sabato 2 luglio 2011

Pestaggio a Monti: «Massacrato a calci e pugni, Alberto giustiziato senza pietà»



 
«È stato giustiziato senza pietà». Ha la voce ferma e lo sguardo che non si abbassa mai mentre racconta e ripiomba nell’incubo di quella notte. La sorella di Alberto Bonanni, il musicista massacrato di botte sabato scorso, non ha mai avuto dubbi sulla dinamica dell’aggressione. «Non è stata una rissa, mio fratello non ha provocato nessuno, è stato aggredito vigliaccamente alle spalle e poi finito con quel colpo di casco».

Alberto Bonanni potrebbe essere stato ridotto in fin di vita da una vera e propria aggressione squadristica. Dopo essere stato steso a calci e pugni da due componenti della "banda", Alberto sarebbe stato colpito alla testa con un  casco da Brian Gaetano Bottigliero, titolare di un pub in zona Monti, il Druid's Den. Anche gli altri due aggressori finora arrestati sarebbero estremisti di destra. Uno dei due aveva pubblicato su Facebook una sua foto mentre faceva il saluto fascista; l'altro avrebbe pubblicato, sempre su Facebook, una sua foto mentre leggeva una rivista di CasaPound, un'organizzazione di estrema destra molto attiva nei quartieri centrali di Roma.

Alberto Bonanni è un musicista, pacifista e di sinistra, che aveva già suonato in alcuni locali del Rione Monti, e potrebbe "aver dato fastidio" a qualcuno. Il pestaggio di Alberto potrebbe non essere dovuto ad una rissa scoppiata per caso, come si pensava all'inizio. Potrebbe essere stata una e vera e propria azione squadristica. Finora tre dei "picchiatori" che hanno quasi ucciso Alberto sono stati arrestati; ma sembra che sabato notte, al Rione Monti, ce ne fossero molti di più.





Il Rione Monti, come altre zone centrali di Roma, sta diventando una specie di "zona franca", dominata da malavita e prostituzione. Un humus ideale per la proliferazione di organizzazioni di estrema destra, come CasaPound, che ha addirittura occupato un intero stabile in zona Termini, con il tacito assenso del sindaco Alemanno. Sembra di rileggere i libri di storia. Il regime fascista è iniziato così, con lo squadrismo. Una lotta per il controllo del territorio. Con risse apparentemente scoppiate per caso. Sappiamo tutti come è andata a finire.






In questo articolo di Repubblica si denuncia chiaramente la situazione del quartiere Monti, una "terra di nessuno", infestata da bande di "picchiatori" di destra. Addirittura la consigliera dei Verdi del I Municipio, Nathalie Naim, è stata aggredita qualche giorno fa dal proprietario di un locale mentre, assieme a un capogruppo del PD, misurava il marciapiede per collocare una rastrelliera. Al suo posto l'uomo volleva collocare sedie e tavolini.

Gli amici di Alberto hanno creato un gruppo su Facebook, "Suonare per Alberto Bonanni pestato a morte a Roma"per chiedere a tutti i musicisti di dedicare ad Alberto almeno una canzone. Finora il gruppo ha ricevuto più di 3000 adesioni.

giovedì 30 giugno 2011

Inventarono l'aggressione denunciati tre di Casaggì


CRONACA

Inventarono l'aggressione
denunciati tre di Casaggì

Un militante era andato all'ospedale per un'infiammazione al dente del giudizio, ma con un comunicato stampa era stata diffusa la notizia di un'aggressione in pieno centro

