessari per il corretto apporto proteico di un secondo piatto vegetariano;

        • rendere effettivamente disponibili i piatti (Spezzatino di soia, Spezzatino di soia con piselli, Spezzatino di soia con vino e salvia, Crocchette di ceci felafel, Involtino di soia con patate e lenticchie, Seitan alla griglia, Zucchine trifolate con bocconcini di soia, Fettina di seitan panata) previsti dal capitolato d’appalto;
        • visto lo scarso gradimento riscontrato da molti utenti della mensa, valutare la possibilità di eliminare l’Hamburger di soia dal menù.

        Ecco anche dei suggerimenti per due nuovi (ed economici) piatti vegetariani:

        • couscous con verdure: si tratta di un ottimo (ed economico) piatto della della tradizione mediterranea; il couscous è derivato dal grano (semola)  ed ha un apporto proteico paragonabile a quello della carne (evitare di aggiungere mozzarella o formaggio al couscous con verdure, perchè questi ingredienti non fanno parte della ricetta tradizionale di questo piatto, anzi ne rovinerebbero il gusto);
        • tofu con verdure: il tofu, un derivato della soia "inventato" in Cina diverse centinaia di anni fa, è un alimento con un valore proteico altissimo, spesso superiore a quello della carne; anche se relativamente costoso, il tofu è molto, molto meno costoso della carne; si tratta quindi di un'ottima soluzione per i menù vegetariani  (evitare di aggiungere mozzarella o formaggio ai piatti con tofu, perchè questi ingredienti non rientrano in nessuna ricetta tradizionale  con il tofu, e ne rovinerebbero il gusto).

        Cordiali saluti
        Questa e-mail avrà mai una risposta? Chissà ... In ogni caso, vi faremo sapere ... nel frattempo, raccoglieremo e pubblicheremo le richieste di tutti i vegetariani o vegani che usufruiscono del "menù vegetariano" delle mense dell'area romana della Banca d'Italia. Ecco una richiesta di un altro dipendendente vegetariano che usufruisce della mensa del CDM.

        Che ne pensi di un’eventuale richiesta da inoltrare al Servizio Acquisti e Dotazioni per un ricorso esclusivo alle uova di galline allevate a terra nella preparazione di pietanze all’interno delle mense e dei bar (panini e tramezzini con frittate e uova sode, ad esempio) dell’area romana?
        L'idea mi sembra ottima: le uova non sono tutte uguali. Per saperne di più, date un'occhiata al sito web "Galline libere" creato dalla LAV (Lega Anti Vivisezione).

        LAV - Galline Libere


        Per ora da Super Veg è tutto ... alla prossima, e nel frattempo mi raccomando: evitate i grassi di origine animale, e state molto, molto attenti a quello che mangiate!

         ... I'm loving it!