Denunciati per diffusione di notizie false atte a turbare l'ordine pubblico. La Digos di Firenze ha fatto partire una denuncia nei confronti di Marco Scatarzi, Alessandro Draghi e Francesco Torselli, di Casaggì, centro sociale di destra. In un comunicato stampa ripreso anche da un quotidiano avevano denunciato un'aggressione subita da un militante di Casaggì, che sarebbe stato preso a calci e pugni da tre persone riportando - si legge nel comunicato una "lesione mandibolare, trauma cranico e asportazione di un dente""Il tutto in mezzo ai passanti - continua il comunicato - totalmente indifferenti". "Un atto grave e vigliacco - accusavano i firmatari -perpetrato per giunta da ultra-trentenni in sovrannumero, in pieno giorno e nel bel mezzo del centro storico fiorentino".
Ma dopo aver ricevuto sommarie indicazioni dal medico che ha curato il giovane e effettuato controlli incrociati tra gli ospedali gli investigatori avrebbero scoperto che il ragazzo si era presentato in ospedale per un'infiammazione al dente del giudizio. La notizia dell'aggressione, diffusa dai tre firmatari del comunicato stampa, sarebbe stata dunque falsa, secondo la Digos, che ha presentato la denuncia.

Gli esponenti della Giovane Italia hanno però smentito le accuse. "Non riusciamo a capacitarci dei motivi che avrebbero indotto la Questura di Firenze ad avviare questo tipo di procedimento legale nei nostri confronti - si legge nel comunicato inviato da Casaggì Giovane Italia - visto che il ragazzo in questione è stato aggredito sotto casa, colpito con un pugno alla mandibola e costretto a ricorrere al pronto soccorso". E presentano anche il referto medico rilasciato al Santa Maria Nuova "nella quale diagnosi", si legge nel comunicato, "si parla in maniera chiara di trauma mandibolare contusivo accidentale".

Leggendo il referto medico, però, ciò viene scritto non nella diagnosi ma nell'anamnesi, cioè l'analisi dei dati di quando il paziente arriva al pronto soccorso, compilata 4 minuti dopo l'arrivo.


(30 giugno 2011)


sabato 25 giugno 2011

Italian Function Point: i prezzi del software nella Pubblica Amministrazione




Dopo il tilt del computer centrale delle Poste di inizio giugno, molti si stanno chiedendo come sono stati spesi i soldi del mega appalto (150 milioni di euro) per il nuovo sistema informativo delle Poste. Probabilmente la risposta è che, per ottenere un sistema informativo davvero affidabile, le Poste avrebbero potutto,  e forse dovuto, spendere di più. Nelle gare al "ribasso sfrenato" che si fanno nella P.A., le vere vittime sono i lavoratori (spesso precari e supersfruttati) e la qualità delle forniture e dei servizi ICT. Nel caso delle Poste, il risultato dei "risparmi" è evidente: il sistema è rimasto in tilt per una settimana, producendo danni per milioni di euro.



Ma cosa c'entrano i Function Point con l'ICT nella P.A.?


Uno degli indicatori statistici che aiutano a capire quanto il settore ICT della Pubblica Amministrazione italiana sia in crisi è il prezzo medio del Function Point. Il Function Point è l'unità di misura del software, un pò come i metri quadri sono l'unità di misura della superficie. La maggior parte dei software applicativi, soprattutto in ambiente bancario (Conti Correnti, Titoli ecc.) hanno  misure che vanno da 500 a 4000 Function Point ed oltre.

Le misure in Function Point sono molto usate nelle gare "al ribasso" della P.A. (Ministeri, Enti Pubblici). Il ribasso si effettua sul prezzo a Function Point. Stando ai dati forniti da Capers Jones, uno dei guru del Function Point, nel 2010 il prezzo medio a Function Point, nei paesi occidentali, non è mai stato inferiore a 200-300 dollari. Per applicazioni particolarmente complesse (software militare, ecc.) si è arrivati anche a 700-800 dollari a Function Point.



La bolla dei Function Point nella P.A.





In Italia, grazie alle gare "al ribasso" senza controlli sulla qualità effettuate dalla P.A., molte società si aggiornano gare di fornitura software con prezzi anche inferiori ai 100 euro a Function Point, invece dei 200-300 degli altri paesi occidentali. La sensazione è che i fornitori di software vincano le "gare" della P.A. offrendo prezzi eccessivamente bassi, per poi "piazzarsi" dal fornitore e ricattarlo dicendogli che, se vuole software funzionante, deve pagare di più. Questo tipo di meccanismo è presente in tutti i tipi di gare al ribasso della P.A. (servizi, costruzioni, ecc.). E' lo stesso tipo di meccanismo che permette alle ditte infiltrate dalla mafia di vincere appalti di costruzioni di strade e ponti offrendo prezzi ridicoli, per poi costruire i piloni con la sabbia al posto del cemento. Oppure gonfiare i prezzi inventando "varianti in corso d'opera".

I Function Point sono una misura molto astratta, quindi è facile lasciarsi ingannare da fattori soggettivi. Spesso i Function Point di un'applicazione si misurano sulla base della sola documentazione di progetto, prima ancora che l'applicazione venga realizzata. E' un pò come misurare i metri quadri di un appartamento basandosi sulla  piantina del progetto. L'appartamento potrebbe non essere mai costruito, o potrebbe essere costruito in modo diverso da come descritto nella piantina. Inotre, per dirla tutta, solo pochi ritengono i Function Point una misura davvero attendibile dei costi del software. 



Punti deboli dei Function Point: l'apparente  soggettività del modello dei dati



In passato, almeno fino a 4-5 anni fa, i manuali standard di conteggio in Function Point non erano molto chiari. Ciò permetteva ai fornitori di software di realizzare conteggi estremamente "soggettivi", soprattutto per la parte relativa al modello dei dati. I Function Point si basano su un modello dei dati, il Modello Entità-Relazioni, che è molto astratto e sofisticato.  Per "gonfiare" i conteggi in Function Point è ad esempio possibile, usando veri e propri sofismi, inserire nel modello "Entità-Relazioni" delle "entità" inesistenti. Oppure rappresentare, nel modello "Entità-Relazioni", più volte le stesse "entità". Con i prezzi italiani, ad ogni "entità" in più corrispondono da 7 a 15 Function Pont in più, ovvero, assumendo 100 euro a Function Point, da 700 a 1500 euro in più.

Ad esempio, il conteggio iniziale in Function Point per l'applicazione Web SIOPE, realizzata da EDS nel periodo 2005-2006 per Banca d'Italia (qualche migliaio di Function Point) era stato effettuato con tecniche che oggi, alla luce delle attuali standard sui Function Point, apparivano perlomeno discutibili. Il conteggio iniziale dell'EDS (poi rivisto dopo trattative con i tecnici della Banca d'Italia) era basato su un modello dei dati "ipertrofico", con molte più entità rispetto a quelle effettivamente necessarie.

L'appalto per la realizzazione della procedura SIOPE era stato suddiviso in due tranche, affidate a società diverse: la Datamat aveva realizzato la parte di estrazione dei dati dai database Banca d'Italia, la EDS aveva realizzato la parte di presentazione dei dati agli utenti, basata su un'interfaccia Web.

La componente Web di SIOPE era tecnicamente complessa e costosa, e la misura in Function Point non era in grado di rendere questa complessità. Per rientrare nei costi, la EDS aveva presentato un conteggio in Function Point con un modello Entità-Relazioni "ipertrofico". Il conteggio in Function Point della componente SIOPE realizzata da Datamat, pur basato sullo stesso modello dei dati, sembrava molto più "sobrio".



"Punti deboli" dei Function Point: il problema della matrioska




Prima di effettuare il conteggio in Function Point di un'applicazione è necessario stabilire il limite, il confine esterno dell'applicazione. Un pò come prima di effettuare la misura in metri quadri di un appartamento è necessario delimitare, sulla piantina, i muri perimetrali dell'appartamento.


Uno dei punti deboli delle misure in Function Point attualmente usate nei contratti della P.A. è che esse non escludono, almeno in linea di principio, l'applicazione del "sistema della matrioska". Con questo sistema, è possibile misurare in Function Point non solo il confine esterno di un'applicazione, quello che vede l'utente finale  (come si fa di solito) ma anche le sue componenti più interne. In questo modo il conteggio finale può essere maggiorato anche del 50%.

Ad esempio alcune applicazioni mainframe IBM con interfaccia WebSphere (come l'applicazione GAIA, realizzata nel 2006 da Almaviva per Banca d'Italia) sono state misurate in Function Point usando il sistema del "doppio confine". Questo tipo di applicazioni hanno un'interfaccia esterna Web, per l'utente finale, e un'interfaccia interna Java. In molti casi tutte e due le interfacce, sia quella interna (Java) sia quella esterna (Web) sono state misurate, e pagate, in Function Point. Un pò come pagare una volta e mezza la stessa applicazione. Inutile dire che, dal momento che questo tipo di misure "sdoppiate" sono molto comuni in Italia, i prezzi del Function Point nella P.A. sono ormai scesi al di sotto di quelli dell'India.



SAP e Function Point: come i cavoli a merenda




Un discorso a parte meritano i conteggi SAP in Function Point. SAP è il più grande prodotto ERP (Enterprise Resource Programming) attualmente commercializzato. Si tratta di un immenso e costosissimo programma applicativo, composto da vari moduli (Contabilità, Gestione del personale ecc.) che fanno più o meno tutto ciò che un'azienda può desiderare. I moduli SAP sono adattabili alle esigenze dei clienti (ad esempio, modifica delle intestazioni dei report con il nome dell'azienda, modifica dei programmi di contabilità per esigenze normative interne, ecc.). Dal momento che SAP è un prodotto estremamente complesso, la personalizzazione (customizing), cioè l'adattamento del prodotto alle esigenze del cliente, è a sua volta un'attività complessa e costosa.

Molte aziende del settore pubblico (in particolare, l'ENEL e la Banca d'Italia) usano SAP da più di dieci anni. Si tratta infatti di un prodotto che offre "chiavi in mano" soluzioni costose e complesse (Contabilità, Gestione del personale ecc.) che sarebbe difficile realizzare con programmi "fatti in casa". Dal momento che le aziende del settore pubblico usano i Function Point per  misurare tutte le loro attività, è sorto il problema di stabilire un correlazione tra le attività di customizing SAP e i Function Point.

Probabilmente misurare il customizing SAP in Function Point è un pò come sommare le mele con le pere: probabilmente non c'è nessuna correlazione. Ciònonostante, vari diligenti "esperti di Function Point" della P.A. si sono attardati in spericolate speculazioni teoriche, e hanno pubblicato dettagliate tabelle con improbabili correlazioni tra Function Point e numero di tabelle SAP usate durante le attività di customizing. Nei documenti pubblicati ci sono addirittura termini di teoria dei grafi (alberi, foglie).

Gli esperti dell'ENEL hanno addirittura pubblicato le loro teorie in un libro. In Banca d'Italia, ancora adesso tutte le attività di customizing SAP sono basate sulla fantomatica correlazione tra customizing SAP e Function Point. Quest'idea era nata più di dieci anni fa, quando i Function Point erano, almeno in Italia, un "oggetto misterioso", e nessuno ancora aveva capito bene come usarli. Ora i Function Point (e soprattutto i loro limiti) sono ben conosciuti, ma nessuno vuole negare di aver sbagliato. Anche perchè, si sa, ammettere i propri errori è sempre rischioso. E così si va avanti, facendo finta di niente.



Function Point e tecniche di scarico delle responsabilità




Durante una conferenza svoltasi in Italia, nel 2010, qualcuno ha chiesto a Capers Jones, uno dei guru americani del Function Point, che effetti possono produrre i prezzi così bassi del Function Point in Italia. La risposta è stata immediata: "They will sue you. You will go to litigations". Cioè, nasceranno delle cause legali.

In effetti, i previdenti dirigenti della Banca d'Italia, che forse più delle cause legali temono le ispezioni interne da parte dei loro stessi ispettori, hanno messo su una struttura di controllo dei conteggi in Function Point "a prova di bomba". Un vero muro di gomma. Le verifiche di dettaglio sui conteggi in Function Point  vengono eseguite da un consulente esterno, che però non è uno specialista certificato di Function Point (nel settore dei Function Point esistono veri e propri esami di certificazione). Il consulente esterno riporta direttamente a funzionari Banca d'Italia, che però non hanno competenze specifiche sui Function Point. I funzionari riportano a loro volta a dirigenti con competenze specifiche sui Function Point, che però non verificano  i dettagli sui conteggi.

Inoltre, su ogni conteggio in Function Point vengono effettuati dei "controlli incrociati", eseguiti da funzionari specialisti di informatica Bankitalia scelti secondo criteri casuali. Ovviamente, in questo intreccio estremamente complesso tutti sono occupatissimi a seguire i dettagli, ma apparentemente non c'è nessuno che abbia il quadro generale. Tutto questo "spreco di intelligenza" può essere molto vantaggioso in caso di diatribe legali o ispezioni interne: sarebbe quasi impossibile, per chiunque, districare il groviglio di responsabilità.



L'"Italia peggiore" di Brunetta

Grazie alla gare al ribasso sfrenato del settore ICT della P.A., in Italia si sta verificando una situazione particolare: i lavoratori, precari o sottopagati (o tutt'e due) accettano stipendi ridicoli pur di lavorare. I fornitori di servizi software usano questi lavoratori per offrire ai committenti servizi a "giorno-uomo" a prezzi stracciati. Il prezzo eccessivamente basso del Function Point italiano è una spia di questa situazione. I tecnici informatici dei committenti della P.A. (ministeri, ecc.) subiscono questa situazione, e hanno tutto l'interesse a "gonfiare" i conteggi in Function Point per ottenere applicazioni funzionanti.

C'è da dire che solo pochi esperti di informatica ritengono il Function Point una misura davvero attendibile dei costi del software. Per molti, i Function Point sono solo una delle tante statistiche, uno dei tanti inutili "nice to have" del mondo del software.

Viceversa, molti sedicenti esperti di Function Points sono in realtà degli incompetenti. Pare che, dopo il proliferare di conteggi in Function Point decisamente poco credibili, un alto dirigente della P.A., sedicente esperto di Function Point, abbia dichiarato: "I Function Point sono un pò come la pelle de li cojoni. Dove la tiri, quella là va".  Altro che sofisticati modelli matematici! Forse la realtà è un pò più complessa. Ma siamo sicuri che, di fronte a una frase del genere, lo stesso Albert Einstein avrebbe detto: "Mei cojoni!".


martedì 21 giugno 2011

Mobbing (mi piace lavorare)



(immagine tratta dal film: "Mi piace lavorare",
di Francesca Comencini, con Nicoletta Braschi)


Il fenomeno del mobbing

La violenza psicologica sul lavoro o, come si preferisce dire oggi con un termine di forte appeal massmediatico, mobbing, rappresenta un fenomeno antico quanto le organizzazioni.
Da sempre legato alla sfera delle relazioni interpersonali, in genere non investiva formalmente l'intero management dell'impresa, si consumava piuttosto nel rapporto capo/collaboratore, progressivamente estromesso dal ciclo produttivo e depauperato della sua immagine professionale e personale.
Il cambiamento organizzativo che ha attraversato l'Italia nel decennioscorso con il suo carico di “esuberi”, costosi da ricollocare e di “risorse umane” che sono diventate un peso, ha fatto crescere geometricamente i numeri del mobbing che d'improvviso si è configurato come un'emergenza sociale.

Questi sono i primi paragrafi del del documento "Stress e Mobbing - Guida per il medico" dell'ISPESL (Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro). Un documento un pò datatato (risale a qualche anno fa) ma purtroppo sempre attuale. L'intero documento, in versione pdf, può essere letto o scaricato cliccando qui.

Il mobbing è un fenomeno estremamente complesso, ancora in fase d'analisi. Le dimensioni da analizzare sono: quella personale (spesso le persone soggette a mobbing sono individui psicologicamente fragili); quella familiare (le  persone mobbizzate sono spesso sole, oppure isolate dal loro stesso gruppo familiare); quella sociale (a volte i soggetti mobbizzati appartengono a gruppi di persone discriminate a livello sociale, come ad esempio i "meridionali" nel nord Italia degli anni '60).


Capire il mobbing (appunti di "non addetto ai lavori").

In questo periodo sto riflettendo sul fenomeno del mobbing. Non sono un "addetto ai lavori": sono un tecnico informatico del settore pubblico. Non è facile distinguere un lavoratore mobbizzato da un lavoratore che l'ormai tristemente noto ministro Brunetta definirebbe un "fannullone". Credo che un importante parametro discriminante sia quello della ricchezza e del successo sociale.  Un fannullone può essere ricco, e magari anche riconosciuto socialmente. Un mobbizzato non può essere nè ricco nè riconosciuto a livello sociale.

Sto cercando di ricordare quali, tra le persone che ho conosciuto, hanno subito mobbing a livello lavorativo. Ovviamente, indicherò queste persone solo con dei nomi di fantasia. E cercherò di non scrivere nulla di autobiografico. Anche se in questo periodo anch'io mi sento piuttosto mobbizzato.


Angela. Giovane, corporatura minuta. L'avevo intravista qualche  volta a  mensa. Sempre sola. Una mattina la noto davanti all'ingresso del mio ufficio, mentre i carabinieri la trattengono per impedirle di timbrare il cartellino ed entrare in ufficio. Sogno o son desto? All'epoca il mio problema principale era esattamente l'opposto: arrivare in ufficio in orario.
Chiedo un pò in giro, e scopro che Angela (che pare avesse seri problemi psichiatrici) era stata sottoposta a TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) dai suoi dirigenti perchè aveva manifestato aggressività contro i colleghi. L'aggressività era molto peggiorata dopo che Angela era stata trasferita (ovviamente contro la sua volontà) da una sede di lavoro centrale ad una sede più periferica e disagiata (cioè la mia) con la scusa di trasferirla "in una sede di lavoro più vicina al suo domicilio".
Dopo il trasferimento, pare che i problemi psichiatrici della donna fossero notevolmente  peggiorati. Chissà perchè? A me il trasferimento sembrava chiaramente punitivo. Dopo il TSO e la "sceneggiata" dei carabinieri che impedivano alla donna di entrare in ufficio, pare che i problemi psichiatrici della donna siano notevolmente peggiorati. Chi l'avrebbe mai detto?
Angela è stata successivamente trasferita in una sede di lavoro diversa, con la scusa di "avvicinarla alla famiglia". Pare sia stata poi licenziata per "gravi problemi di salute".


Patologia psichiatrica, mobbing, isolamento sociale ... esiste una relazione causa-effetto tra questi due fenomeni? Immagino che siano fenomeni che si rinforzano tra loro.


Mi viene in mente un altro dettaglio. Un mio collega (che io chiamo amichevolmente "il coglione") mi ha detto che, dopo il trasferimento nella mia sede di lavoro (piuttosto periferica e disagiata) Angela si sentiva così perseguitata che, quando la sera tornava a casa, spostava degli armadi contro la porta d'ingresso e contro le finestre per paura che qualcuno potesse entrare in casa. Strano che Carla pensasse che qualcuno la perseguitava. Strano. Non capisco.


Carla.  Donna gradevole, laureata, colta, intelligente. Ottima posizione lavorativa. La conobbi per caso quando cominciai un nuovo lavoro. Gentile, molto riservata. Mi colpì perchè mi disse qualcosa del tipo: "Stia molto attento a quello che dice quando parla male dei suoi capi: qui anche i muri hanno orecchie". In effetti, io sono sempre stato un pò "cazzarone". Comunque Carla aveva ragione: mi trasferirono in un'altra sede dopo una settimana. Per certi versi fu un trasferimento punitivo.
Dopo il trasferimento, qualche volta rividi sporadicamente Carla per ragioni di lavoro. Sempre gentile, timida, riservata. Molto gentile, ma di poche parole. Peccato, sembrava una persona interessante.
Un pomeriggio Carla mi chiamò per ragioni di lavoro. Mi chiese delle informazioni tecniche. Mi sembrò poco lucida. Mi sembrò che mi avesse chiamato per un problema banale. Io non ero la persona giusta. Le indicai il nome del collega che poteva aiutarla (si trattava di un collega bravo ma notoriamente scostante).
Rimasi un pò stupito dalla telefonata di Carla. L'avevo sempre vista come un persona gentile ma distante. Dopo circa un mese, scoprii che Carla si era suicidata. Pare che in quel periodo fosse molto sola. Quella telefonata era stata una richiesta d'aiuto.    

Luigi. Tecnico informatico in carriera. Mi hanno parlato di lui, ma forse non l'ho mai incontrato. Mi hanno raccontato che è sparito da un giorno all'altro. Pare sia stato costretto ad auto-licenziarsi per aver fatto sul lavoro qualcosa di tecnicamente  scorretto, perseguibile anche a livello penale. Ancora adesso non è molto chiaro che cosa abbia fatto.

Sto cercando dei punti in comune tra le storie di Angela, Carla e Luigi. Angela e Carla erano  donne psicologicamente fragili, isolate socialmente. Luigi era descritto come una persona aggressiva e tracotante. Apparenti punti in comune erano tra Angela, Carla e Luigi erano: dirigenti apparentemente melliflui ma probabilmente sadici, emarginazione sul lavoro. Angela e Luigi erano persone aggressive. Carla sembrava una donna dolce, molto riflessiva.

lunedì 20 giugno 2011

Caos Poste: l'ordine dei capi è negare tutto



Il blocco informatico delle Poste Italiane della prima settimana di giugno sembra ormai superato. Secondo le dichiarazioni dei vertici delle Poste, ora gli sportelli vanno a gonfie vele, e hanno superato il record di 10 milioni di operazioni al giorno, invece delle cifra "standard" di 8 milioni. Durante il blocco, si era scesi a  6 milioni di operazioni al giorno, ovvero due milioni di operazioni "arretrate" rispetto alla media giornaliera. Ovvero, milioni di italiani rimasti in coda.

Le nubi ormai si sono schiarite. Il futuro sembra roseo. Ma il passato è decisamente oscuro. Per diversi giorni, il caos delle Poste è stato "sulla bocca di tutti". Ne ha parlato perfino un periodico postale online americano. Se le Poste  o l'IBM (responsabile dei servizi informatici delle Poste) dovessero risarcire anche solo 10 euro per ogni operazione "saltata" durante il blocco, dovrebbero gestire richieste complessive di decine di milioni di euro. Troppo per le Poste. Troppo per l'IBM. Dopotutto, il nuovo sistema informativo delle Poste è costato "solo" 40 milioni di euro.

Il futuro è da "pizza e fichi". Ma bisogna fare i conti con il passato, con le richieste di risarcimento di migliaia di clienti imbufaliti, spalleggiati dalle associazioni dei consumatori. Bisogna fare i conti con gli ispettori inviati dal Ministero. Qualcosa bisogna pur inventarsi. Secondo un articolo di Daniele Martini, su "Il Fatto Quotidiano", i capi delle Poste avrebbero diramato una circolare interna che dà un ordine molto semplice: negare tutto. Non c'è mai stato nessun blocco alle Poste. Al massimo, c'è stato qualche rallentamento. Negare sempre, anche di fronte all'evidenza. Come faceva il generale Buttiglione. L'articolo completo è su questo link.

Cambiare il passato, riscrivere la storia ... queste cose mi sembra di averle già lette da qualche parte. Ah sì, ora ricordo. Le avevo lette su 1984, un vecchio romanzo di George Orwell. Questa "circolare negazionista" delle Poste potrebbe ispirare un remake del romanzo. Ovviamente, in versione amatriciana.